Matteo Simone, psicologo e ultramaratoneta, racconta il suo stage in Kenya

(a cura di Stefano Severoni)

 

Sulle pagine di facebook immagini e brevi commenti sull’esperienza di Matteo Simone in Kenia nel mese di gennaio 2018. Com’è stata articolata la tua giornata in terra keniana? Raccontaci nel dettaglio.

La sera prima ci si organizzava per il giorno successivo, in genere appuntamento alle 6.30 con i pacer keniani per un allenamento a piccoli gruppi in base alla distanza e velocità, si correva in genere dai 12 ai 20 km, con ritmi dai più veloci e in progressioni per gli atleti più forti, mentre più lenti per me e altri e anche alcune donne che andavamo più piano. Si tornava, stretching, colazione e poi liberi a bordo piscina oppure passeggiate varie. Era prevista merenda sia nella mattinata che nel pomeriggio. Nel pomeriggio inoltre erano previste a volte sessioni di addominali a cura di Timo Limo o Richard, molto dure e faticose, soprattutto il motto di Richard era: «No pain no gain». Comunque insieme ci divertivamo anche ed erano presenti tanti campioni lì con noi. Altri pomeriggi facevamo tecnica di corsa e andature a cura di Timo Limo sulla pista in tartan di Lorna Kiplagat, oppure visite a scuole, incontri con allenatori di pomeriggio o sera, incontri e allenamenti con atleti di livello mondiali come Wilson Kipsang, che abbiamo incontrato nella palestra e ci ha chiesto se l’indomani mattina ci allenavamo insieme, e così è stato ha fatto: 5 minuti di ritardo, ma alle 6.35 si è presentato lui che ha 2h03’13” in maratona, con un altro atleta che ha di personale in maratona 2h07’. Inoltre erano previsti allenamenti nella pista di Tambach a 12 km di distanza dal nostro centro, una pista in terra battuta “calpestata” da tanti fenomeni keniani, e noi insieme a loro. Inoltre il fartlek del giovedì mattina alle 9.00 si partiva tutti insieme, eravamo centinaia, ma loro erano fortissimi, variazioni di ritmo sotto i 3’ al km. Inoltre erano previste visite a ospedali, artigianato locale, altri camp di atletica poveri e meno poveri.

 

Cosa ti ha più interessato del popolo keniano?

Quello che più mi ha interessato e che mi è rimasto nel cuore è stato la loro semplicità e solarità, i loro sguardi, il loro contatto, i loro saluti: loro, quando t’incontrano, ti guardano, ti salutano, ti danno la mano, è diverso da qui da noi dove tutti sono intenti, me compreso, a guardare il cellulare, si cammina senza guardare chi incrociamo, siamo soli con noi stessi. Inoltre mi ha interessato la povertà, ma una povertà umile e gentile, una non ricchezza che non guasta, una povertà fiera. Mi hanno interessato i tanti bambini e ragazzi che incontravano, che andavano a scuola per tanta strada e quando ti vedevano correre si univano a me, oppure quando passavo mi chiedevano: «Come stai? How are you? Habari, Jambo».

 

Secondo il dott. Enrico Arcelli esistono più fattori che determinano il successo keniano in atletica leggera: 1) motivazioni; 2) altura in cui vivono; 3) favorevole rapporto peso-altezza; 4) scarsa tendenza a infortunarsi; 5) elasticità muscolare; 6) stile di vita, ecc. Confermi? Cosa ne pensi?

Credo che sono tutti fattori che contribuiscono alla loro performance, ma non i soli; fondamentale è il loro modo di allenarsi insieme, formano treni di allenamento, li vedi passare come mandrie, tra i tanti poi emerge il più forte, viene visto, osservato, corteggiato e portato a gareggiare nel mondo. Inoltre loro curano tanti aspetti, non solo la corsa, ma anche gli addominali, la palestra, la sauna, la fisioterapia, almeno quelli che se lo possono permettere. Inoltre le loro 4 regole sono: allenarsi, mangiare, dormire e poi socializzare. L’allenamento, oltre i lavori in pista, è fondamentalmente il fartlek che gli dà il ritmo di corsa, l’entusiasmo, la voglia di competere con tutto il mondo. Inoltre, oltre l’altezza di 2˙400 s.l.m., i percorsi sono molto impegnativi, sterrato su percorsi collinari, loro cercano tanti stimoli. Altro aspetto è il confrontarsi con i più forti, è lì che vanno i più forti atleti ad allenarsi e i più competenti allenatori ad allenare, più ti confronti con gli atleti del mondo e più apprendi. Inoltre il mangiare è fondamentale, i prodotti della terra sono genuini e nutrienti, la frutta ricchissima di vit. C e minerali, tanta papaya, mango, ananas, banane.

 

Campioni si nasce o si diventa?

Bisogna prima nascere campione e poi diventarlo, ci vogliono i geni giusti, ma non basta, non tutti coloro che hanno il corredo per diventare campioni poi riescono, c’è bisogno del contesto che ti coinvolge, che crede in te, e poi te stesso devi essere motivato, ci devi credere, devi trovare stimoli giusti, devi essere resiliente, devi sapere aspettare il momento giusto, devi essere persistente, devi essere amichevole, saperti allenare da solo e anche con gli altri, devi saper ascoltare, e saper chiedere anche.

 

Resilienti si nasce o si diventa?

Resilienti basta respirare all’inizio, non ci vogliono tante doti, e poi devi saper seguire treni giusti, devi capire cosa apprendere dagli educatori, devi prendere e dare, devi soffrire un po’ ma non troppo, devi saper costruire la tua personalità, le tue mete e i tuoi obiettivi, avere piano B e piano C, essere amichevole, aiutare e farsi aiutare, fidarsi e affidarsi.

 

Ritornando a Roma ora dovrai nuovamente fare i conti con una città sporca, pavimentazione dissestata, mezzi pubblici poco efficienti, malumore generale, ecc. In Kenya era la stessa cosa? Purtroppo anche in Kenya stanno arrivando dal resto del mondo ad asfaltare e così da una parte aumenta il progresso e la velocità dei mezzi di trasporto e dall’altra parte si perde la naturalezza e la lentezza della quotidianità. Bisogna focalizzarsi sul momento presente e nel contesto dove siamo, lì è diverso quando sei lì, qui è diverso, devi coltivare il tuo orto capire quello che puoi fare e come lo puoi fare con quello che hai a disposizione cercando di apportare migliorie nella tua vita, nelle tu amicizia senza stravolgere la tua vita, con il cuore rivolto in Kenya ma il fisico a Roma riprendendo la bicicletta con nuove consapevolezze, incontrando gente guardandole negli occhi, con forze nuove che vengono dal cuore e dalla mente.

 

Melanie Joy nel suo libro Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche, ha stigmatizzato l’ambiguo rapporto uomo-animali in Occidente. Lì in Africa è la stessa cosa? La gente ha il tempo di andare al circo, allo zoo, all’acquario, ove certo gli animali non vivono in condizioni naturali? Indossano piumini e pellicce, pur sempre frutto di violenza a danno di esseri senzienti?

 Lì tutto ciò non esiste, non esistono circo, zoo, acquario, è bello vedere gli animali per strada, vedere gli artigiani che lavorano per strada il legname, che aggiustano attrezzi, che vendono frutta colorata e profumata, sono coperti ma di vestiti semplici e colorati.

 

Che tipo di alimentazione segue il keniano medio?

 Più che altro cereali, verdure e frutta, poca carne, l’ugali è sempre presente, una sorta di polenta, inoltre buonissimi i centrifugati di verdura allo zenzero, buonissime le diverse patate e tanta frutta a volontà.

 

Tuoi prossimi impegni sportivi ed esistenziali?

 Ho già fatto la Corsa di Miguel, di ritorno da Iten e ho fatto una prestazione migliore di circa 2’ rispetto a prima di partire: andavo leggero, agile e in progressione con tanto entusiasmo. Prossimi impegni le gare con la società La Sbarra e I Grilli Runners e poi sto aspettando la mia 50^ maratona/ultra, mi piacerebbe fare la 6 ore della Reggia, e anche 12 e 24 ore, mi piacerebbe fare quella di Torino, e poi non escluderei la Nove Colli Running 202,4 km, anche qualche gara in bicicletta con il Gruppo di ciclismo di Podistica Solidarietà e non si sa mai riprovare un Ironman se riprendo a nuotare, attualmente faccio anche Tai chi e yoga. E la cosa importante è che adesso faccio parte del team Kenya Italia e volerò spesso in Kenya come accompagnatore e mental coach di gruppi italiani. La prossima partenza il 15 marzo sempre per 13 notti, unitevi a noi! Inoltre continuo a scrivere articoli e libri sulla psicologia dello sport. L’ultimo uscito è Sport, benessere e performance.

Stefano Severoni

http://www.dimensioneatletica.it/wp-content/uploads/2018/02/Matteo-Simone-racconta-il-suo-stage-in-Kenia-gennaio-2018.docx

 

Siete pronti a partire con noi?

Iten e The Heart of Kenyan Running vi aspettano....!!

Possibilità di partecipare al Running Camp da 8 oppure 13 notti, per un'esperienza all'insegna della corsa, del benessere, dell'affascinante scoperta di nuovi paesaggi e nuove culture, per un insieme di incredibili emozioni che non dimenticherete mai....!

Per tutte le informazioni sui dettagli del programma del Running Camp e sui costi scrivere a:

Chiara Raso - chiara.tts@gmail.com presso T.T.S.srl

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Michela Pistilli - michela.pistlli@gattinoni.it  presso l'agenzia viaggi Valair - Gattinoni Travel Store Aosta

 

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Rappresentativa Puglia 3° Trofeo Regioni - Vibram Maremontana Trail (44 km)

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

 

Grande lavoro da parte di Giovanni Cotugno per coinvolgere atleti in gare di ultratrail e per individuare gli atleti che possano rappresentare la Puglia nella prima prova del 3° -trofeo delle Regioni la cui prima prova si svolgerà il prossimo 25 marzo 2018 a Loano (SV). Giovanni ha ricevuto l’incarico di selezionatore da parte della Iuta Italia (Italian Ultramarathon and Trail Association) che ha indetto per il 2018 il 3° Trofeo delle Regioni, manifestazione con cadenza annuale articolata su 3 prove, riservata sia alla categoria femminile che a quella maschile e rivolta alle Rappresentative Regionali di Ultra Trail.

In ciascuna prova, ogni Rappresentative Regionali, maschile e femminile, potrà essere composta, a discrezione del Selezionatore Regionale, da un massimo di 6 elementi residenti nella regione che rappresentano, dei quali, solo i primi 3 faranno classifica. I componenti di ciascuna Rappresentative Regionali potranno essere diversi rispetto alla/e prove precedenti.

L'Area Trail della IUTA ha conferito a Cotugno Giovanni il ruolo di SELEZIONATORE per la Rappresentativa Regionale della Puglia che parteciperà al Trofeo delle Regioni di Ultra Trail.

Giovanni Cotugno, con un passato di Atleta FIDAL ad alto livello con personali di 15’01” sui 5.000 metri e 31’ sui 10.000 metri, si è già adoperato per la performance di altri atleti; ha contribuito al conseguimento delle maglie azzurre di Matteo Palumbo e Dario Santoro, trasmettendo le sue esperienze e sostenendoli sensibilizzando le istituzioni pubbliche.

La Maremontana, a Loano (SV) di km 44, in programma il prossimo 25 marzo, sarà la prima prova ufficiale vedrà le rappresentative regionali affrontarsi per l'assegnazione del titolo italiano di Ultra Trail Corto.

Giovanni Cotugno, per individuare gli atleti che possano rappresentare la Regione Puglia, si è avvalso dell’aiuto di altri atleti esperti quali Giuseppe Moliterni e Giuseppe Mangione e anche di altre figure professionali quali il sottoscritto in qualità di psicologo dello sport. Notevole è stato il suo lavoro per mettere su la squadra della Puglia di Trail corto, medio e lungo che rappresenterà la Puglia.

Al Gruppo TRAIL PUGLIA si è aggiungto il medico sportivo Giuseppe MACCHIAROLA già medico della Federazione Nazionale pugilato femminile e uomo di sport, e anche l'addetto stampa Raffaele Luciano consigliere FIDAL Foggia, 2 massaggiatori (un uomo e una donna) e anche un nutrizionista.

Giovanni Cotugno oltre ad essere Tecnico di atletica leggera è anche Presidente dell’Associazione Sportiva di Manfredonia “Gargano 2000 Onlus” che da diversi anni punta a sviluppare l’educazione attraverso lo sport.

Di seguito i nomi che faranno parte della rappresentativa Puglia.

Maddalena Lanzilotti: atleta ultrarunner capace di totalizzare sulla gara di 24h 'No Finish Line' Monaco  174,045 km lo scorso 18.11.2017, inoltre lo scorso 4 marzo 2018 ha ottenuto il personal best sulla 6 ore di torino totalizzando 58,948 km, inoltre lo scorso anno ha partecipato a diverse gare di ultratrail: 29.10.2017 Trail del Monte Casto 46km 7:17:57; 08.10.2017 Morenic Trail 118 km 17:46:52;  24.06.2017 Cortina Trail 48km 8:52:38. Tanti gli obiettivi a breve, medio e lungo termine di Maddalena e tanti sogni realizzati e da realizzare: “Io sono sempre alla ricerca di stimoli non mi fermo mai, gli stimoli danno forza alla mia vita!! Mio marito dice che sono duracell mentre i miei amici mi chiamano wonder woman spero di esserlo ancora per molti anni anche perché ho scoperto questo sport tardi non per mia decisione, spesso la vita... per cui ora voglio viverlo appieno.

Minerva Vito: oltre 40 maratone sotto le 3 ore (personale di 2h32), 1h12:30” sulla mezza maratona, 10 Pistoia-Abetone per 2 volte nella top ten. Da circa 2 anni si sta dedicando alla corsa in montagna, alcune gare a cui ha partecipato: 25.11.2017 Trail del Cinghiale 60 Km 9:46:06;  22.-24.09.2017 Adamello Ultra Trail 180 km 44:07:13; 08.-09.07.2017 Gran Trail Courmayeur 105 km 20:28:54; 23.-25.06.2017 Lavaredo Ultra Trail 120km 19:55:39; 10.06.2017 Licony Trail 70km 11:04:12; 06.05.2017 La 100 e Lode, 100km 15:36:27; 30.04.-01.05.2017 The Abbots Way Ultra Trail 125km 20:09:08.

Massimo Termite: 4° classificat alla 6h della Reggia il 10.03.2018 totalizzando 74,415 km. Massimo da tanti anni partecipa a gare di ultratrail, l’anno scorso ha partecipato al Gran Trail dei Monti Simbruini 90.2km 21:49:48 nei giorni 08.-09.07.2017.

Vito Procinto: (2017) gara strada 42 km 02:54:23 e (2016) gara trail 28 km 02:42:13. Gare più lunghe sono tra gli obiettivi di Vito: “Mi piacerebbe provare una distanza ancora più lunga, una prova per testarmi ulteriormente, quale la 100 km del passatore o una prova di triathlon.”

Mariano Franco: campione regionale di trail master (cat. SM40).

 

Per sostenere la rappresentativa Pugliese, il selezionatore Giovanni Cotugno è riuscito anche a trovare lo sponsor nella persona del Dr. Francesco Pezzella WEB ITALIA Srl Lenovo Warranty Service Provider System x Blade PureFlex Storage.

Si spera che si facciano avanti altri sponsor della Regione Puglia per contribuire a sostenere gli atleti che ci mettono tanta volontà, forza, impegno, resilienza nel rappresentare la loro terra in gare di ultratrail di lunga durata per lunghi chilometri di terreni scoscesi. Anche alle amministrazioni locali della Regione Puglia viene chiesto di sostenere queste realtà, queste risorse umane e stia al loro fianco in modo concreto.

 

Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta

380-4337230 - 21163@tiscali.it
http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Lunedì 19 febbraio 2018 conferenza stampa Half Marathon di Pietro Mennea

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

 

Da un po’ di anni mi sto interessando alle ultramaratone, nel 2008 attraverso brevi interviste ad alcuni partecipanti alla “100 km degli Etruschi”, raccolsi alcune impressioni, sensazioni e testimonianze con l’intento di comprendere le motivazioni a intraprendere questo tipo di imprese estreme che comportano un’estenuante prestazione sportiva, e tra gli intervistati c’era anche Enzo Cascella alla sua prima 100km.

Prestigiosa l’opera di Enzo Cascella di riuscire a tenere uniti tanti atleti apprezzandoli e premiandoli e notevole è anche la sua opera grazie a tanti suoi collaboratori di proporre tante iniziative di attività fisica a diversi livelli come una grande gara di mezza maratona in memoria di Mennea che si svolgerà prossimamente il 25 febbraio 2018, di seguito il Comunicato stampa: “La PIETRO MENNEA HALF MARATHON è una gara podistica di 21Km organizata dalla Associazione “Barletta Sportiva”, che avrà luogo a Barletta il 25.02.2018 con partenza alle ore 9:00 dal Catello di Barletta.  Giunta alla sua quinta edizione, da due anni porta il nome del grande Pietro Mennea. È prevista la presenza di circa 3.000 alteti provenienti da ogni parte d'Italia che correrranno indossando la replica della canotta che ha visto vincitore dell'oro olimpico Pietro Mennea a Mosca il 28.07.1980. Nella classifica delle mezze maratone italiane più partecipate è:  1ª della Puglia, 2ª dell'Italia meridionale, 11ª Italiana. L'apertura dell'evento avverrà sabato 24 febbraio alle ore 9:00 con l'inaugurazione del villaggio maratona, dove saranno presenti i vari sponsor che offriranno propri prodotti tipici locali e varie associazioni sportive che promuoveranno le proprie gare. La P.M.H.M. prevede eventi collaterali che daranno prestigio alla manifestazione:

-ore 9,00: i giovani atleti del I.C. Musti-Dimiccoli a termine del progetto "Sulle orme di Pietro Mennea", parteciperanno come dei veri corridori ad una staffetta ed una gara di velocità. Coordinati dai rispettivi docenti, saranno premiati dal professor Francesco Mascolo (ex allenatore del campione Barlettano) con una medaglia e una maglia rappresentativa. 

-ore 15,00: avrà inizio "Walk Zone", una camminata sportiva con l'ausilio di cuffie auricolari, per la prima volta a Barletta. Con partenza dal Castello Svevo, si proseguirà nel centro storico compreso il passaggio dalla "Salita del Vaglio", luogo dove si allenava Pietro Mennea, il tutto coordinato da Mariella Dileo.

 -ore 18,00 : conferenza stampa presso la Sala Rossa del Castello Svevo, dove saranno presentati i TOP RUNNER, il GRUPPO SPINGITORI, che con il loro progetto "Con le ali... fino al traguardo" realizzeranno il sogno di Tommaso e Spiry di vivere una giornata all'insegna dello sport e della solidarietà. Coordinatori Emma Caputo Fortunato e Nicola Tanzi.

 GRUPPO PACER DONNE: per la prima volta sarà presente una squadra PACER completamente femminile che avrà il compito di portare al traguardo il maggior numero di atleti con diverse andature ma con lo stesso obiettivo, arrivare con il sorriso.

Durante tutto l'evento la P.M.H.M. sarà supportata dal valido aiuto degli alunni della scuola N. Garrone con Hostess Steward Yang Team e alunni del Liceo Sportivo "C. Cafiero".

ONLUS SPORT SENZA FRONTIERE.

La Onlus correrà con una squadra di Runners speciali: i ragazzi rifugiati del progetto FIRST AID SPORT per lanciare un messaggio di integrazione e fratellanza e soprattutto per ricordare che la prima donazione è stata effettuata da Pietro Mennea per sostenere il loro progetto.

Lunedì 19 febbraio 2018 ore 11,00 conferenza stampa presso il Liceo Sportivo "C. Cafiero" con la presenza dell'assessore allo sport del Comune di Barletta Patrizia Mele, il prof. Mascolo allenatore di Mennea, Fondazione Onlus Pietro Mennea, il calciatore Gennaro Delvecchio, l'arbitro di serie A calcio Antonio Damato e del presidente della Barletta Sportiva Enzo Cascella.”

http://calendario.fidal.it/files/Reg_PietroMenneaHM_2018.pdf

 

La canotta solo ai primi 1972 iscritti alla gara; iscrizioni attraverso la PROCEDURA ON LINE DELLA FIDAL info: 3334714852 enzocascella@gmail.com

Che dire! Questo è lo sport che vogliamo, uno sport di tutti e per tutti, che avvicina persone, culture e mondi e sposta treni e montagne dal Nord al Sud passando per il centro e anche dal Sud al Nord sempre passando per il centro reclutando persone di ogni età e cultura per condividere allenamenti e gare, fatiche e gioie portando sempre a casa qualcosa come un pacco gara, una bella canotta, una meritata medaglia e tanti incontri, abbracci, sorrisi e selfie a volontà.

 

Siete pronti a partire con noi a Marzo...?

Iten e The Heart of Kenyan Running vi aspettano....!!

Possibilità di partecipare al Running Camp da 8 oppure 13 notti, per un'esperienza all'insegna della corsa, del benessere, dell'affascinante scoperta di nuovi paesaggi e nuove culture, per un insieme di incredibili emozioni che non dimenticherete mai....!

Per tutte le informazioni sui dettagli del programma del Running Camp e sui costi scrivere a:

Chiara Raso - chiara.tts@gmail.com presso T.T.S.srl

Per tutte le informazioni sulle attività specifiche del Running Camp scrivere a:

Dott. Matteo Simone, Psicologo dello sport - 21163@tiscali.it

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Lo sport che rende felici e resilienti e avvicina persone, culture e mondi

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

 

Quello che raccontano tante persone è che lo sport rende felici, ti libera la mente da tensioni e problemi accumulati durante la giornata o nel corso di altre attività quotidiane meno piacevoli.

Sto approfondendo argomenti che hanno a che fare con la consapevolezza, la passione e motivazione, il mettersi in moto, il costruire mete, obiettivi, realizzare sogni. Si sperimenta qualcosa che ha a che fare con la gioia di vivere, vivere intensamente, vivere situazioni forti, superare crisi e problemi, uscire dalle situazioni più disperate e più difficili. Tutto ciò diventa una palestra di vita, si trasferisce tutto sulla quotidianità familiare e lavorativa, si affronta la vita con più sicurezza, con meno ansie e paure, si riesce ad andare avanti con quello che c’è.

Si possono fare grandi cose e se arriva un impedimento per qualsiasi motivo bisogna essere resilienti e pronti al cambiamento, non abbattersi ma cambiare solamente gli obiettivi, rimodularli in base alle proprie condizioni fisiche attuali. Per ogni problema c’è almeno una soluzione, chiuso un portone se ne possono aprire tanti altri, comunque l’esperienza fatta fa parte del bagaglio culturale ed esperienziale dell’individuo e serve nel futuro a darti sempre una mano per andare avanti con pazienza un passo alla volta con consapevolezza e rispettando i propri limiti.

E’ risaputo e sperimentato che lo sport rende felici, incrementa consapevolezza, sviluppa autoefficacia consolidando la fiducia in se stessi di poter far qualcosa, di riuscire in qualcosa, inoltre lo sport incrementa la Resilienza, si affrontano e si superano meglio i problemi, le crisi, le difficoltà, si è più attenti e gentili.

E’ importante fare le cose ascoltandosi ed osservandosi con attenzione ad iniziare dal respiro, dalle sensazioni corporee, una sorta di automonitoraggio per valutare momento per momento se quello che si sta facendo è in linea con il proprio desiderio, il proprio bisogno. E’ un contattare le proprie sensazioni in cerca del meglio per sé e considerando gli obiettivi che si vogliono perseguire con piacere, passione, motivazione, impegno.

In linea di massima la passione della corsa permette di sperimentarsi, di condurre un sano stile di vita, permette di salire su un treno fatto di fatica e gioie, di relazioni, di mete e obiettivi da costruire, di situazioni da sperimentare: autoefficacia, riuscita, ma anche sconfitte e infortuni. Bisogna sviluppare consapevolezza delle proprie risorse e capacità, dei propri limiti.

La corsa aiuta a elaborare situazioni e problemi, aiuta a trovare soluzioni, a progettare, è una stimolazione bilaterale e mette in moto emisfero destro e sinistro, integra polarità, l’emisfero destro è più immaginativo e creativo, intuitivo, impulsivo, il sinistro è più razionale, calcolatore, pianificatore, programmatore.

Ci vuole convinzione, grinta, forza, determinazione per dedicarsi ad un periodo di preparazione atletica, in base agli obiettivi, può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi, infortuni e non tutti sono disposti a questi impegni.

Quindi, la cosa importante è decidere le priorità, gli obiettivi e impegnarsi per il raggiungimento, da soli è difficile, più è alto l’obiettivo, più sono le pretese, più è alto l’impegno, il costo in termini di soldi, di investimento di tempo. Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale.

 

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

“The Heart of Kenyan Running”: Due settimane di sport, benessere, cultura

un viaggio unico di corsa, benessere, cultura e tradizioni nel cuore degli altipiani del Kenya

 

GLI UNICI RUNNING CAMP IN KENYA CON PARTENZE DALL’ITALIA!

Tutti i partecipanti, compresi gli accompagnatori o familiari dei runners, avranno la possibilità di soggiornare e allenarsi in quota, sui meravigliosi altipiani della Great Rift Valley, una delle regioni più affascinanti del Kenya, e di correre o passeggiare sui percorsi battuti quotidianamente dai leggendari campioni Keniani, i più forti corridori per eccellenza, in particolare nelle discipline della corsa su strada.

Un’esperienza che consigliamo a tutti gli appassionati del running di cogliere almeno una volta nella vita: THE HEART OF KENYAN RUNNING è un viaggio unico, all’insegna della corsa, DEL benessere, dell’agonismo e/o della semplice pratica sportiva, della scoperta di nuove culture e tradizioni, che vi arricchirà immensamente dal punto di vista umano e culturale.

“THE HEART OF KENYAN RUNNING” è un viaggio unico che, attraverso la corsa, vi porterà nel cuore degli altipiani del Kenya, a stretto contatto con la cultura e le tradizioni dei più forti corridori al mondo. Il nostro Running Camp è un percorso di crescita, sportivo e non, che vi regalerà indimenticabili emozioni: avrete la grande opportunità di confrontarvi e di vivere appieno la quotidianità degli atleti keniani, avrete la possibilità di comprendere le loro origini, il loro presente, il loro futuro. Percorrerete con loro gli infiniti sterrati di corsa, vi alimenterete come loro, vi “confonderete” con loro. Il martedì e il giovedì di ogni settimana ci uniremo ai gruppi di allenamento locali per le sessioni sulla pista di terra battuta di Tambach e per prendere parte al fartlek collettivo. Il popolo del Kenya, composto da 42 tribù diverse, ha fatto del SACRIFICIO, della SEMPLICITÀ e dell’ESSENZIALITA’ il suo punto di forza. Nonostante la povertà ancora largamente diffusa e la precarietà delle condizioni di vita per la maggior parte della popolazione, il popolo dei leggendari corridori keniani è FELICE, FIERO E RISPETTOSO.

Loro sono “Nati per Correre” e noi vi regaliamo questa incredibile opportunità di correre con loro nella Terra in cui la “Corsa è Vita”! Correte con noi in Kenya a ITEN!

 

Presentazione del Running Camp

I running camp in Kenya con partenza esclusiva dall’Italia organizzati dall’azienda di Aosta T.T.S.srl (Territorio Turismo Sport), in collaborazione con l’associazione sportiva Runningzen di Ignazio Antonacci e con Matteo Simone, psicologo dello Sport, vi offrono due settimane di sport, benessere, avventura, cultura e tradizione nel cuore del Kenya.

L’iniziativa è rivolta a runners di tutti i livelli, principianti, amatori e professionisti. Ognuno avrà la possibilità di allenarsi rispettando i propri ritmi e i propri eventuali programmi di allenamento. Sarete sempre guidati e accompagnati nel corso delle vostre uscite da pacers kenyani che vi guideranno ogni giorno sui infiniti percorsi di terra battuta nei dintorni della località di Iten, la leggendaria Home of Champions che da anni ormai accoglie atleti professionisti e runners da tutto il mondo.

La location che è stata attentamente selezionata per accogliere i partecipanti è la bella e ben attrezzata struttura dell’High Altitude Training Centre di Iten, fondata da Lornah Kiplagat.

Oltre al soggiorno in pensione completa, l’HATC mette a disposizione dei proprio ospiti l’uso gratuito della piscina, della palestra, della sauna e della pista privata in tartan a 2,5km dal centro.

Presso l’HATC si terranno anche tutte le attività complementari alle sessioni di allenamento di corsa, ossia sessioni di potenziamento, mobilità articolare, addominali, ecc condotte da allenatori professionisti locali.

Nel corso del running camp importanti appuntamenti saranno anche i seminari teorici, durante i quali si affronteranno non solo temi legati alle metodologie di allenamento e al confronto tra i metodi adottati in Kenya piuttosto che nei paesi occidentali, ma anche argomenti che riguardano maggiormente gli aspetti culturali del popolo dei corridori kenyani, le loro origini, tradizioni, abitudini, aspirazioni per un futuro che consenta loro di emergere e riscattarsi dal contesto di povertà in cui sono nati.

“The Heart of Kenyan Running” vuole infatti configurarsi non solo come stage tecnico di allenamento bensì, e soprattutto, come occasione unica di confronto e conoscenza di una realtà distante da quella della nostra quotidianità, da cui c’è molto da imparare e che saprà conquistarvi con la sua semplicità, fierezza e grande forza d’animo.

 

Oltre la corsa

Durante il soggiorno ad Iten sarà data ai partecipanti al running camp anche la possibilità di visitare villaggi e scuole tradizionali, per una più completa conoscenza del territorio e della sua cultura.

Per i familiari e accompagnatori dei runners sarà poi previsto un programma alternativo, in cui le sessioni di allenamento di corsa saranno sostituite dalla possibilità di passeggiate in compagnia di qualche pacer locale che guiderà, chi ne avrà piacere, su percorsi sterrati di chilometraggio ridotto.

L’alimentazione è totalmente naturale: presso l’HATC vengono utilizzati solo prodotti locali a km zero. I runners e i loro familiari o amici accompagnatori potranno gustare ogni giorno l’estrema semplicità della cucina locale, leggera e nutriente, perfetta per un regime alimentare salutare.

 

Volete conoscere il nostro staff?

Ecco la nostra presentazione!!!

 

CHIARA RASO

Chiara Raso è Istruttore Federale di Atletica Leggera e Responsabile, presso l’azienda T.T.S.srl di Aosta, dell’organizzazione di tutti gli eventi a carattere turistico sportivo.

Chiara, ex atleta della squadra nazionale italiana di sci alpinismo e ex atleta del Centro Sportivo Esercito, ha sviluppato una grande conoscenza del Kenya, della sua cultura e tradizioni essendo stata compagna di vita di Thomas James Lokomwa, atleta di livello internazionale con un personale di 60’33” sulla distanza della mezza maratona, corsa sub 61’ per ben 4 volte nella sua breve carriera, purtroppo stroncata da un incidente d’auto mortale nel settembre 2016.

In ricordo del proprio compagno Lokomwa, Chiara ha creato, con la collaborazione di Ignazio Antonacci, Matteo Simone e Timothy Limo, la prima organizzazione di Running Camp in Kenya per runners italiani che prevede partenze dall’Italia: The Heart of Kenyan Running.

Tutti coloro che desidereranno vivere l’esperienza unica di uno stage di corsa ad Iten, la “Home of Champions” del Kenya, paese degli sconfinati altipiani dove sono nati i grandi campioni dell’élite mondiale delle varie discipline della corsa a piedi, potranno contattare Chiara presso la direzione di T.T.S.srl Aosta (www.ttsaosta.com).

Chiara accompagna sempre i gruppi di runner che partono dall’Italia e sarà il loro punto di riferimento anche ad Iten, dove provvederà a garantire la piena partecipazione a tutte le attività e sessioni di allenamento anche di chi non pratica la lingua inglese, grazie alle traduzioni simultanee di tutti i contenuti forniti ai partecipanti dallo staff tecnico del Kenya.

 

IGNAZIO ANTONACCI

Ignazio Antonacci, docente di educazione fisica e collaboratore tecnico delle riviste 4Running e Triatlhete, è l’ideatore del sito www.runningzen.it

Antonacci, che è anche maratoneta e triatleta in piena attività, ha deciso di fondare il suo gruppo di amatori Runningzen, per il quale è allenatore e consulente di Running e Triathlon. La grande passione di Ignazio per lo sport e tutti gli aspetti cruciali ad esso legati, quali alimentazione e preparazione mentale, gli hanno consentito di specializzarsi sempre più nell’ambito della consulenza sportiva, attività che è ora diventata fulcro della sua vita professionale.

Con l’obiettivo di scoprire l’infinità del vero potenziale dell’essere umano, mettendo alla prova le proprie capacità fisiche e mentali, Ignazio si è dedicato per anni allo studio da autodidatta. Ha affrontato argomenti quali la programmazione neurolinguistica, i vari aspetti del coaching, l’integrazione e l’alimentazione naturale per l’atleta, al fine di poter sfruttare al meglio le proprie competenze nel definire programmi di allenamento per tutti coloro che desiderano migliorare le proprie prestazioni atletiche, raggiungendo anche uno stato di salute e benessere, che non sempre corrisponde, invece, ad alte performance fisiche.

Dal 2009 Runningzen coordina un Gruppo di Pace Maker Runningzen per gare di corsa su strada (mezza maratona e maratona a livello regionale e nazionale) e organizza conferenze, eventi promozionali e soprattutto stage di Running e Triathlon in tutta Italia, durante i quali i partecipanti possono beneficiare di valutazioni funzionali e seminari teorici dedicati al miglioramento della propria prestazione.

Uno dei progetti di maggiore successo di Runningzen è tutt’ora il Progetto Neofiti per la Maratona e per il Triathlon, che ha l’obiettivo di dare a tutti, anche a coloro che si avvicinano per le prime volte alla pratica sportiva, la possibilità di portare a termine una maratona o una gara di IronMan, perseguendo quello che è diventato il motto di Runningzen: “Puoi se vuoi” e “Nothing is Impossible”.

Grazie alla sua grande passione per la corsa Ignazio ha fin da subito creduto nel progetto “Kenya” apportando fin dall’inizio il suo prezioso contributo tecnico a “The Heart of Kenyan Running”.

 

MATTEO SIMONE

Matteo Simone è psicologo clinico e psicoterapeuta della Gestalt, terapeuta E.M.D.R., specializzato in particolare in psicologia dell’emergenza e in psicologia dello sport.

Ha conseguito il Master in Psicologia dello Sport presso il Centro Inter-universitario “Mind in Spoert Team” e il Master in Ipnosi Ericksoniana presso la Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana. Matteo Simone è specializzato nel trattamento del disturbo post traumatico da stress, nell’incremento dell’autoefficacia e nello sviluppo della resilienza.

E’ inoltre referente psicologo per il Lazio del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, Matteo è anche articolista e autore di numerose pubblicazioni a carattere saggistico che trattano dei temi della psicologia dello sport e dell’esercizio fisico, dello sviluppo della resilienza, degli ultramaratoneti, dello sviluppo delle risorse interne e dell’autoefficacia.

Dirigente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica “Atletica La Sbarra & I Grilli Runners” (http://www.lasbarraconigrilli.it/420271147)

Matteo Simone è inoltre podista, ultramaratoneta e triatleta ironman.

Fondamentale dal punto di vista umano e professionale il suo grande contributo a “The Heart of Kenyan Running”.

 

TIMOTHY LIMO

Timothy Limo è un atleta professionista specializzato sulle distanze del mezzofondo veloce, in particolare sugli 800m piani. Timo è indubbiamente uno dei più noti personaggi dei dintorni di Iten, conosciuto non solo per le sue indubbio potenziale atletico ma anche per le sue grandi doti in qualità di allenatore, specializzato in particolare sul potenziamento muscolare per i corridori. Attualmente Timo lavora con gli atleti élite di classe mondiale, tra cui Asbel Kiprop, Wilson Kipsang, Denis Kimetto, Mary Keitany, Edna Kiplagat solo per citarne alcuni.

Timo è inoltre l’allenatore di riferimento della Sports Academy di Lornah Kiplagat presso l’High Altitude Training Centre di Iten.

 

LA MISSION DEL PROGETTO “THE HEART OF KENYAN RUNNING”

L’obiettivo e Mission di “The Heart of Kenyan Running” è quello di organizzare Running Camp per Runners di tutti i livelli, amatori e professionisti, Italiani in Kenya, in collaborazione con l’High Altitude Training Centre di Iten, la famosa “Home of Champions” dei più forti corridori al mondo Kenyani.

The Heart of Kenyan Running offre un supporto organizzativo e tecnico ai gruppi di runner che partiranno dall’Italia, per consentire a tutti i partecipanti di vivere un’esperienza unica nel suo genere in un luogo magico per la corsa, il Kenya, dove sono nati i migliori maratoneti al mondo. Il viaggio sarà anche un’occasione di scoperta di popoli lontani e di condivisione di tanti aspetti culturali legati non solo all’allenamento ma anche alla vita quotidiana di tutti i giorni.

Prendi ora il treno dello sport che ti porta alla città dei Campioni Iten in Kenya per apprendere dai campioni allenandoti direttamente con loro con sedute di fartlek collettivo, incontri con allenatori di fama internazionale, sessioni di Gym, addominali, tecnica di corsa e andature a cura di Limo Timo, e tanto altro come le visite ai villaggi, ospedale, scuole, camp di atletica, foresta e cascata.

 

Vi aspettiamo per il prossimo Running Camp in calendario:

13 notti ad Iten (Kenya) dal 16 al 29 Marzo 2018 - partenza dall'Italia il 15/03

 

Per informazioni dettagliate sulle attività, sullo staff e sull'organizzazione scrivere a

Chiara Raso - chiara.tts@gmail.com presso T.T.S.srl

 

Per informazioni dettagliate sul programma del Running Camp di marzo, che prevede, oltre agli allenamenti, approfondimenti di psicologia dello sport, scrivere a: Matteo Simone 21163@tiscali.it

 

Per prenotazione operativo voli scrivere a: Michela Pistilli - michela.pistilli@valair.it

Vi aspettiamo.... in Kenya !!

 

The Heart of Kenyan Running - Home | Facebook

https://www.facebook.com/theheartofkenyanrunning/

https://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_simone+matteo-matteo_simone.htm

L’obiettivo e Mission del progetto “The Heart of Kenyan Running”

un viaggio unico di corsa, benessere, cultura e tradizioni nel cuore degli altipiani del Kenya

a unique journey through running, wellness and culture in the heartlands of Kenya

 

L’obiettivo e Mission di “The Heart of Kenyan Running” è quello di organizzare Running Camp per Runners di tutti i livelli, amatori e professionisti, Italiani in Kenya, in collaborazione con l’High Altitude Training Centre di Iten, la famosa “Home of Champions” dei più forti corridori al mondo Kenyani.

The Heart of Kenyan Running offre un supporto organizzativo e tecnico ai gruppi di runner che partiranno dall’Italia, per consentire a tutti i partecipanti di vivere un’esperienza unica nel suo genere in un luogo magico per la corsa, il Kenya, dove sono nati i migliori maratoneti al mondo. Il viaggio sarà anche un’occasione di scoperta di popoli lontani e di condivisione di tanti aspetti culturali legati non solo all’allenamento ma anche alla vita quotidiana di tutti i giorni.

Tutti i partecipanti, compresi gli accompagnatori o familiari dei runners, avranno la possibilità di soggiornare e allenarsi in quota, sui meravigliosi altipiani della Great Rift Valley, una delle regioni più affascinanti del Kenya, e di correre o passeggiare sui percorsi battuti quotidianamente dai leggendari campioni Keniani, i più forti corridori per eccellenza, in particolare nelle discipline della corsa su strada.

Un’esperienza che consigliamo a tutti gli appassionati del running di cogliere almeno una volta nella vita: THE HEART OF KENYAN RUNNING è un viaggio unico, all’insegna della corsa, DEL benessere, dell’agonismo e/o della semplice pratica sportiva, della scoperta di nuove culture e tradizioni, che vi arricchirà immensamente dal punto di vista umano e culturale.

 

THE HEART OF KENYAN RUNNING: LO STAFF ITALIA - KENYA

 

CHIARA RASO

 

Chiara Raso è Istruttore Federale di Atletica Leggera e Responsabile, presso l’azienda T.T.S.srl di Aosta, dell’organizzazione di tutti gli eventi a carattere turistico sportivo.

 

Chiara, ex atleta della squadra nazionale italiana di sci alpinismo e ex atleta del Centro Sportivo Esercito, ha sviluppato una grande conoscenza del Kenya, della sua cultura e tradizioni essendo stata compagna di vita di Thomas James Lokomwa, atleta di livello internazionale con un personale di 60’33” sulla distanza della mezza maratona, corsa sub 61’ per ben 4 volte nella sua breve carriera, purtroppo stroncata da un incidente d’auto mortale nel settembre 2016.

 

In ricordo del proprio compagno Lokomwa, Chiara ha creato, con la collaborazione di Ignazio Antonacci, Matteo Simone e Timothy Limo, la prima organizzazione di Running Camp in Kenya per runners italiani che prevede partenze dall’Italia: The Heart of Kenyan Running.

Tutti coloro che desidereranno vivere l’esperienza unica di uno stage di corsa ad Iten, la “Home of Champions” del Kenya, paese degli sconfinati altipiani dove sono nati i grandi campioni dell’élite mondiale delle varie discipline della corsa a piedi, potranno contattare Chiara presso la direzione di T.T.S.srl Aosta (www.ttsaosta.com).

 

Chiara accompagna sempre i gruppi di runner che partono dall’Italia e sarà il loro punto di riferimento anche ad Iten, dove provvederà a garantire la piena partecipazione a tutte le attività e sessioni di allenamento anche di chi non pratica la lingua inglese, grazie alle traduzioni simultanee di tutti i contenuti forniti ai partecipanti dallo staff tecnico del Kenya.

 

 

IGNAZIO ANTONACCI

 

Ignazio Antonacci, docente di educazione fisica e collaboratore tecnico delle riviste 4Running e Triatlhete, è l’ideatore del sito www.runningzen.it

 

Antonacci, che è anche maratoneta e triatleta in piena attività, ha deciso di fondare il suo gruppo di amatori Runningzen, per il quale è allenatore e consulente di Running e Triathlon. La grande passione di Ignazio per lo sport e tutti gli aspetti cruciali ad esso legati, quali alimentazione e preparazione mentale, gli hanno consentito di specializzarsi sempre più nell’ambito della consulenza sportiva, attività che è ora diventata fulcro della sua vita professionale.

Con l’obiettivo di scoprire l’infinità del vero potenziale dell’essere umano, mettendo alla prova le proprie capacità fisiche e mentali, Ignazio si è dedicato per anni allo studio da autodidatta. Ha affrontato argomenti quali la programmazione neurolinguistica, i vari aspetti del coaching, l’integrazione e l’alimentazione naturale per l’atleta, al fine di poter sfruttare al meglio le proprie competenze nel definire programmi di allenamento per tutti coloro che desiderano migliorare le proprie prestazioni atletiche, raggiungendo anche uno stato di salute e benessere, che non sempre corrisponde, invece, ad alte performance fisiche.

 

Dal 2009 Runningzen coordina un Gruppo di Pace Maker Runningzen per gare di corsa su strada (mezza maratona e maratona a livello regionale e nazionale) e organizza conferenze, eventi promozionali e soprattutto stage di Running e Triathlon in tutta Italia, durante i quali i partecipanti possono beneficiare di valutazioni funzionali e seminari teorici dedicati al miglioramento della propria prestazione.

 

Uno dei progetti di maggiore successo di Runningzen è tutt’ora il Progetto Neofiti per la Maratona e per il Triathlon, che ha l’obiettivo di dare a tutti, anche a coloro che si avvicinano per le prime volte alla pratica sportiva, la possibilità di portare a termine una maratona o una gara di IronMan, perseguendo quello che è diventato il motto di Runningzen: “Puoi se vuoi” e “Nothing is Impossible”.

 

Grazie alla sua grande passione per la corsa Ignazio ha fin da subito creduto nel progetto “Kenya” apportando fin dall’inizio il suo prezioso contributo tecnico a “The Heart of Kenyan Running”.

 

 

MATTEO SIMONE

 

Matteo Simone è psicologo clinico e psicoterapeuta della Gestalt, terapeuta E.M.D.R., specializzato in particolare in psicologia dell’emergenza e in psicologia dello sport.

 

Ha conseguito il Master in Psicologia dello Sport presso il Centro Inter-universitario “Mind in Spoert Team” e il Master in Ipnosi Ericksoniana presso la Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana. Matteo Simone è specializzato nel trattamento del disturbo post traumatico da stress, nell’incremento dell’autoefficacia e nello sviluppo della resilienza.

 

E’ inoltre referente psicologo per il Lazio del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, Matteo è anche articolista e autore di numerose pubblicazioni a carattere saggistico che trattano dei temi della psicologia dello sport e dell’esercizio fisico, dello sviluppo della resilienza, degli ultramaratoneti, dello sviluppo delle risorse interne e dell’autoefficacia.

 

Matteo Simone è inoltre podista, ultramaratoneta e triatleta ironman.

 

Fondamentale dal punto di vista umano e professionale il suo grande contributo a “The Heart of Kenyan Running”.

 

 

TIMOTHY LIMO

 

Timothy Limo è un atleta professionista specializzato sulle distanze del mezzofondo veloce, in particolare sugli 800m piani. Timo è indubbiamente uno dei più noti personaggi dei dintorni di Iten, conosciuto non solo per le sue indubbio potenziale atletico ma anche per le sue grandi doti in qualità di allenatore, specializzato in particolare sul potenziamento muscolare per i corridori. Attualmente Timo lavora con gli atleti élite di classe mondiale, tra cui Asbel Kiprop, Wilson Kipsang, Denis Kimetto, Mary Keitany, Edna Kiplagat solo per citarne alcuni.

Timo è inoltre l’allenatore di riferimento della Sports Academy di Lornah Kiplagat presso l’High Altitude Training Centre di Iten.

 

 

GLI UNICI RUNNING CAMP IN KENYA CON PARTENZE DALL’ITALIA !!!

 

Introduzione

 

“THE HEART OF KENYAN RUNNING” è un viaggio unico che, attraverso la corsa, vi porterà nel cuore degli altipiani del Kenya, a stretto contatto con la cultura e le tradizioni dei più forti corridori al mondo. Il nostro Running Camp è un percorso di crescita, sportivo e non, che vi regalerà indimenticabili emozioni: avrete la grande opportunità di confrontarvi e di vivere appieno la quotidianità degli atleti keniani, avrete la possibilità di comprendere le loro origini, il loro presente, il loro futuro. Percorrerete con loro gli infiniti sterrati di corsa, vi alimenterete come loro, vi “confonderete” con loro. Il martedì e il giovedì di ogni settimana ci uniremo ai gruppi di allenamento locali per le sessioni sulla pista di terra battuta di Tambach e per prendere parte al fartlek collettivo. Il popolo del Kenya, composto da 42 tribù diverse, ha fatto del SACRIFICIO, della SEMPLICITÀ e dell’ESSENZIALITA’ il suo punto di forza. Nonostante la povertà ancora largamente diffusa e la precarietà delle condizioni di vita per la maggior parte della popolazione, il popolo dei leggendari corridori keniani è FELICE, FIERO E RISPETTOSO.

Loro sono “Nati per Correre” e noi vi regaliamo questa incredibile opportunità di correre con loro nella Terra in cui la “Corsa è Vita” ! Correte con noi in Kenya a ITEN!

 

Presentazione del Running Camp

 

I running camp in Kenya con partenza esclusiva dall’Italia organizzati dall’azienda di Aosta T.T.S.srl (Territorio Turismo Sport), in collaborazione con l’associazione sportiva Runningzen di Ignazio Antonacci e con Matteo Simone, psicologo dello Sport, vi offrono due settimane di sport, benessere, avventura, cultura e tradizione nel cuore del Kenya.

 

L’iniziativa è rivolta a runners di tutti i livelli, principianti, amatori e professionisti. Ognuno avrà la possibilità di allenarsi rispettando i propri ritmi e i propri eventuali programmi di allenamento. Sarete sempre guidati e accompagnati nel corso delle vostre uscite da pacers kenyani che vi guideranno ogni giorno sui infiniti percorsi di terra battuta nei dintorni della località di Iten, la leggendaria Home of Champions che da anni ormai accoglie atleti professionisti e runners da tutto il mondo.

 

La location che è stata attentamente selezionata per accogliere i partecipanti è la bella e ben attrezzata struttura dell’High Altitude Training Centre di Iten, fondata da Lornah Kiplagat.

Oltre al soggiorno in pensione completa, l’HATC mette a disposizione dei proprio ospiti l’uso gratuito della piscina, della palestra, della sauna e della pista privata in tartan a 2,5km dal centro.

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Matteo SIMONE

 

Nel libro Il segreto della resistenza psichica. Che cosa ci rende forti contro le piccole e grandi crisi della vita, Christina Berndt spiega come le persone si affidano a se stesse nel poter uscire da situazioni difficili contando sulle proprie risorse e sulla propria autoefficacia, di seguito le sue parole: “Le persone resilienti non sanno necessariamente come superare una certa situazione, ma dispongono di una molteplicità di modi di comportamento cognitivi, emotivi e sociali, per potersi adattare e rimanere funzionali; hanno visto che sono sempre usciti in qualche modo dalle difficoltà.”

 

E’ quello che sperimentano molti atleti che si dedicano allo sport di endurance, dove il loro fisico e la loro mente è sottoposta a stress enormi per durata dello sforzo fisico e mentale ed ogni volta che si trovano in situazioni difficili o crisi devono trovare un modo per andare avanti, per superare l’ostacolo lungo il loro lungo percorso, man mano che superano gli ostacoli diventano sempre più forti e resilienti nello sport ma anche nella vita quotidiana, tutto diventa possibile, gestibile e superabile.

Ancora scrive Christina Berndt, sull’ottenere vittorie nella vita: “La convinzione, la fiducia può spostare montagne di problemi. E’ anche una questione di interpretazione: per chi è convinto di poter eliminare le difficoltà dal mondo, le situazioni di stress e gli avvenimenti problematici possono risultare meno opprimenti che non per chi tende a darsi subito per vinto; chi è pieno di energia magari prende le difficoltà addirittura come sfide che val la pena di affrontare, sapendo che alla fine lo aspetta la bella sensazione di aver ottenuto un’altra vittoria nella vita.”

 

Insomma, a volte le difficoltà diventano un’occasione per dimostrarsi forti e vincenti, per dimostrare a se stessi e agli altri che niente e nessuno si può mettere davanti alla propria strada verso l’autorealizzazione e al successo personale, la felicità è data dalla nostra motivazione ad andare avanti malgrado qualsiasi impedimento, niente ci arresta se siamo motivati.

L’autoefficacia viene definita dallo psicologo Albert Bandura come la fiducia che una persona ripone nella propria capacità di affrontare un compito specifico.

L’autoefficacia è la convinzione della propria capacità di fare una certa cosa, o in altre parole, di raggiungere un certo livello di prestazione.

Le fonti delle convinzioni di efficacia

Le esperienze di gestione efficace: affrontare con successo una situazione è la via più proficua per acquisire un forte senso di efficacia. I successi determinano una solida fiducia nella propria efficacia personale. I fallimenti invece la indeboliscono, in particolar modo qualora si verifichino prima del costituirsi di un saldo senso di efficacia.

La seconda delle principali vie per la creazione e il rafforzamento delle convinzioni di efficacia è costituita dall’esperienza vicaria fornita dall’osservazione di modelli. Vedere persone simili a sé che raggiungono i propri obiettivi incrementa nell’osservatore la convinzione di possedere anch’egli le capacità necessarie a riuscire in situazioni analoghe.

La persuasione è il terzo mezzo capace di consolidare la convinzione delle persone di essere in possesso di ciò che occorre loro per riuscire. Le persone che sono state convinte verbalmente di essere in possesso delle capacità necessarie per compiere efficacemente determinate attività hanno più probabilità di attivare un impegno maggiore e più prolungato.

Anche l’umore entra in gioco: lo stato d’animo positivo aumenta il senso di autoefficacia e quello negativo lo diminuisce le persone dotate di un buon senso di efficacia considerano il proprio stato di attivazione emotiva come qualcosa che facilita l’azione dando energia, mentre quelle sfiduciate vivono la stessa attivazione come debilitante.

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia di riuscita?

Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito. Quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo?

L’esperienza diretta di successo in compiti di crescente difficoltà è certamente la fonte principale delle convinzioni di autoefficacia.

Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia.

Fai un programma dei tuoi prossimi obiettivi, cosa vuoi raggiungere in ordine prioritario e temporale?  E come? Cosa sei disposto a fare, a rinunciare, a sacrificare? Cosa devi evitare o devi fare per raggiungere i tuoi obiettivi? Qual è il costo? Ne vale la pena? (Psicologia dello sport e non solo, Aracne, Roma, 2011, pag. 22)

http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788854838833

 

Matteo SIMONE

380.4337230 - 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net

Matteo SIMONE

 

Va bene qualsiasi motivo per fare sport, se non vuoi fare sport per non faticare, fallo per metterti in posa, per far parte di un gruppo, per incontrare gente, per condividere gioia e fatica.

Ogni motivo va bene per essere coinvolto e diventare protagonisti nel mondo dello Sport, i benefici sono tanti.

Mettiti in gioco, allenati fisicamente e mentalmente a gare più o meno impegnative.

Aderisci all'esercito del selfie, in ogni allenamento o gara, armati di telefono per memorizzare momenti importanti, per rivederti, per pubblicare foto, post e articoli, questo è anche parte del bizzarro, fantastico, sorprendente, affascinante mondo dello Sport.

Grazie ai selfie riesci a rendere gradevole l'allenamento, a memorizzare momenti importanti di fatica, gesti atletici più o meno performanti, in certo qual modo allenamento e fatica vengono assorbiti e metabolizzati, ti puoi vedere e rivedere come fatichi, puoi studiare il tuo gesto atletico e quello degli altri, puoi apprendere dall'esperienza, ti puoi rivedere domani e dopodomani, puoi essere autoironico e umorista, puoi superare momenti difficili ridendo del passato trascorso con amici di avventura, questo è lo sport che vogliamo noi amatori, per i professionisti tutto cambia, tutto è diverso, si fa sul serio.

C’è sempre più consapevolezza che l’esercizio fisico è una sorta di medicinale senza effetti collaterali per prevenire malessere e per il raggiungimento di uno stato di benessere psicofisico, emotivo e relazionale.

E’ importante lavorare su obiettivi, sul superare errori e sconfitte, si impara da tutto ciò che succede e si può fare meglio in futuro come individui e come squadra conoscendosi meglio.

Si impara sempre dall'esperienza, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

Siamo tutti in grado di poter partecipare, competere, eccellere, basta volerlo. Non aspettare il momento migliore, è sempre il momento per mettersi in gioco e apprendere dall'esperienza.

Anything is possibile, together is much better (Ogni cosa diventa possibile, insieme è più facile).

Costruisci una meta, obiettivo, risultato iniziando a piccoli passi, con piccoli movimenti, sperimentando e iniziando a utilizzare risorse personali, man mano sentirai crescere la passione, l'entusiasmo e svilupperai più consapevolezza corporea e dei propri mezzi, avrai più fiducia di te e delle tue possibilità e potenzialità, lo sport incrementa autoefficacia, supererai momenti difficili fatti di demotivazione, infortuni, sconfitte ma riuscirai a essere più resiliente nello sport e nella vita, incontrerai persone, culture, mondi e condividerai gioie e fatiche.

Per approfondimenti è possibile consultare il libro O.R.A. Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, 2013.

https://www.ibs.it/obiettivi-risorse-autoefficacia-modello-di-libro-matteo-simone/e/9788896378991

 

Matteo SIMONE

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Matteo SIMONE

 

Lo sport praticato in maniera corretta e con il rispetto delle regole fa tanto bene per la salute psicofisica, è importante mobilitarsi per sensibilizzare alla pratica dello sport quale attività aggregativa senza scorciatoie. In tal senso, aumentano sempre di più i messaggi e le iniziative per combattere l’epidemia del DOPING che cerca di sconfiggere lo sport sano.

Di seguito, segnalo un Convegno Nazionale dal titolo: “La tutela della salute nelle attività sportive e la lotta al doping. L’attività della Sezione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive (SVD) e le strategie future” che avrà luogo il 20 novembre 2017 organizzato da MINISTERO DELLA SALUTE Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria e ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ Centro Nazionale Dipendenze e Doping.

Scopo e obiettivi: Conoscere le principali caratteristiche epidemiologiche legate al fenomeno doping; individuare gli aspetti socio-sanitari legati al fenomeno doping; individuare le principali strategie e tecniche di contrasto al doping.

Sede: Auditorium - Ministero della Salute - Lungotevere Ripa ,1 - Roma

Destinatari dell'evento e numero massimo di partecipanti

Il convegno è destinato al personale del Servizio sanitario nazionale, allenatori, atleti professionisti ed amatoriali, società sportive, medici dello sport, educatori.

Modalità di iscrizione

La domanda di partecipazione, disponibile alla pagina www.iss.it sezione Corsi/Convegni, deve essere debitamente compilata, stampata, firmata e inviata via fax, al numero 0649902016 oppure digitalizzata ed inviata per e-mail alla Segreteria Organizzativa al seguente indirizzo simonetta.dicarlo@iss.it entro il 17 novembre 2017.

La partecipazione all'evento è gratuita. Al termine della manifestazione, ai partecipanti che ne faranno richiesta sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

L'amico collega Gaetano Buonaiuto ha scritto l’introduzione del mio libroDoping il Cancro dello sport” e interessanti e sempre attuali sono le sue parole: "Il fenomeno del doping è insidioso e accattivante allo stesso tempo: come un vaso di Pandora, esso rappresenta la promessa di ‘miracolosi’ risultati, impossibili da raggiungere senza un aiuto esterno. I limiti che si vogliono a tutti i costi superare non rappresentano solo e soltanto quelli fisici. Spesso i primi limiti che si oltrepassano sono quelli mentali, psicologici, morali e spirituali. In una società complessa e sofisticata come la nostra, sotto il bombardamento costante dei mass-media, costruiamo l’immagine ideale cui vorremmo tutti assomigliare: successo e vanità sembrano vuoti e pesanti golem che hanno la capacità di schiacciare le nostre fragilità e debolezze dello spirito."

 

La considerazione che si deve fare è che oggi nella gara sportiva si è arrivati a un agonismo così spinto, a interessi economici così grossi che l’atleta cerca ogni mezzo per migliorare la sua prestazione. Anzi, l’atleta riporta di sentirsi “costretto” a fare questo perché i tifosi pretendono risultati, i giornali criticano le scarse prestazioni e gli allenatori spingono affinché venga raggiunto un rendimento sempre maggiore.

Altra interessante iniziativa riportata su http://www.iss.it/dopi/index.php?lang=1&id=53&tipo=4 a cura dell’Istituto Superiore di Sanità è “Palestra Sicura”, Kit formativo/informativo rivolto ai giovani e agli sportivi per la promozione della salute e il contrasto all'utilizzo di sostanze dopanti.

I materiali contenuti nel kit “Palestra Sicura”:

• “Non vale mai la pena”, un filmato in DVD, girato in una palestra con giovani che affrontano le problematiche del doping e dei disturbi alimentari.

• “L’alimentazione nelle pratiche motorie e sportive”, un manuale che mette in relazione il fabbisogno nutrizionale con le attività motorie sia in allenamento che in gara.

• “L’utilizzo illecito dei farmaci nell’attività sportiva”, un manuale che vuole fornire una informazione scientifica corretta che possa aiutare i giovani a fare scelte responsabili.

I materiali sono destinati ai gestori e ai responsabili tecnici delle palestre e dei centri fitness nell’ambito delle iniziative di informazione/formazione volte alla promozione della salute degli utenti e al contrasto all’uso di sostanze e farmaci dopanti. Il cofanetto sarà un supporto utile anche per i referenti scolastici, per i dirigenti scolastici e gli insegnanti nelle loro azioni/attività volte alle promozioni di stili di vita sani e alla prevenzione del doping.

Per concludere segnalo il libro “Doping. Il cancro dello sport”, editore: FerrariSinibaldi.

https://www.ibs.it/doping-cancro-dello-sport-ebook-matteo-simone/e/9788867630837

 

Matteo SIMONE

380-4337230 - 21163@tiscali.it
http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net

 

Oramai corrono tutti per tantissimi chilometri e per tantissimi motivi. Lo sport e in particolare la corsa abbatte barriere culturali e generazionali, avvicina persone, paesi, popoli, rende liberi e permette di aiutare tanta gente correndo per fini umanistici molto interessante, per questo ho chiesto all’interessato di rispondere ad alcune domande prima della partenza, per scrivere un articolo e pubblicizzare l'evento. Può partecipare chi vuole per un percorso che sceglie.

Di seguito Peter Gombita, prete Slovacco che si ocupa di 250 senza tetto, racconta la sua impresa rispondendo ad alcune mie domande, grazie a una gentile interprete.

In che consiste il tuo prossimo evento sportivo importante?Sto correndo la maratona da Kosice (Slovakia) a città del Vaticano perchè ho trovato nella mia passione la corsa una maniera per sensibilizzare le persone verso la piaga della povertà sempre più dilagante anche tra i nostri cari e cercare di arginare e prevenire qualsiasi tipo di peggioramento.”

 

Un gesto davvero raro e prezioso, correre per i poveri giorno e notte per 9 giorni per sensibilizzare le persone all’attenzione per i più bisognosi, è possibile visionare il sito http://new.oaza-nadej.org/

Ti senti pronto?Con l'aiuto di Dio sì.”

 

In questo caso non c’è bisogno di coach, non c’è bisogno di psicologi o di metal coach, ma semplicemente c’è bisogno della fede per fare cose impegnative e faticose per tante ore e giorni.

Sensazioni, emozioni, pensieri prima, del prossimo evento sportivo?Sicuramente la pressione delle responsabilità è molto alta ma so già con la mia esperienza che quando cominciamo un opera che è più grande di noi l'aiuto di Dio ci da tutta la forza necessaria per portarla a termine.”

 

Tanta fiducia in se ma per chi crede diventa importante anche tanta fiducia nella fede, per andare avanti e non fermarsi per fare qualcosa di benefico per il prossimo, per rendersi utile, per star bene facendo star bene altri, un gesto unico quello di correre pensando ai bisognosi.

Come sei organizzato?Facciamo un percorso a tappe diurno e notturno seguiti da due macchine di maratoneti che si alternano e un altra macchina operativa, con la mappa del percorso invitiamo le persone a unirsi a noi nelle tappe che preferiscono.”

 

Una gran bella iniziativa organizzata molto bene, insieme è tanto meglio, lo sport aggrega per fini e interessi comuni.

Fai parte di un team? Famiglia, amici, figure professionali?Faccio parte di un team di maratoneti ma la maggior parte delle volte corro in solitaria o meglio in compagnia del mio cane Sara, partecipo a vari eventi sportivi, maratone e gare di corsa.

E’ cambiato nel tempo il tuo modo di preparati fisicamente e mentalmente a eventi sportivi?Mi preparo mentalmente e mi alleno in maniera meticolosa seriamente, la forma fisica e mentale sono importanti per dare il meglio, questo non si può trascurare.”

Utilizzi una preparazione mentale prima dell’evento sportivo?Sì sicuramente, sono prete cattolico quindi prego e sò di certo che la preghiera e la fede in Dio mi danno tutto l'aiuto necessario.

Ricordi un’esperienza passata che ti dà la convinzione, che ce la puoi fare? Sì certo, la maratona che stiamo facendo adesso l'ho già fatta un anno fa in solitaria come se avessi corso 36 maratone coprendo la distanza 1550 km in 50 giorni.”

 

Una grande persone capace di fare grandi cose da solo, con il cane, con un team, ma sempre con grande fede.

Cosa hai scoperto del tuo carattere che ti aiuta nell’affrontare il prossimo evento sportivo? “Volontà forza d'animo e in primis fede in Dio.”

Quale può essere un messaggio rivolto a chi ti seguirà nel tuo prossimo evento sportivo? Dovrebbe incoraggiare le persone non solo a praticare lo sport ma tramite esso portare aiuto al prossimo.”

 

Quindi un aiuto rivolto a tutti è aiutate ad aiutare, correte e se non potete aiutate chi ha bisogno.

Quale aiuto vorresti ricevere nel tuo prossimo evento sportivo?Vorrei che la gente comprendesse il mio messaggio di solidarietà e beneficenza e che con l'aiuto di Dio e della bontà delle persone tutto questo si possa concretizzare.

 

Pertanto per una volta non pensate che i corridori di lunghe distanze sono masochisti ma anche che esercitano benessere rivolto agli altri e quindi correte o comunque aiutate chi è in condizione di bisogno. Se riesco vengo al Vaticano l’ultima tappa sabato 18 novembre, grazie e buona strada.

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Tutti gli Stati si propongono di combattere il fenomeno doping, anche se con mezzi diversi. In base alla Legge 376 per la “disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”, entrata in vigore il 2 gennaio 2001, costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche terapeutiche, non giustificate da condizioni patologiche.

In uno studio condotto in West Virginia, la ragione riportata più frequentemente per l’uso di steroidi era di “migliorare l’aspetto - sembrare più grandi o migliori” (43%). Questa risposta era stata data il doppio di volte rispetto alla seconda risposta più comune che era “migliorare il rendimento sportivo” (22%). Questo dato, unito al fatto che il 36,8% degli utilizzatori di steroidi non praticavano alcuna attività sportiva, suggerisce che l’abuso di steroidi anabolizzanti si è diffuso nella popolazione adolescente generale e che ottenere un vantaggio nello sport non è la ragione dominante per gli adolescenti che usano questi aiuti.

Aumentano sempre di più i messaggi e le iniziative per combattere l’epidemia del DOPING che cerca di sconfiggere lo sport ma lo sport praticato in maniera corretta e con il rispetto delle regole fa tanto bene per la salute psicofisica e quindi è importante da parte di tutti, cittadini, associazioni ed istituzioni mobilitarsi per una corretta informazione e sensibilizzare alla pratica dello sport quale attività aggregativa e senza scorciatoie.

L'amico collega Gaetano Buonaiuto ha scritto l’introduzione del mio libroDoping il Cancro dello sport” e interessanti e sempre attuali sono le sue parole: "Il fenomeno del doping è insidioso e accattivante allo stesso tempo: come un vaso di Pandora, esso rappresenta la promessa di ‘miracolosi’ risultati, impossibili da raggiungere senza un aiuto esterno. I limiti che si vogliono a tutti i costi superare non rappresentano solo e soltanto quelli fisici. Spesso i primi limiti che si oltrepassano sono quelli mentali, psicologici, morali e spirituali. In una società complessa e sofisticata come la nostra, sotto il bombardamento costante dei mass-media, costruiamo l’immagine ideale cui vorremmo tutti assomigliare: successo e vanità sembrano vuoti e pesanti golem che hanno la capacità di schiacciare le nostre fragilità e debolezze dello spirito."

 

La considerazione che si deve fare è che oggi nella gara sportiva si è arrivati a un agonismo così spinto, a interessi economici così grossi che l’atleta cerca ogni mezzo per migliorare la sua prestazione. Anzi, l’atleta riporta di sentirsi “costretto” a fare questo perché i tifosi pretendono risultati, i giornali criticano le scarse prestazioni e gli allenatori spingono affinché venga raggiunto un rendimento sempre maggiore.

Di seguito, segnalo un’interessante Seminario sul Doping: contrasto, prevenzione e promozione della salute, Centro Studi Città di Orvieto (Palazzo Negroni, Piazza Corsica n. 2) 8 novembre 2017 ore 9.30-13.30. Segreteria organizzativa: Dott.ssa Giada Fioretti – Servizio Formazione Usl Umbria 2. Tel. 0744-204329. Iscrizioni via mail a giada.fioretti@uslumbria2.it Saranno accettate fino al completamento degli 80 posti disponibili, non oltre il 4 novembre. Il corso è accreditato per le tutte le professioni sanitarie e aperto alla partecipazione della cittadinanza (evento 5689-100) - 4 crediti ECM. L’attestato E.C.M. sarà inviato via mail a coloro che avranno partecipato all’intero evento formativo e superato il test finale.

09.15 Registrazione dei partecipanti

09.30 Saluto delle Autorità

Dott. G. Giovannini – Regione Umbria Direzione Usl Umbria 2

09.45 Il fenomeno del doping e la promozione della salute Prof. F. Lucidi

10.45 Il progetto Positivo alla Salute e il ruolo di U.I.S.P. Dott.ssa D. Rossi

11.45 Sistemi intelligenti di ausilio alle decisioni per l’identificazione precoce e la dissuasione all’utilizzo del doping Prof.ssa G. Coletti

12.45 Dibattito

13.15 Test ECM

13.30 Termine dei lavori

Docenti:

Gianni Giovannini, Regione Umbria, Direzione regionale Salute

Fabio Lucidi, Università la Sapienza di Roma, Preside Facoltà di Medicina e Psicologia

Daniela Rossi, UISP Nazionale, Ufficio politiche per la salute e l'inclusione

Giulianella Coletti Prevenzione e promozione della salute.

Altra interessante iniziativa riportata su http://www.iss.it/dopi/index.php?lang=1&id=53&tipo=4 a cura dell’Istituto Superiore di Sanità è “Palestra Sicura”, Kit formativo/informativo rivolto ai giovani e agli sportivi per la promozione della salute e il contrasto all'utilizzo di sostanze dopanti.

I materiali contenuti nel kit “Palestra Sicura”:

• “Non vale mai la pena”, un filmato in DVD, girato in una palestra con giovani che affrontano le problematiche del doping e dei disturbi alimentari.

• “L’alimentazione nelle pratiche motorie e sportive”, un manuale che mette in relazione il fabbisogno nutrizionale con le attività motorie sia in allenamento che in gara.

• “L’utilizzo illecito dei farmaci nell’attività sportiva”, un manuale che vuole fornire una informazione scientifica corretta che possa aiutare i giovani a fare scelte responsabili.

I materiali sono destinati ai gestori e ai responsabili tecnici delle palestre e dei centri fitness nell’ambito delle iniziative di informazione/formazione volte alla promozione della salute degli utenti e al contrasto all’uso di sostanze e farmaci dopanti. Il cofanetto sarà un supporto utile anche per i referenti scolastici, per i dirigenti scolastici e gli insegnanti nelle loro azioni/attività volte alle promozioni di stili di vita sani e alla prevenzione del doping.

Per concludere segnalo il mio libro “Doping. Il cancro dello sport”, editore: FerrariSinibaldi.

https://www.ibs.it/doping-cancro-dello-sport-ebook-matteo-simone/e/9788867630837

 

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Il progetto “F. I. S. CH. I. O” (Federazione Istituti per lo sport che include e orienta), durerà sei mesi (da luglio a dicembre), ed è incentrato sul movimento, sull’idea di integrare, includere e dare spazio a tutti, ma proprio a tutti, compresi studenti con diversabilità.

A scendere in campo Istituzioni scolastiche presenti in otto regioni italiane (Lazio, Lombardia, Toscana, Marche, Abruzzo, Campania, Basilicata e Sicilia), una grande rete che abbraccia e percorre tutto lo stivale, e coinvolgerà gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado e delle classi prime della scuola secondaria di secondo grado.

F.I.S.C.H.I.O. nasce per migliorare, rendere più dinamico e anche naturale e divertente, il processo di inclusione, di alunni con e senza disabilità, attraverso l’attività fisico-motoria. L’idea è quella di muoversi tutti insieme. Fare gioco di squadra e portare a casa un risultato che non è solo punteggio: è il piacere della condivisione.

Fra gli obiettivi di “F. I. S. CH. I. O” c’è l’opportunità di creare un continuum tra scuola ed extrascuola: tutto questo è possibile grazie a insegnanti di educazione fisica, dei laureati in scienze motorie e dei diplomati ISEF, esperti per il sostegno alla genitorialità, in sinergia con federazioni sportive, enti di promozione sportiva, società e associazioni loro affiliate, Amministrazioni Locali e altri Enti interessati all’educazione dei giovani e alla prevenzione, con il fine di realizzare una concreta azione di avviamento allo sport e di diffusione dei suoi valori positivi come lealtà, spirito di squadra, senso di appartenenza, solidarietà.

Fra gli strumenti di F.I.S.C.H.I.O si annovera lo “SPORT HELLO”. Uno spazio di ascolto, di scambio, di raccordo con il territorio; dove si distribuisce materiale di promozione del progetto, si evidenziano disagi, problematiche, e si possono lasciare messaggi in una bacheca. Sarà un punto di riferimento per la scuola: qui infatti potrete conoscere le strutture e le attività sportive presenti nel quartiere (palestre, associazioni sportive, scuole di avviamento allo sport, luoghi di aggregazione ecc.). Presso SPORT HELLO tutti potranno raccontare, proporre e soprattutto evidenziare eventuali complicazioni da affrontare insieme, docenti e alunni.

F.I.S.C.H.I.O. va oltre le classi e le scuole, intende migliorare in toto la vita degli studenti e per questo prevede incontri presso ogni Istituto, alla presenza di esperti, di incontro genitori e figli. Questo al fine di rafforzare il legame tra genitori, figli ed insegnanti, rafforzare il compito della scuola, e favorire il sostegno alla genitorialità, attraverso la pratica dello sport.

Ogni istituto e associazione della rete ha creato un laboratorio di 40 ore. Il focus è il movimento, anche come gioco ed espressione di sé e di contatto con gli altri, nell’ottica di creare connessioni e relazioni. Ecco qui un breve elenco:

a) Di tutti i colori: per la valorizzazione delle diversità e delle unicità attraverso lo sport

b) Riserve in campo: per far conoscere, attraverso il teatro-danza, la mobilità e l’attività fisica come elemento fondamentale per la salute individuale e pubblica in un’ottica di ricerca e sperimentazione corporea, vocale e di socializzazione;

c) Allenarsi alla felicità: per la prevenzione del disagio giovanile, stimolando il benessere fisico e psicologico;

d) Lo sport è un’arte: per lo sviluppo del linguaggio del corpo;

e) In campo aperto: attraverso l’attività di trekking, per accompagnare gli studenti a esplorare l’ambiente, analizzare le proprie attitudini avvicinandoli al mondo dello sport e della buona salute;

f) Giochi di altri tempi: per la scoperta delle radici del proprio territorio;

g) La palla non è avvelenata: per rispettare se stessi e gli altri, imparando a fare squadra e vincere insieme;

h) Fuori dai video games: per la promozione della pratica sportiva quale alternativa all’utilizzo scorretto dei giochi elettronici;

i) Io gioco leale: per una sana competizione nel rispetto dell’altro e delle regole condivise.

La rete che costituisce la finalità e il sostegno di F.I.S.C.H.I.O. è così formata:

Capofila: Liceo Magistrale Gelasio Caetani di Roma (Lazio)

I. C. di Amatrice (Lazio)

I. C. di Atri Teramo (Abruzzo) (Si pone la finalità di promuovere il pieno sviluppo della persona)

I. C.47 Sarria-Monti di Napoli (Campania)

I..I.S.S. “Peano” Firenze (Toscana)

I. C “Munari” di Milano (Lombardia)

I.I.S.S. “Sinisgalli” Senise Potenza (Basilicata)

Istituto Comprensivo “Garibaldi” Realmonte (Sicilia)

I.C. del Tronto e Valfluvione Ascoli Piceno (Marche)

Ente di promozione sportiva: Acsi Nazionale (Associazione Centri Sportivi Italiani);

Ente accreditato formazione docenti: AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici);

Ente di Formazione Nazionale: Family smile (si occupa, ormai da diversi anni, della tutela e dello studio dei diritti dei minori e dei diritti delle persone svolgendo un’intensa attività di ricerca e di analisi delle dinamiche individuali e sociali che ne determinano il contenuto e l’espressione);

Associazioni territoriali: Associazione culturale Top Stage (Sicilia); Le compagnie malviste (Lombardia) (Impegnate da dieci anni nella diffusione della pratica teatrale e della cultura come veicolo per la coesione sociale e motore dell’economia tutta. Lo strumento privilegiato per riacquisire la fiducia in sé stessi, contrastare la solitudine, risvegliare la creatività sopita e il confronto con la comunità, è il laboratorio teatrale); APAB (Toscana) (Fra le sue attività storiche, sin dalle origini del 1994, l’azione formativa come sperimentazione viva proprio laddove vi sono difficoltà sociali forti. Il mondo carcerario o quello border line dei dropouts scolastici, esperienze d’avanguardia formativa in cui i risultati positivi sono stati a volte anche eclatanti); L’isola trovata (Lazio); Alveare per il sociale onlus (Associazione Nazionale) ALT- Associazione Leisure and Tourisme (Sicilia); Misericordie di Italia (Nazionale), SCIE (Scuole e cultura italiane all’Estero).

Università degli Studi Kore di Enna (Sicilia)

Accademia di BB AA “Michelangelo” di Agrigento (Sicilia).

Il 17 ottobre 2017, presso la sala "Falcucci" del MIUR, alla presenza del Dirigente dell'Ufficio V del MIUR, Antonino Di Liberto, sono state presentate le attività previste: ricerca, laboratori, formazione docenti, promozione dei contesti territoriali ecc. Grande entusiasmo per un progetto che coniuga sport e inclusione, scuola e realtà associative, sani stili di vita e cittadinanza attiva.

Giovedì 19 ottobre alle ore 11, presso l’Istituto Magistrale “Caetani” di Roma in viale Mazzini 36, è stato presentato il progetto“FISCHIO”, finanziato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). Alla presentazione sono intervenuti il Sottosegretario Vito De Filippo, la giornalista Daniela Gambino,  il coordinatore del gruppo di lavoro per il monitoraggio del progetto Giuseppe Zambito, dirigente dell’Ufficio Politiche Sportive del Miur Antonio Di Liberto, la coordinatrice nazionale del progetto Angela Indelicato e il Dirigente Scolastico della scuola capofila, l’Istituto Caetani, Cosimo Guarino.

Sottosegretario Vito De Filippo: “C’è molto da fare, ma se manteniamo questo ritmo operativo possiamo avere di più. La scuola italiana è considerata molto inclusiva. Anche perché la scuola che non include non è scuola. Lo sport non è solo un’attività formativa ma porta con sé valori indissolubili come lealtà e gioco di squadra”.

Arturo Mariani, calciatore e scrittore, componente della Nazionale Italiana Amputati ha portato la sua testimonianza. All’incontro sono intervenuti i vari rappresentanti della rete “FISCHIO”, costituita da associazioni, enti e dagli Istituti, che hanno presentato i loro contributi.

Il progetto mira a raggiungere i seguenti obiettivi:    

- Creare un ponte tra scuola ed extrascuola: L’attività motoria e sportiva, vista in un contesto scolastico non limitato strettamente alla disciplina dell’educazione fisica;

- Creare un networking di professionisti per il coordinamento, il monitoraggio e la valutazione del progetto: Docenti, associazioni, professionisti del settore dello sport e della salute psicologica e sociale, insieme per realizzare la proposta progettuale;

-Potenziare l’empowerment della scuola, attraverso la formazione dei docenti

-Favorire la pratica sportiva in modo innovativo stimolando lo star bene, lo stare insieme e lo stare bene insieme, comunicando e creando relazioni positive con gli altri, riconoscendo nell’attività motoria e sportiva, i valori etici alla base della convivenza civile;

Favorire il sostegno alla genitorialità, coinvolgendo genitori e docenti in un confronto sulla partecipazione e l’organizzazione della vita scolastica;

- Valorizzare la replicabilità delle iniziative attraverso la creazione di un format da mettere a disposizione di altre Istituzioni scolastiche, per lo scambio di buone prassi.

Il progetto nello specifico, si suddivide in quattro macro-aree:

1- RICERCA E FORMAZIONE-INFORMAZIONE:

a) per la conoscenza degli stili di vita (attività fisica, alimentazione…), la percezione e i vissuti emotivi dell'alunno all'interno del contesto classe e la valutazione degli spazi fisici, idonei allo svolgimento dell’attività motoria;

b) formazione a distanza dei docenti, con l’obiettivo di aumentare l'empowerment scolastico, fornendo agli insegnanti curriculari e non, strumenti per gestire il gruppo classe in un'ottica di inclusività, attraverso strategie tese all'apprendimento cooperativo;

c)  momenti di sensibilizzazione sull’importanza della pratica sportiva; la prevenzione sanitaria; il rispetto verso se stessi e gli altri;

2- SPORT-HELLO sia fisico che virtuale. Fisico: Allestimento, in ogni istituto della rete, di uno spazio di ascolto, di scambio, di raccordo con il territorio; spazio attraverso il quale raccontare, condividere, proporre e soprattutto evidenziare eventuali problematiche da affrontare. 3- ATTIVITA' LABORATORI: Avvio di un laboratorio presso ogni Istituto della rete, su un tema specifico, in relazione al proprio contesto e alla propria storia, della durata di 40 ore e che vedrà il coinvolgimento di un massimo di 40 alunni, in particolare alunni diversamente abili.

4- CONTEST FOTOGRAFICO: Concorso per immagini “UN’AZIONE, UNO SCATTO”, rivolto a tutti gli alunni delle scuole italiane. Verranno premiate le immagini che meglio riescano a rappresentare il concetto di “sport e integrazione”.

I canali social del progetto: Sito web: www.progettofischio.it Twitter: @Fischio_Sport Instagram: fischio_sport Facebook: https://www.facebook.com/Fischio-Federazione-Istituti-Per-Lo-Sport-Che-Include-e-Orienta-477692629268622/

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Va bene qualsiasi motivo per fare sport, se non vuoi fare sport per non faticare, per non soffrire, per non essere sconfitto, fallo per metterti in posa, per far parte di un gruppo, per incontrare gente, per condividere; ogni motivo va bene per essere trascinato nel mondo dello Sport, i benefici comunque sono tanti, mettersi in gioco, allenarsi fisicamente e mentalmente a gare più o meno impegnative.

Aderisci all'esercito del selfie, in ogni allenamento o gara, armati di telefono per memorizzare momenti importanti, per rivederti, per pubblicare foto, post e articoli, questo è anche parte del bizzarro, fantastico, sorprendente, affascinante mondo dello Sport, l'economia del selfie alleata dello Sport.

Puoi scegliere se poltrire e chattare o metterti in movimento alla ricerca di persone in carne ossa, salire sul treno dello Sport, faticare in compagnia, confrontarti con gli altri, condividere albe e tramonti, parchi e ville, strade, sentieri e piste.

Allenamenti e gare e poi quanto meno porti a casa un po' di selfie che fanno parte dell'allenamento così come lo stretching, le andature, le ripetute, il fartlek, la progressione, il lento.

Grazie ai selfie riesci a rendere gradevole l'allenamento, a memorizzare momenti importanti di fatica, gesti atletici più o meno performanti, in certo qual modo allenamento e fatica vengono assorbiti e metabolizzati, ti puoi vedere e rivedere come fatichi, puoi studiare il tuo gesto atletico e quello degli altri, puoi apprendere dall'esperienza, ti puoi rivedere domani e dopodomani, puoi essere autoironico e umorista, puoi superare momenti difficili ridendo del passato trascorso con amici di avventura, questo è lo sport che vogliamo noi amatori, per i professionisti tutto cambia, tutto è diverso, si fa sul serio.

C’è sempre più consapevolezza che l’esercizio fisico è una sorta di medicinale senza effetti collaterali per prevenire malessere e per il raggiungimento di uno stato di benessere psicofisico, emotivo e relazionale.

E’ importante lavorare su obiettivi, sul superare errori e sconfitte, si impara da tutto ciò che succede e si può fare meglio in futuro come individui e come squadra conoscendosi meglio.

Si impara sempre dall'esperienza, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

Siamo tutti in grado di poter partecipare, competere, eccellere, basta volerlo. Non aspettare il momento migliore, è sempre il momento per mettersi in gioco e apprendere dall'esperienza.

Anything is possibile, together is much better (Ogni cosa diventa possibile, insieme è più facile).

Sport è anche solidarietà, inclusione, integrazione, consapevolezza corporea dei propri limiti, osare senza esagerare, lo sport che dà ma a volte toglie, lo sport come rete sociale, fidarsi è affidarsi.

Costruisci una meta, obiettivo, risultato iniziando a piccoli passi, con piccoli movimenti, sperimentando e iniziando a utilizzare risorse personali, man mano sentirai crescere la passione, l'entusiasmo e svilupperai più consapevolezza corporea e dei propri mezzi, avrai più fiducia di te e delle tue possibilità e potenzialità, lo sport incrementa autoefficacia, supererai momenti difficili fatti di demotivazione, infortuni, sconfitte ma riuscirai a essere più resiliente nello sport e nella vita, incontrerai persone, culture, mondi e condividerai gioie e fatiche.

Per approfondimenti è possibile consultare il libro O.R.A. Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, 2013.

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Matteo SIMONE

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Manuel Pozzerle diventa campione nazionale di snowboard nel 2014, si classifica terzo in Coppa del Mondo di Snowboard nella stagione 2014-15, vince il suo primo titolo mondiale a La Molina, in Spagna ai Campionati del Mondo 2015.

Molto disponibile Manuel nel rispondere ad un mio questionario di psicologia e sport per il benessere e la performance per conoscere gli aspetti che incidono sul benessere e quali sulla performance. Di seguito si presenta e racconta la sua esperienza.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Per fortuna si, quando ho vinto la Coppa Europa in Olanda circa 3 anni fa, la prima volta non si scorda mai.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Una serie di coincidenze, non ci pensavo affatto. E’ stata un amica a propormi la cosa, io mi divertivo a fare snowboard a nient’altro. Poi ho provato a fare una gara e l’adrenalina che ho sentito quella volta è diventata una droga. Da lì mi sono buttato a capofitto e non ho ancora mollato.”

Hai dovuto abbandonare uno sport per una carriera scolastica o lavorativa? “Fortunatamente no. La cosa difficile è far coincidere gli allenamenti e gare con il lavoro e la famiglia.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Sicuramente il lavoro fisico aiuta, molto allenamento sulle piste è d’obbligo ma serve anche lavorare sull’aspetto psicologico: se non ci sei con la testa non vai da nessuna parte.”

 

Incontrare lo sport è benefico, si sperimentano sensazioni piacevoli e poi si può scoprire di essere un talento, di saper far bene ed allora bisogna incastrare lavoro, famiglia ed allenamenti e curare gli aspetti importanti che ti portano alla performance, non solo allenamenti impegnativi con costanza e determinazione ma anche curare l’aspetto mentale che sorregga il fisico nel percorso verso l’eccellenza.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? “Principalmente carboidrati 3-4 ore prima della gara, cioccolato durante e cibi per esser felici poi, quelli che mi piacciono. Nessun farmaco ma qualche integratore se mi sento stanco.”

Anche il nutrimento non solo per il fisico ma anche per la mente, quindi benzina per i muscoli ma anche per sperimentare piacere.

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Tutto il team della squadra, ognuno nel suo settore: dallo psicologo al fisioterapista al coach. Includo pure gli atleti perché serve un buon clima per stare bene e dare il massimo.”

 

Le componenti del benessere e della perfomance nello sport sono diverse bisogna solo saperne approfittare e non farsi mancare niente.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Penso sia contro l’americano Mike Minnor in Francia, che è anche la più recente. Ci siamo scambiati le posizioni più volte, ogni curva era una botta di adrenalina. Nel rettilineo finale lo stavo prendendo perché ero più veloce ma ho saltato troppo alto nell’ultimo salto e mi sono mangiato la finale. Ma non importa, è stata tra le run più belle che abbia mai fatto. (La run è una singola discesa,  detta anche 'corsa' in italiano. Piu run formano una gara).”

 

La descrizione di Manuel ci fa immaginare le sensazioni che si possono sperimentare in una gara di snowboard, la bellezza della competitività sana, il cercare di superare l’altro con tutte le risorse e strategie possibili e disponibili, e se non si riesce va bene uguale, l’esperienza è quella che conta, se l’altro è più forte pazienza per ora ma diventa uno stimolo per far meglio per capire come si può migliorare e cercare la prossima volta di batterlo, di sorprenderlo.

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Gli allenamenti. Sto crescendo e lo sento, apprendo nuove tecniche e riesco a sfruttarle quando mi servono. Non posso definire un’esperienza unica, sarebbe troppo restrittivo e insignificante.”

 

Non si finisce mai di imparare dagli allenamenti, dalle gare, dagli avversari, dagli allenatori, dalla propria immaginazione che supera sempre la realtà ma è vicino e si può osare un pochetto per cercare di far meglio.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? “I miei famigliari ne sono orgogliosi, dei miei amici invece mi chiedono consigli su tavole o gesti tecnici.”

 

Si riesce nello sport, si diventa esperti, si iniziano ad avere i primi fan tra i famigliari e gli amici, iniziano a prenderti come riferimento a chiederti consigli e questo fa star bene, diventa importante essere riconosciuti non solo da se stessi ma anche dagli altri.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Che sono testardo, quando non mi riesce una cosa mi impunto finchè non riesco a farla nel modo corretto.”

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Sono calmo, non mi agito più di tanto prima delle gare, so aspettare il momento giusto per superare l’avversario decidendolo prima mentre studio la pista.”

 

Manuel si definisce testardo ma allo stesso tempo calmo, quindi se vuole una cosa, la studia bene, sa aspettare, attua la tecnica dell’agguato, al momento opportuno quando meno te l’aspetti, è capace di sorprenderti, di superarti, di andare sul gradito più altro del podio, è da studiare da parte di avversari ed allenatori per comprendere le chiavi che portano al successo.

Che significa per te partecipare ad una gara sportiva? “E’ l’apice di tutti gli sforzi che ho fatto per essere lì, il mettermi alla prova, dare il meglio di me per superare tutti. Sentire anche il pericolo, la paura e schivarli, superarli.”

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Del ‘non riuscire’ molte volte, ‘del limite’ pochissime. Ma non sono così bravo da potermi analizzare nelle prestazioni, bisognerebbe chiedere al coach!”

 

Molto modesto Manuel e sa riconoscere i meriti degli altri che fanno parte del suo team, questo è importante, l’alteta non è solo.

Quali sono o sono state le sensazioni che sperimenti facendo sport: pregara, in gara, post gara? “Eccitazione nel pre-gara ad esempio ma bisogna vedere com’è andata la gara il giorno prima se no si è sempre un po’ mogi. Se si imbrocca la prima discesa poi è tutto più facile, si può passare all’attacco. In gara cerco di eliminare tutte le emozioni, tengo solo la rabbia, quella buona intendo. Per il post-gara ovviamente va da se di come è andata la giornata.”

 

Importante è un’elevata autoconsapevolezza, sapere come si funziona, sapere quali sono le sensazioni che si sperimentano e non preoccuparsi, perché si è in grado di gestirle con l’esperienza, ognuno sa riconoscere la sua IZOF la miglior zona di confort. Hanin propone una teoria della relazione fra ansia e prestazione denominata IZOF (Individual Zone of Optimal Functioning) ogni atleta ha la sua zona ottimale di ‘ansia’ e attivazione emotiva in cui riesce a realizzare prestazioni ottimali.

Quale è stata la gara più estrema o più difficile? “Non ce né una in particolare, diciamo che se non mi piace il tracciato è tutta una sfida, in particolare quelle tecniche dove io sono abbastanza carente.”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Le difficoltà sono il freddo, la scarsa visibilità e il dimenticarsi cosa c’è dietro ad un salto o farlo male. Il rischio è ovunque, anche nel tuo avversario che ti segue ad un metro ai 70 km /h tra curve e dislivelli vari. Devo fare attenzione a non perdere la concentrazione tra una run e l’altra, le attese fanno più danni che non le gare in se. “

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Fisicamente non ho avuto molte limitazioni, tranne che per alcuni casi ma riguardanti di più l’aspetto psicologico. Mi fa più paura la scarsa visibilità.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Indistintamente dal viaggiare e vedere un mondo diverso da quello a cui sono abituato, continuo a farlo perché mi piace. Nè per le medaglie, nè per i soldi, nè per la fama ma solo perché mi piace.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?Parlando di crisi e sconfitte, solo con il tempo e cercando di capire dove ho sbagliato e cosa si poteva fare. Si cresce molto e si capisce dove si deve lavorare maggiormente.”

E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre l’attività sportiva? “No mai, al contrario mi stimolano a fare di più.”

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Fare sport vuol dire conoscere i propri limiti e superarli, aiuta a diventare autonomi, a conoscere la sconfitta e la vittoria. In più fa bene al fisico come alla mente.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Mai, voglio arrivarci con le mie forze, perché non avrei vinto io ma le droghe usate.”

Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “Se usi il doping stai barando per poter vincere. Vince il baro, non l’atleta.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Assolutamente sì. All’inizio perché ti dà coraggio su cose nuove che si devono imparare, ti toglie dallo sconforto. Nel poi perché salgono le competizioni e quindi anche l’ansia da prestazione.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti o non faresti? “Tutto come adesso solo che inizierei prima a fare gare.”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Il primo che mi ha fatto arrivare dove sono adesso, che era indossare la giacca azzurra dell’Italia, prossimo obiettivo è ripetermi nei mondiali e salire ancora sul gradino più alto. Guardando un po’ più in là punto alle para-olimpiadi del 2018.”

 

Grazie Manuel, a presto.

 

Matteo SIMONE

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Le gare diventano grandi occasioni di incontri e confronti prima, durante e dopo la gara; questo è lo sport che vogliamo, uno sport che avvicina persone, culture e mondi. Uno sport che ti fa salire sul treno in giro per parchi, strade, musei e città.

Si porta a casa sempre qualcosa: incontri e momenti pre, durante e post gara; nuovi incontri, nuove amicizie, nuove consapevolezze; PB.

Alla 100km delle Alpi “The winner is”: il giovanissimo Maggiola Enrico in 7h44', secondo a 4'26" Marco Lombardi, terzo Filippo Castriotta 8h46' che si dimostra la grande sorpresa, atleta di Manfredonia tesserato con La Barletta Sportiva.

Le donne si dimostrano essere sempre più resistenti e resilienti, 5 donne tra i primi 12 arrivati. Tra le donne “The winner is”: Elisa Benvenuti 9h16", 6^ assoluta; 2^ Daniela De Stefano 9h32', 7^ assoluta, 3^ Eleonora Rachele Corradini, 9h52', 9^ assoluta, 4^ Elena Fabiani 9h55', 11^ assoluta; 5^ Sara Lavarini 9h56', 12^ assoluta.

C'ero anch'io con “Personal Best” 12h10' grazie a Marinella Satta che mi ha fatto caricare di energie positive alla partenza e grazie a Paolo Ravioli e Matteo Maggioni incontrati dopo metà gara, “together is much better”, anche perché ero senza torcia e senza occhiali e quindi in questi casi diventa importante fidarsi e affidarsi a qualcuno.

Per concludere c'è stata anche una squalifica ad atleta in bici.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Filippo Castriotta attraverso risposte ad alcune mie domande.

Come è stata l'emozione da podio 100km? “Un sogno che diventa realtà, che ho realizzato alla veneranda età di 50 anni.”

 

Eh certo, Filippo ha un passato da ragazzo di nuotatore e poi podista con ottimi risultati anche in maratona, poi passato al ciclismo per poi fermarsi per infortunio, ha ripreso a febbraio a camminare e da quel momento non si è più fermato, gare sempre più lunghe correndo e camminando fino ad ottenere questo importante podio in una 100km tutta di corsa.

Hai detto qualcosa al 1° e 2°? Come ti sembrano? “Al primo e secondo ho detto che sono fortissimi oltre ad essere anche più giovani e, quindi, rappresentano il futuro.”

 

I primi due sono due giganti fisicamente ma anche due giganti della 100km in quanto ne hanno vinto altre e spesso sono sul podio.

Soddisfatto e ripagato degli allenamenti faticosi e impegnativi? “È stata una grandissima soddisfazione, dopo tanta fatica e dolore. Inoltre, è stato bellissimo ottenere un risultato così importante con il sostegno di amici a me molto cari.”

 

Vero, Filippo ha tanti amici, tanti contatti veri di amici che lo sostengono e fanno il tifo per lui, soprattutto da Manfredonia, amici di una volta e nuovi amici, camminatori, podisti e ciclisti oltre alla sua famiglia numerosa molto orgogliosa delle sue prestazioni.

Nuove consapevolezze, nuove mete, nuovi obiettivi? “Adesso punto ad ottenere un risultato ancora più bello, a Dio piacente.”

 

Ora non lo ferma più nessuno, ora vorrebbe spaccare il mondo, ora è consapevole delle sue possibilità, capacità e potenzialità, vorrebbe far bene su tutte le distanze per confermare la sua bravura di atleta di medio e lunghe distanze.

Ora cosa cambia? Alle gare sarai temuto? “Tutto deve essere trasformato in energia positiva, anche l'ira. Sicuramente adesso sarò temuto. Può succedere che capita una bella giornata faccio goal.”

 

Un grandissimo goal ha fatto Filippo salendo sul podio anche se si è trattato del gradino più basso, ora ci possiamo aspettare goal più importanti come una vittoria in una gara ultra e quindi pare che il meglio deve ancora venire per Filippo.

Le foto sono disponibili sul sito www.scandurramichele.com e le classifiche sul sito www.giroitaliarun.it

Per approfondimenti sugli ultrarunner è possibile consultare il libro Ultramaratoneti e gare estreme di Matteo Simone (Autore). Prospettiva Editrice (21 novembre 2016). Collana: Sport & Benessere

Ordinabile in siti di vendita online e in tutte le librerie d'Italia. Ad esempio su ibs

https://www.ibs.it/ultramaratoneti-gare-estreme-libro-matteo-simone/e/9788874189441

http://www.lafeltrinelli.it/libri/matteo-simone/ultramaratoneti-e-gare-estreme/9788874189441

Inoltre è in uscita il libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida.

https://www.edizioni-psiconline.it/anteprime/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

 

Matteo SIMONE

http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

Matteo SIMONE

 

E’ un’esperienza di tanti lo scoprire lo sport e tutto quello che significa, cioè essere più autonomi e autoefficaci, pensare più a se stessi, farsi del bene da soli, svagare e divertirsi con i compagni di avventura, ritagliarsi del tempo oltre a quello dedicato al lavoro e alla famiglia. Scoprire sempre più se stessi, le proprie capacità, il proprio modo di essere e di fare.

Di seguito Patrizia racconta la sua esperienza di atleta rispondendo a un mio questionario.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta, qual è stato il primo sport che hai praticato, com’è stato il passaggio agli altri sport? “Ho sempre amato lo sport, volevo diventare insegnante di educazione fisica, il primo sport praticato è il basket, il passaggio agli altri è stato per pura curiosità, in questo momento solo running.”

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere? “La conseguenza stessa della messa in pratica è fonte certa di benessere, ho sentito man mano crescere in me una sfida perché mettendomi alla prova ho scoperto di me cose che non sapevo nemmeno io!”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Se dovessi immaginarla starei male...per ora no!”

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Attualmente sono seguita da una dietologa e sono all'inizio di un nuovo percorso alimentare....gli integratori che uso sono quelli che la mia dottoressa mi ha integrato in base al risultato delle mie analisi del sangue.”

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Sicuramente la presenza di buoni amici.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Sono tutte belle...ma sicuramente la mia prima 21 km "le Cattedrali" è il ricordo più euforizzante in assoluto.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? Come è cambiata la tua vita famigliare? “Non è facile da spiegare...forse non se lo aspettavano e forse c'è un po' di gelosia quando li trascuri per andare ad una gara...la mia vita è cambiata perché lo sport mi divaga e mi fa essere più serena....e questa felicità me la porto dappertutto.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Non ce ne sono tanti...ma i momenti più euforici sono quelli nelle gare ...dove trovi amici che non vedi da molto o che vedi solo in foto su Facebook. ..ed allora ne approfitto per abbracciarli e salutarli dal vivo!”

 

Diventa un mondo dove ci si incontra e ci si confronta, un mondo dove si pianificano gare e obiettivi sfidanti da raggiungere e poi con il tempo si prova ad alzare sempre di più l’asticella in termini di distanza chilometrica o di prestazione qualitativa abbassando i tempi di percorrenza dei chilometri in gara, ci si testa in gara per verificare lo stato di forma dopo periodi di allenamenti.

 

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare atleta? “Ho scoperto che mi piacciono le sfide....che sono competitiva, che so soffrire in silenzio.”

 

Allenarsi e partecipare a gare permette di conoscersi meglio, di uscire fuori dalla zona di confort, di mettersi in gioco, di sperimentarsi fisicamente e mentalmente andando incontro a crisi e fatica fisica e mentale e ogni volta ci si accorge che si possono affrontare salite e distanze più lunghe oppure avverse condizioni atmosferiche, ogni volta si impara qualcosa e si scopre qualcosa di se stessi e degli altri, si torna a casa sempre più soddisfatti e arricchiti con entusiasmo e con nuove consapevolezze delle proprie capacità e dei propri limiti.

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Ho un forte spirito di persuasione...grazie a me molte amiche hanno trasformato l'hobby in passione. E spesso mi dicono che sono la PR del gruppo.”

 

Patrizia può essere considerata la venditrice di sport, la conduttrice del treno dello sport, diventa facile invitare e coinvolgere gente a fare sport se mostri il suo benessere raccontando felicemente le tue imprese bizzarre, sorprendenti e affascinanti.

Che significa per te partecipare ad una gara sportiva, hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Mettersi alla prova, per ora il limite non..sono ancora in fase di semina...devo ancora perfezionarsi...sono ai primi stadi.”

 

Quali sono le sensazioni che sperimenti facendo sport pregara, in gara, post gara? “Godersi il percorso...esiste solo quello in quel momento, e per ora me lo godo. Pre gara mi da carica per allenarmi....se non ci fosse sarei meno motivata...in gara me la spasso....post gara metto in atto pensieri di strategie migliorative.””

 

Lo sport e le gare non sono solo performance ma anche apprezzare il gesto atletico, osservare quello che c’è durante il percorso, notare colori e sensazioni della natura e di se stessi.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile, quale è una gara che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Non mi piace correre contro vento.. e mi fanno paura i trail anche se ne sto preparando uno....per ora penso che se continuo ad allenarmi col tempo potrò fare tutto.”

Quali sono le varie difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella tua disciplina? “Ti metti nella condizione di paura se vuoi superare qualcuno più bravo di te...ma io per ora sono serena perché faccio quel che posso....certo se ci sono molte salite e se ho un accumulo di stanchezza precedente alla gara, questo non mi farà fare molto!”

 

Cosa ti fa continuare a fare sport? Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “La voglia di migliorare c'è ed è forte....la crisi e le sconfitte le supero rimboccandomi le maniche...per il momento è tutto okay. Non mi piacciono le sconfitte...quindi tenendo duro.”

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi ad uno sport che può essere fatto di fatica, impegno, sofferenze? “Se non piace non si fa....si fa solo se c'è gioia...nasce da dentro...un buon amico che ti porti e vai! Anche soli purché si provi piacere.”

 

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Per me no...perché sono nello stadio amatoriale...il professionismo...è un altro.”

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “La fissazione fa male...bisogna mantenersi sobri...fare dello sport un completamento e non solo l'unico input di vita.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? “Nel caso di overtraining...strafare è dannoso.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Comincerei prima la dieta....e mi allenerei con più sacrificio.”

Prossimo obiettivo? “Ora ho come obiettivo perdere peso e migliorare il mio tempo...poi si vedrà!”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Ho realizzato di portare a termine le mie gare...sogno il podio entro il termine della fine della mia attività sportiva.”

 

Per approfondimenti sulla psicologia dello sport è possibile consultare il libro O.R.A. Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport.

https://www.ibs.it/obiettivi-risorse-autoefficacia-modello-di-libro-matteo-simone/e/9788896378991

 

Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta

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Matteo SIMONE

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Alcuni giorni fa sperava di essere competitivo e ora può godere questo momento di gloria dopo tanta fatica, dopo sconfitte e vittorie, con tanta umiltà e fatica è arrivato il giorno tanto desiderato.

Di seguito le sue parole e alcune sensazioni in risposta ad alcune mie domande: “Matteo sono molto felice, ho vinto il titolo di Campione italiano assoluti 100miglia. Ho vinto la gara e in gara ho avuto l’onore di correre con Giuseppe Mangione (un grande uomo e un grande atleta) e Fabio Costi,  grandi ultrarunner.”

 

Matteo Nocera il giorno della sua vittoria che fa? Si complimenta con ii suoi diretti avversari. Ecco le sue parole rivolte a Giuseppe Mangione: “È stato bello approfondire la tua conoscenza Giuseppe Mangione. Grazie infinite per gli utilissimi consigli in gara e tutto il resto...! Ti sei veramente preso cura di me. Un forte ultrarunner della tua esperienza mi ha trattato come un giovane forte che voleva condurre alla vittoria. Momenti indescrivibili che lasciano poco spazio alle parole difficili da trovare. Porterò questa carica in futuro in gara.”

Questo è lo sport che vogliamo, avversari che diventano amici di gara, atleti che condividono la nostra stessa fatica e le nostre stesse speranze e attese. Ora Matteo Nocera per questa grandissima e voluta vittoria avrà gli onori meritati e avrà tanto da raccontare.

Questo è il bello dello sport, prima o poi i bei momenti arrivano: “Sì, sono molto felice.... Costi e Mangione mi hanno fatto penare le pene dell’inferno, 2 grandissimi atleti.”

 

A volte è importante trovare avversari che ti mettano un po’ di stress, che ti motivano ad impegnarti a guadagnarti la vittoria, più dura è la lotta più grande è il trionfo.

Certo un bel salto dalle 6 ore 78km ai 160km senza gare di distanze intermedie? “Sì, infatti non so nemmeno io come ci sono riuscito... ma questa volta veramente ho capito quanto fa la testa, veramente incredibile. All’80esimo ho avuto una crisi fortissima... e mancavano ancora 82km.... poi non so... ho pensato ai sacrifici fatti e a tutte le persone che mi sostenevano... ho messo tanta mentalità....davvero Matteo, mai corso così.”

 

A volte si fanno cose straordinarie, inattese, è proprio quando sei al bivio dove devi decidere se continuare o mollare che conosci te stesso, è lì che devi trovare le forze fisiche e mentali per proseguire e superare momenti.

Vero, quando sentì che è finita solo la mente ti può fare andare avanti: “Si incredibile è la prima volta che veramente l’ho capito. Ho provato proprio questa forte sensazione.”

 

Il Campionato Italiano 100 miglia, non si tratta di una gara in auto, né in moto e nemmeno in bici, ma di una gara di corsa a piedi dove è difficile prepararsi, è difficile testarsi, dove la gara è lunga e ne succedono delle belle durante tutto il corso della gara, difficile da reggere fisicamente e mentalmente. I concorrenti sono mesi a dura prova.

Ringrazio Matteo per le sue parole dopo la vittoria: “La tua passione la tua attenzione verso il mondo Ultra contribuisce al nostro miglioramento prima dal punto di vista mentale e poi fisico. I tuoi racconti le tue e le nostre esperienze possono solo completare e maturare un'atleta che si cimenta in uno sport che richiede tanto sacrificio e applicazione. Questo titolo italiano assoluto è anche il tuo. Ci siamo conosciuti mi hai ascoltato e seguito con vera passione! Partendo da zero dopo poche gare e pochi mesi siamo arrivati fin qui. Grazie, con sincera stima e affetto. Matteo Nocera.”

 

Matteo sembra essere davvero un grande, sa essere campione e perdente, sa apprezzare i più forti, sa imparare dall'esperienza, sa avvalersi di ogni consiglio e di ogni persona del suo team, sa essere atleta e persona, sa crescere e maturare nel tempo, sa fare salti mortali dalle 6 ore alle 100 miglia, campione meritato.

 

E’ in uscita il libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida.

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La passione e la pratica per lo sport e la psicologia mi portano sempre più a conoscere atleti e ad approfondire gli aspetti che gli procurano benessere e che conducono anche alla performance. Ora sono focalizzato su un libro dal titolo Sport, benessere e performance, pertanto attraverso questionari ricevo risposte da atleti che trasmettono il loro mondo di intendere lo sport, di seguito il vissuto sportivo di Omar Atzori.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Sì, quando mio figlio per la prima volta mi ha aspettato al traguardo di una maratona ed ha tagliato il traguardo con me mano nella mano. Lo sport è vita.”

 

Lo sport è vita, ti fa sentire l’intensità e l’essenza della vita, soprattutto quando è partecipato anche da persone a cui si vuole bene.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Il mio Prof. di Educazione fisica Carlo Sansone ha visto in me delle qualità, oltre a farmi partecipare alle gare scolastiche mi portò al campo sportivo. La mia passione per il salto in lungo è durata per anni, ma amavo sperimentarmi e mettermi in gioco su più specialità, cimentandomi spesso in gara di decathlon. Poi un’operazione al ginocchio mi ha costretto ad abbandonarlo. Ho chiuso la mia carriera in pista con i 400hs. Ora pian piano sto adattando corpo e mente alle maratone e alle ultra. E’ un viaggio introspettivo meraviglioso.”

 

C’è sempre qualcuno che ti vede, che ti scopre, poi il resto viene da solo, basta dedicarsi con cura ed attenzione, sperimentarsi e comprendere in cosa si è più portati. Si possono fare grandi cose fino a che arriva un impedimento per qualsiasi motivo ed allora bisogna essere resilienti e pronti al cambiamento, capire cosa si può fare, non abbattersi ma cambiare solamente gli obiettivi, rimodularli in base alle proprie condizioni fisiche attuali. Per ogni problema c’è almeno una soluzione, chiuso un portone se ne possono aprire tanti altri, comunque l’esperienza fatta fa parte del bagaglio culturale ed esperienziale dell’individuo e serve nel futuro a darti sempre una mano per andare avanti con pazienza un passo alla volta con consapevolezza e rispettando i propri limiti. Il passaggio alle ultra ti fa maturare, ti fa scoprire il vero sé, ti fa contattare la tua propria esssenza, essendo davvero un viaggio dentro di te introspettivo alla ricerca dei come e dei perché senza giudizio.

Hai dovuto scegliere nella tua vita di lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “Per un periodo il lavoro mi ha messo ai box. Poi ho fatto chiarezza in me stesso e ho capito che uno non doveva escludere l’altro, ed eccomi qui più motivato che mai. Ho 40 anni e faccio sport da più di 30.”

 

A volte è importante fermarsi, respirare, notare e fare chiarezza, lo dicevo anche nelle scuole ai ragazzi delle zone del sisma, fermarsi per ripartire, capire come ci si può organizzare, da dove ripartire e come, decidere il da farsi da questo momento.

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Una famiglia serena che mi ha dato sempre fiducia e la consapevolezza che lo sport pulito insegna i più alti valori della vita di un uomo.”

 

Si cresce e si cresce bene attraverso lo sport confrontandoti con te stesso, con gli altri e con la vita, cadendo e rialzandosi, infortunandoti e ripartendo ogni volta con nuove aspettative, nuovi sogni ed obiettivi che saprai come trasformare in realtà, felicemente e resilientemente.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “La mia è un’alimentazione semplice e completa, mangio di tutto concentrandomi sulla qualità e la composizione degli alimenti. Nei periodi di maggior stress uso del magnesio supremo e i classici integratori di Sali minerali multivitaminici.”

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “La  mia famiglia, i miei allenatori, i gruppi in cui ho militato. Ora faccio parte di gruppo di amici maratoneti, siamo affiatati.”

 

Il gruppo aiuta, diventa una rete sociale di riferimento, ci si confronta, ci si aiuta, si traggono consigli utili per affrontare allenamenti, gare e la vita quotidiana. Diventa una risorsa importante.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Ce ne sono diverse, ricordo ancora oggi gare di salti e velocità dove ho raggiunto il top della felicità, ricordo la mia prima maratona che mi ha lanciato in un uovo mondo. Lo sport per me è emozione continua.”

 

Lo sport ti rimette al mondo, le sensazioni ed emozioni che si sperimentano sono uniche e forti, non si dimentica di quello che si riesce a fare che serve per ricordarti cosa hai fatto in  passato per focalizzarti su prossimi obiettivi restando autoefficace e sicuro.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività? “Sei un matto ma ti ammiriamo.”

Ti va di descrivere un episodio divertente della tua attività sportiva? “Avevo una gara a Roma, viaggio in treno come al solito. Come al solito treno in ritardo. Riscaldamento in metro, cambiato al volo per strada sempre di corsa, blocchi di partenza: viaaaa 100 metri tutti d’un fiato.”

Cosa hai scoperto del tuo carattere praticando sport? “Che di fronte alle difficoltà alla fine riesco a trovare la soluzione per non gettare la spugna.”

Quali sono le capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Perseveranza, dedizione, passione, capacità di motivare gli altri, onestà morale.”

 

Solo con il talento non si va da nessuna parte, ci vuole tanta passione, impegno, determinazione, voglia di fare e di fare bene, trasmettere agli altri l’entusiasmo nello sport e nella vita ed essere onesti con se stessi prima e poi con gli altri, tutto ciò serve per durare a lungo e per arrivare lontano.

Che significa per te partecipare ad una gara sportiva? “Adoro gareggiare, mi piace mettermi alla prova e cercare i miei limiti. Contestualmente mi piace la condivisione del momento. Non sono un top runner, per me la gara è anche un modo per evadere dalla quotidianità.”

 

Gara non solo per la performance ma per vivere l’atmosfera e la condivisione con gli altri.

Quali sensazioni sperimenti facendo sport: allenamento, raduni, pre gara, gara, post gara? “Gli allenamenti li affronto sempre serenamente e positivamente, nel pre gara mi distraggo un po’ con gli amici per poi concentrarmi prima della partenza se ho un obiettivo da raggiungere, faccio gare anche solo per divertirmi. Nel dopo gara raccolgo i frutti e faccio l punto della situazione. Qualsiasi sia il risultato anche se negativo.”

 

Non si butta niente, ci si mette tutto l’impegno per fare bene e se qualcosa non va come previsto, serve comunque per imparare ed apprendere e far bene la prossima volta.

Quali sono i tuoi pensieri in allenamento, in gara? “Costruisco mentalmente i miei progetti, li visualizzo per poi cercare di riprodurli nella realtà.”

 

Per fare qualcosa, meglio immaginarlo prima, sentirsi realmente in quel momento in quell’azione e poi prepararsi per arrivare pronti in quel momento.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile e quale ritieni non poter riuscire a portarla a termine? “Ho sempre portato a termine una gara. Se ci provo vuol dire che posso riuscirci. Domenica scorsa la mia ultra più lunga ‘scorrendo con il Liri’ 65,7 km portata a termine con la media migliore delle ultra più corte fatte.”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella tua disciplina sportiva? “Non credo ci siano rischi particolari, basta rispettare i ritmi del corpo, quindi devo cercare di non strafare concedendo i giusti tempi di recupero. Sono un amatore con una grande passione, meglio non farmi male.”

 

Importante l’autoprotezione e le coccole, rispettare se stesso, il proprio fisico, non stressarlo troppo, giungere a compromessi con i propri muscoli, tendini, articolazioni, coccolarli un po’ con massaggi, oli, sano recupero e nutrimento.

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Ho partecipato ad una maratona con il mal di gola in una giornata fredda e umida…che stupido. Sono arrivato al traguardo con grande sofferenza. L’esperienza insegna. Da non ripetersi.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Per un periodo il lavoro, ora non lo mollo più, è troppo importante per la mia salute psico fisica.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Con la solita pazienza e tenacia. La sconfitta per me non esiste. Ci può essere una cattiva prestazione, ma finisce lì.”

Ti hanno consigliato di ridurre la tua attività sportiva, hai mai pensato di smettere di essere atleta? “No se sei atleta nella testa non puoi smettere.”

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Fate della vostra vita un capolavoro. Utilizzate lo sport come mezzo di crescita personale. Farei degli esempi di vita vissuta, la mia.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Mai, lo schifo dal profondo del cuore.”

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “Se ti dopi volti le spalle alla persona per te più importante, te stesso. Amati, scegli la vita e lo sport.”

Ritieni utile la figura dello psicologo nello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi? “Chi ha forte pressioni come un top runner potrebbe averne bisogno dopo la consacrazione, non è facile rimanere concentrati quando hai gli occhi puntati addosso. Per tutti gli altri non vedo la necessità, se non per sistemare eventuali insicurezze che non riescono a superare.”

C’è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci ed impegnarti? “Il meglio deve ancora venire cit. Corrado Mazzetti.”

 

Vero bisogna sempre pensare a un domani migiore, da una parte dobbiamo essere speranzosi e positivi dall’altra parte noi stessi ci dobbiamo impengare perché ciò avvenga.

Per approfondimenti sul mondo degli ultrarunner è possibile consultare il libro "Ultramaratoneti e gare estreme", inoltre è in uscita il libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida, edizioni-psiconline, 2017, pagine 240 circa, prezzo 20.00 euro, ISBN 978-88-99566-16-6

https://www.edizioni-psiconline.it/anteprime/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

 

Matteo SIMONE

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Continua la 6° edizione della Move Week: settimana di mobilitazione dedicata alla promozione dello sport per tutti e di stili di vita attivi, che si svolge ogni anno in tutta Europa. La campagna è promossa dall'ISCA - International Sport and Culture Association, con l’obiettivo di incrementare del 20% il numero di europei fisicamente attivi entro il 2020.

In Italia la campagna è coordinata dall’Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti e gode del patrocinio del Ministero della Salute e dell’ANCI-Associazione Nazionale Comuni d’Italia.

Quasi 200 gli eventi registrati in moltissime città italiane, torna a Roma il 1 giugno presso il parco degli acquedotti alle ore 18.30, l’allenamento con Achilles International per persone con disabilità visiva che vogliono correre e camminare.

-       Corri e cammina guidando persone con disabilità visiva di Achilles International, Roma, Parco degli Acquedotti, Piazza Aruleno Celio Sabino, 50. Unisciti ad Achilles, il programma che in tutto il mondo permette di correre e camminare insieme, guida e non vedente.

http://italy.moveweek.eu/events/2017/Roma/corri_e_cammina_guidando_persone_con_disabilita_visiva_di_achilles_international/1008298/

L’attività fisica non solo quale sport per raggiungere prestazioni eccellenti, non solo sport come performance ma anche come promozione della salute, prevenzione e aggregazione sociale.

Di seguito alcune testimonianze di non vedenti e ipovedenti che rispondono ad alcune domande.

In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere?

Sandro Mille: “Lo sport per me si è rivelato il miglior antidepressivo naturale, mi ha aiutato a distrarmi dalle preoccupazioni e ad allontanare i pensieri negativi.”

Federica Carbonin: “In passato mi ha aiutato a superare momenti difficili, a credere di nuovo in me stessa e nelle mie capacità, mi fa bene al fisico e alla mente, ne beneficio molto, ad esempio, dopo otto ore di lavoro dietro la scrivania.”

Come hai scelto il tuo sport?

Federica Carbonin: “Nel corso della mia vita ho praticato molti sport e discipline: il cavallo (equitazione e volteggio) è quello che ho fatto per più anni (undici), ho fatto nuoto da piccola (l’ho ripreso ora), ginnastica, danza moderna, pilates, baseball per non vedenti, judo e spero di non averne dimenticato nessuno. La motivazione che mi ha spinto ad iniziarli è stata spesso la curiosità di provare una cosa nuova. Attualmente gli sport che pratico sono il nuoto e la corsa. Il nuoto è uno sport che io già praticai prima di avere il tumore (prima dei cinque anni), una volta guarita, ho avuto il rifiuto di nuotare e soprattutto di andare nell’acqua dove non toccavo. La sfida l’ho vinta perché ora nuoto e vado anche nell’acqua alta. La corsa invece l’ho incominciata perché prima di conoscere Achilles non pensavo che chi avesse problemi di vista potesse correre, quindi anche questa seconda è stata una “sfida” per vedere se riuscivo a correre.

Sandro Mille: “Volevo intraprendere un'attività sportiva che richiedesse uno sforzo moderato ma costante e, grazie alla generosità degli atleti dell'associazione sportiva La Sbarra, ho iniziato a praticare la corsa. Essendo io un ipovedente ho grande difficoltà nel muovermi in autonomia per cui era impensabile correre per me.”

Ada Nardin: “A scuola ed in palestra all’inizio, soprattutto per migliorare la forma fisica in generale, e poi la pratica di alcune discipline sportive specifiche: Oltre alla corsa, ho sempre nuotato e pattinato ma sono anche stata velista ed da qualche anno gioco a baseball.”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport?

Sandro Mille: “Nella mia condizione di ipovedente per correre ho bisogno di affidarmi al 100x100 ad un atleta guida. Ciò significa che, prima di tutto, devo sviluppare da subito un principio di intesa col mio accompagnatore. Devo essere sempre attento alle segnalazioni che mi vengono comunicate relative a variazioni di terreno, deviazioni di percorso, ostacoli improvvisi. Per cui prima del fisico ho bisogno di allenare l'affiatamento con la persona che mi guida per trovare una buona sintonia.”

Ada Nardin: “Devo certamente stare attenta a non cadere o farmi male. Dal momento che non vedo ho bisogno di non inficiare le mie altre funzionalità.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti ostacolano nella pratica dell'attività fisica? Sandro Mille: “La mia determinazione a correre può essere ostacolata solo da condizioni climatiche particolarmente avverse: freddo intenso, pioggia molto forte. Non mi preoccupa il caldo e tanto meno una lieve pioggia. Ho corso col caldo ma devo bere tanto. Ho corso anche sotto una leggera pioggia e mi sono divertito di più. Mentre a livello fisico solo un infortunio può fermarmi, devo sentire dolore per fermarmi, finchè si tratta di fastidio o risentimento io corro sempre.”

Ada Nardin: “Quelle fisiche sono il peso eccessivo che devo diminuire, mentre quelle ambientali sono l’umidità e il vento freddo che mi crea problemi agli occhi.”

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica, haì rischiato di mollare?

Sandro Mille: “Non ho mollato, sto continuando gli allenamenti, adoro le sensazioni che mi trasmette il mio corpo quando è in buona forma fisica.”

Federica Carbonin: “La voglia di fare sempre di più, di migliorare, senza eccedere, però.”

Ada Nardin: “Non ho mai pensato di mollare anche se l’agonismo mi spaventa abbastanza.”

Quali persone hanno contribuito al tuo benessere nello sport o alla riuscita della gara?

Sandro Mille: “Fortunatamente sono venuto a conoscenza del progetto Achilles International ed eccoci qua: atleti volontari dell'Associazione Sportiva La Sbarra che aiutano atleti non vedenti e ipovedenti a correre. Sia in allenamento che in gara Atleta Guida e Atleta non vedente procedono affiancati, uniti polso a polso attraverso un cordino.  Ci vuole accortezza e sensibilità e i ragazzi de La Sbarra riescono a compiere l'impresa di guidare un atleta disabile per mano fino al traguardo. E' una cosa molto impegnativa ma sanno farla con naturalezza e delicatezza.”

Federica Carbonin: “Gare vere e proprie ne ho fatte solo con l’equitazione ed il volteggio, ne ho fatte diverse, regionali e nazionali, raggiungendo sempre ottimi risultati. Sicuramente il merito è stato delle mie istruttrici che hanno creduto in me e hanno saputo prepararmi al meglio. In particolare ricordo la mia prima istruttrice, Miriam, che sapeva insegnarmi con leggerezza ed insieme, quando ci voleva, con un po’ di severità.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle?

Sandro Mille: “La mia gara della vita è stata di certo la mia prima gara. Eravamo sulla pista di atletica a Terme di Caracalla per correre una staffetta molto avvincente, la 12 x 30 minuti. Molto divertente. Ero emozionato per essere dentro un evento simile… E già ero proprio io, dentro una gara… Incredibile, stavo correndo in pista, in una frazione di gara ufficiale e il mio amico Matteo mi guidava e mi incoraggiava. Era esaltante, ricordo che c’erano molte persone tra gli spalti ma anche molti atleti in pista. Dopo soli 10 min ero già esausto, forse avevo corso ad un ritmo per me troppo elevato. Da dietro arrivavano periodicamente atleti più veloci che mi doppiavano. La cosa mi dava troppo fastidio, ma in quel momento pensavo solo al traguardo, con loro avrei avuto la rivincita in futuro dopo un paio di anni di allenamento. Non so bene come ho fatto ma ho corso anche i restanti 20 minuti, sarà stato il supporto di Matteo che mi incitava e mi motivava, sarà stato l’orgoglio e la tenacia ma riuscito a trovare le forze per giungere a quel benedetto traguardo. Ero stremato ma mi sentivo dentro di me un campione. Ero riuscito a centrare l’unico obiettivo che mi ero prefissato: CONCLUDERE LA GARA.”

Federica Carbonin: “Ogni gara o saggio che sia mi ha dato emozioni e soddisfazioni diverse, ogni volta ho talmente tanta emozione che ho paura di sbagliare, ma in realtà tutta l’emozione sparisce al momento dell’esibizione.”

Ada Nardin: “Forse la hope and possibility a New York, per ora la più lunga della mia vita.”

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica?

Sandro Mille: “Ho scoperto che di possedere una sana e buona tenacia. Qualità che mi consente di dire a me stesso: ‘Se voglio, io posso!!!’

Ada Nardin: “Una testardaggine ed una resistenza alla fatica maggiori di quanto credessi.”

Quali sono o sono state le sensazioni che sperimenti facendo?

Sandro Mille: “PRE GRA: Agitazione, ansia, tensione. Non vedo l’ora di iniziare. IN GARA: Finalmente sono dentro l’evento, cerco di gestire le mie forze, sperando di non sbagliare. Nei primi istanti di gara soffro il confronto con gli altri atleti, molto più allenati di me e molto più veloci di me. Provo ammirazione per loro, ma mi danno una rabbia, ma poi subito ritorno a concentrarmi su me stesso e ascolto il mio corpo. DOPO GARA: Innanzitutto profonda ammirazione per me stesso. Poi una bella sensazione di benessere che proviene da un misto di rilassamento e soddisfazione.”

Ada Nardin: “Quando corro o nuoto avverto sempre una forte sensazione di libertà e di piacere.”

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport?

Sandro Mille: “Citius!, Altius!, Fortius! E’ il motto olimpico che tradotto dal latino significa: ‘Più veloce! Più in alto! Più forte!’  Ragazzi lasciatevi coinvolgere da un’attività sportiva e godetevi poi le sensazioni che un corpo allenato può donarvi.”

Ada Nardin: “Mettetevi in gioco praticando sport e non guardando sempre gli altri giocare e vincere.”

 

Affidarsi e fidarsi, è quello che si può sperimentare nello sport, è quello che si sperimenta correndo e camminando con gli atleti con disabilità visiva. Achilles International parteciperà, con una rappresentativa di atleti con disabilità visiva e relative guide, il 17 Giugno 2017 ore 21:00 alla Roma 1/2 maratona notturna o Corri Roma 10K notturna.

 

 

Matteo SIMONE

380-4337230 - 21163@tiscali.it

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Lo sport che ti fa apprezzare albe e tramonti, mari e laghi, parchi e strade, partenze e arrivi, solitudine e compagnia, se c'è l'uno ci può essere anche l'altro, se c'è negatività ci può essere anche positività, se c'è tristezza c'è anche allegria, l'uno serve all'altro per dare più valore, se c'è tensione ci può essere più relax, in gran parte dipende da noi cambiare stato, accettare, notare, considerare l'uno per decidere di voler andare verso l'altro.

Siamo noi che possiamo scegliere la direzione che vogliamo e mobilitare le energie per andare dove vogliamo, verso un maggior benessere verso mete e obiettivi difficili e sfidanti ma raggiungibili, cercando di trasformare sogni in realtà e se non ci riusciamo sorridiamo e riproviamo in modo diverso apprendendo dall'esperienza e non isolandoci in una zona di troppo confort, scegliamo la vita anche se comporta il mettersi in gioco, il rischiare di sbagliare.

Ci vuole convinzione, grinta, forza, determinazione per dedicarsi ad un periodo di preparazione atletica. Il percorso per raggiungere obiettivi può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi, infortuni e non tutti sono disposti a questi impegni.

Quindi, la cosa importante è decidere le priorità negli obiettivi e impegnarsi per il raggiungimento. Da soli è difficile, più è alto l’obiettivo, più è alto l’impegno e il costo in termini di investimento di soldi e di tempo.

Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l'autoefficacia dell'atleta.

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia? Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo?

Si definisce chiaramente l’obiettivo e le risorse per raggiungerlo. E’ importante riuscire a vedersi con l’obiettivo raggiunto, indossare l’obiettivo raggiunto.

Si lavora poi sull’autoefficacia personale attraverso la ricerca di passate prestazioni positive, di individuazione di modelli vincenti, di ricerca di feedback positivi.

Per approfondimenti è possibile consultare il libro O.R.A. Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, 2013.

3° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Sport - Allenamenti sportivi - Psicologia dello sport.

https://www.ibs.it/obiettivi-risorse-autoefficacia-modello-di-libro-matteo-simone/e/9788896378991

E’ importante lavorare su obiettivi, sul superare errori e sconfitte, si impara da tutto ciò che succede e si può fare meglio in futuro come individui e come squadra conoscendosi meglio.

Si impara sempre dall'esperienza, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

E’ di prossima uscita il libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida.

https://www.edizioni-psiconline.it/anteprime/maratoneti-e-ultrarunner-aspetti-psicologici-di-una-sfida.html

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

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VENERDI' 26: Elisabetta Russo, runner non vedente, presenta il suo nuovo spettacolo PUNTI DI SVISTA. Scritto a quattro mani con Marilyna Carfora con la supervisione artistica di Laura De Marchi. Un viaggio all'interno del viaggio, dove la protagonista vi spiegherà come è possibile conoscere pur avendo un senso in meno.

Lo spettatore catapultato in un film tridimensionale viaggerà a tutto tondo in e per varie dimensioni con l'ironica comicità che la contraddistingue sarà impossibile desistere dal ridere, dal piangere dall'indignarsi e dal riflettere.

ATTRICE PROTAGONISTA: Elisabetta Russo

ATTRICE MINORE: Marilyna Carfora ATTRICE MINORE :Valentina Tota

REGIA :Marilyna Carfora SUPERVISIONE ARTISTICA: Laura De Marchi

ASSISTENTE AL PALCO & PHOTOGRAFA:Venzislava Ciampa

ORE 21.30 info e prenotazioni  3293374860

Flapper cabaret, via saluzzo 53/55, 00182 Roma

http://www.flappercabaret.it/1/eventi_maggio_giugno_2017_1110744.html

Il 20% sarà devoluto a favore di ACHILLES INTERNATIONAL ROMA, organizzazione no profit la cui missione è permettere di fare sport con ogni tipo di disabilità. La sezione romana di ACHILLES ha partecipato a numerose gare podistiche con guide ed atleti non vedenti ottenendo a guide ottimi risultati.

Unisciti ad Achilles, il programma che in tutto il mondo permette di correre e camminare insieme, guida e non vedente. Per info achillesinternationalroma@gmail.com o 3931053915.  Ti aspettiamo!

Da soli le persone con disabilità hanno difficoltà a fare sport o sono quasi impossibilitate, ed allora perché non offrire un po’ del nostro tempo per dedicarci a questa attività? Insieme si ottengono risultati importanti, un miglioramento della prestazione sportiva e diventa anche una messa alla prova per le guide, per sperimentarsi accanto agli altri, provare a guidare un’altra persona, stargli accanto, sintonizzarsi sui suoi ritmi, il benessere oltre che individuale diventa duale e poi di gruppo.

 

Urge aiuto di persone generose e disponibili disposte a dedicare tempo per allenarsi con atleti con problemi visivi. Tali atleti per partecipare a diverse attività agonistiche ed amatoriali, necessitano di allenarsi e, quindi, essere accompagnati in queste attività da “guide sportive” ossia persone, disponibili ad indicargli il percorso, a porgergli un braccio, a farli evitare buche ed ostacoli.

Ognuno di noi si può sperimentare come guida negli allenamenti ed in gara, mettendo da parte qualsiasi forma di competizione estrema e dedicandosi all’altro con generosità e scoprendo cosa significa correre con una disabilità come la vista.

 

Matteo SIMONE

http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

http://www.unilibro.it/libri/f/autore/simone_matteo

https://www.ibs.it/ultramaratoneta-analisi-interminabile-libro-vari/e/9788898615872

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La bravura sta nel trovare una sfida che ti impegni a livello fisico e mentale e che ti permette di trovare gli stimoli giusti per allenarti, per impegnarti a portarla a termine prima mentalmente durante il periodo di allenamento e poi realmente il giorno o i giorni di gara.

Di seguito Filippo racconta la sua esperienza di ultrarunner rispondendo ad alcune mie domande.

Gara di trail cosa significa per te? “Le gare Trail sono sempre un mix di molti elementi: scoperta di un pezzo di mondo poco conosciuto, competizione con se stessi e confronto con gli altri.”

Come decidi obiettivi e strategie di gara, team, famiglia, amici, figure professionali? “Ma oramai, sono talmente incasinato che cerco di unire la promozione di Wild Tee alle gare a cui partecipo.”

Ti senti ancora di valere un posto in Nazionale? “Assolutamente no, ci sono atleti molto più forti, preparati e poi largo ai giovani per fare un vero salto di qualità!”

Come mai la scelta del Quadrifoglio Ultra Trail? “Amo molto gli appennini. Non ero molto soddisfatto della mia recente The Abbots Way e volevo provare a fare una gara un po’ più all’attacco (anzi alla cazzomannaggia). Così ho scoperto un pezzo di Appennino veramente stupendo. Due piccioni con una fava!”

Con l’esperienza è cambiato il tuo modo di allenarti? “Moltissimo, oramai, diciamo che mi alleno, quasi esclusivamente, per essere sempre pronto, appena ne ho l’occasione, a scoprire un luogo nuovo correndoci in mezzo.”

In che modo curi la preparazione mentale? “Prima, mi preparavo molto di più cercando di anticipare le difficoltà della gara a cui andavo incontro. Ora, diciamo che quando riesco a correre (per il poco tempo a disposizione) sono talmente felice di poterlo fare che mi basta per superare la fatica.”

Coccole e autoprotezione hanno posto nella tua preparazione o nel post gara? “Purtroppo no! Le gare sono sempre ritagliate tra lavoro e famiglia e mi capita di arrivare ad una gara già affaticato e di dovermene andare subito dopo senza poter assaporare la soddisfazione di avercela fatta. Ma va bene così, anche se a volte vorrei poter avere un po’ più di tempo per riflettere sull’esperienza appena conclusa.”

 

Diciamo che rispondere a queste domande comunque diventa una riflessione sulla pratica del proprio sport, sulle gare e allenamenti fatti, su quello che si ha in mente di fare, diventa una elaborazione pensare, riflettere, mettere per iscritto per far leggere un’altra persona e poi rileggere. Diciamo che diventa una sorta di allenamento mentale, uno sviluppare di consapevolezza.

Qual è una tua esperienza che ti dà la convinzione che ce la puoi fare? “Non ho mai la convinzione di potercela fare...anzi ho imparato che più la sfida è importante più mi stupisco di avercela fatta.”

Quali sono le sensazioni sperimentate in precedenti esperienze di successo? “Beh, è innegabile (anche se di solito mi nascondo e tendo a minimizzarlo) che stare davanti in gara e arrivare sul podio sia una sensazione bellissima. In quei momenti lì si da veramente il 100%.”

 

Stare davanti ed essere inseguito può essere sperimentato in diversi modi, come primeggiare con le proprie capacità fisiche e mentali, si può anche sperimentare il temere di essere raggiunti, si può immaginare di essere in fuga come un ricercato, un animale braccato, insomma l’essere davanti può stimolare la fantasia, ma la cosa più bella è sentirsi bene, sperimentare benessere e performance.

Hai un tuo idolo, modello di riferimento, ti ispiri a qualcuno? “No, però mi piacciono molto le imprese degli esploratori in terre sconosciute. Le incognite credo siano la base dell’avventura.”

 

Vanno bene le incognite, ma dietro a chi si avventura ci deve essere una enorme esperienza di viaggio, bisogna aver sperimentato in altri viaggi incognite già addomesticate che non hanno impedito il proseguo del viaggio.

C’è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci ed impegnarti? “No, ho la memoria corta! Ma ho imparato che impegnarsi nello sport come nella vita porta a dei risultati commisurati all’impegno che uno ci mette. In base a questo principio l’essere umano che si impegna a fondo è capace di cose grandiose.”

 

Tutto lì il segreto, devi volere una cosa, ci devi credere, ti devi impegnare e poi una volta ottenuta ne devi godere, la devi assimilare e devi recuperare per poter programmare nuove cose grandiose.

 

Per approfondimenti sul mondo degli ultrarunner è possibile consultare il libro "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva Editrice. Collana: Sport & Benessere, 2016. EAN: 9788874189441.

Mentre è di prossima uscita il libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida.

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Alla 100km del Tor des Chateaux non è un atleta di sesso maschile a vincere la gara ma la signora Simona Morbelli, e questo è successo in occasione della festa della mamma. L’unico avversario che poteva impensierirla era Giuliano Cavallo che si è dovuto fermare quando mancavano meno di 20 km per problemi di crampi.

Di seguito la classifica femminile e maschile della 100km. 1° Simona Morbelli (1° Assoluta), 2° Annalisa Faravelli, 3° Alessandra Joly, 4° Enrica Bosonin, 5° Alide Foudon, 6° Carmela Vergura, 7° Benedetta Grisone, 8° Federique Trumeau, 9° Rina Gemelli, 10° Lolita Bizzarri.

Il vincitore tra gli uomini è Nicolas Statti che precede 2° Maxim Neganov, 3° Fabrizio Fiorito & Ugo Perucca, 5° Angelo Ferrari, 6° Rudi Perruquet, 7° Sergio Minoggio, 8° Gian Andrea Schiavi, 9° Enrico Colajanni, 10° Fabrizio Galloni.

Sempre socievole e sorridente, alimentata da una forte passione e sostenuta da famiglia e amici, Simona sta riempiendo i serbatoi emozionali di gioia e soddisfazione molto utili per il suo percorso verso prossimi obiettivi importanti e sfidanti come la 100 miles Leadville Race Series.

Di seguito approfondiamo la sua conoscenza attraverso risposte ad alcune mie domande.

Ciao Simona, gara di 100km in casa cosa significa per te? Pressioni, relax? “Se vogliamo escludere l'arrancabirra, gara goliardica corsa agli inizi delle mie esperienze di corsa insieme ad una quasi passeggiata con marito a quella che allora si chiamava Valdigne (2011), questa è stata la mia prima gara in valle. Ero molto emozionata proprio perché, complice un carattere molto chiuso nonostante le apparenze, il non essere valdostana di nascita e gare sempre in giro per il mondo, a parte gli addetti ai lavori, pochi conoscevano quello che nella vita faccio oramai da più di 6 anni.  Nonostante questo, il Tor de Chateaux è stata una delle pochissime gare corse con zero pressioni, in relax totale, ero a casa, un pre gara così mai avuto.”

Oramai tu e la tua famiglia siete una squadra, decidete insieme obiettivi e strategie di gara? “Sarebbe bello fosse anche così, in realtà loro possono seguirmi raramente proprio perché gareggio quasi sempre all'estero e spesso parto giorni prima per rendermi conto a cosa andrò incontro in gara.

Il futuro programma stagionale lo stabilisco già alla fine della stagione in corso con il mio allenatore Fulvio Massa, il mio team manager Salomon Italia Andrea Callera e con Gregory Vollet, team manager di Salomon International. Lo sponsor mi propone gare, io e Fulvio altrettante ed alla fine raggiungiamo sempre un accordo.”

 

Dietro un atleta c’è tanto, non solo passione, motivazione, preparazione, ansie, attese, ma ci sono anche persone, figure professionali, un team e più è performante il livello dell’atleta e più sono richieste figure specifiche di professionisti qualificati per curare i diversi aspetti che concorrono al benessere e alla performance dell’atleta, dalla preparazione psicofisica, dalla preparazione del materiale e attrezzature, nutrizione e tanto altro. Importante diventa la pianificazione degli allenamenti, degli obiettivi, dei viaggi con o senza famiglia.

Ti senti ancora di valere un posto in Nazionale Ultratrail, sono previste convocazioni? “Dopo due partecipazioni ai passati campionati del mondo con la maglia azzurra, 2015 ad Annecy e nel 2016 a Geres, anche quest'anno ho ricevuto l'invito da parte dei tecnici della nazionale a partecipare alle gare di selezione per i prossimi mondiali che si terranno in Italia a Badia Prataglia il prossimo 17 giugno ma ho dovuto rifiutare seppur a mio malgrado. Proprio in virtù della stagione che ho condotto fino ad ora, mi sento molto performante su distanze medie di 50 km, forse, al momento, più che su quelle da 80/100, ma essendo il mondiale a giugno, non potevo permettermi di arrivare in quel periodo con "soli" 50 km nelle gambe, avrei compromesso la stagione delle ultra nonché il mio obiettivo annuale, alla 100 miglia Leadville.”

 

Quando si ha un obiettivo importante in testa, diventa importante focalizzarsi per la riuscita di quello a cui si aspira, bisogna prendere la direzione che porta alla meta stabilita. Importante mobilitare le energie per trasformare sogni in realtà, certo per ogni scelta ci sono rinunce, importante è essere sereni e consapevoli.

Come mai la scelta di Leadville in California, tua scelta? Sei stata invitata? “Leadville è la mia nemesi. Proposta da Greg già nel 2015 e non corsa perché mi ruppi il quinto metatarso due mesi prima, anche quest'anno, il mio TM ha voluto inserirla nella stagione. Ci crede più lui di me, sono onorata da tanta fiducia nelle mie capacità, Leadville è una delle gare più importanti e dure al mondo, parterre di atleti dal valore assoluto che riescono a correre a 4000 metri per 170 km a temperature torride in meno di 16 ore (basta confrontare i tempi con l'UTMB) ed io che non ho mai corso una distanza del genere accetto proprio di cimentarmi in quel circo. Una pazzia, mi metterò in gioco e vedremo cosa uscirà.”

 

Nella vita si sceglie il meglio per noi, si cerca di superare muri e barriere, ci si mette in gioco partecipando a competizioni considerate ai limiti della pazzia, ma tutto ciò si affronta dopo un percorso e una maturazione di atleta che gara dopo gara sonda le proprie capacità, incrementa autoefficacia e resilienza, si fida e affida a persone esperte e professionali che ti possano consigliare, guidare e stimolare.

Con l’avanzare dell’età come è cambiato il tuo modo di allenarti? “Ho iniziato tardi a correre, avevo quasi 39 anni, sarà per questo che nonostante passino gli anni, finora ad ogni stagione scopro di essere migliorata in qualcosa. I miei allenamenti sono gli stessi, quello che è cambiato sono i giorni precedenti dove lavoro più mirata nei richiami e nei post gara dove, un po' perché non sono più una bambina ed un po' perché con l'esperienza non ho più l'ansia di prima, mi godo giorni di totale relax senza mettere ne scarpe da corsa né da bike. Terme, saune, massaggi e camminate. Ah dimenticavo! Cibo, tanto cibo.”

 

Autoprotezione e coccole non devono mancare per atleti di sport di endurance che mettono corpo e mente sotto stress, per lunghi periodi e lunghi percorsi, pertanto è indispensabile prendersi cura di sé.

Coccole e autoprotezione hanno posto nella tua preparazione o nel post gara? “Le coccole nel periodo della preparazione le vivrei come una violenza. Non riesco ad avere spazi mentali per coccolarmi, cerco di rilassarmi, di evitare tensioni legate a questioni esterne, ma la focalizzazione sulla gara escludendo tutto il resto è per me l'unico modo per auto proteggermi. Nel post gara invece, divento una bambina di 10 anni. Richiedo coccole da tutti, famigliari, allenatore, amici ma soprattutto mi coccolo attraverso la cura del corpo e mente a 360 gradi. Brevi vacanze, terme, cibo, massaggi.”

In che modo curi la preparazione mentale? “Nota dolente, a sentire allenatore, azienda e famigliari le mie ansie pre gara rasentano l'isterismo. Io nego e ricordo che vivo di ansie a prescindere. Scherzi a parte, conoscere il percorso mi aiuta molto. Mi basta anche fare brevi tratti, capire prima dello start dove mi trovo, il contesto in generale.”

 

Importante è documentarsi, conoscere, studiare, programmare e pianificare, importantissimo sarebbe farlo con tecniche immaginative di visualizzazione per simulare e arrivare più sicuri e consapevoli.

Qual è una tua esperienza che ti dà la convinzione che ce la puoi fare? “Il nostro cervello cerca sempre di auto proteggersi, ci lancia messaggi, ci dice che il nostro corpo non può più andare avanti, cerca di convincerci che siamo già oltre le nostre umane capacità di sopportazione. I dolori, lo sfinimento, la disidratazione, l'esperienza mi ha insegnato invece che non è sempre così anzi, che non è quasi mai così. Quando credo di non averne più, quando il mio corpo ha "dato il giro", so che c’è ancora qualcosa dentro di me, qualcosa che nemmeno il mio cervello conosce, quella capacità di resistere, di evolvere all'interno dei cambiamenti, quella che ci ha permesso di essere ancora qui dopo milioni di anni. Se così non fosse, non mi capaciterei del fatto che le crisi passano e dopo mi sento meglio. Basta crederci.”

 

Con l’esperienza si riesce a comprendersi meglio e di più, si riesce a distinguere se i messaggi sono auto sabotatori o veri messaggi che comunicano l’eventuale compromissione della salute, pertanto ci si comporta di conseguenza superando limiti e barriere mentali ed essendo cauti, attenti e osservatori.

Hai un modello di riferimento, ti ispiri a qualcuno? “No, mai avuti, non ho mai cercato di imitare nessuno per quanto bravo/a fosse, mai desiderato diventare quel qualcuno. Per quanto possa stimare un altro essere umano con grande talento, credo nella soggettività, nell'individualità. Quello che vale per me spesso non vale per qualcun altro.”

C’è una parola o una frase detta da qualcuno che ti aiuta a crederci ed impegnarti? “C è una frase di Usain Bolt che ripeto istintivamente durante gli allenamenti di qualità e sento di non poter più andare avanti a quel ritmo: ‘è quando senti che le tue gambe non possono più reggere il ritmo che devi in qualche modo addirittura accelerare perché solo così potrai migliorare’. Un atleta invece a cui spesso penso in gara è Andre Agassi, il suo libro mi colpì molto.”

 

Per approfondimenti è possibile consultare, a pag. 141-148, il libro "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva Editrice. Collana: Sport & Benessere, 2016. EAN: 9788874189441.

Mentre è di prossima uscita il libro Maratoneti e ultrarunner. Aspetti psicologici di una sfida.

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Matteo SIMONE

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Una gara non per tutti, una gara per gente abituata ad andare avanti nonostante le avversità, persone che dimostrano di essere resilienti e determinati nel raggiungere il loro obiettivo, di seguito l’esperienza raccontata da Aurelia Rocchi rispondendo ad alcune mi domande.

Ciao, complimentissimi, se ti va ho qualche  domanda per te, com'è andata? Soddisfatta? “Andata bene. Soddisfatta anche se sono arrivata con 48 minuti di ritardo. Ultime ore ha diluviato forte e il freddo e la stanchezza ci hanno bloccato.”

Hai sofferto, momenti critici, problemi, esigenze particolari durante la gara? “Sì, ho un po’ sofferto ma è normale correre per 49 ore non è uno scherzo ma ho ormai imparato a superarli tutti i momenti di crisi che mi vengono, mi ricordo sempre le parole di Gianni Miniego: se riesci a superare quei momenti arriverai al traguardo sempre. Grande Gianni!”

 

Aurelia Rocchi, ha incontrato la corsa per caso grazie a un atleta della squadra Villa De Sanctis, e da lì non si è più fermata, ha iniziato a macinare chilometri a più non posso, partecipando a gare sempre più lunghe e più dure, gare a circuito, gare di lunga distanza, ultimamente anche trail e ultratrail. Gianni Miniego, un atleta e uomo di riferimento di molti ultrarunner, non poteva che dare consigli utili e preziosi ad Aurelia così come li ha dati al sottoscritto e a tanti altri atleti.

Avevi abbigliamento e integrazione idonei, ti è mancato qualcosa che non avevi considerato? “Ho avuto tutto con me, non mi è mancato niente e poi quando hai l’assistenza è diverso.”

Pensieri, sensazioni, emozioni, prima, durante, dopo la gara? “Pensieri , emozioni? “A me non mi basteranno mai le parole per esprimere le grandi emozioni di questa gara. Prima di tutto ti metti a una prova dura che non sai mai come può reagire il tuo fisico per 48 ore. Tutto il percorso non ho fatto altro che pensare di tagliare il traguardo bagnandomi le mani in acqua del mare come diceva il regolamento. E così è stato. La cosa più bella è stata quando sono arrivata al traguardo, piangevo dalla gioia, ho abbracciato il mio figlio e ho sentito le parole: grande mamma, ce l’hai fatta.”

 

Grande donna, grande mamma, grande atleta, le parole che ha ascoltato dal figlio saranno da tenere impresse nella mente e nel cuore, saranno carburante per il suo senso dell’autoefficacia, da utilizzare nelle prossime gare dure e difficili.

Tifo, sostegno, famiglia, amici, com'era? “Per tutto il percorso la mia famiglia mi è stata vicino, mi hanno dato tanta forza e coraggio per finire la gara.”

 

Avere la famiglia vicino è una grande cosa, una grande opportunità, una grande risorsa, in realtà Aurelia aveva vicino a lei tanti fan, tanti suoi amici, conoscenti e simpatizzanti, anche gli atleti con disabilità di Achilles International con i quali lei è sempre disponibile a fare da guida facevano il tifo per lui e si preoccupavano che tornasse viva e vegeta e in forma per continuare a guidarli.

Prossime gare, obiettivi a breve, medio, lungo termine? “Obiettivi? Per il momento il passatore.”

 

La felicità è superare muri, crisi, ostacoli, difficoltà, superare sfide, e lì che scatta l’incremento di resilienza, l’essere consapevole che ce l’hai fatta, con le tue forze, con la tua forza di volontà, con il tuo impegno, passione e determinazione. La soddisfazione ripaga di tutto e dura tantissimo a lungo. Le sensazioni sperimentate non hanno prezzo.

Interessanti sono i racconti che ho raccolto su un mio testo assieme a tanti suggerimenti e metodi di psicologia dello sport che riporto sullo stesso dal titolo un libro sugli Ultramaratoneti e gare estreme http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

Il fantastico mondo dell’ultratrail, qualcosa di sorprendente, di eccezionale, di oltre ogni razionalità, immersi nella natura, espressione di massima libertà, sentirsi liberi di correre e saltare in salita e discese, quasi volare a volte, affrontare estreme condizioni fisiche e climatiche, correre per giorni per decine di ore, con privazione di sonno, con depersonalizzazioni, stati alterati di coscienza, per permettere il fisico di andare oltre le ordinarie possibilità, solo se ci sei con la testa puoi affrontare e portare a termine tali gare. Di seguito Gianni Girod racconta la sua esperienza di ultratrailer.

Ti sei sentito campione nello sport? “Si, anche se nel mio piccolo.”

In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “Sotto tutti i punti di vista. Mi ha costruito fisicamente, ma a livello mentale è una valvola di sfogo.”

Come hai scelto il tuo sport? “Fin da ragazzo ho sempre fatto corsa in montagna e poi con la nascita dei trail mi sono appassionato alle distanze lunghe.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Sicuramente il grande caldo perché porta il fisico al limite e bisogna stare molto attenti ad idratarsi bene, ma al tempo stesso fare attenzione perché il mal di stomaco è sempre in agguato. L’alimentazione ha un ruolo fondamentale e spesso capita di non riuscire ad alimentarsi come si vorrebbe.”

 

E’ vero l’alimentazione ha un ruolo fondamentale nello sport di endurance, diventa il carburante per andare avanti ore ed ore di sport, carburante solido anche non solo liquido, è importante riempire spesso i serbatoi di glicogeno e variare ai ristori, è l’organismo che richiede sostanze diverse in base a quello che ha consumato, noi atleti dobbiamo sperimentare in allenamento ed in gara ed acquisire sempre più conoscenza del funzionamento ottimale del nostro organismo anche con l’aiuto di validi nutrizionisti esperti.

Cosa e quali persone hanno contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “La mia famiglia innanzitutto, mia moglie e i miei figli che mi permettono di allenarmi, genitori e fratelli che mi seguono. E mi aiutano e poi gli amici con cui mi alleno.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Tor des Geants 2012 – 4K Endurance Trail 2016.”

 

Il Tor des Geants, gara di endurance trail con 330 km e 24.000 metri di dislivello positivo. 4K Alpine Endurance Trail Valle d'Aosta, percorso di 350 km e 25.000 metri di dislivello positivo.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “In questi sport di lunghe distanze in cui si sta da soli anche per tante ore, di notte, si trova il proprio limite, fisico e mentale. E questo aiuta non solo nello sport ma anche nella vita di tutti i giorni.”

 

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Durante il 4k appena concluso c’è stato un momento in cui stavo veramente bene e stavo andando forte che mi sembrava di essere staccato dal mio corpo e di guardarmi mentre correvo.”

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Che se ci sono con la testa, il fisico ha delle risorse incredibili!!”

Quali sensazioni hai sperimentato nello sport: allenamento, pregara, gara, post gara? “Di tutto di più. Si passa, anche nel giro di pochi minuti, dal massimo dell’esaltazione alla più profonda crisi, ma in ogni sensazione quello che prevale è sempre il senso di libertà e la passione per quello che si sta facendo.”

Quale è stata la tua gara più difficile? “La mia gara più difficile corrisponde con quella che è stata forse la mia miglior prestazione, avevo dei problemi in famiglia e la testa per tutta la durata della gara era rivolta a quello.”

Hai rischiato di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? C’è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare il doping? “Assolutamente no! Io faccio sport per passione e lo faccio per stare bene non per farmi del male. La sfida deve essere con se stessi, sapere di aver raggiunto un obiettivo con mezzi non leciti creso che non sia nemmeno gratificante.”

Come hai gestito eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Con pazienza. Le sconfitte e gli infortuni fanno parte del gioco. Le crisi spesso come arrivano poi passano, In quei momenti ci vuole solo pazienza gestendo ogni situazione con calma.”

 

Facendo attenzione alla salute e sperimentando anche flow e performance, tale sport ti permette di sviluppare consapevolezza dei propri limiti e delle propri risorse insospettabili, permette di sviluppare autoefficacia, centrando obiettivi sempre più ardui e prestigiosi, permette di sviluppare resilienza superando crisi e difficoltà, focalizzandosi sul momento presente ed affrontando una per una ogni problematica o crisi che ti si presenta, considerando che come vengono le crisi se ne vanno, o quanto meno riesci a gestirle, ma sempre facendo estremamente attenzione alla salute per non farsi male, e questo attraverso una conoscenza sempre più profonda di se stessi. Tutto ciò aiuta anche nella vita quotidiana a vivere consapevolmente.

Pensi che potrebbe essere utile lo psicologo dello sport? In che modo e in quali fasi? “Non lo so, non l’ho mai sperimentato. Certo che ci sono momenti o situazioni che anche solo parlarne con amici aiuta molto. Quindi credo che possa essere molto utile e penso che possa essere utile in tutte le fasi, negli allenamenti, nel pregara, nel postgara, infortuni, sconfitte.”

Quale messaggio vuoi rivolgere ai ragazzi per farli avvicinare allo sport? “Lo sport è salute. Ognuno di noi può essere bravo in qualcosa e non necessariamente essere bravi deve significare essere vincenti.”

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Buona la prima 6 ora coratina, bella gente, un mondo a colori in movimento con fatica. Sorrisi e incontri, una gara per single e per famiglie, per grandi e piccini, per assaporare prodotti tipici e per essere benvenuti al sud.

Ecco le parole di Domenico Martino, uno degli atleti di Lucera partecipante alla 6 ore di Corato che racconta le sue impressioni: “Una vera festa. Ho incontrato tanti amici persone meravigliose Questo è il nostro mondo un mondo a parte per qualcuno siamo antipatici ogni Domenica stessa cosa....Ma non tutti sanno che per noi è vita. Preferisco essere questo e incontrare solo persone positive .......Non vedo l'ora che arrivi Domenica prossima per sorridere. Grazie dottore Matteo Simone hai azzeccato in pieno un incontro di amici e Atleti meravigliosi.”

 

La domenica diventa un giorno di festa per chè si fatica felicemente e insieme, per arrivare al traguardo, per terminare la gara.

Numerosa la partecipazione degli atleti di Manfredonia capitanati dall’ideatore da Michele Spagnuolo, ideatore deo Team Frizzi e Lazzi walkin e running, di seguito la testimonianza di uno dei componenti, il neo ultrarunner, Filippo Castriotta che racconta la sua espereinza: “Altra esperienza bellissima, aver condiviso con moglie e famiglia, la mezza di mia moglie, e la mia prima 6 ore finita con 57 km e 300 metri. A distanza di una settimana dall'aver fatto 80 km di trail come bene tu sai Matteo. La prossima la farò sopra i 60 km.”

 

Contentissimo anche Giuseppe Mangione, il pensatore di questa gara e anche uno dei protagonisti, ecco le sue parole: “Eccomi qua, a volte i sogni si avverano, l’ultramaratona nel mio paese, una grandissima emozione il mio finale in questa fantastica 6 ore coratina, una gara oltre le mie aspettative coronata dal terzo posto assoluto e record italiano sulla distanza di cat sm55, mi è doveroso dedicarla alla citta di Corato, a tutti i runner Coratini ma proprio tutti perchè credono in questa disciplina, semplicemente correre, agli atleti presenti dell’amatori Corato con il loro presidente con ruolo attivo in questa gara, alla mia grande squadra La Barletta Sportiva con un tifo da stadio da paura con il nostro presidente Enzo Cascella e in particolare a Maria Assunta Paolillo che con mia figlia Michela Mangione hanno curato la mia assistenza personale, infine al gruppo organizzativo Emma Caputo Fortunato, Luca Cifarelli, lo stesso Gimmi Aliberti e non per ultimo il mitico grande factotum Riccardo Blasi, colui che con me e Gimmi Aliberti ha creduto da subito in questa bella avventura grazie mille a tutti.”

 

Che dire! Questo è il fantastico, coraggioso, sorprendente mondo degli ultrarunner, tutti felici, compatti, una squadra di eroi, di lavoratori quando c’è da lavorare e di amiconi quando c’è da divertirsi e gioire.

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Per raggiungere l’eccellenza e importante curare tutti gli aspetti nei minimi particolari e tutte le fasi che vanno dagli allenamenti, al pregara fino al post gara dove si chiude il cerchio. Gli aspetti importanti da curare in gara sono l’abbigliamento tecnico sportivo e l’integrazione alimentari, è importante conoscersi a puntino come si consumano le proprie energie in gara e di cosa si può aver bisogno in termini di liquidi e solidi nelle giuste componenti di carboidrati, vitamine, proteine. Diventa un’alchimia, e diventa importante avere un supporto quale può essere una persona di famiglia o del proprio staff o un amico fidato che ti segua e ti osserva sempre pronto a porgerti uno sguardo o un alimento o un capo di abbigliamento, questi diventao ingredienti del successo.

Di seguito Stefano racconta la sua espereinza da vincintore di una gara di corsa su strada a circuito della durata di 6 ore percorrrendo in totale 81km dove il terzo arrivato con 71km è il pensatore di questa gara di una categoria di età avanzata e cioè over 55 anni che ha dimostrato che non c’è un’età per essere performante ma bisogna abbattere i limiti mentali e impegnarsi con determinazione per trasformare sogni in realtà come l’organizzare una gara di 6 ore nel suo paese e arrivare anche terzo assoluto nonostante l’età avanzata e gli impegni da organizzatore.

Ciao, complimenti sembra essere andato come previsto, soddisfatto? “Si molto soddisfatto perché dopo la fatica della 50 non sapevo come sarebbe andata.”

Hai sofferto, momenti critici, problemi, esigenze particolari durante la gara? “Non ho sofferto devo essere sincero però avevo molto fastidio ai quadricipidi dovuto ai sali e scendi emiliani.”

Avevi abbigliamento e integrazione idonei, ti è mancato qualcosa che non avevi considerato? “Avevo programmato tutto alla perfezione come al solito nelle 6 ore sono molto meticoloso non uso nessun ristoro della gara ma uso i miei prodotti collaudati e mia figlia Noemi 15 anni atleta promettente del mezzo fondo mi segue sempre e mi aiuta in tutto per le lunghe 6 ore passandomi in momenti precisi che lei sa a memoria tutto ciò che mi serve.”

Pensieri, sensazioni, emozioni, prima, durante, dopo la gara? Pensieri sempre positivi sicuramente, io alleno anche la testa in questo, se pensi negativo prima del via hai già compromesso la gara. Durante molta emozione per il tifo che mi faceva la gente una cosa del genere mi era successo solo a Firenze dove ho fatto 85 km ma sicuramente non con il calore della gente di oggi. Dopo la gara un sospiro di sollievo perché 6 ore sono sempre 6 ore però quando vinci cosi girando ultima ora a 3'40" la fatica passa in secondo piano.”

 

L’aspetto mentale diventa altrettanto importante presentarsi alla gara consapevole delle proprie possibilità e capacità in quel momento, senza essere esuberante, ma con umiltà, modestia, garbato.

Hai scoperto ancora qualcosa di nuovo in te stesso, negli altri atleti? “In me stesso penso che questo anno possa davvero regalarmi delle belle cose visto che continuo a ripetere buone cose, ci credo anche se so che ci sono sempre atleti molto ma molto piu esperti e forti di me ma io li rispetto e cerco di imparare, non sono invidioso anzi io mi alleno per riuscire a diventare come loro e a quelli meno forti di me cerco di dare e trasmettere consigli per quello che ho imparato e vedo che la gente apprezza molto.”

 

Stefano sta cavalcando l’onda del periodo di performance e non può che fare bene questo periodo di forma, guardando i più forti lui che hanno fatto la storia delle ultramaratone, un esempio è Giorgio Calcaterra il Re della 1ookm essendo campione del mondo e anche vincitore del Passatore per 11 volte consecutive anche con tempi di molto inferiore alle 7 ore. Stefano è sempre disponibile con tutti ed il forte atleta Matteo Nocera ha apprezzano i suoi incoraggiamenti in gara.

Organizzata bene la gara, percorso, ristori, premiazioni? “Una gara voluta fortemente da Riccardo e Beppe ed è stato un successo per tutto poi a me e la mia famiglia ci hanno trattato da star tanta tanta emozione felice di essere venuto.”

Tifo, sostegno, famiglia, amici, com'era? “Tifo sfrenato le ultime 2 ore da pelle d’oca, la mia famiglia era lì, Noemi il mio angelo custode, mia Moglie Morena che anche lei mi segue ovunque ed è la mia prima tifosa su e giù per le vie di Corato cercando di tener buona l’altra mia figlia Sveva di 20 mesi, pensa che ci siamo alzati alle 4 del mattino.”

 

La famiglia diventa una squadra che ti dà tanta carica, uno sport all’insegna della partecipazione.

Cambia qualcosa dopo questa prova? “No, vado avanti con 3 settimane cercando di recuperare al meglio per il passatore, archivio questa gara e guardo avanti, logicamente rimane un altro tassello importante nel mio palmares e un ricordo meraviglioso.”

 

Stefano prende e porta a casa un’esperienza meravigliosa, una nuova mattonnela che fortifica e consolida la propria autoefficacia e la propria convinzione di star facendo bene, si può continuare a seguire il progetto, pianificato e programmato, di mete e obiettivi sfidanti e raggiungibili.

Prossime gare, obiettivi a breve, medio, lungo termine? “Passatore, poi la Pistoia Abetone e il Campionato Italiano di 6 ore a Curinga. Grazie mille Matteo.”

 

 

In realtà vincitori sono tutti coloro che hanno il coraggio di indossare scarpe e completo di atleta, di allenarsi, di mettersi in gioco in gara per testarsi, per confrontarsi, per imparare sempre.

Interviste, racconti e testimonianze da parte di atleti di sport di endurance mi hanno permesso di scrivere il libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva Editrice, Civitavecchia, Collana: Sport & Benessere, anno edizione: 2016, pagine: 298 p., Brossura.

https://www.ibs.it/ultramaratoneti-gare-estreme-libro-matteo-simone/e/9788874189441

 

Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

380-4337230 - 21163@tiscali.it

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La maratona di Roma si conferma quella più partecipata d’Italia, corsa domenica 2 aprile. Tanta musica, tanta acqua e tanta fatica per le strade di Roma. L’Africa ha la meglio, come al solito, l’Etiopia la spunta sia per gli uomini che per le donne.

Tra le donne anche quest’anno la vincitrice è Rahma Chota Tusa in 2h27’23”, la prima italiana è Eleonora Bazzoni, decima in 2h45’37”, Annalisa Minetti, atleta paralimpica non vedente (bronzo a Londra 2012 nei 1500), alla sua prima maratona, ha tagliato il traguardo assieme alla sua guida Pierluigi Lops, con il tempo di 3:47:13, nuovo record europeo sulla distanza per la categoria T11.

Shura Kitata Tola, 20 anni, vince fra gli uomini in 2h07’30”, il primo Italiano è il campione d’Italia Ahmed Nasef, 42 anni di origine del Marocco, settimo in 2h16’40”, ottavo Carmine Buccilli in 2h19’35”. Alex Zanardi su handbike ottiene la sesta vittoria consecutiva in 1h10’06”.

Interessante ascoltare l’esperienza sportiva di Eleonora che lavora al decathlon prenestina e le piace poter testare i prodotti che vende ed è allenata da Fabrizio Adamo.

Complimentissimi per la tua prestazione, com'è andata? Soddisfatta? “Ciao Matteo sono soddisfattissima del crono (2h45) visto che son riuscita a migliorami di 6' rispetto alla mia prima maratona che feci a Venezia con 2h51'52. Speravo di poter correre 2h47 ma 2h45 è stato un po’ inaspettato soprattutto perchè il clima non è stato dei migliori con tanta pioggia”.

 

2 ore e 45’ in maratona per una donna significa che sei di alto livello, che potresti essere su un trampolino per essere osservata e corteggiata da squadre e sponosor, complimenti.

Hai sofferto, hai avuto momenti critici, problemi, esigenze particolari durante la gara? “No non ho sofferto particolarmente, solo gli ultimi km ho sentito un po i polpacci duri ma ero preparata per affronatarla al meglio. Ho avuto solo paura della pioggia ma sopratutto del temporale in quanto ho il terrore dei tuoni.”

 

Il clima ha giocato a sfavore ma Roma è Roma soprattutto per chi ci vive, le persone che conosci lungo il percorso ti danno tanta carica e trasmettono tanta energia.

Avevi abbigliamento e integrazione idonei, ti è mancato qualcosa che non avevi considerato? “Tutto come previsto, avevo dei ristori personalizzati ma alla fine ho preso solo un po’ d’acqua e un gel durante la gara e ho strizzato una spugna per asciugarmi dalla pioggia.”

 

Importante avere tutto sotto controllo, tutto pronto, tutto preparato anche se poi non serve ma rassicura sapere che tutto c’è, basta volerlo, bisogna solo correre e arrivare al traguardo

Pensieri, sensazioni, emozioni, prima, durante, dopo la gara? “I giorni precedenti la gara ero molto emozionata, tesa, nervosa, diciamo che chi mi incontrava percepiva il mio stato d'animo, non riuscivo a pensare ad altro. Il giorno stesso della gara ero molto tranquilla, felice e curiosa trasformando quell’agitazione in concentrazione e determinazione. Inoltre accanto a me avevo il mio allenatore e questo ha contribuito alla mia tranquillità.”

 

Quando sei a certi livelli, quando sai che vali, quando sai che potrebbe accadere qualcosa di importante, l’attesa diventa lunghissima e a vole logorante, bisogna saper gestire questi momenti pre prestazione, è importante distrarsi e avere vicino persone di riferimento che ti capiscano. Il giorno della gara non si può che essere sereni e mettercela tutta dopo un periodo di allenamento.

Hai scoperto ancora qualcosa di nuovo in te stessa, nelle altre atlete? “Rispetto alla mia prima maratona ero più serena e mi rendo conto che dopo la prima maratona (Venezia 2016) sento una maggiore fiducia in me stessa, meno timori e più grinta. Merito di questo è del mio allenatore Fabrizio Adamo che non mi mette tensioni ma mi aiuta a rendermi una persona tranquilla e grintosa allo stesso tempo. Per quanto riguarda la gara ho condiviso i momenti del riscaldamento e parte dei km con Paola Salvatori, atleta romana che stimo tanto, con la quale mi confronto nelle gara domenicali, lei ha molta esperienza in maratona e sicuramente parlare con lei mi ha tranquillizzata...e dopo le fatiche un bell’abbraccio con tanto di mozzico della medaglia!”

 

Eleonora sta costruendo la sua performance passo dopo passo, gara dopo gara, mattone dopo mattone, con serenità senza accorciare i tempi partendo dal mezzofondo e passando dai 10km, la mezza un po’ più tardi e finalmente il 2016 approda alla maratona.

Tifo, sostegno, famiglia, amici, com'era? “Lungo il tragitto il tifo era tantissimo, numerosi gli amici e per l 'occasione son venuti anche i miei genitori e mio fratello è stato davvero emozionante ritrovarli al traguardo.”

 

Se giochi in casa hai una marcia in più e poi tanta musica e colori nonostante la pioggia e il temporale.

Cambia qualcosa dopo questa prova? Sponsor? “Penso di aver aggiunto un’altra esperienza nel mio cassetto...il mio sponsor rimarrà sempre kalenji, lavoro al decathlon prenestina e mi piace poter testare i prodotti che vendo, continuerò a farlo perché voglio contribuire alla crescita di questo crescente marchio.”

 

Molto modesta Eleonora che è anche un’ottima allenatrice di atletica presso la pista del Parco di Tor Tre Teste. Vuoi anche tu un programma personalizzato? Per info eleonorabazzoni@yahoo.it

Prossime gare, obiettivi a breve, medio, lungo termine? Sogni da realizzare? “Per ora mi aspetta una settimana di meritato relax a Londra e farò un po di corsa a piacere...poi mi butterò sui 10000 in pista e su qualche gara su strada. Sogni? Spero di migliorarmi ancora, non dico altro!”

 

Se alzi gradualmente l’asticella e fai le cose con criterio affiancata da persone esperte e competenti non può che accrescere l’autoefficacia, ti senti sempre più sicura di far bene e meglio la volta successiva.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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Matteo SIMONE

 

Lo sport che ti fa sperimentare un mondo diverso, che ti fa vedere un mondo a colori, che ti rimette al mondo, ti fa incontrare, ti fa prendere impegni, ti fa condividere fatiche e divertimento. Lo sport che ti fa consumare calorie, che ti fa uscire fuori dalla zona di confort, che si può fare da soli o in compagnia, fa sperimentare benessere psicofisico e performance, ti fa ritornare ragazzino, ti rimette al mondo ogni volta in modo diverso, ti fa seguire una direzione, ti rende libero.

Questo spinge persone a incontrarsi per allenarsi. Ringrazio i miei amici di sport che mi danno tanti stimoli per approfondire argomenti di psicologia dello sport, del benessere, della performance, tra i tanti Massimo Scarola molto presente agli allenamenti a Tor Tre Teste e al Parco degli Acquedotti.

La bellezza dello sport è che ti permette di fare esperienza, di metterti in gioco, di apprendere dall’esperienza sbagliando e facendo sempre meglio la prossima volta. Lo scrive anche Murakami nel suo libro L’arte di correre: “Naturalmente è stata dura, a un certo punto stavo quasi per perdermi d’animo. Ma in questo sport la fatica è data per scontata. Se non fosse parte integrante del triathlon o della maratona, chi mai si darebbe la pena di mettersi alla prova in discipline che succhiano le nostre energie e il nostro tempo? Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un instante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungniamo la consapevolezza che la qualità della vita non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro.”

 

Lo sport che ti fa conoscere la fatica che diventa tua amica, ti fa compagnia fino al traguardo, non ti abbandona mai, diventa il tuo angelo, ti ricorda che stai vivendo proprio ora nel momento presente, che non stai sognando ma stai faticando passo dopo passo, metro dopo metro, la fatica non ti abbandona, è lì per te, per darti coraggio per aiutarti a vivere.

La fatica rende anche felici, è quello che sperimentano molti atleti di sport di endurance come gli ultramaratoneti e i triatleti ironman. L’ho sperimentato anch’io soprattutto nell’Iron elbaman. Riporto di seguito l’esperienza di Murakami: “Ciò che soprattutto mi ha reso felice, oggi, è il fatto che questa gara me la sono proprio goduta. Non ho ottenuto un tempo di cui andar fiero. Ho anche commesso diversi piccoli errori. Però ho corso fino a esaurimento delle forze, e ne risento ancora l’effetto. Inoltre, sotto molti punti di vista, credo di essere migliorato rispetto all’ultima gara. E questo è un punto essenziale.”

 

Lo sport, oltre all'amica fatica che non ti fa sentire mai solo, è anche tanto calore e colore, musica e allegria, più è lunga la distanza è più c'è clima di festa, lo sport trascina, coinvolge, ti prende, ti cattura, ti porta via e fatichi sempre di meno, questo è il fantastico, sorprendente e gioioso mondo dello sport amatoriale.

Lo sport di tutti e per tutti con ogni modalità e in ogni luogo, per conoscere, fare esperienza, sperimentare, uscire fuori da una zona di confort ed entrare nel vortice della vita. Lo sport che fa sentire sensazioni ed emozioni, fa incontrare e confrontare con altri di altri mondi, di altre culture e altre generazioni. Lo sport per essere consapevole ed accettare che da una parte c'è questo e dall'altra c'è quello, non bisogna buttare niente, accogliere e trasformare il negativo e accogliere e cavalcare l’onda del positivo, serve tutto, il negativo serve per apprezzare di più il positivo. “Together is much better”, insieme è molto meglio anche per riuscire a essere il più presto autonomi, consapevoli, autoefficaci e resilienti

Unisciti ad Achilles, il programma che in tutto il mondo permette di fare sport con ogni disabilità, guida e atleta con disabilità visiva per sperimentare e mettersi in gioco, liberi di correre in natura ognuno a modo suo. Lo sport che ti rimette al mondo. Lo sport di tutti e per tutti grazie a persone sensibili e coraggiose disposte a impegnarsi e dedicarsi all'altro, a volte da soli è più difficile, “together is much better”, insieme è molto meglio.

Per info achillesinternationalroma@gmail.com o 3931053915.  Ti aspettiamo!

Achilles International parteciperà, con una rappresentativa di atleti con disabilità visiva e relative guide, il 17 Giugno 2017 ore 21:00 alla Roma 1/2 maratona notturna o Corri Roma 10K notturna.  Per la partecipazione dei non vedenti l’iscrizione è 10€ la mezza maratona per non vedente e per accompagnatore = 20€ e 5€ la Corri Roma per non vedente e per accompagnatore = 10€.

Da soli le persone con disabilità hanno difficoltà a fare sport o sono quasi impossibilitate, ed allora perché non offrire un po’ del nostro tempo per dedicarci a questa attività? Insieme si ottengono risultati importanti, un miglioramento della prestazione sportiva e diventa anche una messa alla prova per le guide, per sperimentarsi accanto agli altri, provare a guidare un’altra persona, stargli accanto, sintonizzarsi sui suoi ritmi, il benessere oltre che individuale diventa duale e poi di gruppo.

Vieni il lunedì e il giovedì alle ore 18.00 presso il Parco degli Acquedotti, sarai accolto con un cordino per correre o camminare insieme.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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Matteo SIMONE

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Matteo Nocera, affacciatosi mondo delle ultramaratone mette a segno due vittorie in gare di 6 ore. Buona la prima alla Reggia di Caserta e buona anche la seconda 6 ore delle Carrere. Le sue parole post gara sono: “Vinco ancora e questa volta sono 76km. Contento di aver conquistato 2 vittorie su 2 ultra nella mia Regione. Forza sud dedicata a mia moglie.”

 

Parole commoventi di un ultrarunner che non corre solo per se ma anche per la sua terra e la sua famiglia sempre a seguito.

Dopo averlo conosciuto in occasione della maratona di Roma, non potevo che fargli alcune domande per cogliere le sue impressioni post gara che riporto di seguito.

Ciao Matteo, complimentissimi, se ti va ho qualche domanda per te, com'è andata? Soddisfatto? “Ciao Matteo. Sì soddisfatto. Ma se imparo a gestire meglio...! Ho vinto anche la seconda... 76.800 ma devo imparare a partire più regolare. Le prime 4 ore a 4.12 poi ovviamente ho risentito... molto caldo percorso duro, un anello di circa 1400m, 700 in salita da un lato e l’altro in discesa. Duro. Ma la condizione migliora...! Soddisfatto.”

 

Importante è vincere, importante è essere soddisfatti, importante è migliorarsi per continuare a far bene e a impegnarsi per obiettivi più ambiti, sfidanti e difficili ma non impossibili.

Hai sofferto, momenti critici, problemi? “Ho sofferto solo in verità dalla 5a ora alla fine, ho pagato le prime 4 ore con una media di 4.16 su un percorso molto duro.”

 

La gara a volte non regala niente, si tratta di percorrere chilometri e chilometri di strada che possono includere salite e discese, sempre andare avanti per totalizzare più chilometri e meritarsi il premio finale della vittoria o della podio o di aver concluso la gara come si voleva.

Avevi abbigliamento e integrazione idonei, ti è mancato qualcosa che non avevi considerato? “Tutto ok rifornimenti abbigliamento ecc.”

 

Matteo giocava in casa, correva nei luoghi a lui cari, aveva a disposizione l’aria e il clima di casa, coccolato e servito a dovere.

Pensieri, sensazioni, emozioni, prima, durante, dopo la gara? “Pensieri? Pensavo alle sensazioni del mio corpo a come gestire al meglio e fare più km possibile.”

 

Importante focalizzarsi sia sulla gara, sul gesto atletico, ma anche diventa importante focalizzarsi su se stessi, sul proprio corpo, monitorarsi dalla testa a piedi, monitorare sensazioni interne, comprendere come ci si sente, come si sta andando, come continuare a far bene.

Organizzata bene la gara, percorso, ristori, premiazioni? “Gara organizzata veramente bene.”

Tifo, sostegno, famiglia, amici, com'era? “Sì la famiglia e il presidente del mio team sono venuti fin dall’inizio.”

Cambia qualcosa dopo questa prova? “Beh diciamo che adesso proverò ancora a migliorarmi.”

 

Prossime gare, obiettivi a breve, medio, lungo termine? Poi penseremo al Passatore. Domenica se recupero sarò a Corato. Come mi dicesti tu.... un passo alla volta. Grazie sei sempre gentilissimo.”

 

Vero, si costruisce un passo alla volta la performance, mattone su mattone, allenamento su allenamento, gara su gara si costruiscono vittorie e performance, così come si può ambire a un posto in Nazionale se ci sono i numeri, questo si vedrà con il tempo opportuno, con le prossime gare.

Per approfondimenti sul fantastico, sorprendente, bizzarro e straordinario mondo degli ultrarunner è possibile consultare il mio libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva editrice

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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http://www.unilibro.it/libri/f/autore/simone_matteo

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Matteo SIMONE

 

Il prossimo 30 Aprile si svolgerà la prima edizione della “6 Ore Coratina”, una gara di corsa su strada a circuito che vedrà impegnati gli atleti per 6 ore continuative e il vincitore sarà chi totalizzerà più chilometri. Nell’ambito della stessa gara si svolgerà anche una mezza maratona della distanza di 21,97km e una maratona della distanza di 42,195km.

Ritrovo: 11:00 presso P.zza Vittorio Emanuele Corato (BA). Orario di partenza: ore 13.00 partendo da Via San Benedetto. Circuito di km 1,230 (in corso di omologazione Fidal), che si snoderà nel centro del Paese, pianeggiante e completamente chiuso al traffico. Il circuito presenta ampi tratti asfaltati e in rettilineo, ed altri che si articolano su basolato vulcanico e in pietra.

Info: Gimmi 349.5459002, Giuseppe 347.0768605, Riccardo 345.5905237.

Website: www.atleticaamatoricorato.altervista.org E-mail: amatoricorato@tiscali.it

Di seguito l’ultrarunner Giuseppe Mangione ci illustra la sua prima gara da organizzatore, attraverso risposte ad alcune mie domande.

Ciao Giuseppe, pensieri, sensazioni, emozioni per la prossima 6 ore di Corato? “Ciao Matteo grazie per tenermi anche stavolta in considerazione e ti rispondo volentieri, allora emozioni per questa 6 ore, per me una grande emozione, un sogno che finalmente si avvera.”

Come hai deciso di organizzare la prima gara? “La decisione è stata appunto determinata da un sogno che volevo realizzare e il mio amore sviscerato per questa disciplina. Io e Riccardo Blasi, una new entry in questo mondo, un giorno ci siamo detti perchè non una 6 ore a Corato? E perchè no? E detto fatto ci siamo messi al lavoro.”

Quale strategie utilizzi per invogliare gli atleti a partecipare alle tue gare? “Non ci sono strategie per invogliare gli ultramaratoneti a partecipare alla mia gara, c’è tanto rispetto reciproco tra noi, io poi ho girato un po’ partecipando a varie ultra cementando tanti rapporti positivi, tanta amicizia e stima per cui penso si sia seminato bene.”

 

Ebbene sì, pare che Giuseppe abbia seminato bene, sempre presente in giro per l’Italia sia lui che la sua squadra di ultrarunner Barletta Sportiva e così saranno in tanti gli atleti che si cimenteranno nella prima 6 Ore di Corato, atleti della stessa squadra Barletta Sportiva, atleti della vicina Putignano, città di Vito Intini che ha contribuito allo sviluppo delle ultramaratone nel sud Italia, atleti da Manfredonia, piccola città dove il merito del grande movimento degli ultrarunner è di Michele Spagnolo che diffonde la cultura del cammino tra persone comuni, uomini, donne e ragazzi, quindi credo che sarà una festa dello sport, tra i tanti anche i camminatori del gruppo di Ruggiero Graniero di Barletta che ha messo su un’associazione per ultracamminatori e ultrarunner. E ci saranno anche atleti che punteranno alla performance come Matteo Nocera che ha già vinto la 6 Ore della Reggia di Caserta.

Quali sono le fasi più importanti e quali quelle più delicate della gara che organizzi? “Penso che le fasi siano tutte importanti ma cercheremo di dare priorità all’accoglienza, ai ristori e a una ricca premiazione giustissima in quanto penso che un giusto riconoscimento vada dato a tutti gli atleti.”

 

Si tratta di accogliere atleti, famiglie e amici, di rendere la gara un’occasione di incontro, cultura, sport e turismo, gli atleti che partecipano con fatica per 6 ore di attività fisica devono essere messi nelle condizioni di trovare l’occorrente di cui necessitano, dai ristori alle docce, comprese le prelibatezze culinarie e un clima festoso per loro e gli accompagnatori.

Quali caratteristiche hai dovuto sviluppare per essere un buon organizzatore di gara? “Non so ancora se sono un buon organizzatore vedremo che giudizio daranno, come atleta sono discretamente bravo nel mio piccolo.”

Quale messaggio vuoi rivolgere agli atleti per farli avvicinare alla tua gara? “Il messaggio che voglio rivolgere è semplice, come dicevo prima ottima accoglienza tanti tanti riconoscimenti e un ottimo ristoro anche nel dopo gara.”

Come sono i rapporti con le federazioni sportive, istituzioni, associazioni, società, sponsor? “I vari rapporti un po’ con tutti abbastanza buoni con gli sponsor ottimi e ci ha pensato l’altro collaboratore Riccardo Blasi un vero factotum, con le istituzioni e associazioni varie abbiamo puntato anche a valorizzare la citta di Corato grazie a questo evento.”

 

Together is much better”, insieme è molto meglio, persone competenti e professionali, loro stessi atleti che si fanno in quattro per far fare bene per portare atleti e accompagnatori nella cità di Corato.

Come invogliare anche atleti disabili e più giovani a partecipare? “Sono senza dubbio in prima linea a invogliare disabili e giovani, anche grazie ai social. I disabili sono come noi, stesse emozioni e meritano anche loro il giusto spazio di felicità, spetta a noi farli sorridere per cui in queste manifestazioni è giusto creare uno spazio anche per loro.”

Prevedi anche una non competitiva o eventi collaterali culturali? “Oltre alla 6 ore, in quel giorno ci sarà anche una 21km ed una 42km per chi naturalmente non è preparato per una 6 ore, nel contesto cercheremo di valorizzare anche prodotti locali grazie a vari sponsor.”

 

Una festa per tutti, atleti e commercianti, cittadinanza che espone il meglio di sé per attirare vicini e lontani nelle terre di Puglia.

Come e chi ti aiuta? Istituzioni locali? “Abbiamo avuto un aiuto da vari sponsor grazie all’interessamento di Riccardo Blasi e un aiuto per varie cose e autorizzazioni logistiche dal Comune di Corato e dall’assessore allo sport Gaetano Nesta, ex atleta.”

Quando presenti la gara? “La gara la presenteremo il 27 aprile nella sala verde del comune di Corato in conferenza stampa.”

Obiettivi particolari per questa tua gara? “Allora gli obbiettivi per questa gara sono vari essendo la prima cercheremo e speriamo in una massiccia iscrizione di atleti e siamo sulla buona strada, un altro obbiettivo, nonchè anche questo sogno da realizzare, in futuro avere il Campionato Italiano IUTA 6 ore a Corato, un altro obbiettivo mio personale in questa gara, visto che gareggerò per scaramanzia, se lo ottengo te lo dirò a fine gara quel giorno stesso, grazie mille Matteo Simone, a presto e ti aspetto a Corato.”

 

Si semina bene, e il raccolto non potrà che essere buono, tante presenze di atleti ultrarunner e non solo, cercherò di esserci anch’io, mi piacerebbe incontrare tanti amici runner a Corato.

Per approfondimenti è possibile consultare il mio libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva editrice, Civitavecchia

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

 

Matteo SIMONE

http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

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https://www.ibs.it/ultramaratoneta-analisi-interminabile-libro-vari/e/9788898615872

Matteo SIMONE

 

Simona non sa stare ferma, la sua zona di confort è l’attività sportiva a contatto con la natura, quindi corsa, bici, sci, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, nuove avventure, nuove direzioni da prendere per raggiungere mete e obiettivi. Il prossimo importante obiettivo del 2017 è la 100 miles Leadville Race Series e il suo percorso di avvicinamento prevedeva la Tuscany Crossing 103km che ha vinto per la terza volta con il tempo di 10h49’26.

In compagnia della sua ombra e della sua fatica, con il sorriso alimentato da una forte passione e da sensazioni ed emozioni forti, inconsuete e ricercate, conquista la vittoria in una gara di quelle considerare estreme e non per tutti, la Tuscany Crossing 103km, al secondo posto si classifica Elisabetta Lenotti e terza Lara La Pera.

Ora si tratta di tenere stretta la vittoria, di accogliere e assimilare quello che c'è, riempire serbatoi emozionali di gioia e soddisfazione e recuperare per prepararsi a prendere la direzione per nuove mete e obiettivi sfidanti ma sempre raggiungibili come la 100 miles Leadville Race Series.

Ecco la sua dichiarazione a fine corsa: “Toscana = C a s a. Tuscany Crossing. Quando ti danno il numero 11 perché l'hai già vinta due volte e "Simo, sta meglio due volte 1 che un 2". Quando ti accolgono ai ristori chiamandoti tutti per nome e i bimbi con le biciclette ti scortano gridando viva la nostra Simona beh, tutto questo non puoi che chiamarlo casa. Oggi per la terza volta ho vinto la 103 km della Tuscany Crossing, il che non era affatto scontato dato che sono partita con 45 km nelle gambe e la preparazione focalizzata per max 60 km di gara, ma tutto questo calore valeva il prezzo della sofferenza. Sono felice perché questa gara è la prima delle tre che mi "scorteranno" fino in Colorado per realizzare qualcosa di buono nella 100 miglia Leadville. Non sarà facile così come non è stato facile oggi, ma c è qualcosa di veramente prezioso che sia anche facile da conquistare?

 

Simona è un amante della corsa al naturale, per sentieri, per montagne. L’ho conosciuta in occasione di un raduno premondiale della nazionale italiana ultratrail, simpatica, sempre solare, di corsa facile e veloce in piano, salita e discesa.

Simona Morbelli, simpatica ed ultra generosa con tanta voglia di condividere esperienze, ci racconta di sè, delle sue passioni, delle sue esperienze in gara, motivazioni, passioni, sogni, attraverso risposte ad alcune mie domande di un po’ di tempo fa.

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Essere un ultratrailer significa non solo amare la corsa in natura ma, nel mio caso, l'essere attratta dalle incognite che quest'ultima riserva, dal meteo alle difficoltà del percorso, alla capacità che ha il proprio corpo ad adattarsi all'imprevisto.”

E’ attratta dal difficile, dalle difficoltà, a lei piace affrontare percorsi e condizioni ostili ed estreme per vedere ogni volta come se la cava e come ne esce fuori.

Ti puoi definire ultramaratoneta?  “Mi definisco un ultratrailer anche se ho scoperto di trovarmi a mio agio anche in altre tipi di gare, i City Trail ad esempio mi divertono e motivano.”

 

A Simona piace divertirsi faticando, valida e competitiva atleta in grado di dare filo da torcere alle più agguerrite avversarie.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “Ognuno di noi, in modi differenti dovrebbe cercare di migliorarsi. Sono sempre stata attratta da ogni cosa che potesse portarmi a superare i miei limiti. Ho iniziato correndo un circuito di 3.3 km nella riserva di caccia di casa mia in campagna, adesso reputo corta una gara da 50 km ed ho imparato a gestirmi in maniera tale da migliorarmi nella prestazione dopo il 50 km.”

 

Simona apprende a far bene gradualmente con esperienza di superamento graduale delle difficoltà ed ostacoli, aumenta gradualmente l’asticella ed allunga i percorsi di gara un po' per volta accorgendosi sempre di più di essere portata per questo tipo di competizione che gli da tanta soddisfazione.

Qual è stato il tuo percorso per  diventare un ultramaratoneta?  “Nasco alpinista (parolone) e scalatrice, ho iniziato a correre casualmente per aumentare la capacità polmonare.”

 

Come tanti altri scopre la corsa per caso e se ne innamora.

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? “La corsa per me è un gesto naturale, lo amo, e se un giorno dovessi mettermi a fare delle regate oppure motocross la corsa in natura farà sempre parte della mia quotidianità.”

 

E’ un amante del nuovo, si adatta alle circostanze ed ai cambiamenti ma la corsa è un amore che non abbandonerà mai, sarà per lei propedeutico per qualsiasi attività.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?  “Supero il limite ogni volta che decido di prepararmi per un tipo di gara completamente differente nel percorso dal mio conosciuto. Il lavoro mentale è fondamentale.”

 

Sempre alla ricerca di nuove e sfidanti competizioni, scopre che è importante la preparazione fisica e l’approccio mentale per questo tipo di gare di endurance con forte difficoltà di sentieri e dislivelli.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?  “La motivazione credo sia la componente principale. Fare qualcosa che ti piace e farlo con degli obiettivi porta ognuno di noi a migliorarsi e non mollare. Forza, determinazione, costanza, resilienza, nel momento stesso in cui sei realmente motivato il tuo corpo aiutato dalla tua mente ti può portare ovunque.”

 

E’ consapevole che il motore del suo successo è la motivazione, finchè è motivata c’è voglia di migliorarsi e di far bene, con la motivazione si è più resilienti, si è più disposti ad affrontare fatica e sofferenza, se manca la motivazione tutto diventa più difficile e si è più disposti a mollare.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? “L'estremo è soggettivo e dipende anche dalla preparazione personale. Potrei veder scalare un 9A+ con elasticità e grazia stupendomi, senza rendermi conto che per l'atleta che sta compiendo quel gesto si tratta di un qualcosa di conosciuto e di fattibile dal momento che lo sta facendo. Il mio estremo potrebbe dunque essere quello di portare a termine con una buona prestazione una gara per nulla affine alle mie caratteristiche atletiche senza per questo cercare il pericolo, parola amata molto da chi ci vorrebbe tutti insani di mente per giustificare la propria inadeguatezza.”

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Annecy 2015. Partecipare ai campionati del mondo con la maglia azzurra ha avuto per me un valore enorme, oserei dire inaspettato per quanto forte. Mi sono preparata al meglio, sono partita volendo onorare me stessa, la maglia e la gara per poi scoprire dopo pochi km che non avrei potuto farlo a causa di un ernia (diagnosticata quattro giorni dopo), che mi ha bloccato il gesto. Ho continuato la gara  finché ho potuto nonostante fossi l'ombra di me stessa. Solo dopo due giorni, tornata nella quotidianità  mi sono lasciata andare in un pianto ininterrotto.”

 

Quando ce la metti tutta per far bene, per onorare una maglia indossata della nazionale italiana ma scopri che il fisico si arrende e ti si rivolge contro allora c’è un momento di disperazione, di fallimento, di sconfitta, di riflessione, ti mette davanti al limite, alla difficoltà, alla resa, in quel momento bisogna farsene una ragione e saper pazientare in attesa di un recupero per poter lavorare meglio con costanza e ritornare a far bene.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Credo che determinando gli obiettivi, che non devono essere per forza sempre e solo quelli della vittoria o podio a tutti i costi, potrei anche portare a termine una gara a 50 gradi costanti di migliaia di km dove non si corre quasi mai se non in discesa. Premetto che odio il caldo, non amo particolarmente le gare a tappe ed amo le gare veloci perché performo bene nella corsa. L'abitudine alle cose consente alla mente di fregarci. Cambiare equivale ad evolversi.”

 

Sempre pronta Simona, non disdegna nuove sfide che una volta definito l’obiettivo e la scadenza temporale è disposta a prepararsi senza trascurare nessun dettaglio per far bene.

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Gli infortuni capitano, a volte si sta fermi solo qualche giorno, a volte qualche mese. Esistono però lavori alternativi molto efficaci come la bici o il nuoto. Ti aiutano a rimanere in forma con il fiato ed a fare un ottimo lavoro di forza. In questo modo si può ritornare più forti di prima essendoti anche ‘depurato’ dai carichi di lavoro quotidiani della corsa.”

 

Con l’esperienza si impara a mettere in conto gli infortuni e a saperli gestire con attività alternative e con un’adatta riabilitazione per ritornare più motivati e con voglia di fare meglio.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme? “Nessuno si stupisce più di quello che faccio come lo faccio e perché lo faccio dal tempo delle scuole medie.”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Più che scoperto, ho modificato il mio stile di vita spostando i valori su altre direzioni. Adesso vivo in maniera sana, sono più libera con me stessa e la mia anima è più leggera. Sulla tenace testona testarda agonista erano già tutti d'accordo da quando, nemmeno undicenne, costringevo i miei genitori a seguirmi segretamente durante le mie competizioni atletiche. Non volevo nessuno perché non volevo mi vedessero nel caso non fossi salita a podio. Delirio.”

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Non sempre è facile fare tutto, sono spesso via per motivi famigliari e spesso per la corsa o eventi legati ad essa. Non ho mai avuto una quotidianità fatta dalle stesse cose, ho sempre viaggiato molto ed ho diversi interessi e passioni oltre alla corsa. Diciamo che per allenarmi a volte costringo la mia famiglia a fare a meno di me oppure a modificare alcune programmazioni.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Rifarei tutto cercando di migliorare ogni cosa, anche gli errori, li aggiusterei quel tanto da rifarli con meno leggerezza. La cosa importante degli errori fatti, sta nel saper migliorare se stessi dopo averli compiuti. Posso dire di esserci riuscita per metà, l’altra metà non ha ancora imparato nulla. Evviva.”

 

A volte si apprende dagli errori, altre volte c’è una sorta di coazione a ripetere, ma può andar bene anche così.

E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva? “A questa domanda sorrido. Sono davvero gestita al meglio. Ho una programmazione accurata che tiene conto delle mie gare e del mio benessere psicofisico. Faccio una gara al mese, questo sia perché non trovo logico e proficuo ne per la forma fisica tantomeno per la performance fare gare ogni fine settimana, inoltre oltre a ritenerlo poco professionale ho per fortuna altri interessi che mi impegnano i we senza per forza evitare gli allenamenti. Quelli non si evitano mai, ma si possono fare ovunque.”

 

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Ho la fortuna di essere seguita da Fulvio Massa, mio preparatore, fisioterapista e massaggiatore sportivo. Sono seguita anche da uno staff di professionisti che mi aiutano nell'integrazione e cure mediche. Mi sottopongo a sforzi enormi durante il periodo di carico e la conseguente gara, mi sembra  logico prendermi cura di me stessa. Faccio esami di controllo ogni sei mesi ed in base ad eventuali carenze gestisco il recupero. Vitamine, ferro, potassio  antiossidanti, omega3.”

 

Per essere a certi livelli e per competere in competizioni che richiedono ore ed ore di duro lavoro è importante affidarsi ad esperti e non trascurare nessun aspetto.

Hai un sogno nel cassetto? “Vincere il giro del mondo a vela senza strumentazioni, solo a carteggio. Una regata ovviamente molto dura  sospesa con l'arrivo della strumentazione a bordo. La ripristineranno a breve dopo diversi anni.”

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “I limiti non sono solo fisici ma soprattutto mentali. Molto dipende dal nostro background ed io non ho mai avuto questi problemi. Non potrei vivere più di un certo periodo di tempo una stessa tipologia di quotidianità. Alzo sempre l'asticella sia nello sport che nella vita al di fuori di esso.”

 

E’ sorprendente Simona, è una che punta in alto nello sport e nella vita, è una scalatrice, quello che fa lo fa al massimo e con la passione vera.

Per approfondimenti è possibile consultare il mio libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva editrice, Civitavecchia

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Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

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Da soli le persone con disabilità hanno difficoltà a fare sport o sono quasi impossibilitate, ed allora perché non offrire un po’ del nostro tempo per dedicarci a questa attività? Insieme si ottengono risultati importanti, un miglioramento della prestazione sportiva e diventa anche una messa alla prova per le guide, per sperimentarsi accanto agli altri, provare a guidare un’altra persona, stargli accanto, sintonizzarsi sui suoi ritmi, il benessere oltre che individuale diventa duale e poi di gruppo. Di seguito Federica racconta la sua esperienza di atleta rispondendo a un mio questionario.

In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “In passato mi ha aiutato a superare momenti difficili, a credere di nuovo in me stessa e nelle mie capacità quando, in particolare nell’equitazione e nel volteggio (due discipline del cavallo) ho raggiunto risultati importanti. In generale lo sport, anche attualmente, mi fa bene al fisico e alla mente, ne beneficio molto, ad esempio, dopo otto ore di lavoro dietro la scrivania. Se una cosa ti fa stare bene la fai con piacere e tendi (anche inconsapevolmente) a migliorare.”

 

Lo sport ti rimette al mondo in modo diverso, si riparte sempre con quello che c’è nel momento presente per nuove mete e obiettivi, per cavalcare l’onda del cambiamento. I benefici sono enormi a livello fisico e mentale, con lo sport c’è la possibilità di vivere la quotidianità, di sperimentarsi con il fisico e con la mente, di provare, mettersi in gioco, cercare di apprendere e riuscire. Lo sport è anche un veicolo di aggregazione, di incontro con persone, culture e mondi.

Come hai scelto il tuo sport?Nel corso della mia vita ho praticato molti sport e discipline: il cavallo (equitazione e volteggio) è quello che ho fatto per più anni (undici), ho fatto nuoto da piccola (l’ho ripreso ora), ginnastica, danza moderna, pilates, baseball per non vedenti, judo e spero di non averne dimenticato nessuno. La motivazione che mi ha spinto ad iniziarli è stata spesso la curiosità di provare una cosa nuova. Lo sport al quale sono affezionata di più è il cavallo, che ho smesso per gli impegni della vita in quanto i maneggi spesso sono fuori città e ci vuole tempo (ed una macchina che io non ho) per raggiungerli. Attualmente gli sport che pratico sono il nuoto e la corsa. Il nuoto l’ho incominciato perché è uno sport completo e poi volevo vedere se era realmente noioso com’ero convinta, ma anche e soprattutto perché volevo vincere una sfida contro me stessa: nuoto è uno sport che io già praticai prima di avere il tumore (prima dei cinque anni), una volta guarita, ho avuto il rifiuto di nuotare e soprattutto di andare nell’acqua dove non toccavo. La sfida l’ho vinta perché ora nuoto e vado anche nell’acqua alta, inoltre ho constatato che il nuoto non è uno sport noioso. La corsa invece l’ho incominciata perché prima di conoscere Achille’s non pensavo che chi avesse problemi di vista potesse correre, quindi anche questa seconda è stata una “sfida” per vedere se riuscivo a correre.”

 

Nuove sfide per sperimentarsi e mettersi in gioco, per dimostrare a se stessi e agli altri che i limiti sono solo mentali, si può provare tutto e decidere se si tratta di qualcosa di stimolante.

Cosa ti fa continuare a fare sport? “La voglia di fare sempre di più, di migliorare, senza eccedere, però.”

Quali persone hanno contribuito al tuo benessere nello sport, alla riuscita della gara? “Gare vere e proprie ne ho fatte solo con l’equitazione ed il volteggio, ne ho fatte diverse, regionali e nazionali, raggiungendo sempre ottimi risultati. Sicuramente il merito è stato delle mie istruttrici che hanno creduto in me e hanno saputo prepararmi al meglio. In particolare ricordo la mia prima istruttrice, Miriam, che sapeva insegnarmi con leggerezza ed insieme, quando ci voleva, con un po’ di severità, questo credo grazie anche alla sua giovane età (aveva soltanto una decina d’anni in più di me). Tra gli altri, ricordo l’ottima preparazione per il saggio di fine anno di judo per il quale avevamo addirittura affittato un teatro. A judo andavo tre volte a settimana e il maestro credeva molto in me, ero l’unica sua judoca con problemi di vista, l’ho lasciato perché, avendo una derivazione in testa, non posso fare sport di contatto.”

 

Importante avere fiducia in se stessi, credere di poter fare, credere di essere capaci di fare, altrettanto importante è la fiducia da parte di persone di riferimento come familiari o istruttori, se gli altri credono in te, aumenta l’autoefficacia, aumentando l’autoefficacia aumenta anche l’impegno.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Ogni gara o saggio che sia mi ha dato emozioni e soddisfazioni diverse, ogni volta ho talmente tanta emozione che ho paura di sbagliare, ma in realtà tutta l’emozione sparisce al momento dell’esibizione.”

Come descrivi gli atleti, accompagnatori, allenatori, genitori? “Gli atleti di solito si impegnano al massimo per migliorare sempre più ed avere determinati risultati, ma non bisogna dimenticare che l’attività sportiva è anche divertimento, quindi credo non sia buono entrare troppo in competizione con gli altri. Gli allenatori e gli accompagnatori sono persone preparate che hanno molta pazienza nell’insegnare e nel supportare gli atleti, pazienza che sfoggiano in particolare con gli atleti disabili. Senza gli accompagnatori determinate attività sportive non si potrebbero praticare, perciò sono di fondamentale importanza. I genitori sono solitamente coloro che supportano l’atleta, hanno un ruolo molto importante nell’incoraggiarlo a fare sempre meglio, a non perdersi d’animo.”

 

Achilles International parteciperà, con una rappresentativa di atleti con disabilità visiva e relative guide, il 17 Giugno 2017 ore 21:00 alla Roma 1/2 maratona notturna o Corri Roma 10K notturna.  Per la partecipazione dei non vedenti l’iscrizione è 10€ la mezza maratona per non vedente e per accompagnatore = 20€ e 5€ la Corri Roma per non vedente e per accompagnatore = 10€.

Unisciti ad Achilles, il programma che in tutto il mondo permette di correre e camminare insieme, guida e non vedente. Per info achillesinternationalroma@gmail.com o 3931053915.  Ti aspettiamo!

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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Matteo SIMONE

 

Non si finisce mai di sorprendersi per quello che è possibile fare, per quello che fanno gli altri, per i paradossi che esistono nella vita considerata ordinaria. A volte si prova a buttarsi nella mischia, a saltare la propedeucità degli eventi e ci si accorge che si può stravolgere il sensato, l’ordiario, le cose scontate, Massimo ci racconta come è passato da uno sport semi-professionistico come la canoa ad un altro più gioioso ma faticoso come la corsa di lunghe distanze.

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Signifca correre distanze un po’ fuori da quelle convenzionali, senza preoccuparsi troppo.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “Vengo dal canottaggio semi-professionistico. Dovendo smettere per motivi di lavoro, inizio a correre per mantenere la forma. Non so ancora il perché ma la mia prima gara fu un Trail di 135 km (a quei tempi in Italia non esistevano quindi dovetti andare in Francia dove ne esistevano 3 o 4) iscritto con una preparazione sommaria, solo con l’idea di andare all’avventura. Fu invece l’inizio.”

 

Quando c’è la passione puoi fare tutto e vuoi andare ovunque, ti senti invincibile ed infermabile.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “Ho la fortuna di avere un fisico che mi permette di venir fuori sulla distanza. Soffro i primi 40 km, poi inizio a stare bene (di solito) ed entro nella mia dimensione.”

 

Anche Massimo ha scoperto un mondo paralelo, fatto a sua dimensione, una sorta di rifugio dal niormale per immergersi nella straordinarietà della corsa di lunga distanza.

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Si, più volte. Un tendine di Achille operato, una frattura al perone, una alla tibia, varie fasciti, pubalgie ecc… ma alla fine sono sempre riuscito a recuperare.”

 

Sembra alquanto resiliente Massimo, tanti fermi ma sempre rialzato e sempre pronto a ripartire per le imprese più dure.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “Onestamente? Il fatto che dopo tanti anni (più di 15…) riesco ancora a vincere o ottenere buoni risultati.”

 

Il vantaggio per Massimo è duplice non solo ha la passione, si diverte, trova la sua dimensione ma riesce talmente bene che i riusltati lo portano alla vittoria e quindi tutto diventa oltre che più semplice anche più allettante, duplice motivazione intrinseca per il divertimento e la passione e la sfida in se e estrinseca per i riconoscimenti ricevuti.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Molte volte, fortunatamente però la testa è intervenuta sempre in tempo, facendomi desistere. E ne sono ben contento.”

 

Massimo riesce a far funzionare non solo le gambe ma anche la testa ed in questo modo non ci sono crisi che riescono a piegarlo o ad arrestarlo, con la testa allenata si va avanti sempre ed in ogni modo con qualsiasi modalità fino al traguardo e sempre forti.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “Sinceramente non l’ho mai capito. Vasco diceva che ‘è tutto un equilibrio sopra la follia’. Sono pienamente d’accordo. Il cervello dopo tante ore o tanti km, si stabilizza in una dimensione propria, non si pensa più alla fatica o allo stress psico-fisico, si va avanti e basta senza quasi rendersene conto.”

 

Gli viene facile a Massimo, tutto diventa più facile, basta assecondare la follia e non preoccuparsi prima del tempo, l’importante è partire convinti e determinati e fidarsi di se stessi, il resto viene da solo. Si entra in una dimensione speciale che ti porta comodamente avanti senza farsi arrestare dalle fantasie catastrofiche o limitanti.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “Sicuramente la Diagonale des Fous a La Reunion. Tecnicissima e durissima: 2 partecipazioni e due ritiri, l’ultimo a pochi km dalla fine.”

Ma non tutto è facile, ci sono dei limiti ed è bene rispettare questi limiti.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine?La Diagonale des Fous. Psicologicamente penso che partirei già che l’idea di non finirla: l’approccio più sbagliato che ci possa essere.

 

Importante avere la consapevolezza dei propri limiti e decidere quello che si può o non si può fare.

Ti va di raccontare un aneddoto? “In 15 anni me ne sono successi tantissimi, uno dei più recenti mi è successo lo scorso mese in Cina. Stavo correndo in pieno deserto, in autonavigazione. Ero in mezzo al nulla e vedo in lontananza una tenda con delle bandiere rosse simili a quelle dei C.P. della gara. Smetto di guardare il GPS e punto dritto lì. Quando arrivo mi accorgo di che è una venditrice di meloni ed io ho fatto un errore che mi costerà 2 ore di gara in più! Ma la mia domanda fu: ma a chi cavolo questa vende i meloni in pieno deserto!!! Ma forse era solo un miraggio.”

 

Questo tipo di gare ti fanno sperimentare anche miraggi, è importante fare attenzione ed ascoltare i segnali del proprio corpo e rimanere sempre sul qui e ora momento per momento per non trovarsi fuori pista soprattutto in posti sconosciuti o dove le temperature cambiano nel gior di poche ore o dove non si ha la possibilità di rifornirsi. Tanta attenzione è importante per il proprio benessere.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “A volte mi sorprendo ancora, quando sto per mollare c’è un qualcosa che mi spinge a non farlo. Questa cosa mi è servita moltissimo anche nella vita.”

 

E’ un attimo per decidere di fermarsi o arrendersi ma è importante fare affidamento sulle proprie risorse mostrate di averle in altre occasioniin passato, così le tante crisi superate servono a fondare le basi per un incremento di autoefficacia nel superare eventuali crisi nella vita del mondo pqrallelo a quello sportivo.

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Ho fatto dell’ultra-maratona una ragione di vita. Chi mi è stato o chi mi è accanto non mi ha mai fatto pesare la cosa e lavorando in proprio sono quasi sempre riuscito a gestire bene la situazione.”

 

Amare qualcuno o qualcosa, significa saper gestire momenti di vita individuali e comuni per prolungare la gioia della condivisione e la passione per qualcosa di importante.

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali? “Da quando sono nella squadra Nazionale di Ultramaratona, ho la fortuna di essere monitorato in una clinica che ci supporta, il cuore soprattutto è la parte che viene più tenuta sotto controllo.”

 

Massimo è in buone mani, si può affidare al team messo a disposizione dalla Nazionale, così può esprimersi al meglio della sua forma fisica nelle dure imprese di gare di corsa di ultra distanza.

Hai un sogno nel cassetto? “Si mi piacerebbe, in futuro insegnare e trasmettere agli altri quello che l’ultra mi ha fatto imparare e dato in tutti questi anni.”

 

Il sogno di Massimo non è una gara da vincere o da portare a termine perché considerata forse impossibile, ma di continuare a star bene con se stesso trasmettendo insegnamenti di vita appresi durante la sua lunga carriera sportiva. Grande merito a Massimo per le sue gesta sportive ed i suoi intenti encomiabili.

Per approfondimenti è possibile consultare il mio libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva editrice, Civitavecchia

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Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

"Se desiderate compiere qualcosa nella realtà, innanzitutto visualizzate voi stessi mentre riuscite a compierla."                          Arnold Lazarus (1)

 

Fatti un film del tuo prossimo futuro, come sarà la tua vita in preparazione della tua meta? Quali sono le tue risorse? Quali tue caratteristiche devi o puoi potenziare, migliorare?

Visualizza i tuoi gesti, le tue difficoltà, i momenti importanti, critici, e prova a vedere com’è, che effetto ti fa, puoi sentirti soddisfatto? Puoi correggere il tiro?

F.Cantaro, G.Guastalla, Il segreto della PNL (2): “La pratica di darsi un obiettivo: consiste nell’identificare i nostri obiettivi a breve e lungo termine e le azioni necessarie per raggiungerli (cioè nel formulare un piano d’azione); organizzare il nostro comportamento in funzione di tali obiettivi; controllare l’azione per essere certi di non uscire dai binari; prestare attenzione al risultato di tali azioni, per riconoscere se e quando è necessario ritornare alla fase di progettazione.”

 

Prova a visualizzare di cambiare qualcosa, di correre un piccolo rischio nel fare qualcosa di diverso, vedi che effetto ti fa, quali sono le tue sensazioni e poi prova nella realtà.

DJOKOVIC (3): “Ho cercato, sin da piccolo, di vedermi in campo l’ultima domenica di Wimbledon giocare la finale, per me è sempre stato l’obiettivo numero uno”.

 

Gli obiettivi devono essere: significativi, stimolanti, chiari; difficili ma non inarrivabili; mirati al miglioramento graduale della prestazione più che al risultato. Obiettivi ben definiti e stimolanti accrescono e mantengono la motivazione. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia.

Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo? Credere in quello che si fa, essere convinti di quello che si fa.

Simone M., Psicologia dello sport e non solo (4): “La vita della persona è determinata da una serie di scelte sin dalla nascita, tali scelte possono essere volontarie o involontarie, proprie o fatte da altri, e, a queste scelte, corrispondono degli esitamenti in quanto quando si sceglie, allo stesso tempo si evita qualcos’altro. Diventa importante per la persona l’attenzione verso le cose che si fanno o che si evitano, diventa interessante pensare che si fanno delle cose per evitare di farne altre, diventa importante fare le cose con un’attenzione ed un interesse costante e non per abitudine, diventa interessante chiedersi, accorgersi di quello che si fa, che si sta facendo.”

È importante avere delle priorità negli obiettivi, fai un programma mentale dei tuoi prossimi obiettivi, cosa vuoi raggiungere in ordine prioritario e temporale e come? Cosa sei disposto a fare, a rinunciare, a sacrificare? Cosa devi evitare o devi fare per raggiungere i tuoi obiettivi? Qual è il costo? Ne vale la pena?

Questi suggerimenti non costano niente, sono semplicemente delle proposte di piccoli cambiamenti che a qualcuno potrebbero essere utili, potrebbe fruttare una decisione con una maggiore consapevolezza.

 

Bibliografia: (1) Arnold Lazarus, L’occhio della mente, Astrolabio, Roma, 1989, pag. 50. (2) F.Cantaro, G.Guastalla, Il segreto della PNL, Sonda, 2009, p. 109. (3) Corriere sport stadio 2.7.2011. (4) Simone M., Psicologia dello sport e non solo, Aracne, Roma, 2011, pag. 22.

 

Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta

3804337230 - 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net

Matteo SIMONE

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Unisciti ad Achilles, il programma che in tutto il mondo permette di correre e camminare insieme, guida e non vedente. Vieni a conoscerci Il prossimo 8 aprile ci sarà un evento aperto a tutti, si tratta di un sabato pomeriggio ore 15.00 presso il parco degli acquedotti Roma, dove tutti potranno correre e camminare come guide o come atleti accompagnati.

Per info achillesinternationalroma@gmail.com o 3931053915.  Ti aspettiamo!

Una rappresentanza degli atleti con disabilità visiva e relative guide della società La Sbarra & I Grilli hanno partecipato il 19 marzo 2017 alla XXVII “Corri per il parco”, gara competitiva e non competitiva di 10 km, organizzata dalla Podistica Tor Tre Teste 2007.

Inoltre è intenzione del progetto Achilles International partecipare, con una rappresentativa degli atleti con disabilità visiva e relative guide, il 17 Giugno 2017 ore 21 alla 11° edizione di Corriroma organizzata dall’Italia Marathon Club, gara competitiva su strada di 10 Km e 21 Km Roma by Night Run. Per la partecipazione dei non vedenti con accompagnatori l’iscrizione è 10€ la mezza maratona per non vedente e per accompagnatore = 20€ e 5€ la Corri Roma per non vedente e per accompagnatore = 10€.

Uno dei campi di allenamento degli atleti dell’Atletica La Sbarra & I Grilli Runners è il parco Tor Tre Teste, dove l’allenatore Vincenzo Ciurleo organizza anche sedute di allenamento collettivo.

L’Atletica La Sbarra & I Grilli è una squadra che favorisce l’inclusione e l’integrazione. Fanno parte della squadra Esalehy Abdellatif, fortissimo atleta del Marocco, inoltre D’Antone Giuseppe di quasi 59 anni, che riesce a competere con i più forti e a vincere quasi sempre la sua categoria di appartenenza, infatti alla Corri per il parco è arrivato 4° assoluto.

L’attenzione dell’Atletica La Sbarra e I Grilli Runners è rivolta anche a gare che portano avanti dei progetti sociali, culturali e ambientali, ha aderito al vivicittà all’interno dell’Istituto Penitenziario di Rebibbia che ha visto partecipare due atlete non vedenti, Ada Ammirata per la gara lunga di 12km ed Ada Nardin per la gara di 4km.

Da soli le persone con disabilità hanno difficoltà a fare sport o sono quasi impossibilitate, ed allora perché non offrire un po’ del nostro tempo per dedicarci a questa attività? Insieme si ottengono risultati importanti, un miglioramento della prestazione sportiva e diventa anche una messa alla prova per le guide, per sperimentarsi accanto agli altri, provare a guidare un’altra persona, stargli accanto, sintonizzarsi sui suoi ritmi, il benessere oltre che individuale diventa duale e poi di gruppo.

Tra i tanti che si sono avvicinati alla corsa, c’è anche Sandro Mille, di seguito una sua breve testimonianza attraverso le risposte a un mio questionario.

Come hai scelto il tuo sport? “Volevo intraprendere un'attività sportiva che richiedesse uno sforzo moderato ma costante e, grazie alla generosità degli atleti dell'associazione sportiva La Sbarra, ho iniziato a praticare la corsa. Essendo io un ipovedente ho grande difficoltà nel muovermi in autonomia per cui era impensabile correre per me.”

Nella tua disciplina quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione? “Nella mia condizione di ipovedente per correre ho bisogno di affidarmi al 100x100 ad un atleta guida. Ciò significa che io, prima di tutto, devo sviluppare da subito un principio di intesa col mio accompagnatore. Devo essere sempre attento alle segnalazioni che mi vengono comunicate relative a variazioni di terreno, deviazioni di percorso, ostacoli improvvisi e non. Per cui prima del fisico io ho bisogno di allenare l'affiatamento con la persona che mi guida per trovare una buona sintonia.”

Cosa e quali persone hanno contribuito nello sport al tuo benessere o performance? “Fortunatamente sono venuto a conoscenza del progetto Achille's International... Ed eccoci qua: atleti volontari dell'Associazione Sportiva La Sbarra che aiutano atleti non vedenti e ipovedenti a correre. Sia in allenamento che in gara Atleta Guida e Atleta non vedente procedono affiancati, uniti polso a polso attraverso un cordino. Ci vuole accortezza e sensibilità e i ragazzi de La Sbarra riescono a compiere l'impresa di guidare un atleta disabile per mano fino al traguardo. E' una cosa molto impegnativa ma sanno farla con naturalezza e delicatezza.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “La mia gara della vita è stata di certo la mia prima gara. Eravamo sulla pista di atletica a Terme di Caracalla per correre una staffetta molto avvincente, la 12 x 30 minuti. Ero emozionato per essere dentro un evento simile… E già ero proprio io, dentro una gara… Incredibile, stavo correndo in pista, in una frazione di gara ufficiale e il mio amico Matteo mi guidava e mi incoraggiava. Era esaltante, ricordo che c’erano molte persone tra gli spalti ma anche molti atleti in pista. Dopo soli 10 min ero già esausto, forse avevo corso ad un ritmo per me troppo elevato. Da dietro arrivavano periodicamente atleti più veloci che mi doppiavano. La cosa mi dava troppo fastidio, ma in quel momento pensavo solo al traguardo, con loro avrei avuto la rivincita in futuro dopo un paio di anni di allenamento. Non so bene come ho fatto ma ho corso anche i restanti 20 minuti, sarà stato il supporto di Matteo che mi incitava e mi motivava, sarà stato l’orgoglio e la tenacia ma riuscito a trovare le forze per giungere a quel benedetto traguardo. Ero stremato ma mi sentivo dentro di me un campione. Ero riuscito a centrare l’unico obiettivo che mi ero prefissato: CONCLUDERE LA GARA.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?  “Siamo quasi alla mia massima velocità, io e la mia guida ci stiamo proiettando come 2 bolidi in un sentiero nel parco. Adoro sfrenarmi in brevi allunghi veloci in cui posso scaricare la potenza che ho nelle gambe. E' bellissimo per me, solo a queste velocità più elevate riesco a respirare una sensazione di completa libertà. Dimentico persino di essere affiancato da un atleta guida. Lui è così abile che in quei brevi momenti entriamo in perfetta sincronia, stessi movimenti di braccia e gambe ed io dimentico che siamo uniti al polso dal cordino. A volte mi lascio davvero prendere dall’adrenalina che poi la mia guida fatica a ricondurmi a nella giusta direzione e a reggimi più bassi. Ricordo una volta in cui io e il mio amico Raffaele procedevamo come sempre affiancati e abbiamo fatto a sportellate. Ebbene sì, perché, io distratto, non avevo capito che dovevamo deviare a sinistra e continuavo imperterrito ad andare diritto. Solo l’effetto di qualche spallata energica mi ha fatto dirottare l’andatura. Oh mio Dio che ridere, ogni volta che ci penso rido solo solo.”   

Quale è stata la gara più difficile? “Una gara di 10 km a Borghesiana, la Maratonina dei due colli. Non mi ero mai impegnato su una distanza simile. Fortunatamente ho avuto il piacere di affrontare quell’impresa affiancato dal mio amico Andrea, Grande tecnico, grande trascinatore. E’ stato grazie a lui che siamo riusciti a costruire un tempo soddisfacente per essere il mio primo 10.000 metri.  In quella gara ho faticato molto ma ho anche imparato molto. E’ stato un eccellente allenamento per il mio fisico e per il mio carattere. Ricordo di essere entrato in crisi al settimo km. Volevo fermarmi, ma sono riuscito a non farlo grazie al supporto psicologico di Andrea. Ed ho fatto bene! Perché sono riuscito a centrare i 3 obiettivi che stavolta mi ero prefissato: A-Finire la gara, B-Non arrivare ultimo, C-Chiudere la gara entro 1 ora.”

Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Sogni da realizzare: Insidiare i record sui 5.000 e 10.000 di Salvatore Antibo. Sogni realizzati: Per me il semplice fatto di aver corso in gara è già un Sogno Realizzato. Vorrei ringraziare tutti gli atleti che mi hanno aiutato a raggiungere questo sogno. Grazie amici ve ne sono riconoscente.”

 

Urge aiuto di persone generose e disponibili disposte a dedicare tempo per allenarsi con atleti con problemi visivi presso il parco degli Acquedotti, il lunedì alle 18.00 circa. Tali atleti per partecipare a diverse attività agonistiche ed amatoriali, necessitano di allenarsi e, quindi, essere accompagnati in queste attività da “guide sportive” ossia persone, disponibili ad indicargli il percorso, a porgergli un braccio, a farli evitare buche ed ostacoli.

Ognuno di noi si può sperimentare come guida negli allenamenti ed in gara, mettendo da parte qualsiasi forma di competizione estrema e dedicandosi all’altro con generosità e scoprendo cosa significa correre con una disabilità come la vista.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Tra gli ultramaratoneti intervistati, in particolare Silvio Cabras, fa parte di un gruppo facebook dal nome 365 giorni di sport https://www.facebook.com/groups/365giornidisport/?fref=ts che ha l’obiettivo di coinvolgere le persone a fare sport, a raccontare del proprio sport, dei luoghi di allenamento o di gara.

Il gruppo 365 giorni di sport, nato su Facebook ha lo scopo di condividere  una serie di pillole di esercizio fisico a costo zero, per aumentare l’autoefficacia; si svolge tutto con gradualità, rispettando i tempi e i ritmi dettati dal corpo. In pratica, chi si iscrive deve condividere sul social network l’attività fisica che svolge.

Riporto di seguito le interessanti risposte, di alcuni mesi fa, di Silvio Cabras ad un mio questionario.

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Per me essere ultramaratoneta significa riuscire a fare qualcosa che per molti sembra impossibile!”

Qual è stato il tuo percorso per  diventare un ultramaratoneta? ”Ho iniziato a correre una decina d'anni fa per perdere peso, in quanto ero sovrappeso, dopo un po di tempo ho cominciato a vedere dei risultati, allora siccome da ragazzo avevo partecipato a qualche garetta ho pensato di iscrivermi ad una società per poter partecipare a qualche gara, da allora piano piano sono entrato nel mondo del podismo e gradatamente ho aumentato il kilometraggio...dalle gare di 6 km. 10 km. e via via fino ad arrivare all'ultramaratona!”

 

Un passo alla volta si può fare tutto con impegno, costanza, determinazione, e graduale incremento progressivo dell’autoefficacia, aiutati anche da un gruppo virtuale che ti supporta che stimola anche l’incontro di piccoli gruppi in varie occasioni, per rafforzare la vogloie e l’intenzione di continuare a fare sport per continuare a sentirsi bene e trarne benefici.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? ”Mi motiva avere sempre nuovi obbiettivi da raggiungere, non sapendo ancora quali siano i miei limiti, e poi mi da la possibilità di esplorare nuovi posti che senza la corsa non avrei visitato!”

 

Arrivando a correre le ultramaratone si sperimentano altri aspetti oltre quello puramente fisico e sportivo, si sperimenta il lungo viaggio alla scoperta di luoghi nunovi con lentezza, senza auto, con il piacere di ascoltarsi e sentire il proprio corpo e le proprie sensazioni che ti portano anche a percorrere un viaggio dentro te stesso, contattando remote sensazioni ed incontrando eventi antichi passati che attraverso il movimento tornano al ricordo con nuove vesti per essere accolti nel qui e ora e tornare a far parte a pieno titolo della vita e dell’essenza della persona.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “Mi spinge essere alla ricerca dei miei limiti, e poi noi che corriamo sappiamo il benessere psicofisico che ci da la corsa!”

 

Più cerchi di scoprire se riesci e più ti conoscei e più sei te stesso, questa è la bellezza di avvicinarsi al  limite con attenzione e gradualità.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? ”Cercare di conoscere qualcosa di nuovo in me stesso!”

 

L’organismo umano è un’enciclopedia immensa, non bastano medici o psicoterapeuti per approfondire la conoscenza fisica e psichica della pesona, è importante il contributo del diretto interessato, l’aver voglia di mettersi in gioco per conoscere se stesso.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? ”Non ci sono gare che dico che non riuscirei mai, se altre persone son riuscite, perché non riuscirci anch'io?”

 

I paletti ed i confini che in genere limitano la persona ordinaria scompaiono sperimentando l’ultra corsa che ti permette di andare oltre il visibile, oltre il percepibile, fidantoti di te stesso ed apprendendo un po alla volta da altri più esperti.

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?”Voler scoprire cosa sono capace di fare!”

Importante avere sempre la curiosità che si ha da ragazzino, provare, sperimentare, cadere, rialzarsi, imparare, vediamo che succede, nonn essere limitati nelle cose che si fanno.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? ”Significa mettersi sempre in gioco, poi è un'occasione per socializzare con nuove persone cui si crede negli stessi valori!”

 

Tra ultrarunner ci si comprende, si sorride nell’ascoltare le imprese degli altri e nel raccontare le proprie imprese, ci si sente persone privilegiate, si fa gruppo.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? ”Avendo un carattere molto timido e introverso, socializzando mi ha dato la possibilità di aprirmi!”

 

Attraverso il riuscire in una cosa considerata importante e non alla portata di tutti, ci si sente più capaci, più sicuri, aumenta l’autoefficacia, e la vita quotidiana deiventa più ricca.

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? ”Se potessi tornare indietro, inizierei con la corsa già da ragazzino!”

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? ”Nelle gare di ultramaratona bisogna per forza integrare, uso integratori sotto stretto consiglio del nutrizionista!”

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali? ”Faccio le analisi del sangue 2 volte l'anno!”

Hai un sogno nel cassetto? “Partecipare ad un'ultramaratona nel deserto.”

 

Quello che emerge è un estremo piacere a praticare l’ultradistanza ed a mettersi in gioco nelle circostanze più estreme ed impreviste alla scoperta di se stessi, di come si superano eventuali crisi o difficoltà ed anche il piacere della condivisione di questa modalità di fare sport.

Interviste, racconti e testimonianze da parte di atleti di sport di endurance mi hanno permesso di scrivere il libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva Editrice, Civitavecchia, Collana: Sport & Benessere, anno edizione: 2016, pagine: 298 p., Brossura.

https://www.ibs.it/ultramaratoneti-gare-estreme-libro-matteo-simone/e/9788874189441

 

Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

380-4337230 - 21163@tiscali.it

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http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

 Matteo SIMONE

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Le donne sembrano essere un po’ più resistenti con il fisico, il cuore e la testa rispetto agli uomini. In gare di distanze lunghe, negli sport di endurance, a volte è la donna che arriva prima di tutti, anche prima degli uomini.

Domenica 12 marzo a Cesano Boscone si è corsa la 24 ore di corsa a piedi. Gli ultramaratoneti si sono contesi il titolo Italiano su questa specialità e si sono messi anche in evidenza per ambire a un posto nella Nazionale azzurra ai prossimi campionati mondiali a Belfast.

Tra le donne ha avuto la meglio Lorena Brusamento, preceduta in classifica generale da tre uomini mentre, totalizzando 210 km, la vice Campione è la giovanissima e promettente Francesca Innocenti, ASD Bergamo Stars Atletica, che totalizza 202 km, al terzo posto si classifica Sonia Lutterotti, categoria F55, che totalizza 195 km. Non riesce a salire sul podio Sara Lavarini con 188 km.

Complimentissimi alla vice campionessa Italiana Francesca Innocenti che si conferma una specialista della 24 ore. Ho sempre qualche domanda pronta, forse le solite ma ogni esperienza può dare diverse risposte. Riporto di seguito alcune sue risposte ad alcune mie domande in modo da illustrare il fantastico e bizzarro mondo degli ultramaratoneti a cui mi sto interessando da un po’ di anni partecipando a gare, intervistando atleti e scrivendo articoli e libri.

Ciao Francesca, vice campione Italiana? Com'è andata? “Ciao Matteo, sono felicissima di essere riuscita a raggiungere l'obiettivo che con Luca Sala che ci eravamo prefissati in questi 6 mesi di preparazione, fatti di tanto tempo trascorso per strada e di allenamenti impegnativi. Devo dire che non ho vissuto questi mesi come un sacrificio, anche andare a correre appena tornata dal lavoro e dopo la sveglia alle 6:30 per fare 20/30 km non mi ha pesato, il sogno da realizzare è troppo grande e ha la priorità su tutto.”

 

Ciò sta a testimoniare quello che si insegna ai master, ai seminari, ai convegni, alle varie lezioni di psicologia dello sport, e cioè l’importante lavoro del goal setting, della definizione di obiettivi difficili, sfidanti ma raggiungibili, dell’importanza della motivazione non solo estrinseca, non solo per i riconoscimenti esterni ma anche intrinseca, il vero piacere di fare qualcosa, inoltre il duro lavoro paga sempre e per finire “together is better”, insieme è meglio, sia con un allenatore che segue i tuoi lavori, le tue gare, sia un fidanzato che condivide e comprende la tua forte passione.

Soddisfatta, hai sofferto? Ti aspettavi di salire sul podio? “E' stata una gara con tantissimi partecipanti, tutti motivati a raggiungere lo stesso obiettivo e c'erano diverse atlete molto più esperte di me in questa disciplina. Non era facile andare a podio, nella prima parte di gara ero quinta ma poi con l'arrivo del tramonto sono salita di posizioni, stavo bene ed è da lì che ho sperato di arrivare a podio, il recupero di posizioni mi ha dato tanta forza.”

 

Più fai bene e più aumenta l’autoefficacia, più fai bene e più ti rimangono in memoria i ricordi positivi e più diventi resilienti, più facilmente riesci a superare eventuali momenti o periodi bui.

Hai avuto momenti critici, problemi, esigenze particolari durante la gara? “La notte l'ho affrontata abbastanza bene, non ho sofferto il sonno come durante la 24 ore di Montecarlo ma come allora ho avuto due episodi di vomito dovuti alla fatica, questa cosa purtroppo la temo sempre ed è un inconveniente che mi è capitato in tutte e tre le 24 ore che ho fatto. Il riso in bianco e le patate lesse mi hanno aiutato tanto a riprendermi dopo, cosa che mi ricorderò anche per le gare future.”

 

Si può ancora perfezionare, si può ancora far meglio, si impara sempre, c’è ancora tanta strada da fare per conoscersi meglio e per lavorare su inconvenienti spiacevoli per accoglierli meglio, prevenirli o temerli meno.

Avevi abbigliamento e integrazione idonei, ti è mancato qualcosa che non avevi considerato? “Mi ero portata diversi tipi di abbigliamento per affrontare l'abbassamento della temperatura durante la notte e poi finire la mattina con la temperatura di nuovo mite, da questo punto di vista è andato tutto bene. Anche per quanto riguarda l'alimentazione il ristoro di gara era fornitissimo. Tuttavia mi ero portata, da lasciare al ristoro personale, frutta secca, patatine, anacardi e noccioline, gallette di riso, wafer, cioccolata...ma ho riportato a casa gran parte delle cose.”

Pensieri, sensazioni, emozioni, prima, durante, dopo la gara? “I giorni prima della gara per non emozionarmi troppo cercavo di non pensare alla gioia che avrei provato se fossi riuscita a percorrere 200 km, "bisogna farli e non è facile", pensavo. Durante la gara ho alternato momenti in cui sono stata concentrata con l'obiettivo ben fissato in testa a momenti in cui mi chiedevo come stesse Marcello perchè non ci stavamo incontrando mai in gara e, per consolazione, pensavo alle cose che mi fanno stare bene: a mio nipote Francesco e alla mia famiglia, alle mie più care/i amiche/i e colleghe/i di lavoro con cui passo metà della mia giornata al Dipartimento di Salute Mentale della Valdichiana Aretina (Sonia, Paola; Barbara; Paola, Marco; Luca) e che sono sicura, mi stavano facendo il tifo da casa, ai profumi della natura, al profumo che immaginavo potessero avere i fiori che vedevo nell'erba e negli alberi del parco, ai gatti che sono gli animali che più adoro. Dopo la gara immensa gioia e gratificazione per quello che ero riuscita a fare, ormai ‘non era più speranza di poter gioire ma realtà!’.

 

Francesca oramai conosce bene la sua condizione, ha lavorato molto sull’autoconsapevolezza, conosce le proprie capacità e i propri limiti, era abbastanza sicura di poter fare bene ma ha ragione si tratta di gare lunghissime e faticosissime dove il minimo imprevisto può compromettere l’intera prestazione. In questo tipo di gare bisogna avere un approccio attentivo ma anche distrattivo, momenti bisogna essere focalizzati sul momento presente, sul gesto atletico, sull’obiettivo da portare a termine, ma ogni tanto bisogna distrarsi, allontanarsi, per non sentire la fatica, per evadere, una sorta di depersonalizzazione, di derealizzazione, di fuga dalla sofferenza. Inoltre è importante non solo il lavoro muscolare e fisico ma anche il lavoro dei sensi che si nutrono di colori e odori.

Hai scoperto ancora qualcosa di nuovo in te stessa, negli altri atleti? “Su di me ho scoperto che sono riuscita a migliorarmi ancora dopo quei 180 km fatti a Novembre e la cosa non era così scontata. So' di essere determinata e di accettare consigli, due aspetti del mio carattere positivi.  Sugli altri atleti ho respirato di nuovo il clima di solidarietà tipica delle ultra-maratone. Certo c'era anche tanta competizione positiva e più che legittima per questo appuntamento così importante.”

 

La gara è gara, non è come gli altri sport dove a volte si evitano gli sguardi, o ci si guarda in cagnesco, ci si vuole bene, si fa il tifo l’uno per l’altro, ma comunque si vuole primeggiare rispetto all’avversario, si vuole ambire a un posto in nazionale rispetto ad altri prescelti.

Come vedi le atlete più giovani più grandi di te? Ti senti un atleta promettente, nuova leva? “Sapevo che questo era l'occasione giusta per "rubare con gli occhi" l'approccio alla gara delle atlete più esperte di me e così è stato. Ho ammirato Lorena Brusamento per la sua tecnica di corsa e ho avuto modo in gara di parlarci un po', una grande atleta e una grande donna. La stimo tanto come Sonia Lutterotti e Ilaria Fossati, due atlete Nazionali più grandi di me che a noi più giovani e meno esperte hanno tanto da trasmettere. Mi sento abbastanza giovane, anche se in gara c'erano anche atlete più giovani di me, alcune all'esordio che hanno ottenuto lodevoli risultati.”

 

Possiamo dire che si tratta di un movimento ultra in crescita e che comunque sembra che ci sia una squadra, la voglia di far bene da parte di giovani e meno giovani, ognuno può dare un apporto suo.

Organizzata bene la gara, pacco gara, percorso, ristori, premiazioni? “Gara organizzata benissimo, senza dubbio la migliore delle tre 24 ore che ho fatto finora. Percorso scorrevole, ottimi ristori (anche con pasti caldi come patate lesse, zuppa di zucca e riso in bianco) e premiazioni molto gratificanti.”

 

Queste sono le gare che vogliamo, che ci fanno venire la voglia di partecipare, di stare in piedi le 24 ore per non perderci ogni momento dell’esperienza dalla fatica condivisa, alla gioia e stanchezza del dopo gara.

Tifo, sostegno, famiglia, amici, com'era? “Tifo immenso che ci ha accompagnato per tutte le ore di gara. Grazie ai ragazzi dell'organizzazione che hanno disposto anche lanterne nei tratti meno illuminati. Ci incitavano ad ogni passaggio chiamandoci per nome, è stato molto emozionante!”

 

Il popolo degli ultrarunner sta crescendo sia come partecipanti atleti, sia come supporter e sia come allenatori sempre più disposti ad allenarsi e occuparsi di questo settore a volte trascurato.

Cambia qualcosa dopo questa prova? Sponsor, convocazioni? “Sponsor no. Non sono il tipo di andarmeli a cercare e la nostra è una specialità poco nota, non credo ne avrò. Spero tanto con i 202,3 km percorsi di essere convocata per il Mondiale che si svolgerà a Belfast il prossimo 1° Luglio.”

 

Mi auguro di sì, sembra davvero meritata la convocazione sia per il titolo di vice campionessa Italiana, sia come prestazione chilometrica totalizzata, sia come giovane atleta capace di crescere.

Il prossimo appuntamento è per il prossimo 8 aprile al Campionato Italiano 12 ore, alcune testimonianze di atleti relativamente alle prossime gare, obiettivi e sogni da realizzare?

Marcello Spreafico: “Continuo ad inseguire il sogno della nazionale, deciderò con coach Luca il programma dei prossimi mesi, ad aprile farò (su mia richiesta) la 12 ore Franciacorta all’Iseo, che è campionato italiano. La 12 ore è una gara che mi piace molto e di solito mi dà soddisfazioni.”

 Francesca Innocenti: “Farò con il mio fidanzato Marcello la 12 ore Franciacorta al lago d'Iseo ad Aprile e dopo non so'. Programmo in genere non più di una gara per volta, preferisco vedere sempre come riesco a recuperare, essendo tutte gare molto impegnative per il fisico. Il mio sogno è quello di poter indossare la Maglia Azzurra, se dovesse accadere quello sarà il giorno più bello della mia vita.”

Matteo colombo: “Andrò a correre alla 12 ore di Provaglio d'Iseo per riconfermare che ho tutte le carte in regola per vestire la maglia azzurra a Belfast.”

Romualdo: “Ho deciso di risollevarmi e rimboccarmi le maniche, ho deciso di iscrivermi alla 12h ultrafranciacorta, prova unica valida come campionato italiano di 12h su strada ed allora si riparte nel top della forma fisica.”

 

L’ultramaratona è impegnativa, è faticosa, comporta anche un investimento in termini di tempo, ma se c’è la passione, non ti ferma più nessuno, con il cuore, la testa e le gambe vai ovunque.

E’ possibile approfondire il mondo degli ultrarunnernei seguenti libri:

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Il grande impegno e la forte passione, pagano sempre. E’ quello che è avvenuto alla coppia giovane e promettente di ultrarunner Marcello e Francesca.

Di seguito alcune parole di gioia da parte di Marcello relativamente all’essere di interesse dei tecnici IUTA: “Era un mio grande sogno negli ultimi anni: entrare nelle liste degli atleti di interesse nazionale per la 24 ore, a cura dell'Area Tecnica IUTA. Poco fa sono state aggiornate sul sito... dopo Cesano ci speravo... e leggere il mio nome è stato un autentico tuffo al cuore: una gioia IMMENSA, un'emozione grande! E poi Francesca, per completare la festa, è passata dal secondo al primo livello nelle liste... ma che bella doppia notizia! Siamo entrambi contentissimi, evviva!

Negli ultimi Campionati Italiani, entrambi hanno dimostrato di essere validissimi totalizzando insieme 402km nelle 24 ore a disposizione. Soprattutto Francesca si è dimostrata molto performante arrivando seconda e quindi diventa Vice Campione Italiana della specialità.

Di seguito riporto alcune loro impressioni dichiarate nei giorni successivi alla gara rispondendo ad alcune mie domande. Sempre tanta disponibilità e gentilezza da parte loro.

Ciao, com'è andata?

Marcello: “E’ andata benissimo… è stato un autentico sogno! Sono riuscito a superare i 200 km chiudendo con una ottima e inattesa progressione nell’ultima ora e ho così raggiunto un obiettivo a cui tenevo tantissimo! Ho anche conquistato la medaglia di bronzo Fidal della categoria Master, una grandissima soddisfazione! Ma ancora più brava la mia fidanzata Francesca che ha terminato la gara come seconda donna con la sbalorditiva performance di 202,370 km… è stata eccezionale!!! Abbiamo raccolto entrambi i frutti di un grandissimo lavoro negli ultimi mesi col nostro allenatore comune, Luca Sala, anche lui euforico a fine gara per il nostro risultato!”

Francesca: “Sono felicissima di essere riuscita a raggiungere l'obiettivo che con Luca Sala ci eravamo prefissati in questi 6 mesi di preparazione, fatti di tanto tempo trascorso per strada e di allenamenti impegnativi. Devo dire che non ho vissuto questi mesi come un sacrificio, anche andare a correre appena tornata dal lavoro e dopo la sveglia alle 6:30 per fare 20/30 km non mi ha pesato, il sogno da realizzare è troppo grande e ha la priorità su tutto.”

 

E’ l’importante lavoro del goal setting, della definizione di obiettivi difficili, sfidanti ma raggiungibili, è importante la motivazione non solo estrinseca che comprende i riconoscimenti esterni ma anche la motivazone intrinseca, il vero piacere di fare qualcosa, inoltre il duro lavoro paga sempre e insieme è meglio, dico sempre “together is better”, sia con un allenatore che segue i lavori, le gare, sia un fidanzato che condivide e comprende la forte passione.

Soddisfatti, avete sofferto? Momenti critici, problemi, esigenze particolari durante la gara? Marcello: “Sono felicissimo, non poteva andare meglio! Ho corso tutte le 24 ore, le ore notturne sono state quelle più lente, corse tra i 7 e gli 8 km/h, senza però mai un cedimento. In queste ore ho corso ingobbito e a testa bassa, riuscivo solo in questo modo, guardando a terra appena davanti ai miei piedi, ma senza mai mollare, fermandomi solo al ristoro per uno o due minuti ogni ora. Poi è venuta l’alba, è sorto di nuovo un bel sole e la mia postura si è raddrizzata: ho aumentato il passo e l’ultima ora, tra le 11 e mezzogiorno, è stata quella più veloce della mia gara: sono arrivato appena sotto i 201! Ero totalmente carico di adrenalina e di felicità! Avevo in testa l’obiettivo dei 200 km e cercavo di conquistarmelo km dopo km, con una condotta di gara giudiziosa. E ci sono riuscito!”

Francesca: “E' stata una gara con tantissimi partecipanti, tutti motivati a raggiungere lo stesso obiettivo e c'erano diverse atlete molto più esperte di me in questa disciplina. Non era facile andare a podio, nella prima parte di gara ero quinta ma poi con l'arrivo del tramonto sono salita di posizioni, stavo bene ed è da lì che ho sperato di arrivare a podio, il recupero di posizioni mi ha dato tanta forza. La notte l'ho affrontata abbastanza bene, non ho sofferto il sonno come durante la 24 ore di Montecarlo ma come allora ho avuto due episodi di vomito dovuti alla fatica, questa cosa purtroppo la temo sempre ed è un inconveniente che mi è capitato in tutte e tre le 24 ore che ho fatto. Il riso in bianco e le patate lesse mi hanno aiutato tanto a riprendermi dopo, cosa che mi ricorderò anche per le gare future.”

 

Più fai bene e più aumenta l’autoefficacia, più rimangono in memoria i ricordi positivi e più diventi resilienti, più riesci a superare eventuali momenti o periodi bui. Si può ancora perfezionare, si può ancora far meglio, si impara sempre, c’è ancora tanta strada da fare per conoscersi meglio e per lavorare su inconvenienti spiacevoli per accoglierli meglio, prevenirli o temerli meno.

Avevate abbigliamento e integrazione idonei?

Marcello: “Si impara sempre dagli errori e stavolta ho rimediato a quello fatto nella 24h di Montecarlo dello scorso novembre, in cui ero vestito leggero e con il vento del mare poi stetti male durante la notte. A Cesano invece ho messo la maglietta a maniche lunghe già al tramonto e poi ho aggiunto la maglia termica un paio di ore dopo, ben prima della notte. Vestito così e con i guantini alle mani sono arrivato fino alla 24ma ora, senza avere alcun problema né di freddo notturno, né poi di caldo diurno! Ma in ogni caso avevamo di tutto nelle borse e sui tavoli del “box”, sia di vestiario che di alimentazione, per cui non mi è mancato nulla.”

Francesca: “Mi ero portata diversi tipi di abbigliamento per affrontare l'abbassamento della temperatura durante la notte e poi finire la mattina con la temperatura di nuovo mite, da questo punto di vista è andato tutto bene. Anche per quanto riguarda l'alimentazione il ristoro di gara era fornitissimo. Tuttavia mi ero portata, da lasciare al ristoro personale, frutta secca, patatine, anacardi e noccioline, gallette di riso, wafer, cioccolata...ma ho riportato a casa gran parte delle cose.”

Pensieri, sensazioni, emozioni, prima, durante, dopo la gara?

 Marcello: “Sentivo una grandissima attesa: io e Francesca preparavamo questa gara da 6 mesi, non vedevo l’ora di correrla! Durante la gara, oltre alla concentrazione e ai continui calcoli sulle proiezioni dei km (con cui passo gran parte delle gare, ho la passione per i numeri), ho avuto grande serenità, contentezza e allegria, era un bellissimo clima di festa. E passando dal “box”, coach Luca aveva sempre una parola e un incitamento, giro dopo giro, per tutte le 24h… non potrò mai ringraziarlo abbastanza! Dopo la gara per me e Francesca c’è stata grande soddisfazione e tanta gioia. Una giornata che resterà indelebile nei nostri cuori!”

Francesca: “I giorni prima della gara per non emozionarmi troppo cercavo di non pensare alla gioia che avrei provato se fossi riuscita a percorrere 200 km, "bisogna farli e non è facile", pensavo. Durante la gara ho alternato momenti in cui sono stata concentrata con l'obiettivo ben fissato in testa a momenti in cui mi chiedevo come stesse Marcello perchè non ci stavamo incontrando mai in gara e, per consolazione, pensavo alle cose che mi fanno stare bene: a mio nipote Francesco e alla mia famiglia, alle mie più care/i amiche/i e colleghe/i di lavoro con cui passo metà della mia giornata al Dipartimento di Salute Mentale della Valdichiana Aretina (Sonia, Paola; Barbara; Paola, Marco; Luca) e che sono sicura, mi stavano facendo il tifo da casa, ai profumi della natura, al profumo che immaginavo potessero avere i fiori che vedevo nell'erba e negli alberi del parco, ai gatti che sono gli animali che più adoro. Dopo la gara immensa gioia e gratificazione per quello che ero riuscita a fare, ormai ‘non era più speranza di poter gioire ma realtà!’.

 

Francesca e Marcello conoscono bene la loro condizione, conoscono le proprie capacità e i propri limiti, erano abbastanza sicuri di poter fare bene ma si tratta di gare lunghissime e faticosissime dove il minimo imprevisto può compromettere l’intera prestazione. In questo tipo di gare bisogna avere un approccio attentivo ma anche distrattivo, bisogna focalizzarsi sul momento presente, sul gesto atletico, sull’obiettivo da portare a termine, ma ogni tanto bisogna distrarsi per non sentire la fatica, una sorta di fuga dalla sofferenza. Inoltre non sono importanti solo i muscoli ma anche i sensi che si nutrono di colori e odori. Questo è il fantastico e bizzarro mondo degli ultrarunner, si fatica insieme e si condividono dolori e gioie, tutto passa, si impara sempre qualcosa e si cerca di fare sempre meglio le volte successive.

Avete scoperto ancora qualcosa di nuovo in voi stessi, negli altri atleti?

Marcello: “Ho avuto la conferma di amare particolarmente questo tipo di gare, specialmente in giornate così belle e di essere molto cocciuto quando voglio conquistare un obiettivo. Spero di migliorare ancora nelle 24h e di togliermi altre soddisfazioni, continuando a divertirmi correndo!”

 Francesca: “Sono riuscita a migliorarmi ancora dopo quei 180 km fatti a Novembre e la cosa non era così scontata. So' di essere determinata e di accettare consigli, due aspetti del mio carattere positivi. Ho respirato di nuovo il clima di solidarietà tipica delle ultra-maratone. C'era anche tanta competizione positiva e più che legittima per questo appuntamento così importante. Sapevo che era l'occasione giusta per "rubare con gli occhi" l'approccio alla gara delle atlete più esperte di me e così è stato. Ho ammirato Lorena Brusamento per la sua tecnica di corsa e ho avuto modo in gara di parlarci un po', una grande atleta e una grande donna. La stimo tanto come Sonia Lutterotti e Ilaria Fossati, due atlete Nazionali più grandi di me che a noi più giovani e meno esperte hanno tanto da trasmettere. In gara c'erano anche atlete più giovani di me, che hanno ottenuto lodevoli risultati.”

 

Nelle gare di endurance, in genere ci si vuole bene, si fa il tifo l’uno per l’altro, non è come gli altri sport dove a volte si evitano gli sguardi, o ci si guarda in cagnesco, anche se la gara è gara, e comunque si vuole primeggiare rispetto all’altro, si vuole ambire a un posto in nazionale. Possiamo dire che si tratta di un movimento ultra in crescita e che comunque sembra che ci sia una squadra, la voglia di far bene da parte di giovani e meno giovani, ognuno può dare un apporto suo.

Organizzata bene la gara, pacco gara, percorso, ristori, premiazioni?

Marcello: “La gara è stata organizzata in modo fantastico, il team di organizzatori e volontari è stato magnifico e ci ha incitato ininterrottamente a gran voce per 24 ore: grandiosi. Il percorso (che temevo molto in caso di pioggia poiché c’era un tratto erboso e detesto il fango) col sole è stato perfetto, i ristori erano ok, belle e ricche le premiazioni.”

Francesca: “Gara organizzata benissimo, la migliore delle tre 24 ore che ho fatto finora. Percorso scorrevole, ottimi ristori (anche con pasti caldi come patate lesse, zuppa di zucca e riso in bianco) e premiazioni molto gratificanti.”

 

Queste sono le gare che vogliamo, che ci fanno venire la voglia di partecipare, di stare in piedi le 24 ore per non perderci ogni momento dell’esperienza.

Tifo, sostegno, famiglia, amici, com'era?

 Marcello: “Meraviglioso. Conoscevo oltre la metà dei partecipanti e ci siamo incitati a vicenda per tutta la gara, davvero una bellissima atmosfera. Parecchi amici sono venuti a tifare sul percorso e persino la bella sorpresa di mio papà e mio cugino presenti nel pomeriggio di sabato! Eccezionale anche il “box” di supporto: gli atleti seguiti da Luca Sala erano tutti vicini come postazione e c’è stato un gruppo strepitoso e molto compatto. Ci ha dato una marcia in più, grazie a tutti!”

Francesca: “Tifo immenso che ci ha accompagnato per tutte le ore di gara. Grazie ai ragazzi dell'organizzazione che hanno disposto anche lanterne nei tratti meno illuminati. Ci incitavano ad ogni passaggio chiamandoci per nome, è stato molto emozionante!”

 

Il popolo degli ultrarunner sta crescendo sia come partecipanti atleti, sia come supporter e sia come allenatori sempre più disposti ad allenare e occuparsi di questo settore a volte trascurato. “Together is much better”, insieme è molto meglio, si tratta di uno sport individuale ma diversamente da altri sport dove c’è più competizione, forse anche un po’ più di cattiveria, nelle ultramaratone tutti fanno il tifo per tutti, si scherza, ci si incoraggia a vicenda, si condivide alimenti ed equipagggiamenti, diventa un giorno ed un’occasione di festa per tutti.

Cambia qualcosa dopo questa prova? Sponsor, eventuali possibili convocazioni?

Marcello: “Al momento non ho mai avuto nessuno sponsor. Magari continuando così qualcuno si farà avanti! E con questa gara spero di conquistare (o di avvicinarmi ancora un po’) alle liste degli atleti seguiti dalla nazionale, ci tengo tanto, ce la sto mettendo tutta!”

 Francesca: “Sponsor no. Non sono il tipo di andarmeli a cercare e la nostra è una specialità poco nota, non credo ne avrò. Spero tanto con i 202,3 km percorsi di essere convocata per il Mondiale che si svolgerà a Belfast il prossimo 1° Luglio.”

 

Davvero meritata la convocazione sia per aver ottenuto di vice campionessa Italiana, sia per la prestazione chilometrica totalizzata, sia come giovane atleta capace di crescere. I tecnici della Nazionale sono molto attenti soprattutto ai più giovani anche nello sport di endurance che sta diventando prettamente per persone molto mature ed esperte.

Il prossimo appuntamento è per il prossimo 8 aprile al Campionato Italiano 12 ore, alcune testimonianze di atleti relativamente alle prossime gare, obiettivi e sogni da realizzare?

Marcello Spreafico: “Continuo ad inseguire il sogno della nazionale, deciderò con coach Luca il programma dei prossimi mesi, ad aprile farò (su mia richiesta) la 12 ore Franciacorta all’Iseo, che è campionato italiano. La 12 ore è una gara che mi piace molto e di solito mi dà soddisfazioni.”

 Francesca Innocenti: “Farò con il mio fidanzato Marcello la 12 ore Franciacorta al lago d'Iseo ad Aprile e dopo non so'. Programmo in genere non più di una gara per volta, preferisco vedere sempre come riesco a recuperare, essendo tutte gare molto impegnative per il fisico. Il mio sogno è quello di poter indossare la Maglia Azzurra, se dovesse accadere quello sarà il giorno più bello della mia vita.”

Matteo Colombo: “Andrò a correre alla 12 ore di Provaglio d'Iseo per riconfermare che ho tutte le carte in regola per vestire la maglia azzurra a Belfast.”

Romualdo: “Ho deciso di risollevarmi e rimboccarmi le maniche, ho deciso di iscrivermi alla 12h ultrafranciacorta, prova unica valida come campionato italiano di 12h su strada ed allora si riparte nel top della forma fisica.”

 

L’ultramaratona è impegnativa, è faticosa, comporta anche un investimento in termini di tempo, ma se c’è la passione, non ti ferma più nessuno, con il cuore, la testa e le gambe vai ovunque.

E’ possibile approfondire il mondo degli ultrarunnernei seguenti libri:

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Come in tanti altri sport anche per l’ultramaratona si vuol puntare sui giovani e a Cesano Boscone si è disputato il Campionato Italiano della specialità di corsa a piedi di 24 ore e per ambire a una convocazione in Nazionale per partecipare ai prossimi campionati mondiali a Belfast.

Il vincitore assoluto è stato l’esperto Fausto Parigi categoria M50 che ha totalizzato 230 km nel corso delle 24 ore tra le ore 12.00 di sabato 11 marzo e le ore 12.00 di domenica 12 marzo.

Il secondo posto è stato conquistato da Tiziano Marchesi categoria M45, più giovane di qualche anno che ha totalizzato 224km e quindi 6 km in meno del vincitore, mentre al terzo posto si piazza Michele Notarangelo, categoria M40, ancora più giovane che riesce a percorrere un totale di 216 km e quindi 14km in meno del vincitore.

Nonostante abbiano superato i 200km, rimangono giù dal podio il giovane ma promettente Matteo Colombo, ASD Bergamo Stars Atletica, classe ‘84, che potrebbe comunque essersi guadagnato la convocazione in Nazionale per i prossimi mondiali a Belfast su questa specialità e Marcello Spreafico, categoria M35, a seguire un altro giovane promettente,Salpistis Nazareno, Trieste Atletica, categoria M35, con 198km.

Notevole anche la prestazione di Tarascio Vincenzo, Sanremo Runners, categoria SM55 con 195km e dell’ultra sessantenne Pavan Giuliano che vince la sua categoria M65 totalizzando 169,01km.

Per quanto riguarda le donne, la più forte si conferma Lorena Brusamento totalizzando 210 km, seconda si classifica la giovanissima ma esperta e promettente delle lunghe distanze Francesca Innocenti, ASD Bergamo Stars Atletica, che totalizza 202 km, mentre al terzo posto la più esperta e la più veterana Sonia Lutterotti che riesce comunque a totalizzare 196 km. Giù dal podio si classifica Sara Lavarini con 188km.

E’ possibile approfondire la conoscenza di Matteo Colombonel libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva Editrice, Civitavecchia, Collana: Sport & Benessere, 2016.

https://www.ibs.it/ultramaratoneti-gare-estreme-libro-matteo-simone/e/9788874189441

Matteo Colombo, un atleta amante della montagna, dei sentieri, delle ultra trail e ultra sky marathon, una sorta di superman della corsa capace di correre in libertà nei boschi, sentieri e montagne alla ricerca di sensazioni particolari, per sperimentare sempre nuove emozioni ed alla caccia della pura adrenalina che va in circolo e ti permette di andare avanti instancabilmente.

Riporto di seguito alcune risposte di Matteo Colombo ad un mio questionario.

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “Non sposto in avanti nessun limite fisico… corro tanto perché mi piace e più corro più il mio corpo, la mia mente ed il mio spirito stanno bene e sono in pace con il mondo.”

 

Se ti avvicini all’ultramaratona è difficile poi staccarsi, è come una droga, una dipendenza, ti va di sperimentare sensazioni particolari, ti fa trovare in situazioni difficili dalle quali ne vuoi uscire ma per ritornarci sempre.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “E’ sempre stata mia abitudine non andare mai a ridosso del mio limite estremo … cerco sempre di conservare quel 5% delle mie energie per poi sfruttarlo appieno nel recupero post-ultra e per potermi allenare anche nei giorni seguenti alla mia gara.”

 

Matteo è molto oculato, calcolatore, previdente, cerca di non osare, di non strafare e sa rispettare i momenti di recupero.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “La mente umana è già di suo un abisso da scoprire, se poi cerchiamo di capirla durante la corsa di lunga distanza, la questione si fa molto molto complicata!!! Ti posso dire che quando sono nelle situazioni di difficoltà (crisi di stanchezza, fame, sonno ecc…) la mia mente elabora e pensa a dei rinforzi positivi e/o negativi tale per cui il mio corpo riesce a superare la crisi reagendo alla difficoltà. Quando invece sono in una situazione di relax e calma cerco il più possibile di sgomberare i pensieri, distendo la mente e godo delle bellezze e delle magnificenze di Madre Natura.”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?  “Ho scoperto di avere una bella capa dura, di avere un fisico che è predisposto a questa tipologia di imprese e ho imparato a gestire e a controllare le mie emozioni e miei stati d’animo soprattutto nei momenti di difficoltà e debolezza… per me correre significa anche migliorarmi in qualità di persona nel mio quotidiano e nella mia vita privata, lavorativa, sociale, famigliare ecc… “

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Mi alleno tutti i giorni e anche quando lavoro ‘mi alleno’ (insegno corsi di aerobica, step e Total Body nelle palestre della zona in cui vivo!!!) Correre è diventato uno stile di vita, una bella abitudine giornaliera!!! Ovviamente cerco sempre di ponderare bene le mie energie senza strafare…Correre fa bene al mio corpo, al mio spirito, alla mia mente… e rinforza il mio carattere… cerco sempre di vivere alla giornata senza trascurare nessun aspetto importante della mia vita privata. E’ giusto e doveroso dare spazio ed attenzioni a tutto ciò e a chi è parte integrante della mia vita!!!”

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali? “Due volte all’anno sono monitorato e testato in Aeronautica militare all’Istituto di Medicina Legale Angelo Mosso a Milano dove sono sottoposto a test cardiologico incrementale e massimale e ad ecocardiografia.”

 

Il prossimo appuntamento è per il prossimo 8 aprile al Campionato Italiano 12 ore, alcune testimonianze di atleti relativamente alle prossime gare, obiettivi e sogni da realizzare?

Marcello Spreafico: “Continuo ad inseguire il sogno della nazionale, deciderò con coach Luca il programma dei prossimi mesi, ad aprile farò (su mia richiesta) la 12 ore Franciacorta all’Iseo, che è campionato italiano. La 12 ore è una gara che mi piace molto e di solito mi dà soddisfazioni.”

Francesca Innocenti: “Farò con il mio fidanzato Marcello la 12 ore Franciacorta al lago d'Iseo ad Aprile e dopo non so'. Programmo in genere non più di una gara per volta, preferisco vedere sempre come riesco a recuperare, essendo tutte gare molto impegnative per il fisico. Il mio sogno è quello di poter indossare la Maglia Azzurra, se dovesse accadere quello sarà il giorno più bello della mia vita.”

Matteo Colombo: “Andrò a correre alla 12 ore di Provaglio d'Iseo per riconfermare che ho tutte le carte in regola per vestire la maglia azzurra a Belfast.”

Romualdo: “Ho deciso di risollevarmi e rimboccarmi le maniche, ho deciso di iscrivermi alla 12h ultrafranciacorta, prova unica valida come campionato italiano di 12h su strada ed allora si riparte nel top della forma fisica.”

 

L’ultramaratona è impegnativa, è faticosa, comporta anche un investimento in termini di tempo, ma se c’è la passione, non ti ferma più nessuno, con il cuore, la testa e le gambe vai ovunque.

 

Matteo SIMONE
380-4337230 - 21163@tiscali.it

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Le donne sembrano essere un po’ più resistenti rispetto agli uomini. A volte in gare di distanze lunghe è la donna che arriva prima di tutti, anche prima degli uomini.

Domenica 12 marzo a Cesano Boscone, alle ore 12.00, è terminata la gara di corsa a piedi di 24 ore. Gli ultramaratoneti si sono contesi il titolo Italiano su questa specialità ed è stata anche un’opportunità per ambire a un posto in Nazionale per i prossimi campionati Mondiali a Belfast.

Tra le donne, Lorena Brusamento si è confermata specialista delle ultramaratone vincendo il titolo Italiano e totalizzando 210 km, seconda donna è la giovanissima ma promettente Francesca Innocenti con 202 km, al terzo posto si classifica Sonia Lutterotti, società Garda Sport Events, categoria F55, che totalizza 195 km arrivando con il suo compagno ultrarunner Roldano Marzorati della stessa società Garda Sport Events. Non riesce a salire sul podio Sara Lavarini con 188km. Herger Ursula vince la categoria F60 totalizzando 166km.

E’ interessante il mondo bizzarro e fantastico degli ultrarunner e Sonia Lutterotti si è mostrata disponibile e gentilissima nel rispondere ad alcune mie domande. Riporto di seguito le sue risposte.

Ciao Sonia, com'è andata? Soddisfatta, hai sofferto? Ti aspettavi di salire sul podio? “Ciao Matteo, stavolta particolarmente soddisfatta. Molto soddisfatta, come ogni ultramaratona per portarla a termine ci vuole una certa dose di sofferenza. Al podio non ho pensato, prima di partire l'obiettivo erano i 200 km. Poi mi sono ritrovata in quarta posizione femminile, erano due gare ultra che chiudevo in quarta posizione, ho puntato al podio ben sapendo che aumentando il ritmo probabilmente avrei dovuto rinunciare all'obiettivo chilometrico.”

Hai avuto momenti critici, problemi, esigenze particolari durante la gara? “In ultramaratona ed in particolare nelle gare delle 24h le crisi prima o dopo arrivano, la mia esperienza mi ricorda però che tutto passa, bisogna cercare di estraniarsi da vari dolori/fastidi e poi ti rendi conto che son passati. Veri problemi in questa gara non ne ho avuto.”

 

Vero, questo è il vantaggio dello sport di endurance, non ti fermano le crisi, ma ti avvisano di qualcosa, mandano messaggi, sta all’atleta accogliere, ascoltarle, lasciarle andare. Le crisi diventano qualcosa di familiare, sai come sono fatte, sai che devi osservarle, comprenderle, tenerle in considerazione.

Avevi abbigliamento e integrazione idonei, ti è mancato qualcosa che non avevi considerato? “La mia preparazione pregara è abbastanza scrupolosa, difficilmente dimentico qualcosa, ma, se dovesse capitare non mi faccio condizionare e mi arrangio con quel che ho.”

Pensieri, sensazioni, emozioni, prima, durante, dopo la gara? “Prima della gara un po' di ansia, anche perchè le ultime gare di 24 h non mi avevano soddisfatta e volevo, stavolta fare bene (fare bene per me stessa più che altro). Sempre prima della gara c'è un bel momento di amicizia e condivisione quando si ritrovano gli ormai tanti amici/atleti conosciuti. A Cesano abbiamo festeggiato Marco che compiva gli anni proprio quel giorno e l'ha voluto trascorrere a correre con noi. Durante la gara non so dirti a cosa penso, potrei dire a niente, penso alla gara, ai km, ai giri, a suddividere la gara in vari step, ad idratarmi ed alimentarmi correttamente, sono molto molto concentrata. E mi spiace quando qualche altro atleta cerca di parlarmi ed io rifuggo dalle chiacchere. Dopo la gara invece libero spazio alle emozioni che però sono smorzate dalla stanchezza fisica elevata. Felicità! Soddisfazione! Autostima!”

 

Il fantastico mondo degli ultrarunner, ognuno lo vive a modo suo, ma diventa sempre un’occasione per incontrarsi, per raccontarsi le gare fatte e da fare, per ricordarsi momenti bizzarri o di deliro trascorsi insieme condividendo gioie e sofferenze, soddisfazioni e cattive prestazioni, ci si aiuta.

Hai scoperto ancora qualcosa di nuovo in te stessa, negli altri atleti? “Credo che ogni gara ti lasci qualcosa anche se spesso non ci si rende immediatamente conto...nuove amicizie...nuove esperienze. Ho sempre sentito dire che la menopausa per le donne fosse una barriera fisica per continuare ad ottenere prestazioni sportive discrete, questo periodo sta arrivando anche per me ed io ho scoperto che è sempre la mente a comandare il fisico, è vero che la forza fisica un po' diminuisce ma si può sopperire con la forza mentale (quella credo sia illimitata!).”

 

Importante ascoltare se stessi, seguire il proprio intuito, credere in se stessi e andare sempre avanti alla ricerca del meglio per se stessi, di quello che fa sentire di essere vivi davvero, di vivere appieno il momento presente. La pratica dello sport di endurance aiuta a superare ogni ostacolo o barriera.

Come vedi le atlete più giovani? Ci sono atlete promettenti, nuove leve? “Guardo alle ragazze giovani con molta simpatia, ce ne sono di veramente brave e motivate, in questa disciplina l'età conta un po’ meno e si riesce a far amicizia anche con persone di età molto diverse. Tra l'altro c'è il responsabile della nazionale 24 h femminile Sala Luca che sta mettendo insieme un bel gruppo di ragazze giovani che fa lavorare con serietà ed entusiasmo, c'è bisogno di questo nel movimento dell'ultramaratona.”

Tutti ne parlano bene di Luca Sala, giovani e meno giovani, uomini e donne, toccherebbe fare un monumento a questa persona che contribuisce al movimento dell’ultramaratona.

Organizzata bene la gara, pacco gara, percorso, ristori, premiazioni? “Direi che è stato tutto ottimale, un bel percorso grazie anche alle condizioni meteo favorevoli, lo scorso anno con la pioggia qualche problemino in più l'hanno avuto. Unica nota negativa i bagni sporchi (ma proprio sporchi...) già prima della gara, erano all'interno di una palestra in una scuola e questo mi ha meravigliato molto.”

Tifo, sostegno, famiglia, amici, com'era? “C'era molto tifo da parte dei ragazzi dell'organizzazione che avevano perfino imparato i nomi dei concorrenti! E tanto sostegno da amici/altri concorrenti nella parte finale della gara quando mi vedevano soffrire con determinazione.

Cambia qualcosa dopo questo podio? Sponsor, convocazioni? “Non credo.

 

Mai dire mai, a volte una atleta non più giovanissima che riesce ancora a correre quasi 200km arrivando sul podio di un campionato Nazionale può ancora ben figurare in un contesto internazionale e comunque può essere da collante con le altre giovani atlete e dare il suo contributo come esperta ultramaratoneta.

Prossime gare, obiettivi a breve, medio, lungo termine? “Penso di riprovare la Nove Colli Running in maggio e sono iscritta come open ai Mondiali della 24h di Belfast in Irlanda a luglio, poi magari qualche altra gara in mezzo, forse la 48h a Policoro a giugno.”

Sogni da realizzare? “Continuare a correre nonostante gli anni che passano. Mi accontenterei di poter continuare!”

 

Molto modesta Sonia ma sicuramente continuerà ad essere ancora performante in gare sia in Italia che in altri contesti Internazionali.

E’ possibile approfondire il mondo degli ultrarunnernei seguenti libri:

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

                                                                      

 Ci vuole convinzione, grinta, forza, determinazione per dedicarsi ad un periodo di preparazione atletica. Il percorso per raggiungere obiettivi può richiedere sacrifici enormi, rinunce, spese, difficoltà, rischi, infortuni e non tutti sono disposti a questi impegni.

Quindi, la cosa importante è decidere le priorità negli obiettivi e impegnarsi per il raggiungimento. Da soli è difficile, più è alto l’obiettivo, più è alto l’impegno e il costo in termini di investimento di soldi e di tempo.

Il talento non basta per raggiungere l’eccellenza, l’impegno è di rilevanza fondamentale. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l'autoefficacia dell'atleta.

Ciò che distingue un campione da un atleta comune è la resilienza, il cui significato è: “mi piego ma non mi spezzo”, che sta a significare che il vero campione esce fuori dalle sconfitte con più voglia di far meglio, di migliorare gli aspetti in cui ha mostrato carenza. Chi è resiliente, esce rafforzato da una sconfitta, analizza i suoi errori e trova le soluzioni per essere vincente.

Si definisce resilienza la capacità di resistere alle frustrazioni, agli stress, in generale alle difficoltà della vita. Essere resilienti significa essere duttili e flessibili, accettando di sbagliare, sapendo di poter rivedere e correggere le proprie azioni.

Tra i fattori individuali che promuovono la resilienza vi sono: autoefficacia, locus of control interno, capacità di porsi degli obiettivi e di trovare strategie adeguate per conseguirli, progettualità futura, ottimismo, senso dell’umorismo. Tutte queste caratteristiche possono essere incrementate con un lavoro di mental training che permette al campione di eccellere partendo da un lavoro di autoconsapevolezza per individuare e cercare le proprie risorse personali e proseguendo con un lavoro sul goal setting e sviluppo di autoefficacia personale.

 Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia? Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo?

Si definisce chiaramente l’obiettivo temporale e le risorse per raggiungerlo. E’ importante riuscire a vedersi con l’obiettivo raggiunto, indossare l’obiettivo raggiunto.

Si lavora poi sull’autoefficacia personale attraverso la ricerca di passate prestazioni positive, di individuazione di modelli vincenti, di ricerca di feedback positivi.

Per approfondimenti è possibile consultare il libro O.R.A. Obiettivi, risorse, autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Aras Edizioni, 2013.

3° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Sport - Allenamenti sportivi - Psicologia dello sport.

https://www.ibs.it/obiettivi-risorse-autoefficacia-modello-di-libro-matteo-simone/e/9788896378991

Anche Trabucchi Pietro spiega come incrementare l’autoefficacia nel suo libro Resisto dunque sono, Corbaccio, a pag. 63: “Bisogna creare delle esperienze in cui l’atleta padroneggi delle difficoltà progressive: sempre più sfidanti ma raggiungibili.”

 

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http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

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Fausto Parigi, all’età di 53 anni diventa il nuovo Campione Italiano della 24 ore di corsa a piedi, totalizzando 230 km durante le 24 ore a disposizione, al secondo posto si è classificato Tiziano Marchesi con 224km e terzo Michele Notarangelo con 216 km. Rimangono giù dal podio i giovani Matteo Colombo e Marcello Spreafico.

Complimentissimi anche a Roldano Marzorati nonostante l'età, si conferma uno specialista della 24 ore. Ho sempre qualche domanda pronta per lui, forse le solite ma ogni esperienza può dare diverse risposte.

Ciao Roldano, com'è andata? “Senza esitazioni direi bene, sapevo in base agli allenamenti e all'ultima gara fatta, 12 ore Urban trail del Castello di Brescia, di poter corre intorno al mio personale (200,4 km).”

 

C’ero anch’io al suo personale a Putignano, novembre 2015 dopo aver portato a termine l’Ironman volevo vedere che significa gareggiare per 24 ore intere, partendo e arrivando a mezzogiorno e affrontando il pomeriggio, il tramonto, la sera, la notte, l’alba, la mattina. Feci appena 133km, ma ho assaporato l’esperienza e il clima che si respira non lasciandomi tentare dalla brandina che ogni tanto chiamava ma io desistevo, sapevo che se ci cascavo non mi sarei più rimesso in gara.

 

Soddisfatto? “I quasi 195 km totalizzati mi lasciano soddisfatto.”

Hai sofferto? “Me la cavo con una battuta: la sofferenza è compresa nel pacco gara e poi ‘No pain no gain!’.”

Hai avuto momenti critici? “Facendo il reloading della gara direi no ..avevo tutto sotto controllo e piccoli inconvenienti quali cambiare scarpe dopo 6 ore di gara od una  sosta  in più di quelle previste non mi han creato disagio.”

 

Tutto si mette in conto, tutto fa parte della gara, ci devi stare a qualsiasi cosa ti accada, a qualsiasi cosa vai incontro, la gara è come la vita, è fatta di momenti piacevoli e spiacevoli, di partenze e arrivi, di soste lungo il percorso, di conoscenza di se stesso e di altri, è un viaggio.

Problemi durante la gara? “Ogni gara porta sempre vecchi e nuovi problemi e l'abilità sta nel riuscire a trovare soluzioni a questi.”

 

Vero, ogni volta può capitare un problema del quale si conosce la soluzione oppure nuovi problemi che sollecitano il fisico e la mente verso la soluzione per non annoiarsi mai e per sentirsi sempre vivi.

 

Esigenze particolari durante la gara? “Sì, ce ne sono state: a volte soddisfabili a volte non soddisfabili anche qui la differenza tra una buona prestazione e una mediocre la si fa anche sapendo sopperire a quello che non si può soddisfare.”

Avevi abbigliamento e integrazione idonei? “Abbigliamento in quantità ma come sempre così come parto ..arrivo, in genere di notte aggiungo e il giorno dopo tolgo ma non effettuo mai cambi.”

Ti è mancato qualcosa che non avevi considerato? “No, senza ombra di presunzione, l'esperienza di tante gare mi ha fatto ridurre ai minimi termini le cose che mi possono mancare.”

Pensieri, sensazioni, emozioni, prima, durante, dopo la gara? “Sono arrivato all'appuntamento in buono stato di forma ma non avevo aspettative particolari. Ho avvertito lo scorrere di tanta adrenalina da parte di tante persone visto che l'appuntamento era campionato italiano FIDAL e per un ristretto gruppo di uomini e donne era l'occasione per mettersi in mostra. Il dopo gara e per me un film in slow motion tutto costa fatica: doccia raccogliere le tue cose a volte articolare semplici pensieri.”

 

Hai scoperto ancora qualcosa di nuovo in te stesso, negli altri atleti? “Ho capito che posso ancora correre a buoni livelli nelle gare in circuito nonostante i miei prossimi 59 anni perché la differenza la fa la tua mente e quest'ultima è più giovane del corpo! Gli altri atleti sono un continuo stimolo vederli, passare, essere passato per me in queste gare c'è il più grande esempio di empatia nel perseguire i propri sogni il proprio obiettivo. C'è il più grande scambio di energia collettiva: tutti cediamo e riceviamo energia, è una cosa STRAORDINARIA!”

Organizzata bene la gara, pacco gara, percorso, ristori, premiazioni? “Organizzazione impeccabile così come pacco gara, percorso, ristori e premiazioni. Se devo trovare qualcosa da correggere direi la mancanza dei km percorsi in tempo reale su display gara esposto sul percorso, c'erano solo i giri.”

Tifo, sostegno, famiglia, amici, com'era? “Tanto tifo, niente familiari, tanti amici runner in corsa e fuori corsa ma la persona che più mi stava a cuore: Sonia stava correndo con me e stava per ottenere un ottimo risultato! (Il terzo gradino del podio femminile).”

 

Le parole di Roldano emozionano sempre, parole di stima e affetto per tutti e in particolare per la sua compagna al suo fianco soprattutto nei momenti più importanti dove c’è più bisogno di presenza, supporto, coccole. Questo è il grande vantaggio dello sport condiviso.

 

Cambia qualcosa dopo questa prova? “No. Tutto si resetta: nuovi stimoli nuovi obiettivi non mi piace vivere su passate esperienze guardo sempre avanti: never look back!”

Come vedi i più giovani, le nuove leve, c'è un futuro per l'ultramaratona italiana? “I nuovi giovani veramente bene, si sono raccolti intorno a Luca Sala uno dei Ct della nazionale H 24 che sta facendo un ottimo lavoro, molto contento per loro: c'è futuro per l'ultramaratona!”

 

E’ vero, era ora che i giovani venissero corteggiatori, seguiti, coccolati, apprezzati, soprattutto per uno sport di fatica, di endurance, prolungato in ore di gara e allenamento dove nessuno sa niente se non il manipolo di partecipanti considerati dai più matti da legare ma a volte anche inviati per le loro capacità di cavarsela alla lunga, di superare qualsiasi crisi o intemperia, per uscirne sempre vivi e vegeti dalle situazioni che affrontano e gestiscono.

Prossime gare, obiettivi a breve, medio, lungo termine? Sogni da realizzare? “Poche ma pesanti: NCR a maggio, campionato mondiale open H 24 a Belfast in luglio e Spartathlon a fine settembre in Grecia. Sogni quelli non mancheranno mai, mi sento e sarò sempre un inguaribile sognatore!”

 

Passano gli anni ma la voglia di faticare non passa per Roldano, sempre sfide continue in giro per l’Italia, Europa e Mondo a caccia di sfide, risultati e sogni da realizzare più o meno importanti.

 

Interessante il mondo degli ultramaratoneti che sembra essere fantastico e bizzarro, è possibile approfondire il mondo degli ultrarunnernei seguenti libri:

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

A Cesano Boscone un manipolo di persone coraggiose e bizzarre hanno corso per un giorno interno per disputarsi il titolo di Campione Italiano della specialità e per ambire ad una convocazione nella Nazionale Italiana per la partecipazione ai prossimi campionati mondiali a Belfast.

Il titolo è stato vinto da Fausto Parigi, 53 anni, che ha percorso 230 km, mentre Tiziano Marchesi con 224km e Michele Notarangelo con 216 km si sono classificati rispettivamente secondo e terzo.

I più giovani Matteo Colombo con 204km e Marcello Spreafico, ASD Bergamo Stars Atletica, con 200,920km sono rimasti giù dal podio ma sembrano essere volenterosi e determinati nel far meglio.

Di seguito Marcello racconta com'è andata la sua gara rispondendo ad alcune mie domande.

Ciao Marcello, com'è andata? “E’ andata benissimo… è stato un autentico sogno! Sono riuscito a superare i 200 km (200,920 per l’esattezza) chiudendo con una ottima e inattesa progressione nell’ultima ora e ho così raggiunto un obiettivo a cui tenevo tantissimo! Ho anche vinto la mia categoria e conquistato la medaglia di bronzo Fidal della categoria Master, una grandissima soddisfazione! Ma ancora più brava la mia fidanzata Francesca che ha terminato la gara come seconda donna con la sbalorditiva performance di 202,370 km… è stata eccezionale!!! Abbiamo raccolto entrambi i frutti di un grandissimo lavoro negli ultimi mesi col nostro allenatore comune, Luca Sala, anche lui euforico a fine gara per il nostro risultato!”

Soddisfatto, hai sofferto? Momenti critici, problemi, esigenze particolari durante la gara? “Sono felicissimo, non poteva andare meglio! Ho corso tutte le 24 ore, senza mai camminare (non me lo aspettavo proprio), e siccome vado a energia solare, le ore notturne sono state quelle più lente, corse tra i 7 e gli 8 km/h, senza però mai un cedimento. In queste ore ho corso ingobbito e a testa bassa, riuscivo solo in questo modo, guardando a terra appena davanti ai miei piedi, ma senza mai mollare, fermandomi solo al ristoro per uno o due minuti ogni ora. Poi è venuta l’alba, è sorto di nuovo un bel sole e la mia postura si è raddrizzata: ho aumentato il passo e l’ultima ora, tra le 11 e mezzogiorno, è stata quella più veloce della mia gara: pensavo infatti di finire intorno ai 198 km e invece sono arrivato appena sotto i 201! Ero totalmente carico di adrenalina e di felicità! Avevo in testa l’obiettivo dei 200 km e cercavo di conquistarmelo km dopo km, con una condotta di gara giudiziosa. E alla fine ci sono riuscito!”

Avevi abbigliamento e integrazione idonei? “Si impara sempre dagli errori e stavolta ho rimediato a quello fatto nella 24h di Montecarlo dello scorso novembre, in cui ero vestito leggero (rimasi in maglietta fino a mezzanotte) e con il vento del mare poi stetti male durante la notte. A Cesano invece ho messo la maglietta a maniche lunghe già al tramonto, pur essendoci una bella e mite giornata di sole, e poi ho aggiunto la maglia termica un paio di ore dopo, ben prima della notte. Vestito così e con i guantini alle mani sono arrivato fino a mezzogiorno, ovvero alla 24ma ora, senza avere alcun problema né di freddo notturno, né poi di caldo diurno! Ma in ogni caso avevamo di tutto nelle borse e sui tavoli del “box”, sia di vestiario che di alimentazione, per cui non mi è mancato nulla, anzi, molte cose si sono rivelate superflue, ma meglio così!”

Pensieri, sensazioni, emozioni, prima, durante, dopo la gara? “Prima di sabato sentivo una grandissima attesa: io e Francesca preparavamo questa gara da 6 mesi, non vedevo l’ora di correrla e speravo ci fosse il meteo splendido che abbiamo effettivamente trovato! Era un graditissimo inizio di primavera che non potevo sprecare con qualche errore! Durante la gara, oltre alla concentrazione e ai continui calcoli sulle proiezioni dei km (con cui passo gran parte delle gare, ho la passione per i numeri), ho avuto grande serenità, contentezza e allegria, era un bellissimo clima di festa e di partecipazione, molto coinvolgente. E passando dal “box”, coach Luca aveva sempre una parola e un incitamento, giro dopo giro, per tutte le 24h… non potrò mai ringraziarlo abbastanza! Dopo la gara per me e Francesca c’è stata grande soddisfazione e tanta gioia, io stavo bene e mi sono goduto in pieno questo momento speciale. Una giornata che resterà indelebile nei nostri cuori!”

 

Questo è il fantastico e bizzarro mondo degli ultrarunner, si fatica insieme e si condividono dolori e gioie, tutto passa, si impara sempre qualcosa e si cerca di fare sempre meglio le volte successive.

Hai scoperto ancora qualcosa di nuovo in te stesso, negli altri atleti? “Ho avuto la conferma di amare particolarmente questo tipo di gare, specialmente in giornate così belle a livello meteorologico come piace a me, e di essere molto cocciuto quando voglio conquistare un obiettivo che dipende solo da me stesso. Spero di migliorare ancora parecchio nelle 24h e di togliermi altre soddisfazioni, continuando a divertirmi correndo!”

Organizzata bene la gara, pacco gara, percorso, ristori, premiazioni? “La gara è stata organizzata in modo fantastico, il team di organizzatori e volontari è stato magnifico e ci ha incitato ininterrottamente a gran voce per 24 ore, non mi era mai capitata una cosa simile: grandiosi. Il percorso (che temevo molto in caso di pioggia poiché c’era un tratto erboso e detesto il fango, che avevo trovato lo scorso anno in gran quantità) col sole è stato perfetto, i ristori erano ok, belle e ricche le premiazioni, con un unico rimpianto: c’è stato un errore nella classifica della categoria maschile master del Campionato Italiano e così non sono stato chiamato sul palco per ricevere la medaglia di bronzo. Poi è stato riconosciuto l’errore, e il riconoscimento mi è stato consegnato, peccato tuttavia l’aver perso una bella occasione per salire su un podio prestigioso (…non sono ancora abituato a farlo, comunque mi avevano già premiato per la vittoria di categoria!).”

 

La motivazione estrinseca vuole anche la sua parte, non basta solo la gioia di fare qualcosa per se stessi, l’essere riconosciuti è un ottimo carburante per impegnarsi di più e per ripagare impegno e sforzi compiuti negli allenamenti.

Tifo, sostegno, famiglia, amici, com'era? “Meraviglioso. Conoscevo oltre la metà dei partecipanti e quindi correndo ci siamo incitati a vicenda per tutta la gara, davvero una bellissima atmosfera. Ho avuto parecchi amici che sono venuti a tifare sul percorso (e altri a seguire il live da casa), e persino la bella sorpresa di mio papà e mio cugino presenti nel pomeriggio di sabato! Eccezionale anche il “box” di supporto: gli atleti seguiti da Luca Sala erano tutti vicini come postazione e come sempre c’è stato un gruppo strepitoso e molto compatto. Ci ha dato una marcia in più, grazie a tutti!”

 

“Together is much better”, insieme è molto meglio, si tratta di uno sport individuale ma diversamente da altri sport dove c’è più competizione, forse anche un po’ più di cattiveria, nelle ultramaratone tutti fanno il tifo per tutti, si scherza, ci si incoraggia a vicenda, si condivide alimenti ed equipagggiamenti, diventa un giorno ed un’occasione di festa per tutti. Poi quando c’è il papà le risorse vengono fuori dai luoghi più remoti.

Cambia qualcosa dopo questa prova? Sponsor, eventuali possibili convocazioni? “Al momento non ho mai avuto nessuno sponsor. Magari continuando così qualcuno si farà avanti! E con questa gara spero di conquistare (o di avvicinarmi ancora un po’) alle liste degli atleti seguiti dalla nazionale, ci tengo tanto, ce la sto mettendo tutta!”

 

I tecnici della Nazionale sono molto attenti soprattutto ai più giovani anche nello sport di endurance che sta diventando prettamente per persone molto mature ed esperte.

Prossime gare, obiettivi sogni da realizzare? “Continuo ad inseguire il sogno della nazionale, ed è una grande gioia per me vedere lì Francesca. Io deciderò con coach Luca il programma dei prossimi mesi, ad aprile farò (su mia richiesta) la 12 ore Franciacorta all’Iseo, che è campionato italiano. La 12 ore è una gara che mi piace molto e di solito mi dà soddisfazioni, proverò a fare bene. Poi vedremo cosa fare successivamente, adesso però io e Francesca ci godiamo qualche giorno di riposo dopo questa bella impresa di Cesano Boscone!”

 

Buona idea l’alternanza impegno e riposo, meritatissimo e utilissimo per ricominciare alla grande con freschezza e tante ambizioni di fare bene.

 

Matteo SIMONE
380-4337230 - 21163@tiscali.it

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Matteo SIMONE

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Mentre a Roma fiumi di persone percorrevano la Via Cristoforo Colombo da roma Eur verso Ostia per concludere la mezza maratona di 21,097 km impiegandoci dai 59’18” tempo del primo arrivato fino a quasi 3 ore tempo dei Fit walker, a Cesano Boscone un manipolo di persone, definiti ultramaratoneti, hanno corso per un giorno interno per disputarsi, i più forti, il titolo di campione italiano della specialità e per ambire ad un posto in Nazionale per partecipare ai prossimi campionati mondiali a Belfast.

I vincitori sono stati Fausto Parigi che all’età di 53 anni ha percorso nelle intere 24 ore 230 km, facendo meglio di Tiziano Marchesi più giovane di qualche anno che ha totalizzato 224km e quindi 6 km in meno del vincitore, mentre al terzo posto si piazza Michele Notarangelo, ancora più giovane che riesce a percorrere un totale di 216 km e quindi 14km in meno del vincitore. Rimane giù dal podio il giovanissimo ma promettente Matteo Colombo che potrebbe comunque essersi guadagnato un posto in Nazionale per i prossimi mondiali a Belfast su questa specialità. A seguire Marcello Spreafico che riesce anch’egli a superare il muro dei 200km. Notevole anche la prestazione dell’ultra sessantenne Pavan Giuliano che vince la sua categoria M65 totalizzando 169,01km. Merita una menzione anche la prestazione di Salem Mohamed Assindustria Sport Padova, categoria SM75, che totalizza 100km.

Per quanto riguarda le donne, la più forte si conferma Lorena Brusamento che arriva quarta nella classifica generale, dopo tre uomini, e prima delle donne totalizzando 210 km, seconda si classifica la giovanissima ma esperta e promettente delle lunghe distanze Francesca Innocenti che totalizza 202 km, mentre al terzo posto la più esperta e la più veterana Sonia Lutterotti che riesce comunque a totalizzare 194 km. Giù dal podio si classifica Sara Lavarini con 188km. Tra le veterane Herger Ursula vince la sua categoria F60 totalizzando 166km.

Un po’ di tempo fa feci alcune domande ai vincitori di questo campionato Fausto Parigi e Lorena Brusamento, riporto di seguito le loro risposte.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?

Fausto: “Dopo 2 anni di distanze olimpiche vissute in maniera maniacale alla ricerca di riscontri cronometrici… facendo il passatore ho vissuto una crisi …. In dubbio se mollare mi sono liberato del cronometro ed ho corso con la sola voglia di arrivare, per me è stata una scoperta.”

Lorena: “Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita, prima la pallavolo, poi la corsa ma non solo. Ho cercato di seguire il mio istinto e di fare sempre ciò che mi faceva provare un'emozione.”

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta?

Fausto: “Ho sempre pensato ed ho la consapevolezza che per essere ultra devi avere il supporto del fisico. Prima o poi non potrò più esserlo, forse già domani ma come spirito lo sarò per sempre.”

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?

Fausto: “Ogni volta che concludo una gara aumenta la mia autostima”.

Lorena: “Non smetterò mai di fare sport, se la salute me lo consente, perché è vita.”

 

Se ti avvicini all’ultramaratona è difficile poi staccarsi, è come una droga, una dipendenza, ti va di sperimentare sensazioni particolari che vuoi sempre risperimentare, ti fa trovare in situazioni difficili dalle quali ne vuoi uscire ma per ritornarci sempre.

Il motore per tanti per continuare a correre e portare a termine gare lunghe e difficili che ti fanno stare sulle gambe per tante ore è poi la prova di essere riuscito anche questa volta e ciò aumenta l’autoefficacia individuale percepita e ti da una forza per affrontare la vita quotidiana ed un benessere personale.

 

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?

Fausto: “Sì e ritengo meglio non rischiare di oltrepassarlo. La mente sublima gli input della periferia e puoi tranquillamente arrivare a danni irreparabili. Ad un mio amico un medico una volta ha detto: tu non ti sei allenato per l’utramaratona, ma per sopravvivere all’ultramaratona.”

Lorena: “Si, la sensazione di non avere più nulla e di avere raschiato il fondo del barile.”

 

Prepararsi all’ultramaratona significa prepararsi a superare condizioni estreme, e la mente fa in modo che il fisico si adatta a tutto ma il rischio è che la mente ti nasconda o non ascolti i messaggi del dolore che ti comunica ed allora vai avanti senza considerare le condizioni estreme che sopporta il fisico ed a volte queste condizioni superano il limite, quindi è importante trovatr un equilibrio tra i messaggi del corpo e la forza della mente.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?

Fausto: “Paura e rassegnazione. Se non ce la fai fermati.”

Lorena: “Sono orgogliosi e pensano che posso fare sempre meglio.”

Ti va di raccontare un aneddoto?

Fausto: “Durante la mia unica partecipazione ai mondiali dopo 13 ore di gara è calato il buio. Non più forza nelle gambe, mente vuota. Ha iniziato a piovere e grandinare… volevo ritirarmi ma ho continuato ad andare avanti perché ero ai mondiali e perché sarebbe stata la mia ultima gara. Il giro era di circa 2300m più si andava avanti e più impiegavo a finirlo. Mancava un ora al termine e passando davanti allo stand dell’Italia ho detto: io quasi quasi mi fermo qui, tanto un altro giro non riesco a concluderlo. Uno mi ha risposto ‘sei ai mondiali anche un metro conta’ a quel punto mi sono detto… Fausto conviene che provi a correre… credimi ho fatto ancora 4 gir di cui due i più veloci della mia gara e visto la fine della corsa i più veloci tra i concorrenti ancora in pista…. Il potere della mente quei due giri mi hanno indotto a continuare a correre. 6 mesi dopo ho vinto la mia prima 24h.”

Lorena: “Forse la cosa più strana che ho visto è stato il giapponese che dormiva in sospensione tra due sedie in un check point lungo Spartathlon...5 minuti di sonno cosi, poi è suonata la sveglia si è alzato ed ha ripreso a correre.”

 

Le crisi si possono superare se c’è qualcuno che ti sostiene, che ti dice una parola giusta, riesci a staccarti dal corpo ed a fare un salto avanti con la forza della mente, indossare la maglia azzurra è anche una bella responsabilità ed un’occasione che può essere unica, poi una volta superata la crisi si diventa più resilienti, hai sperimentato di saper fare, incrementi anche l’autoefficacia e sei pronto per far meglio e, quindi, vincere anche una gara importante.

Ogni atleta ha i suoi ingredienti del benessere e del successo nello sport. La motivazione, la passione, il bisogno spinge la persona a raggiungere un obiettivo nella vita o nello sport. Per attivarsi ed impegnarsi, l’obiettivo dovrebbe essere sfidante e difficile ma raggiungibile, non impossibile.

Le gare di ultramaratona permettono di essere con se stessi per tanto tempo, permette di conoscersi meglio nelle crisi, ti fa ripercorrere attimi e periodi della vita, un viaggio nel tempo partendo dal momento presente, permette di sperimentare impressioni ed emozioni, sentendo il proprio corpo, le sensazioni corporee, il respiro che ti porta vanti metro dopo metro, chilometro dopo chilometro, sempre avanti.

Per fare certe gare considerate estreme per la lunghezza chilometrica, per le tante ore di attività fisica con deprivazione di sonno, bisogna ogni tanto staccarsi dalla razionalità, come mettersi a folle, lasciarsi andare, andare oltre, sentirsi leggeri, forti, resistenti, lasciarsi guidare un po’ dall’istinto, scoprire di poter fare cose considerate eccezionali e straordinarie, sentirsi fluidi, accorgersi che è passato del tempo senza controllo, un occhio fuori ed un occhio dentro, osare senza strafare, un approccio meditativo, passa tutto con pazienza ed essendo preparati per poterlo fare.

Lo sport ti rimette al mondo, ti fa rinascere a nuova vita, finché non lo incontri non lo puoi sapere, ma una volta incontrato ne assorbi tutti gli effetti benefici e sono tanti, dal benessere individuale a quello sperimentato in gruppo.

 

Qualsiasi sport, qualsiasi livello, ed a qualsiasi età, lo sport apporta benefici, scoperte, conoscenze, è una formazione che non ha prezzo e non ha pari, una formazione alla vita, apprendere ed imparare dall’esperienza diretta per costruire carattere e formare personalità per vivere ogni momento con consapevolezza.

E’ possibile approfondire il mondo degli ultrarunnernei seguenti libri:

Sara Carboni

Blogger e Copywriter

 

Le iniziative sociali sono tante e ogni anno crescono numericamente. Sono promosse da Onlus, associazioni e ONG e si pongono lo scopo di portare avanti una missione di solidarietà verso chi vive condizioni di disagio e disabilità. La loro presenza sul territorio italiano mette in evidenza quanto l’azione solidale sia presente nel nostro paese e la capacità che ha di portare novità e energia in questo settore.
Queste organizzazione del terzo settore sono no-profit e le varie iniziative che creano diventano una forma di auto finanziamento per portare avanti le attività.

Una Onlus importante

La Lega del Filo d’Oro è stata fondata da Sabina Santilli e un gruppo di volontari nel 1963 per aiutare adulti e bambini sordociechi e pluriminorati psicosensoriali. L’associazione attiva da decenni è riuscita a radicarsi sul territorio di nascita, Osimo. La creazione di strutture per la riabilitazione si è espansa arrivando a coinvolgere le maggiori città italiane. Questo è un anno importante per la Lega perché verrà finito di costruire la nuova sede che raccoglierà in un singolo edificio tutti gli ambulatori, uffici amministrativi e dormitori. Diventerà un centro funzionale all’avanguardia e un punto di riferimento per la riabilitazione a livello nazionale e europeo.

La Onlus cerca di trasmettere il proprio messaggio attraverso campagne e acquisti solidali. Ha creato una serie di idee regalo da poter essere impiegate durante le ricorrenze come matrimoni, anniversari, battesimo, cresima e lauree. Con queste piccole azioni spera di comunicare la propria missione cercando allo stesso tempo un sostegno materiale per portare avanti le attività.

Al suo interno è presente un team multidisciplinare che si dedica all’esecuzione di diagnosi funzionali per gli utenti. Tali diagnosi permettono di agire sulla persona in modo completo perché l’equipe andrà a osservare tutti i possibili miglioramenti in quanto è formato da psicologi, medici, fisioterapisti, pediatri, educatori e assistenti sociali. L’azione trasversale che agisce su diversi fronti è capace di portare notevoli miglioramenti nel tempo.

Una grande capacità

Nel percorso riabilitativo sarà inclusa la famiglia perché il sostegno della mamma e del papà sono un ingredienti unico e necessario per il bambino. Il loro amore non può essere sostituito da nessuna disciplina. Essi parteciperanno a sedute individuali e di gruppo per imparare sostenere nel miglior modo possibile il loro bimbo. Il rischio maggiore che corrono le famiglie nelle quali sono presenti disabili è quello dell’isolamento sociale.

Un caso concreto è quello di Agostino, un bambino sordocieco. Fino a otto mesi è rimasto a letto con le migliori cure ma era considerato malato. Da quando i suoi genitori si sono rivolti alla Lega è stato seguito assiduamente e nel giro di alcuni anni ha mosso i suoi primi passi e recentemente a iniziato a comunicare attraverso il linguaggio pittoresco e il la lingua dei segni italiana. Agostino e la sua famiglia hanno detto “sì” alla vita e questo ha portato la Onlus a dare vita a una campagna intitolata adotta un mondo di sì nella quale è possibile adottare a distanza un bambino sordocieco contribuendo con un piccolo gesto al miglioramento della qualità nella loro vita.

 

Questo è il video di Agostino

https://www.youtube.com/watch?v=THFEZ1rRJh4

 

Sara Carboni

Blogger e Copywriter

Web: https://saracarboni.it

 

 

Matteo SIMONE

 

Vito Rubino e Palas Policroniades sono una coppia di ultrarunners, triatleti e praticanti di sport di endurance e multisport. Ogni volta che li incontro o sento parlare di loro, ci sono racconti di storie affascinanti ed avventurose, ora è la volta di una “adventure race” nel deserto con la pratica di diverse discipline sportive, di seguito il loro racconto.

Mi racconti la vostra gara multisport? Quali sport? “L’adventure racing è uno sport di squadra dove l’obiettivo è raggiungere una destinazione in un percorso non segnalato, orientandosi con l’aiuto di cartina e bussola. La destinazione viene mantenuta segreta fino a poco prima dell’inizio della gara. Tipicamente, le attività sono la corsa/trekking/orienteering, la mountain bike, il kayaking e la discesa in corda doppia. La nostra gara è stata nel deserto del Mojave in Nevada con una durata limite di 35 ore.”

 

In questo tipo di gara vi sono tutti gli elementi della mentalità degli atleti di endurance, tante ore in gara, sorprese, pronti al cambiamento ed all’imprevisto, condizioni difficili di percorso e climatiche come è l’ambiente del deserto, ma tutto ciò non spaventa gli atleti avventurieri del limite, anzi sono nuove sfide che stimolano entusiasmo ed endorfine.

Chi sono i componenti della squadra, c’è una capitano? “Noi eravamo una squadra mista da quattro. Io ho rivestito il ruolo di capitano reclutando gli altri componenti della squadra, coordinando l’organizzazione e discutendo gli obiettivi e le aspettative. Il primo componente che ho reclutato è stata mia moglie, Palas. Data la sua propensione per l’avventura, (quasi) non è stato difficile convincerla a partecipare. Gli altri due componenti hanno accettato perché non avevano previe esperienze di adventure racing e dunque non sapevano ciò a cui andavano incontro. Però erano entrambi desiderosi di avventura. Nick, un geologo, ha esperienza di alpinismo e orienteering mentre Marja, un astrofisica, oltre ad avere esperienza di trail running, ha esperienza in lunghe spedizioni in posti remoti. Entrambi in ottime condizioni di fitness.”

 

Vito ha provveduto alla selezione del team ed al reclutamento facendo attenzione alle attitudini di ognuno ed alle motivazioni a fare insieme una spedizione che comportava tante ore insieme di duro lavoro, ed anche considerare la disponibilità ad adattarsi a condizioni difficili come possono essere quelle di attraversamento di un deserto. Ma la sua esperienza gli permette di avere un buon fiuto.

Avete fatto allenamenti o gare insieme? “Non abbiamo avuto troppo tempo per allenarci insieme prima della gara. Ci siamo preparati individualmente per poi coordinare i nostri sforzi durante la gara. Sono stato piacevolmente sorpreso sia di come siamo riusciti a muoverci insieme come squadra sia di come siamo riusciti a gestire la dinamica di gruppo. Ogni componente del team ha rivestito un ruolo essenziale all’interno della squadra, contribuendo con le sue esperienze, abilità e carattere.”

Ci sono ristori, cancelli orari, penalità o punti di controllo? “Alla partenza ci hanno dato delle cartine e delle coordinate di punti di controllo obbligatori da raggiungere. Noi abbiamo dovuto decidere la strategia da seguire per muoverci da un punto all’altro. Alcuni punti di controllo sono allestiti come aree di transizione dove si cambia attività, per esempio dal kayak alla mountain bike. Gli organizzatori si occupano di far arrivare alle aree di transizione l’attrezzatura disposta da ogni squadra alla partenza. Tra successive aree di transizione bisogna essere completamente in autosufficienza in termini di acqua, cibo, abbigliamento, e soluzione di problemi meccanici. Non ci sono punti di ristoro organizzati, e neanche negozi dove rifornirsi nel deserto, quindi è importante prevedere ciò di cui si avrà bisogno perché un errore di pianificazione in termini di cibo o acqua può rivelarsi disastroso.”

 

Come dire in questi casi la gara si vince a tavolino, l’esito dell’impresa si decide organizzando meticolosamente le cose da portare tra cibo, abbigliamento ed altro.

C’è stato qualcosa di inaspettato, l'esperienza fatta corrisponde a quello che vi aspettavate? “Abbiamo incontrato diverse difficoltà. In queste gare c’è sempre qualche sorpresa. Si va per questo. Per esempio, alla partenza siamo saltati sul kayak seguendo un canale che si sarebbe immesso nel fiume Colorado. Dopo aver remato per 5-10 minuti, ci siamo resi conto che il canale era chiuso e non conduceva al Colorado. A quel punto abbiamo deciso di arrampicarci e trasportare il kayak a mano per oltrepassare le dune di sabbia che chiudevano il canale e per poi immetterci nel Colorado. Per quanto riguarda il tracciato in bici era a tratti roccioso e con delle pendenze rilevanti e a tratti piano ma sabbioso, il che rendeva l’avanzamento lento e faticoso, soprattutto sotto il sole cocente, che magari non ti aspetti a Febbraio. Le differenze di temperatura sono state piuttosto elevate, con delle punte di 36 gradi e delle minime di 6 gradi.”

 

Interessanti queste descrizioni, danno proprio l’idea di gare di avventura, la difficoltà sempre dietro l’angolo e sempre pronti a trovare le giuste soluzioni, sempre pronti a valutare come superare l’ostacolo, niente relax, si va appositamente in questo spazio tempo di non confort per sperimentare l’inatteso.

Ci sono stati momenti critici individuali o di squadra? “Penso che passare la notte correndo e facendo trekking sia stata la cosa più difficile per tutti. La notte è all’inizio un sollievo dalle temperature scottanti del giorno ma poi diventa subito una minaccia per le temperature basse e perché il corpo non riesce ad abituarsi a un cambio di temperatura cosi repentino. Finché ci si muove va bene ma se ci si ferma diventa un problema. Per esempio, a un certo punto della notte ho schiacciato un cactus mobile (cholla) le cui spine stavano penetrando la gomma delle mie scarpe e ci siamo dovuti fermare a togliere le spine ma questo ci ha fatto infreddolire e irrigidire le gambe e ripartire ci è costato parecchio. Altri momenti difficili accadono per il disorientamento. Questa volta non abbiamo avuto particolari problemi, ma in un’atra gara ricordo che dopo aver fatto discesa in corda doppia al tramonto abbiamo imboccato un canyon, senza sentieri, che abbiamo seguito per tutta la notte, attraversando la fitta vegetazione e arrampicandoci tra massi al fondo del canyon. Dopo quattro ore di cammino pensavamo di aver raggiunto l’unico sentiero che ci avrebbe fatto uscire dal canyon. Ma non riuscivamo a trovarlo. Eravamo al limite, senza cibo, allo stremo delle forze. Poi, dopo momenti di panico passati a interpretare le nostre cartine, ci siamo resi conto che in realtà eravamo appena alla metà del percorso lungo il canyon. Quella è stata una delle realizzazioni più drammatiche. Ma ci siamo dovuti raccogliere e abbiamo dovuto continuare perché fermarsi non era un opzione. ”

Hai sperimentato stanchezza fisica o mentale? “Durante la notte arriva per tutti un momento che non si ha più voglia di continuare per la stanchezza o per il sonno, ciononostante bisogna continuare. Io e Palas siamo abituati a questi momenti ma Nick e Marja questo era nuovo. Il fatto di essere insieme e incoraggiarsi a vicenda è  sicuramente un grande punto di forza di una squadra rispetto ad una attività individuale come un’ultramaratona. E penso che proprio grazie allo spirito di gruppo e alla determinazione di ognuno di noi, siamo riusciti a superare con agilità i momenti più ardui.”

 

Matteo SIMONE

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

https://www.ibs.it/ultramaratoneti-gare-estreme-libro-matteo-simone/e/9788874189441

https://www.retedeldono.it/it/iniziative/a.p.s-spiragli-di-luce/matteo.simone/di-corsa-per-spiragli-di-luce

 

Matteo SIMONE

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Gianni Interbartolo, promoter della Maratona di Roma del 2 Aprile 2017, invita gli atleti a sostenere Marinella nella sua impresa, di seguito le sue parole: “Egregio presidente e/o amico podista, nell'ottica di promuovere la maratona di Roma a tutti i podisti anche se non agonisticamente allenati per partecipare alla maratona, madre delle corse, ho iscritto alla maratona di Roma la mitica Marinella Satta, detentrice del guinness maratona palleggiando, che si cimenterà a migliorare la sua prima prestazione di Rimini 2016 palleggiando per 42K con due palloni basket. Il tempo di Rimini era di 6h 39m 30s ed ora il suo target sarebbe di 6h. La sua prestazione migliorerebbe certamente se seguita da numerosi fans che la inciterebbero lungo il percorso. E' un perfetto connubio di sport e divertimento con partecipazione di media e social internazionali. Sarebbe anche una occasione irripetibile di percorrere le vie di Roma senza traffico ed ammirare le meraviglie storiche dell'impero romano e rinascimentali. A tutti coloro che vorranno aderire all'iniziativa è concessa una quota di iscrizione favorevole.”

Riporto di seguito uno stralcio di un’intervista a Marinella è riportata nel mio libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva Editrice, Civitavecchia, Collana: Sport& Benessere, anno edizione: 2016, pagine: 298 p., Brossura.

14° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Sport - Atletica e sport da campo e da pista - Maratona e corsa campestre EAN: 9788874189441

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Ti sei sentita campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Quando giocavo a basket, non mi sono mai sentita inferiore a nessuno, ho sempre osato, mi sentivo una vera atleta. Anche quando ho iniziato a correre, non ho mai avuto paura delle avversarie, non mi sono mai sentita inferiore a nessuna. Ero talmente convinta di ciò che facevo che osavo molto.”

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere? “Tantissimo, quando giocavo o correvo, riuscivo ad estraniarmi da tutti gli eventuali problemi. Mi passava tutto, sana come un pesce (pur avendo la febbre a 39-40, quando avevo partita, come d'incanto mi autoconvincevo di stare bene). Dopo 46 anni di attività (ho iniziato a giocare a basket nel lontano 1969 e a correre nel 1977), mi fa ancora stare bene fare attività fisica, a prescindere dal risultato.”

Come hai scelto il tuo sport? “Per il basket, ho iniziato per seguire le amiche, per la corsa ho iniziato perché fui invitata da un amico a partecipare ad una gara podistica. Ho partecipato anche ai giochi della gioventù, correvo per non fare lezione.”

Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano? “Nella corsa, la difficoltà maggiore, il più delle volte, è mettersi le scarpe ed andare a correre. Hai meno vincoli di orario. Oppure quando hai voglia di allenarti, devi cercare di ritagliarti i tuoi spazi e incastrare il tutto con la vita famigliare e lavorativa (adesso questo problema non c'è l'ho più, visto che sono riuscita ad andare in pensione).”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale? “Quelle poche volte che mi sono ritirata (mai in gare corte fino a 21 km), principalmente per problemi di testa. Quando soffri, se non ti motivi abbastanza, è facile il ritiro. Per le condizioni ambientali soffro molto il caldo, se sono motivata e convinta non mi lascio condizionare dal tempo.”

Cosa ti fa continuare a fare sport? “Continuo a fare sport perché mi fa stare bene e principalmente per non ingrassare e poter mangiare tutto.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te? “Forse quando ho vinto la 15^ edizione della Stratorino. Quando mi sento bene, do sempre il meglio. Oppure quando corro in staffetta con altre persone o per un risultato di squadra, cerco di impegnarmi al massimo. Quelle poche volte che ho avuto un piccolo ingaggio, ho cercato di dare il massimo, per non deludere gli organizzatori, anche se mi sono trovata in difficoltà, ho cercato di terminare la gara.”

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Mi sono sempre buttata nello sport senza pensarci su, convinta di riuscirci. La 1^ maratona nel 1980, decisi di correrla la settimana prima, facendo solo 2 allenamenti di 1,30 h. Aver terminato anche con un tempo discreto in h 3,25, è come se avessi vinto, ero molto soddisfatta. Anche quando ho fatto la mia 1^ 100km, correvo solo le 10 km e qualche maratona, appena hanno ripristinato la Torino-Saint Vincent nel 1997, non mi sono lasciata scappare l'occasione di partecipare. La chiusi in 10,03 ore, non male come inizio. Anche quando ho deciso di correre su la 24 ore su tapis-roulant o fare la maratona palleggiando, decisi la settimana prima.”

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Credo grinta, testardaggine, costanza, divertimento in ciò che faccio, incoscienza.”

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “Non sentirsi mai inferiori agli altri. Non pensare troppo alla fatica. Un passo alla volta, si arriva al traguardo.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Lo stupore delle persone, quando ho corso la 24 ore su tapis roulant, durante il festival fitness di Torino, le persone non pensavano che sarei riuscita nell'impresa, oppure quando ho corso la maratona di Napoli, palleggiando, diluviava, la tentazione del ritiro era forte, molti napoletani, erano convinti del mio ritiro. Non mi ritirai per il mio grande orgoglio e non volevo deludere gli organizzatori, visto che mi avevano invitato. Però anche alla maratona di New York (chiaramente corsa palleggiando), ho avuto un grandissimo tifo dai concorrenti stranieri e italiani.”

Quali sono o sono state le tue sensazioni pregara, in gara, post gara? “In genere prima della gara, hai sempre la sensazione di non stare bene, dopo un po' che corri, cominci a carburare e quando sei vicino all'arrivo, in genere di carichi perché sta per finire. Dopo la gara, se ho corso bene, senza fatica, sono euforica e penso già alla prossima gara.”

Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “Purtroppo si, non ho potuto fare l'atleta di professione, ho avuto la fortuna di trovare un lavoro che mi piaceva, lavoravo nella formazione, in una scuola del Comune di Torino, non me la sono sentita di lasciare il certo per l'incerto sportivo, l'unico rammarico non aver potuto verificare al 100% le mie potenzialità. Sono ugualmente soddisfatta.”

Che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport? “Fare ciò che dice il proprio istinto, non temere, non fare mai calcoli, prendere la vita come viene, se hai costanza, stai bene, sei determinato, nulla è impossibile. Ascoltare sempre il proprio fisico.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping? “No, mai. Anche perché non amo prendere farmaci, se proprio sono costretta, altrimenti mi tengo il male, finché è sopportabile.”

Quale messaggio vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “Non ascoltare mai chi ti propone certe cose, mangiare sano e di tutto, non privarsi di ciò che piace. Anche gli integratori, non sono abituata a prenderli, se non in gare lunghe.”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Assolutamente no. Anche quando ero incinta, ho sempre continuato a praticare lo sport, del 1° figlio camminavo quasi tutti i giorni dai 10 ai 15km, del 2° figlio, fino al 7° mese correvo quasi tutti i giorni per 10-12 km. Ho gareggiato (chiaramente più lentamente 5 minuti a km) fino al 7^ mese, non avevo nessuna difficoltà. Andavo più veloce quando ero incinta che adesso.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Non pensandoci, grazie al cielo ho avuto pochi infortuni nella mia carriera sportiva. Comunque anche se avevo problemi di salute, ho sempre cercato di non fermarmi. Ho avuto qualche problema di salute (pleurite ad un polmone - polmonite dovuta ad un incidente, l'epatite alimentare, mi sono rotta 2 costole (dopo 50 giorni ho corso una 24 ore), sono stata ferma il minimo indispensabile.”

Ritieni utile lo psicologo dello sport? “Potrebbe essere utile, però nel mio modo di essere, purtroppo, continuerei a fare di testa mia.”

Qual è un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Fare sport, senza pensare al risultato, fare ciò che uno si sente, e divertirsi sempre. Tanto se il risultato deve venire, se hai le doti, prima o poi il risultato arriva.”

Quali sono i sogni che hai realizzato? “Continuare a praticare lo sport, nonostante i miei bei 58 anni, è una grandissima soddisfazione. Sono riuscita a fare tantissimi risultati. La maratona, correre 12-24 e 48 ore su tapis-roulant, correre la maratona palleggiando, aver corso i 2000 siepi, senza aver mai provato le siepi, durante i world master game di Torino del 2013, e fare pure il record italiano è una grande soddisfazione. Aver rappresentato l'Italia ai campionati mondiali della 24 ore e la 100km per ben 8 volte. Essere riuscita a correre la 6 giorni.”

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Doping. Il cancro dello sport, editore: FerrariSinibaldi, formato: EPUB, cloud: Sì, compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle). Dimensioni: 982,32 KB. 1° nella classifica Bestseller di IBS eBook - Sport - Allenamenti sportivi - Abuso di farmaci nello sport EAN: 9788867630837

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Tutti gli Stati si propongono di combattere il fenomeno doping, anche se con mezzi diversi.

In base alla Legge 376 per la “disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”, entrata in vigore il 2 gennaio 2001, costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche terapeutiche, non giustificate da condizioni patologiche.

I farmaci potenzialmente dopanti dovranno recare un contrassegno per essere riconoscibili e avere, nel foglietto illustrativo, un paragrafo che ne spieghi gli effetti per chi pratica attività sportiva.

Il doping è reato penale. A differenza che in passato anche gli atleti sono perseguibili.

All’inizio l’autoprescrizione degli Steroidi Anabolizzanti (SA) riguardava solo atleti d’élite praticanti sport di potenza, ma in seguito si estese a macchia d’olio alle altre discipline sportive ed anche ad atleti amatoriali. Gli SA vennero banditi come sostanze proibite dal Comitato Olimpico Internazionale sin dal 1976, ma il loro abuso continuò a diffondersi sempre più nel mondo dello sport, soprattutto nelle palestre di body building.

Le motivazioni che stanno alla base di questo fenomeno spaziano dalla ricerca di un miglioramento delle prestazioni sportive, agli aspetti puramente estetici e di riduzione del grasso nei body builder.

In uno studio condotto in West Virginia, la ragione riportata più frequentemente per l’uso di steroidi era di “migliorare l’aspetto - sembrare più grandi o migliori”(43%). Questa risposta era stata data il doppio di volte rispetto alla seconda risposta più comune che era “migliorare il rendimento sportivo” (22%). Questo dato, unito al fatto che il 36,8% degli utilizzatori di steroidi non praticavano alcuna attività sportiva, suggerisce che l’abuso di steroidi anabolizzanti si è diffuso nella popolazione adolescente generale e che ottenere un vantaggio nello sport non è la ragione dominante per gli adolescenti che usano questi aiuti.

Il passaporto biologico dell’atleta potrebbe essere una soluzione ottimale, perché fa una storia del tracciamento ematico dell’atleta stesso impedendogli di fatto di doparsi.

Come riporta il settimanale AICS online: “La lotta al doping dal 2007 ha un nuovo alleato: il Passaporto Biologico. Questo neo-ritrovato della lotta al doping è il frutto dell'incontro avvenuto il 23 ottobre 2007 tra il Presidente dell'agenzia mondiale Anti-Doping (WADA) Richard Pound e il Presidente dell'Unione Ciclisti Internazionale (UCI), Pat McQuaid. Durante la stagione ogni ciclista si deve sottoporre periodicamente a esami del sangue e delle urine per stabilire il proprio profilo ematologico sia nei periodi di attività che fuori dalle competizioni. Il profilo che viene individuato diventa il parametro di confronto per ogni valore che verrà riscontrato sull'atleta durante i controlli nei periodi di gara o allenamento.”

Proprio la triste vicenda di Schwarzer ci insegna come, avendo solo motivazione estrinseche, fama gloria e successo in primis, si arrivi a commettere errori.

Su Atletica, Magazine della Federazione Italiana di Atletica Leggera, n. 1 gen/feb 2013, è riportata un’intervista ad Alfio Giomi nuovo Presidente FIDAL il quale così si esprime rispetto al caso Schwazer: “Non riesco a capire che cosa sia realmente accaduto. Tanti interrogativi. È mai possibile che Schwazer abbia fatto tutto da solo? Ma se non ha fatto tutto da solo, che cosa c’è dietro? E tutto quando ha avuto inizio? E per quali motivi? Penso che di questa vicenda si sappia solo una parte di verità.”.

Aumentano sempre di più i messaggi e le iniziative per combattere l’epidemia del DOPING che cerca di sconfiggere lo sport. Ma lo sport praticato in maniera corretta e con il rispetto delle regole fa tanto bene per la salute psicofisico e quindi è importante da parte di tutti, cittadini, associazioni ed istituzioni mobilitarsi per una corretta informazione e sensibilizzare alla pratica dello sport quale attività aggregativa e senza scorciatoie.

Come dice l'amico collega Gaetano Buonaiuto: "Il fenomeno del doping è insidioso e accattivante allo stesso tempo: come un vaso di Pandora, esso rappresenta la promessa di ‘miracolosi’ risultati, impossibili da raggiungere senza un aiuto esterno. I limiti che si vogliono a tutti i costi superare non rappresentano solo e soltanto quelli fisici. Spesso i primi limiti che si oltrepassano sono quelli mentali, psicologici, morali e spirituali. In una società complessa e sofisticata come la nostra, sotto il bombardamento costante dei mass-media, costruiamo l’immagine ideale cui vorremmo tutti assomigliare: successo e vanità sembrano vuoti e pesanti golem che hanno la capacità di schiacciare le nostre fragilità e debolezze dello spirito."

La considerazione che si deve fare è che oggi nella gara sportiva si è arrivati a un agonismo così spinto, a interessi economici così grossi che l’atleta cerca ogni mezzo per migliorare la sua prestazione. Anzi, l’atleta riporta di sentirsi “costretto” a fare questo perché i tifosi pretendono risultati, i giornali criticano le scarse prestazioni e gli allenatori spingono affinché venga raggiunto un rendimento sempre maggiore.

 

Matteo SIMONE

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Ho invitato Salvo a rispondere ad un questionario di psicologia e sport per conoscere il suo punto di vista sugli aspetti che incidono sul benessere e performance.

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere o performance? “Lo sport mi rilassa fisicamente e psicologicamente, una costante attività fisica fa sì che le mie condizioni di salute hanno subito un miglioramento, dalla perdita di peso, al miglioramento respiratorio, salute cardiovascolare, scomparsa di malanni stagionali (influenza), scomparsa di dolori articolari, miglioramento della flessibilità articolare, innalzamento della soglia di stanchezza.”

Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano? “Trovare spazi adatti allo svolgimento della stessa, difficoltà economica perché gli ausili costano una cifra spropositata.”

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? “Prediligo i carboidrati semplici prima di una gara (pasta riso frutta secca), durante integro con Sali minerali e qualche integratore di maltodestrine, dopo assumo proteine, e pochi carboidrati.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “I benefici che esso mi dà a livello fisico-psicologico, e una grande passione che ho per lo sport, per me fare sport è un bisogno fisico – fisiologico (mangiare bere fare sport).”

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Gli amici campioni a livelli alti, gli allenatori, studi svolti a livello federale, che mi hanno insegnato tecniche di allenamento e di gara.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Tutta la mia vita è una gara, cerco ogni giorno di dare il meglio di me in tutto quello che faccio, nel pieno rispetto del prossimo e delle regole sociali. In generale qualsiasi gara mi emoziona dalla più importante alla più semplice.”

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “Sicuramente l’incidente che ho avuto e che mi ha cambiato la vita.”

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Adattarsi a qualsiasi situazione, sfruttare al massimo la tua condizione fisica, essere testardo, fissare degli obbiettivi e impegnarsi a raggiungerli.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Insegnare l’approccio allo sport a un bambino superabile è stata la cosa che più mi incuriosisce e mi diverte.”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Riesco a socializzare meglio con la gente.”

Quali sono o sono state le tue sensazioni pregara, in gara, post gara? “Nervosismo, agitazione, fatica stanchezza, adrenalina, rilassamento, dolore muscolare.”

A seguito delle tue esperienze che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport? “Ascoltate il vostro corpo, e agite sempre secondo la vostra testa non fatevi mai condizionare dagli altri.”

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping e per fare uno sport teso al benessere o alla performance? “Il doping è rischioso sia a livello fisico che psicologico in oltre è un mezzo sleale nei confronti degli altri tuoi compagni.”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Io non riuscirei a vivere.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Ho ripreso a fare attività ripartendo da zero e piano piano le mie prestazioni sono tornate quelle di prima.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Non saprei sono sempre stato io stesso a spronarmi psicologicamente.”

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? “Dico sempre a tutti che lo sport è lo specchio della vita.”

Per Salvo lo sport è vita, attraverso lo sport sperimenta benessere, lo sport lo incuriosisce, l’appassiona, una vita per lo sport, si dedica anche al prossimo attraverso l’insegnamento dello sport anche a bambini superabili.

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Interviste, racconti e testimonianze da parte di atleti di sport di endurance mi hanno permesso di scrivere il libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva Editrice, Civitavecchia,

Collana: Sport & Benessere, anno edizione: 2016, pagine: 298 p., Brossura, 11° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Sport - Atletica e sport da campo e da pista - Maratona e corsa campestre

EAN: 9788874189441

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Tanti sono i messaggi di apprezzamento e gratitudine da parte dei tanti atleti che fanno parte del mondo degli ultrarunner, un grazie a Nico Leonelli per la sua gentilezza e le sue cortesi parole che riporto di seguito: “Matteo è veramente uno dei pochi che ha dato voce al mondo dell'Ultramaratona.”

Gradito anche il commento dell’ultrarunnerStefano Severoni: “Ho letto con vivo interesse il testo di Matteo Simone. Le sue 298 pagine si scorrono veloci, poiché si viene a contatto con atleti che trasmettono le esperienze che accomunano maratoneti e ultra. Certo l’Autore utilizza un metodo induttivo: non fa teoria pura, ma parte dalla pratica podistica che contrassegna un popolo di umili faticatori. La metafora che contraddistingue il mondo ultra è quella del viaggio o meglio di scoprire se stessi attraverso la percorrenza di tanti chilometri. Ma, come avvertono gli stessi corridori, la fatica quasi scompare quando si svolge un’attività che gratifica, poiché consente di stare meglio con se stessi e con gli altri, conoscere luoghi suggestivi e portare a casa sicuramente una simbolica, ma gratificante medaglia di partecipazione. Per esseri atleti ultra ‒ come segnala giustamente l’Autore, anch’egli “grande faticatore” ‒ bisogna essere resilienti ed efficaci. E dopo aver letto il libro non si potrà non cercare altri testi dello stesso Matteo. In definitiva, nella prestazione sportiva come nella vita quotidiana, la componente mentale riveste enorme importanza. Nella nostra società post-moderna e liquida, l’ultrarunner si presenta allora come colui che è in grado di gestire il proprio corpo e la propria mente, e così allungare la propria vita in uno stato di benessere. Ovviamente ‒ come in ogni campo ‒ sarà necessario equilibrio e giusta motivazione.”

Un grazie all’ultrarunner Roldano Marzorati per il commento seguente al mio libro: “Un libro per capire e conoscere gli ultramaratoneti. Un racconto fatto di storie e donne non professionisti che han scelto di vivere la dimensione dell’ultramaratona. Matteo Simone ci introduce in questo mondo raccogliendo pensieri di questi inconsueti atleti che non avranno mai le cronache da prima pagina ma che hanno molto da trasmettere perché per molti di loro è una filosofia di vita.”

Chi pratica sport di endurance incontra, gestisce e supera diversi tipi di crisi e difficoltà, si scopre che si può fare tutto con passione, dedizione, impegno, concentrazione, testa, cuore, gambe.

Ecco la testimonianza di un anonimo ultrarunner: “Dopo la mia ultra di ieri ho conosciuto una parte di me che probabilmente ancora non conoscevo. Freddo, ghiaccio e neve, una persona normale non farebbe mai una cosa del genere ma chissà perché noi ‘matti’ ultramaratoneti siamo spinti chissà da cosa, ieri personalmente avevo in mente di finire la mia gara in maniera diversa ed in meno tempo ma date le avverse condizioni meteo solo oggi dico a me stesso di essere più forte di ieri. Dopo ieri la motivazione e la resilienza hanno aumentato in me la voglia di continuare a mettermi in gioco.”

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Nel testo Il corpo accusa il colpo, di Bessel Van Der Kolk, Raffaello Cortina Editore è possibile leggere un’interessante citazione di Stephen Cope, Yoga and the Quest for True Self: “Appena cominciamo a ri-esperiere una connessione viscerale con i bisogni del nostro corpo, emerge una specifica capacità nuova; quella di amarsi con calore. Sperimentiamo una nuova autenticità nel prenderci cura di noi stessi, che reindirizza la nostra attenzione alla nostra salute, alla nostra dieta, alla nostra energia, alla nostra gestione del tempo. Questa maggiore cura di sé nasce spontaneamente e naturalmente, non come una risposta a un ‘dovrebbe’. Siamo in grado di sperimentare un piacere immediato e intrinseco nella cura di noi stessi.”

Nello sport di endurance, gli infortuni si mettono in conto ed è importante essere disposti a fermarsi un po’, oppure a rallentare i ritmi. Si spera che non giunga mai il momento per smettere, significherebbe smettere di vivere, di sentire, di faticare, di divertirsi, di gioire, di mettersi alla prova, di conoscersi, disperimentarsi, di relazionarsi, di scoprire. Nel mio libro "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2016 è possibile leggere alcune testimonianze di ultramaratoneti che hanno risposto alla domanda “Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta?”

Alcuni fanno tesoro delle proprie esperienze di infortunio come è il caso di Michele Graglia: “Dopo la brutta esperienza della mia prima gara imparai molto e mi portarono a studiare e imparare molto. Decisi quindi di prendere la qualifica di Running Coach e Nutrizionista Sportivo presso la USA Track&Field per meglio gestire la mia preparazione atletica e nutrizionale. Fino a questo momento non ho avuto infortuni che mi abbiano messo in pausa, ovviamente qualche infiammazione o problemino qua e la sono normali, ma questo intro e solo per evidenziare che, con i giusti recuperi e la giusta cura per il proprio corpo, gli infortuni possano sempre essere evitati.” Anche Laura Ravani ne ha tratto una lezione di vita imparando ad essere più attenta: “Si, ho avuto problemi, causati principalmente dall'inesperienza e dalla voracità che caratterizzano i primi periodi. Poi si impara a essere più attenti, e a prestare attenzione a ciò che dice il nostro organismo (anche se il problema può capitare lo stesso).”

Ha temuto il peggio Daniele Baranzini, ma pare ora disposto a pensare e agire diversamente: “Si, 2 anni fa stavo per morire per il comportamento mio ad una gara, scongiurato il pericolo morte ho rischiato la dialisi a vita per 10 giorni circa ma non è successo. Anzi scavalcare una tomba mi ha fatto prima pensare poi agire diversamente, meglio.”

Ha corso il pericolo di fermarsi anche Satta Marinella ed ora è più prudente: “Si, febbraio del 2014. Dopo aver fatto delle visite di controllo, facendo l’ecocardiogramma  privatamente da un medico non sportivo mi indirizza direttamente all’ospedale per fare accertamenti più accurati, in quanto pensava che avessi un infarto in atto. Andai subito all’ospedale (premetto che non stavo per niente male), quando arrivai in ospedale, mi ricoverarono con codice rosso (al che mi spaventai abbastanza) e mi ricoverarono in terapia intensiva per 3 giorni, facendo tutti gli esami del caso, compreso la coronografia. Meno male che tutti gli esiti erano a posto. Ho dovuto recuperare tutti gli elettrocardiogrammi degli anni precedenti, praticamente ho il cuore d’atleta. Da allora, però, quando mi sento più stanca e stressata del solito, faccio la gara con molta più tranquillità prendendomi tutte le pause necessarie.”

Il rischio lo ha corso anche Franco Magliano: “Si , ho rischiato addirittura di smettere con la corsa , per un'aritmia cardiaca che mi ha fatto perdere conoscenza (stranamente in una 10 km.), ma è stata  risolta.”

Il rischio l’ha corso anche Pietro Salcuni con una caduta durante un trail:Si ad un trail sono caduto, ed ho pensato di aver finito di correre, sono stato fermo un mese e poi di nuovo sulla strada.”

Maria Chiara Parigi è consapevole dell’estrema attenzione da porre in questo sport: “Purtroppo i rischi ci sono stati e mi sono fatta male più volte. Da allora cerco di stare più attenta anche se vuol dire andare più piano!”

Gli infortuni son considerati amici da Alina Losurdo che li tratta con il massimo rispetto: “No, mi conosco molto bene e mi fermo prima del disastro. Gli infortuni sono normali e Amici, per quanto si cerca di prevenirli arrivano sempre. Bisogna curarli per poi ripartire più forti di prima.”

Marta Miglioli previene alternando con altri sport per non sovraccaricare parti affaticate: “Certo, gli infortuni fanno parte dell'essere sportivo. L'importante è accorgersi dell'infortunio ed intervenire in tempo, anche fermando gli allenamenti se occorre e non rischiare di peggiorare la situazione pur di continuare a correre. Meglio continuare a fare attività che non sforzino la parte lesionata come il nuoto o la bicicletta.”

Al nuoto e alla bici ricorre anche Simona Morbelli: “Gli infortuni capitano, a volte si sta fermi solo qualche giorno, a volte qualche mese. Esistono però lavori alternativi molto efficaci come la bici o il nuoto. Ti aiutano a rimanere in forma con il fiato ed a fare un ottimo lavoro di forza. In questo modo si può ritornare più forti di prima essendoti anche "depurato" dai carichi di lavoro quotidiani della corsa.”

Massimialinao Clemot è previdente e saggio, corre ai ripari prima: “No, ho sempre avuto solo piccoli infortuni che non mi hanno mai limitato, c’è da dire che ho sempre abbinato alla corsa anche un buon allenamento in palestra che mi ha consentito di rinforzare le parti a rischio infortunio.”

 

Matteo SIMONE

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Negli allenamenti ci sono io e la natura, io la rispetto e lei rispetta me

Matteo SIMONE

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La Skyrunner World Series è un circuito internazionale annuale di skyrunning, organizzato dalla International Skyrunning Federation (ISF).

Ogni anno vengono selezionate gare in vari Stati. Almeno cinque di queste gare devono soddisfare i criteri definiti per le gare denominate "SkyRace", "SkyMarathon", Vertical Kilometer, Ultra SkyMarathon. In aggiunta vengono selezionate altre gare dette Skyrunner World Series Trials con lo specifico obiettivo di promuovere lo Skyrunning nel maggior numero di nazioni.

Per partecipare all'assegnazione del titolo finale gli skyrunners devono partecipare ad almeno una gara della Skyrunner World Series trials. Il punteggio di ciascun concorrente si ottiene sommando i 3 (o 4) migliori punteggi nelle gare della world series più la miglior prestazione nelle gare della world series trials. L'atleta che totalizza il punteggio più alto ottiene il titolo di "Skyrunning World Champions".

Di seguito l’esperienza del friulano Tadei Pivk, atleta dell’Unione sportiva Aldo Moro di Paluzza, per il secondo anno consecutivo Tadei Pivk vince la Skyrunner World Series, 35 anni di Tarvisio, unico italiano a conquistare il più importante circuito mondiale della Skyrace.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Mi sono sentito vincitore, campione è una parola grossa, per me di campioni c'è n’è pochi.”

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica? “Ho iniziato gradualmente dopo il militare dopo un trascorso nell'età giovanile nel salto e combinata nordica, ho fatto le cose con calma più per gioco all'inizio fino arrivare a farlo in modo molto intensivo.”

 

Iniziare per gioco è un buon approccio, è quello che dovrebbero fare i ragazzi praticando lo sport da ragazzi, si ha una vita d’avanti per fare le cose sul serio.

Quali sono i fattori e le persone che hanno contribuito al benessere e performance nello sport? “I fattori e le persone sono stati gli amici con i quali ho iniziato l'attività sia della corsa che dello sci alpinismo, senza loro non avrei mai iniziato sport così faticosi, ma allenandosi in gruppo la fatica si sentiva meno.”

 

E’ vero, è importante condividere gioia e fatica sia nella vita ma anche nello sport, quando si fatica insieme si è più disposti e propensi a farlo, ad impegnarsi, a rispettare eventuali tabelle di allenamento, ognuno tira l’altro, ognuno si fa più forza con la presenza dell’altro, se uno vuole cedere, l’altro è pronto a trovare le giuste parole, lo sguardo giusto per farlo continuare nella sua prevista attività, pensando sempre all’obiettivo deciso e scritto.

Qual è una esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare nello sport e nella vita? “Per me la cosa principale è stata la testa quando mi metto in testa una cosa voglio riuscire a raggiungerla e ogni giorno costruivo uno scalino.”

 

E’ giusto, le cose importanti si costruiscono uno scalino alla volta, un passo alla volta, importante è decidere dove arrivare e poi bisogna partire con decisione, impegno e determinazione.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? “Loro sanno quanta passione e sacrificio ci metto e ne sono contenti, poi forse alla fine penseranno che sono matto.”

Che significa per te praticare attività fisica? “Ormai è diventata una necessità, lì mi riesco ad estraniare dal mondo che ci circonda che con i suoi ritmi per me diventati folli non guarda più alle persone ma solo agli interessi, mentre negli allenamenti ci sono io e la natura, io la rispetto e lei rispetta me.”

 

Belle parole, bella testimonianza, è vero la società di porta a produrre, ad essere multitasking, a non guardare in faccia a nessuno, a volte non sai niente dei tuoi collaboratori, dei tuoi dipendenti, si passa tanto tempo al lavoro senza condividere, a volte anche la famiglia ti prende, perché la gestione della casa e della famiglia comporta impegno di spesa, di pulizia, di accompagnamento figli o fratelli da qualche parte, ed allora diventa importante trovarsi un mondo proprio parallelo, dove si è con se stessi e si fa abitare dentro se stessi cose semplici e naturali, pensieri e sguardi, albe e tramonti, sensazioni di fatica e di raggiungimento di cima in condizioni diverse a contatto con se stessi, con la natura, con gli esseri viventi umani o animali che ti rispettano e diventano complici del tuo mondo di vivere.

Quali sono le sensazioni che sperimenti facendo sport? “Dopo tanti anni di attività riesci a capirti al volo, certamente si fa fatica ma è una fatica piacevole.”

 

Lo sport diventa un’opportunità di autoconoscenza, la fatica non pesa diventa un investimento in termini di conoscenza personale e soddisfazioni nel raggiungere obiettivi ed arrivare dove si vuole.

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport? “Le difficoltà sono più legate agli orari serali per gli allenamenti dopo il lavoro, è difficile trovare le motivazioni per un allenamento intenso, rischi li corre anche uno che scende le scale di casa, non voglio fissarmi su paure che condizionano poi la vita, bisogna sempre essere concentrati su quello che si fa, quello che poi ci succede fa parte della vita.”

 

Se hai una passione che vuoi alimentare nessuno ti può fermare, lo trovi sempre il mondo per coltivare la tua passione, non esistono freni e paure o condizioni meteo che ti possano fermarti, diventi scaltro nel trovare sempre il tuo tempo a disposizione tutto per te per la tua passione per la tua dipendenza da sport salutare perché ti fa trovare un senso della vita più nobile, autentico, vero.

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica, hai rischiato di mollare? “Per prima cosa sto bene nel fare attività, un giorno penso sarà la testa a dirmi: il nostro lo abbiamo fatto ora torniamo al gioco dei primi anni.”

Ritieni utile la figura dello psicologo nel tuo sport? Per quali aspetti ed in quali fasi? “Non ho mai provato anche se ho sentito che sempre più atleti ricorrono a questa figura, io ritengo che ogni cosa che può aiutare una persona è positiva.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio o hai sperimentato le emozioni più belle? “Ricorderò per sempre quattro gare, tre per aver ottenuto un grandissimo risultato sportivo internazionale ma una per aver corso, come dice un mio amico (marco De Gasperi), senza toccare per terra, la Paularo - Castel Valdajer.”

 

Fa sempre piacere ottenere un grande risultato nello sport che pratichi con passione, posso immaginare quando riesci ad ottenere un grandissimo risultato a livello internazionale le sensazioni ed emozioni diventano fortissime da accogliere e da assorbirle un po’ alla volta nel corso delle ore e dei giorni successivi alla gara ed anche a distanza di tempo è sempre piacevole fare una capatina indietro nel tempo per ricordare quei momenti e risperimentare con l’immaginazione le sensazioni ed emozioni sperimentate, ti danno la carica per andare avanti.

Quale è stata la tua gara più difficile? “Gare difficili ci sono ma da ricordarne una in particolare no.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “All'inizio ci si butta giù ma poi il tempo guarisce tutto e alla fine ritorni a fare ciò che ti piaceva.”

 

E’ quello che succede alle persone resilienti ed in condizioni di disagio, difficoltà ed anche traumatiche come infortuni, calamità, sconfitte, è importante ritornare un passo alla volta alla quotidianità, ristabilirsi da solo o con l’aiuto di amici, persone fidate o anche professionisti dell’aiuto, come succede anche in psicologia di emergenza, aiutare le persone ad uscire da situazioni difficili e poter a volte sperimentare anche una crescita post traumatica, la difficoltà a volte ti dà degli stimoli e delle opportunità di apprendimento.

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Oggi giorno per loro è difficile, vedo da parte delle istituzioni la poca voglia di avvicinare i giovani all'attività fisica che è quella essenziale per avere persone sane prima di tutto, poi perchè lo sport vero e proprio diventa una questione personale.”

 

Vero la pratica dello sport diventa un investimento da parte della società nei ragazzi per farli diventare sani, mauri, responsabili, coesi tra di loro, lo sport diventa una scuola di vita da affiancare a quella teorica tra i banchi di scuola, e poi se qualcuno intravede nello sport un’occasione per primeggiare può dedicarsi con più impegno e determinazione e cercare di primeggiare per gloria e/o denaro.

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “No, ho sempre incontrato e frequentato persone amanti della montagna e di tutto ciò che la circonda.”

Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “Anche qui non c'è niente da dire, per me se ne parla e se ne parlerà sempre, il doping c'è perchè c'è interesse che ci sia.”

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Che non ci sono limiti nel mio caso nello sport il corpo sta poco per adattarsi e riesce a crescere sempre.”

 

Vero, gli atleti di endurance si rendono conto che si può fare tutto, con qualsiasi modalità, in qualsiasi condizione, importante è un adattamento ed una preparazione graduale.

Quali sono i sogni prossimi obiettivi e sogni che hai realizzato e da realizzare? “Io cerco di impegnarmi sempre al massimo non sono un pianificatore preferisco fare le cose quando sono pronto.”

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Nell'antica Grecia l'emerodromo era un portatore di messaggi, un messaggero che correva da una città all'altra per recapitare i messaggi che gli venivano affidati. Un famoso emerodromo fu Fidippide; di lui parla lo storico Erodoto quando racconta del percorso di circa 42,195 km che compì correndo, nel 490 a.C., da Maratona ad Atene per portare la notizia della vittoria degli Ateniesi sui Persiani. Precedentemente, era già stato inviato a Sparta per chiederne l'intervento in occasione della battaglia di Maratona.

Di seguito William Da Roit, racconta la sua esperienza di ultrarunner.

Cosa significa per te essere ultramaratoneta? “Significa essere in grado di correre almeno per 24 ore, nell'antica Grecia chi ci riusciva diventava ‘Emerodromo’.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta? “Ho corso buona parte delle maratone più belle del mondo, NY, Boston, Londra, ad esempio, e in una di queste, Berlino, sono arrivato al traguardo con ancora molte energie mentali e fisiche e mi sono detto, perché non continuare a correre? E così ho fatto!”

 

Così succede, non si accontenta solamente arrivare al traguardo ma si vuole andare avanti per continuare a stare sulle gambe, continuare a faticare, continuare ad usare la testa che ti trasporta in avanti metro per metro, chilometro per chilometro, continuare ad elaborare pensieri e situazioni correndo, una fuga dalla realtà, dal mondo quotidiano, la corsa ti fa sintonizzare su te stesso, e quindi perché fermarsi ed allontanarsi da se stesso, continuare sempre è il benessere che alcuni sperimentano, sempre più chilometri.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? “La voglia di capire fin dove posso spingermi!”

 

La motivazione diventa una continua ricerca del limite, come un gioco a nascondino, la metà diventa più intrigante, più allettante, più difficile e l’atleta scommette su stesso ogni volta, per vedere se riuscirà a trovarla, se riuscirà ad arrivare al traguardo integro, ogni volta.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? “Il capire che con l'allenamento e l'esperienza miglioro ogni anno!”

 

Ogni volta si impara qualocsa, diventa un’esperienza utile a forgiare il carattere ed a costruire la personalità, apprendendo sempre di più dalle situazioni di gare lunghe.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “La piena fiducia che ho in me stesso! Parto sempre tranquillo!”

 

Si diventa sempre più sicuri e convinti, ci si arriva sempre più preparati e sereni.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? “La Nove Colli Running 2015, pioggia battente per 13 ore e 202 km di salite e discese sull'asfalto! L'ho conclusa in 28 h.”

 

Ma ora la risposta di William è un’altra: “Adesso ti direi: la 4 K Endurance Trail della Valle D'Aosta, 350 km corsi sui massicci del Gran Paradiso, Monte Bianco, Cervino e Monte Rosa. È stata un'avventura unica dove ho cercato di dare il meglio di me stesso in un'ambiente meraviglioso ma molto severo, dove era vietato sbagliare! L'ho conclusa in 6 giorni e 7 ore.”

Dice bene William: “vietato sbagliare”, in quei contesti, in quelle condizioni, con sanchezza, deprivazione del sonno, condizioni climatiche avverse, bisogna avere tutto sotto controllo, il proprio corpo, la propria testa, la propria attrezzatura, cercare di trovare un amico durante il percorso per eventulamente condividere fatica ed eventuali ansie e paure, ma come dice William: “un’avventura unica…in un’ambiente meraviglioso”. Questo è il bello dell’ultratrail, alla scoperta di nuovi mondi.

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “Il vedere con piacere che se ti alleni bene il tuo corpo si adatta a tutto!”

 

Scopri di saper cavalcare imprevisti e cambiamenti, scopri di saper gestire ed affrontare situazioni impreviste e difficili, è questo che spinge ad esercitare la pratica delle lunghe distanze.

Che significa per te partecipare ad una gara estrema? “Significa essere pronto a tutto e non avere paura di niente!”

 

Significa andare oltre, oltre il conosciuto, oltre l’ignoto, oltre qualsiasi limite mentale e scoprire tanto su se stesso.

Ti va di raccontare un aneddoto? “Durante la Dolomitiskyrun 2014, alle prime luci dell'alba, dopo una notte di pioggia e neve, c'è stato un'istante, amplificato dalla stanchezza e dalla solitudine, in cui, guardando le immense montagne che mi circondavano mi sono sentito come il primo uomo sulla terra! È stato qualcosa di un'intensità talmente forte che mi commuovo anche adesso al solo pensarci.”

 

Le sensazioni ed emozioni che si sperimentano sono uniche, i racconti ed aneddoti sono intrisi di gioia e paura, di lucidità e di offuscamento, di deliri visivi ed uditivi, è una modalità di sperimentare il non ordinario.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Credo questa capacità di non mollare mai, forse inaspettata.”

 

William sembra aver scoperto di essere davvero resiliente, cioè di possedere quella capacità di non mollare mai, di piegarsi ma non spezzarsi davanti agli imprevisti, alle intemperie, trova sempre il mono per andare avanti, per continuare, per salire un gradino più alto. William è un runner che attraverso il mondo dell’ultracorsa ha sviluppato tanta resilienza e dopo aver portato a termine le sue gare che lo mettono alla prova per giorni e giorni sperimenta una crescita post traumatica, esce fuori dalle situazioni difficili sempre più forte.

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Forse sono più sereno, tranquillo.”

 

Lo sport di endurance dove contatti il vero te stesso ti fa sperimentare il tuo rifugio interiore, il tuo posto sicuro, la tua ancora di salvezza.

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Niente farmaci, li lascio a chi sta male. Integratori naturali si, vitamine, proteine vegetali.”

Hai un sogno nel cassetto? “La Spartathlon!”

Il sogno di tanti la Spartathlon, una gara di 246 km, ci si arriva attraverso il superamento di gare propedeutiche di qualificazione ed anche attraverso un sorteggio.

 

Matteo SIMONE

380-4337230 - 21163@tiscali.it

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Matteo SIMONE

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Nel testo Il corpo accusa il colpo, di Bessel Van Der Kolk, Raffaello Cortina Editore, possiamo leggere qualcosa di interessante circa la paura: “La paura distrugge la curiosità e la vivacità. Non c’è crescita senza curiosità e non c’è capacità di adattamento senza la capacità di esplorare, attraverso prove ed errori, chi sei e ciò che è importante per te.” Pertanto, questo concetto credo sia valido sia per i bambini che iniziano a relazionarsi con il mondo ma anche valido per gli adulti che non possono nascondersi al sicuro dentro le mura domestiche e fare solo quello che sono sicuri di saper fare, è importante continuare a sperimentare sempre, a mettersi sempre in gioco, ad apprendere attraverso prove ed errori senza temere il giudizio senza aver paura di sbagliare, andare incontro al nuovo, all’ignoto per mettersi alla prova.

Anche la paura di non farcela, dell’ignoto della gara estrema, delle condizioni atmosferica, queste paure si possono addomesticare pensando che tutto ciò che può succedere in allenamento o in gara fa parte della vita e, quindi ad ogni problema c’è almeno una soluzione da poter trovare, il fisico e la mente si adattano alle paure e si scopre che anche nel passato in certe situazioni si è avuto paura ma poi si è riusciti a continuare, ad andare avanti, ed anche aiuta il fatto che altri simili a noi ci sono riusciti ed anche all’inizio era dura per loro oppure anche loro avevano paura ma poi ce l’hanno fatta e così se vogliamo anche noi possiamo riuscire nel raggiungere i nostri obiettivi nello sport e nella vita. Riuscendo in ciò diventano più addomesticabili e gestibili la fatica e la paura ed allo stesso tempo si rafforza la mente, si eleva l’autoefficacia personale e si sviluppa la resilienza.

E’ quello che emerge da interviste ad atleti che partecipano a competizioni estreme che comportano tante ore di gara e di allenamento ed in percorsi e condizioni atmosferiche impervie.

La paura di non farcela può portare a pensieri negativi e alla successiva ansia. In questi casi è importante focalizzarsi sul respiro, fermarsi ed osservare quello che succede ascoltando il respiro, pian piano il respiro rallenta, si può osservare la diminuzione delle palpitazioni e del tremore delle mani.

La paura di sbagliare e di non essere all’altezza può causare ansia, stress e aggressività verso tutti. Importante è esprimere in diversi modi e con diverse modalità quello che si sente, la propria sofferenza, il proprio dolore, disagio. Mezzi di espressione possono essere, la scrittura, il disegno, la drammatizzazione, parlarne con persone di riferimento o professionisti dell’aiuto.

Aneddoto di Jodorowsky : “Preoccupato, Isan chiese a suo maestro Gyosan:

‘Maestro, la vita mi preoccupa. Mi sento inondato dalla sua molteplicità. Milioni di cose mi vengono addosso e mi attraggono. Ne sono invaso. Questo mi fa disperare.’

‘Non ti preoccupare. La tua percezione non può captare più di una cosa per volta. Perciò è inutile che ti preoccupi in anticipo. Vivi ogni cosa nel momento in cui si presenta, esso è unico. Non è tutti gli oggetti. Accettalo per quello che è e vivilo. Non esistono milioni di istanti da vivere. Non esiste altro che l’istante presente. Gli altri verranno dopo. Sono in cammino per trasformarsi nell’istante presente, ma se rimani calmo e tranquillo, senza metterti a fare troppe elucubrazioni o farti prendere dall’ansia, verranno uno dietro l’altro e la tua vita scorrerà serena.’

Ci sono attività che aiutano in questa presa di coscienza emotiva, fisica, corporea e mentale, quali le passeggiate, le camminate, la corsa lenta e la meditazione, sono attività che sembrano una perdita di tempo ma aiuta a rinforzare la mente ed anche a preparare il fisico.

Sarebbe opportuno avvicinarsi, frequentare persone, maestri che ti possono indicare una strada, un percorso da seguire, che include autoconsapevolezza, calma, meditazione, attesa, preparazione, senza richiedere tutto e subito. Il percorso è duro ma come tutte le cose che si vogliono ci vuole impegno, determinazione, costanza e resilienza.

La partecipazione a gare estreme è una scoperta, un contattare il proprio limite, sfidare se stessi, conoscere nuovi percorsi, sentire nuove emozioni.

Per gli ultramaratoneti non si tratta di fare gare estreme ma occasioni per divertirsi, infatti affrontano tale imprese con opportuna preparazione e accorgimenti in modo da non trovarsi in condizioni di estrema difficoltà. Come nei lunghi viaggi che capitano imprevisti, anche nelle ultramaratone possono accadere degli imprevisti lungo il percorso, ma ciò non impedisce di fare esperienze che danno un senso alla propria vita.

Se l’atleta o la squadra non possiede la preparazione volta ad un approccio meditativo che ti fa centrare sul presente, sul momento presente, sul qui e ora, è possibile sperimentare una scarsa motivazione a continuare la preparazione e alle successive competizioni. Pertanto è importante che sia gli atleti che gli allenatori siano formati dal punto di vista degli aspetti mentali.

Si può fare un lavoro di autoconsapevolezza con l’atleta volto a riconoscere i sintomi dell’ansia e a interpretarli correttamente. Successivamente si possono insegnare metodi e tecniche di rilassamento volte a ridurre il livello di ansia.

Inoltre si può fare un lavoro attraverso le visualizzazioni o l’ipnosi per accompagna l’atleta, in situazione protetta, ad affrontare gradualmente la situazione temuta per aiutarlo a ridurre e padroneggiare l’ansia in quella specifica situazione. Inoltre si può cercare insieme all’atleta o alla squadra di elaborare e far in modo di desensibilizzare alcuni pensieri disturbanti.

Sergio Mazzei, Direttore dell’Istituto Gestalt e Body Work di Cagliari, a cui devo parte della mia formazione di psicoterapeuta della gestalt, affermando nel mio testo Sviluppare la resilienza, che: “Evidentemente il senso della resilienza in buona sostanza equivale all’avere coraggio, all’insistere nel raggiungere il proprio scopo e dunque al non sottrarsi alla propria esperienza, qualunque essa sia, al non censurare o negare la propria verità, allo stare con il proprio dolore e impedimento, al tener duro anche se le circostanze sembrano insostenibili.”

E’ importante anche far leva sull’allenatore che dovrebbe conoscere le potenzialità dei propri atleti o squadra, i punti di forza e di debolezza, dovrebbe costruire con loro progetti di obiettivi raggiungibili, stimolanti, da rivalutare all’occasione, dare feedback adeguati, spiegare le sedute di allenamento, l’importanza del gesto sportivo, il significato, raccontare aneddoti, far parte della storia sportiva degli atleti o della squadra, condividere momenti di gioia e sofferenza, di vincite e di sconfitte, essere disposto ad ammettere di aver fatto un errore, di aver preteso, di aver sottovalutato, di non aver considerato.

L’allenatore può intervenire sull’autoefficacia attraverso la programmazione di sedute di allenamento che favoriscano esperienze di superamento graduale e progressivo degli ostacoli e delle difficoltà. Deve conoscere le abilità dei propri atleti e con questa conoscenza costruire un programma di preparazione che si basi su obiettivi concreti e reali. Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia dell’atleta.

L’allenatore ha una grande importanza nello sviluppare le motivazioni giuste: graduando le prove con le quali l’atleta deve cimentarsi, trovare le ragioni convincenti per mettere l’atleta ogni volta alla prova, negoziando il raggiungimento di mete sufficientemente (ma non esageratamente) difficili, monitorando i progressi dell’atleta, insegnando a trarre lezioni dagli insuccessi.

Gli ultramaratoneti, in genere non sperimentano l’ansia della competizione, del pregara, ma quello che in genere avviene è una certa aspettativa positiva, non si vede l’ora di affrontare il lungo viaggio che, come i lunghi viaggi, è fatto di conoscenza, di scoperte, di imprevisti. Gli ultramaratoneti come si fa per i lunghi viaggi, si preparano in anticipo, si informano sulle condizioni climatiche sul percorso, su quello che è opportuno o indispensabile portare a seguito, si documentano. Come i lunghi viaggi diventa importante la preparazione, l’attesa, c’è una voglia di divertirsi, di conoscere, di scoprire se stessi e quello che succede.

L’esperienza sia in modo diretto, partecipando ad alcune gare, sia attraverso interviste, racconti e testimonianze da parte di atleti di sport di endurance, mi ha permesso di scrivere il libro "Ultramaratoneti e gare estreme", Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2016

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Iniziato a Manfredonia da Frizzi e Lazzi, continua il tour di presentazione del libro Ultramaratoneti e gare estreme. Prossima tappa sabato 11 ore 18.30 a Villanova di Guidonia, via tiburtina km26.  Organizzato da: +Vista presso Biodomus.

 

Bibliografia

Bessel Van Der Kolk, Il corpo accusa il colpo, di, Raffaello Cortina Editore

Jodorowsky A., Psicomagia, Milano, Feltrinelli, 1997.

Simone M., Psicologia dello sport e non solo, Aracne editrice, Roma, 2011, Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale, Sogno Edizioni, Genova, 2013, O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013, Sviluppare la Resilienza Per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport. MJM, Meda (MI), 2014; Ultramaratoneti e gare estreme, Prospettiva Editrice, Civitavecchia, 2016

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

A volte si dice che è famigliare, che una malattia è famigliare, a volte anche qualcos’altro diventa famigliare come la corsa, la passione della corsa, l’amore per la corsa, la dipendenza verso la corsa. E’ quello che sembra essere successo alla famiglia Gennari di S. Felice Panaro, alcuni fratelli, tra i quali Elvino e Loris gemelli, hanno preso il virus della corsa, hanno iniziato a provare amore per la corsa, una passione sempre in crescita diventata quasi dipendenza per la fatica, per la vittoria, per le sfide.

Tre fratelli maratoneti anni fa vincono una maratona in 2h35’24” arrivando insieme mano nella mano, negli anni ’70 dove gli Italiani erano specialisti nella velocità, nel mezzofondo, nel fondo, nelle maratone, ma anche nelle ultramaratone. I fratelli Gennari hanno scoperto il loro talento ed hanno approfittato a girare il mondo vincendo gare contro atleti delle altre nazioni, dei paesi dell’Est, gare estreme per chilometraggio elevato e per condizioni climatiche, specialisti della 100 km nel mondo oltre che in Italia.

Elvino in particolare corre da 44 anni, ha fatto 31 gare da 100km, salito 20 volte sul podio con 10 vittorie, ha girato il mondo partecipando a 200 maratone: Australia, Cina, Sudafrica, Alaska, Stati Uniti, ecc.

Tante le glorie, tanti gli aneddoti, ma anche qualche sconfitta, Elvino, per esempio, non è mai riuscito a vincere la classicissima 100km del Passatore, arrivato diverse volte sul podio, tre secondi posti, alcuni terzi posti, alcune volte tra i primi 10 e nel 1977 l’unica volta che credeva fosse la volta giusta era al comando ed al passaggio al 100°km ha ottenuto anche la miglior prestazione al mondo con un crono di 6h20’35”, ma fu sorpassato da uno splendido Vito Melito che lo anticipa sul traguardo, bissando la vittoria dell’anno precedente con un crono migliore e beffando Elvino che comunque porta a casa il record del mondo. Quell’anno il podio è di tre uomini che riescono a concludere la gara di 107 chilometri sotto le 7 ore: Vito Melito in 6h50’02”, Elvino Gennari a 2’10” e Paolinelli Olimoio a 8’10”.

Ai tempi d’oggi è il tassinaro di Roma Giorgio Calcaterra che è agli onori della gloria con il suo strapotere di campione incontrastato soprattutto sulla distanza di 100km vincendo per 11 volte consecutive la 100km del passatore da Firenze a Faenza e pluricampione al mondo.

Insomma l’Italia può vantare dei campioni del passato e dei campioni attuali, importante e renderne merito e cercare di fare in modo che le loro esperienze siano di insegnamento alle nuove leve trasmettendo il messaggio che la fatica ti permette di sperimentare successo, permette di sperimentare fiducia in se stessi, incrementare autoefficacia, la fatica, l’impegno, la determinazione permette di superare anche momenti di sconforto quando subisci una sconfitta o un infortunio ma si può sviluppare la resilienza ed andare avanti cavalcando l’onda del cambiamento, dell’apprendimento dall’esperienza.

Insomma, lo sport diventa una scuola di vita, una palestra all’aperto per sperimentare, per lasciare a casa le comodità e buttarsi nella mischia, lottare per arrivare, lottare per vincere, lottare con le proprie forze impegnandosi sempre di più per far meglio per se stesso, per la squadra, per il prorpio paese, per la propria nazione.

Italiani conosciuti al mondo e temuti per essere vincenti in sport di endurance, per essere uomini duri che non hanno paura del terreno di gara, non hanno paura delle condizioni atmosferiche, non hanno paura degli avversari, uomini che si preparano oltre l’attività lavorativa e partono per destinazioni ignote per scoprire nuove sfide da affrontare e tornare a casa arricchiti, soddisfatti, sportivamente ma anche culturalmente per aver conosciuto nuovi mondi, nuove culture.

I fratelli Gennari diventano una leggenda, soprattutto il più forte Elvino, il recordman della 100km, colui che ha stabilito la miglior prestazione al mondo di 6 ore e 20’, colui che ha vinto la “Torino – Saint Vincent” in 6 ore e 17’, colui che ha vinto la 100km di Millau nel 1977 con il tempo di 6h51’.

Elvino definito un guerriero, sì perché nello sport di endurance, nella maratona, nella ultramaratona si lotta con se stessi, con le crisi eventuali, con gli avversari, con tutto ciò che può succedere durante tante ore di gara. E quando torni alla vita quotidiana non ti spaventa più niente, non ti preoccupi se hai o meno l’ombrello quando piove, se ti sporchi i vestiti, vai sempre avanti con il sorriso. Le sfide portate a termine si trasformano in sensazioni ed emozioni che vengono assorbiti da ogni poro della pelle, si attaccano al corpo come tatuaggi indelebili per ricordarti che sei un guerriero, un lottaotre, un vincente.

L’esperienza sia in modo diretto, partecipando ad alcune gare, sia attraverso interviste, racconti e testimonianze da parte di atleti di queste discipline di sport di endurance e di ricerca personale, mi ha permesso di scrivere il libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme" http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Iniziato a Manfredonia da Frizzi e Lazzi, continua il tour di presentazione del libro Ultramaratoneti e gare estreme. Prossima tappa sabato 11 ore 18.30 a Villanova di Guidonia, via tiburtina km26.  Organizzato da: +Vista presso Biodomus.

 

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Matteo SIMONE

 

L’esperienza sia in modo diretto, partecipando ad alcune gare, sia attraverso interviste, racconti e testimonianze da parte di atleti di queste discipline di sport di endurance e di ricerca personale, mi ha permesso di scrivere il libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme" http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Iniziato a Manfredonia da Frizzi e Lazzi, continua il tour di presentazione del libro Ultramaratoneti e gare estreme. Prossima tappa sabato 11 ore 18.30 a Villanova di Guidonia, via tiburtina km26.  Organizzato da: +Vista presso Biodomus.

Quarta di copertina: “Chi sono gli ultramaratoneti? Cosa motiva questi atleti? Quali meccanismi psicologici consentono loro di affrontare gare estreme? Cosa li spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?

Questi i quesiti che si è posto l’autore Matteo Simone per stendere questo libro, si parla di ultramaratone e di gare estreme per lunghezza kilometrica, per condizioni fisiche-naturalistiche e metereologiche nelle quali si affrontano i percorsi, per le richieste mentali poste a questi atleti.  Il testo consente di calarsi nella realtà degli ultramaratoneti, grazie all’esperienza diretta dell’autore ed al contributo di centinaia di atleti intervistati che hanno condiviso le loro esperienze di gara. Vi sono i racconti di amanti della corsa e di atleti professionisti. In primo piano è il vissuto esperienziale degli atleti, le loro problematiche, le loro convinzioni, le loro paure, le loro esperienze di vita e i loro successi. Come ci ricorda la psicoterapia della Gestalt è nell’esperienza che risiede la conoscenza. Un libro affascinante che riporta le motivazioni di queste persone, che tratteggia le loro strutture caratteriali. Un testo che permette di avvicinarsi a questo tipo di discipline considerate estreme e impossibili.”

Tanti sono i messaggi di apprezzamento e gratitudine da parte dei tanti atleti che fanno parte del mondo degli ultrarunner, un grazie a Nico Leonelli  per la sua gentilezza e le sue cortesi parole che riporto di seguito: “Matteo è veramente uno dei pochi che ha dato voce al mondo dell'Ultramaratona.”

Tra i tanti gruppi facebook che parlano di corsa vi è il gruppo dei RUNNERS IRRIDUCIBILI https://www.facebook.com/groups/220256134973145/ cioè persone che si prefiggono obiettivi, che vogliono andare oltre impegnandosi e perseverando nel raggiungere il proprio obiettivo senza arrendersi in caso di fallimento ed andando sempre oltre, con passione e motivazione, di seguito la descrizione del gruppo: “LA CORSA QUALE SPECCHIO DELLA NOSTRA VITA!

C’è in ognuno di noi un qualcosa che ci spinge ad andare sempre più “oltre”, prefiggerci degli obiettivi, perseverare nel loro raggiungimento, non arrenderci in caso di fallimento e una volta raggiunto il primo, uno nuovo e poi ancora, ancora più lontano, sempre più apparentemente irraggiungibile.

E’ la MOTIVAZIONE, il motore che muove la nostra mente e le nostre gambe!

RUNNERS IRRIDUCIBILI è un gruppo di runners, amatori e professionisti, uniti dalla stessa passione ma divisi da diversa motivazione!

Tu, tu che ne fai parte, potresti non conoscere la tua! Noi siamo qui’, ad aiutarti con i nostri consigli, guidarti con i nostri allenamenti affinché tu possa trovare la tua Strada, che non è irraggiungibile perché tu sei ciò che Vuoi e finché lo vuoi sei: IRRIDUCIBILE!

 P.S. Tutti gli appartenenti al gruppo sono invitati a postare suggerimenti, condividere allenamenti finalizzati al miglioramento dell’attività sportiva delle nuove leve!”

Gradito anche il commento dell’ultrarunnerStefano Severoni: “Ho letto con vivo interesse il testo di Matteo Simone. Le sue 298 pagine si scorrono veloci, poiché si viene a contatto con atleti che trasmettono le esperienze che accomunano maratoneti e ultra. Certo l’Autore utilizza un metodo induttivo: non fa teoria pura, ma parte dalla pratica podistica che contrassegna un popolo di umili faticatori. La metafora che contraddistingue il mondo ultra è quella del viaggio o meglio di scoprire se stessi attraverso la percorrenza di tanti chilometri. Ma, come avvertono gli stessi corridori, la fatica quasi scompare quando si svolge un’attività che gratifica, poiché consente di stare meglio con se stessi e con gli altri, conoscere luoghi suggestivi e portare a casa sicuramente una simbolica, ma gratificante medaglia di partecipazione. Per esseri atleti ultra ‒ come segnala giustamente l’Autore, anch’egli “grande faticatore” ‒ bisogna essere resilienti ed efficaci. E dopo aver letto il libro non si potrà non cercare altri testi dello stesso Matteo. In definitiva, nella prestazione sportiva come nella vita quotidiana, la componente mentale riveste enorme importanza. Nella nostra società post-moderna e liquida, l’ultrarunner si presenta allora come colui che è in grado di gestire il proprio corpo e la propria mente, e così allungare la propria vita in uno stato di benessere. Ovviamente ‒ come in ogni campo ‒ sarà necessario equilibrio e giusta motivazione.”

Un grazie all’ultrarunner Roldano Marzorati per il commento seguente al mio libro: “Un libro per capire e conoscere gli ultramaratoneti. Un racconto fatto di storie e donne non professionisti che han scelto di vivere la dimensione dell’ultramaratona. Matteo Simone ci introduce in questo mondo raccogliendo pensieri di questi inconsueti atleti che non avranno mai le cronache da prima pagina ma che hanno molto da trasmettere perché per molti di loro è una filosofia di vita.”

Chi pratica sport di endurance incontra, gestisce e supera diversi tipi di crisi e difficoltà , si scopre che si può fare tutto con passione, dedizione, impegno, concentrazione, testa, cuore, gambe.

Ecco la testimonianza di un anonimo ultrarunner: “Dopo la mia ultra di ieri ho conosciuto una parte di me che probabilmente ancora non conoscevo. Freddo, ghiaccio e neve, una persona normale non farebbe mai una cosa del genere ma chissà perché noi ‘matti’ ultramaratoneti siamo spinti chissà da cosa, ieri personalmente avevo in mente di finire la mia gara in maniera diversa ed in meno tempo ma date le avverse condizioni meteo solo oggi dico a me stesso di essere più forte di ieri.. dopo ieri la motivazione e la resilienza hanno aumentato in me la voglia di continuare a mettermi in gioco.”

 

Matteo SIMONE

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If you are ambitious you have to watch out that you don't overtraining

Matteo SIMONE

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L’altelta non è solo, è affiancato dall’allenatore che dovrebbe conoscere le sue potenzialità, i suoi punti di forza e di debolezza, dovrebbe costruire con l’atleta un progetto di obiettivi raggiungibili, stimolanti, da rivalutare all’occasione, dare feedback adeguati, spiegare le sedute di allenamento, l’importanza del gesto sportivo, il significato, raccontare aneddoti, far parte della storia sportiva dell’atleta, condividere momenti di gioia e sofferenza, di vincite e di sconfitte, essere disposto ad ammettere di aver fatto un errore, di aver preteso, di aver sottovalutato, di non aver considerato.

In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere?Postivamente, mi sento molto meglio da quando faccio sport.”

Come hai scelto il tuo sport? “La mia famiglia fa anche questo sport e in un primo momento mi sono allenato con loro.”

Nel tuo sport quali sono le difficoltà ed i rischi, a cosa devi fare attenzione?Non credo che ci siano molti rischi nella corsa, ma se si è ambiziosi si deve fare attenzione al superallenamento.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale?Quando ero più giovane era un problema quando ero il favorito in una corsa importante perché non mi piace la pressione, ma ora posso affrontarla. Se mi sento fisicamente molto forte nel momento della gara non ci sono problemi.”

Cosa e quali persone hanno contribuito nello sport al tuo benessere o performance?Il mio allenatore che fa i migliori programmi di allenamento, i miei amici che mi stanno sostenendo durante le mie competizioni e la mia famiglia.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle?Il campionato indoor austriaco del 2016 nei 3000m dove avevo vinto partendo da perdente.”

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “Quando sono molto nervoso prema della gara ho alcuni rituali che mi stanno aiutando a mantenere il sangue freddo.”

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Che non posso fallire se mi alleno abbastanza e duramente.”

Quale è stata la tua gara più difficile? “E’ stata una piccola corsa su strada in un villaggio chiamato Oberpullendorf - stavo abbastanza male in questo giorno, ma ho corso, ma la mia prestazione è stata piuttosto scarsa.”

Hai dovuto scegliere di prendere o lasciare uno sport a causa di un percorso di studi o carriera lavorativa? “Penso di poter fare entrambe le cose. Posso allenarmi due volte al giorno e posso anche avere buoni risultati a scuola e laurearmi.

Come hai gestito eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Provo a non pensare molto su di esso e credo in me stesso che tornerò più forte.”

Pensi che potrebbe essere utile lo psicologo dello sport? In che modo e in quali fasi? “Sì, potrebbe essere utile. Prima di una gara importante il suo aiuto importante può portare alle prestazioni sotto pressione e dopo una sconfitta potrebbe essere abbastanza importante per ricominciare di nuovo.”

Quale messaggio vuoi rivolgere ai ragazzi per farli avvicinare a questo sport? “La corsa è abbastanza economico. Hai solo bisogno di scarpe da corsa per farlo ed è piuttosto bello - non resta che provare!”

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? Quest'anno voglio vincere i campionati austriaci. I miei obiettivi per il futuro è che voglio partecipare agli Europei ed i Campionati del Mondo e in futuro alle Olimpiadi. Voglio anche abbassare il record di 3000m siepi austriaco in futuro.”

 

Le persone interessate possono visitare la pagina fan al seguente link https://www.facebook.com/matthiasblecha/?fref=ts&__mref=message_bubble

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

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If you are ambitious you have to watch out that you don't overtraining

 

The athlete is not only, is supported by the coach who should know its potential, its strengths and weaknesses, with the athlete should build a project of achievable goals, stimulants, to be reassessed on occasion, give feedback appropriate, explain the training sessions, the importance of the sporting gesture, meaning, anecdotes, be part of the athlete's sporting history, to share moments of joy and suffering, of wins and losses, be willing to admit that he did a mistake, they had pretended, they had underestimated, did not consider.

How the sport has contributed to your well-being? “Postive - I feel much better since I do sports.”

How did you choose your sport? “My Family also does this sport and at first I train with them.”

In your sport what are the difficulties and risks, what to watch out for? “I don't think that there are a lot of risks in running but if you are ambitious you have to watch out that you don't overtraining.”

What are the physical or environmental conditions that led you to make a bad performance? “When I was younger it was a problem when I was the favourite in an important race because I don't like to pressure but now I can deal with it. If feel physical very strong at the moment that my environment doesn't matters.”

What and what people have contributed to your well-being in the sport or to your performance? “My coach who makes the best training programs, my friends who are supporting my in competitions and my family.”

What was the race of your life where you have experienced the most beautiful emotions? “The Austrian indoor championships 2016 over 3000m where I had won as the underdog.”

What are the psychological mechanisms you feel you have help in sports? “When I am very nervous before the start I have some rituals which are helping my to stay cool.”

What did you learn about yourself in sports? “That I can not fail if I don't quite and if I just work as hard as I can.”

What has been your most difficult race? “It was a small road race in a village called Oberpullendorf - I was pretty sick on this day but I raced but my performance was pretty poor.”

Did you have to choose to take it or leave it a sport because of a course of study or career? “I think I can do both. I can train twice a day and if I learn in the other time I can also have good grads in school.”

How did you deal with crises, losses, injuries? “I try to don't think to much about it and I believe in myself that I will come back stronger.”

Do you think might be useful the sport psychologist? In what ways and in which phases? “Yes it could be. Before an important race it’s important that you can bring your performance under pressure and after a loose it could be pretty important to build you up again.”

What can be your message to the guys to approach this sport? “It’s the pretty cheap. You only need running shoes to do it and its pretty cool - you just have to try it!”

What are your next goals? What are the realized dreams and to realize? “This year I want to win the Austrian championships. My goals for the future is that I want to participate in the Europeen & Worldchampionships and in the future at the Olympic games. I also want the lower the Austrian 3000m stepple record in the future.”

 

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Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

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Importanti le figure di riferimento ed un gruppo che condivide la tua stessa passione, ci vorrebbero più allenatori sensibili e coinvolgenti, cacciatori di talenti ma anche stimolatori e facilitatori di sport ed esercizio fisico nei ragazzi.

Marco Testero nato il 5 febbraio, un amico ex runner d’elite ed ora allenatore, si racconta attraverso alcune risposte al Questionario di psicologia e sport per il benessere e la performance per conoscere il punto di vista dei comuni sportivi e dei campioni, e comprendere quali sono gli aspetti che incidono sul benessere e quali sulla performance.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita?Un campione mai, e visti i miei risultati sarebbe stato assurdo pensarlo. Ho però la consapevolezza di aver praticato a livelli agonistici, seppur modesti, uno sport che non ti regala niente e nel quale è necessario allenarsi di più rispetto a molte altre discipline.”

 

Si è sempre allenato con criterio, metodo e costanza e questo gli permetteva di avere risultati soddisfacenti alle gare.

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e performance?Quello che mi faceva stare bene era la forma fisica necessaria per la ricerca dei miei limiti cronometrici; è l'aspetto che mi manca del mio periodo agonistico.”

 

Ora gli manca la gara, ha provato e riprovato, ma qualcosa non andava e non va e allora gioisce attraverso le prestazioni degli altri atleti che allena, perché oramai lo sport come sua moglie e suo figlio fanno parte della sua vita.

Come hai scelto il tuo sport?Avevo diciassette anni, ero già appassionato di atletica; avevo deciso di partecipare ad una gara di 8 kilometri nel mio quartiere e mi allenavo da solo al parco quando Marco Pintus, il mio primo allenatore, mi propose di aggregarmi al suo gruppo.”

Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano?E' uno sport nel quale, se praticato a livello agonistico, indipendentemente dal tuo livello, in gara devi dare fondo a tutte le tue energie fisiche e mentali, perché si soffre. In allenamento devi invece impegnarti gestendoti con buon senso e senza cercare alibi.”

 

Se fai sport sul serio, allora bisogna impegnarsi fisicamente e mentalmente, bisogna soffrire e faticare per ottenere risultati, ma se c’è tanta passione allora si può dire che la fatica non esiste, tutto diventa più facile.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara?Non ho mai seguito diete particolari; nei giorni precedenti le gare evitavo alcolici, dolci con creme e fritti.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale?Non credo di aver mai risentito delle condizioni ambientali; per quanto riguarda le condizioni fisiche, mi è capitato di ritirarmi quando capivo che non mi sarei mai avvicinato alla prestazione a cui puntavo e mancava ancora molto alla fine della gara.”

 

Marco sentiva la gara, ci teneva al suo risultato cronometrico, non giocava, faceva sul serio.

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? Ho dovuto smettere presto, a ventotto anni, per un infortunio che non mi permetteva più di allenarmi. Quando ho potuto riprendere, mi sono reso conto che non sarei più stato in grado di avvicinare le mie prestazioni precedenti e ho rinunciato all'agonismo. Ora corro e vado in palestra per conto mio, per stare bene, anche se devo confessare che correre senza un fine agonistico non mi piace proprio!”

 

L’ho visto in gara, abbiamo corso in alcune gare anche vicini, l’ho visto riprovare.

Chi ha contribuito nello sport al tuo benessere o performance?In primo luogo Marco Pintus, il mio primo allenatore cui sarò grato a vita per avermi permesso di fare atletica; poi ad Angelo Ciccone che mi ha seguito nei miei ultimi anni di gare, e ai tanti amici conosciuti nell'ambiente dell'atletica; ambiente nel quale ho conosciuto Elisa, che da cinque anni è mia moglie.”

 

Allenatori in gamba come Pintus e Ciccone hanno permesso a Marco di raggiungere la performance, ora accanto a lui c’è Elisa Palamara, una moglie top atleta. Ora Marco, con le sue qualità di preparatore atletico, permette ad altri atleti di sperimentare benessere e performance.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Un paio di gare su strada, un cross a Capannelle nel dicembre 2000 e la mia ultima gara, la Roma - Ostia 2004 nella quale, se non fosse stato per una leggera contrattura patita negli ultimi 7 kilometri, avrei potuto fare anche meglio.”

 

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “La vita ti pone sempre davanti a nuovi problemi; dobbiamo provare a superarli tutti, ma anche avere la consapevolezza che, purtroppo, non sempre ciò è possibile, indipendentemente dalle esperienze e dagli eventuali successi passati.”

 

A volte è importante la consapevolezza dei propri limiti e l’accettazione di quello che c’è nel momento presente.

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Credo di essere sempre stato onesto con me stesso e con gli altri.”

Quali i meccanismi psicologici ti hanno aiutano nello sport al tuo benessere o performance? “Il fatto di non essermi mai creato alibi o prestazioni virtuali, come spesso ho visto fare da molti.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività? “Lo sport ha fatto e fa parte di me, e chi mi circonda l'ha sempre visto come un qualcosa di positivo.”

Senza dubbio lo sport per Marco, come tanti altri è qualcosa di positivo.

Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “No. A meno che uno non abbia orari di lavoro particolarmente impegnativi, o problemi familiari, il tempo per allenarsi si trova; bisogna vedere se si è disposti a dedicare tutto o gran parte del proprio tempo libero all'attività sportiva.”

A seguito delle tue esperienze che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport? “Bisogna vedere di che tipo di scelta si tratta e quali sono il livello prestazionale e le condizioni lavorative, familiari e sociali di chi è chiamato a farla. Se una persona si trovasse ad avere la possibilità di poter vivere di sport (come atleta, tecnico ecc.), gli consiglierei senz'altro di provarci.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Non mi è stato mai proposto, né tantomeno l'ho cercato; all'epoca pensavo fosse un fenomeno riguardante solo una piccola percentuale tra gli atleti di alto livello; oggi so che purtroppo non è così: ci sono dopati anche tra i semplici amatori, e credo sia una questione di mentalità; la corsa ti pone di fronte ai tuoi limiti, e non tutti sono disposti ad accettarli.”

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “Doparsi significa mentire a se stessi, se non si è sportivi di alto livello; significa truffare, se non derubare il prossimo, se invece lo si è; spesso, fa anche male alla salute. E, con queste premesse, farlo è sbagliato sotto tutti i punti di vista. Per fare sport teso al semplice benessere, consiglio per quanto possibile di praticare attività diverse e di non allenarsi mai controvoglia; per la performance, l'unico consiglio è quello di impegnarsi al massimo in allenamento in gara, sempre compatibilmente con i propri impegni familiari e lavorativi.”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “La mia no; spero che possa essere così anche andando avanti con gli anni.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Dalle crisi e dalle sconfitte si esce solo impegnandosi in allenamento, non credo ci siano ricette magiche o scorciatoie; dagli infortuni curandosi, riposando e ricominciando; nel mio caso, dopo l'ultimo infortunio purtroppo non sono più riuscito a tornare a gareggiare.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? “Io personalmente ad uno psicologo non mi sono mai rivolto e non credo che lo farei mai, né per lo sport né per risolvere altri problemi che la vita potrebbe mettermi di fronte; per natura sono portato a cercare le soluzioni per conto mio e dentro di me, e non credo che un aiuto esterno, seppur competente e professionale, potrebbe giovarmi: lo rifiuterei a priori; ma (per fortuna!) non siamo tutti uguali, e non dubito che ci siano persone, e sportivi, che possano essere aiutati in maniera anche decisiva da questa figura professionale che ultimamente è sempre più considerata e utilizzata; e non credo sia solo una moda: una valida ragione ci dovrà essere per forza!”

 

Mai dire mai.

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? “Una volta che scegliete questo sport, soprattutto se siete giovani, vi ci dovete dedicare col massimo impegno, altrimenti rinunciate del tutto. Se lo farete, avrete le vostre soddisfazioni indipendentemente dal vostro livello prestativo.”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “A livello sportivo non ho mai avuto veri sogni, ma obiettivi che ho realizzato purtroppo solo in parte: ho chiuso la mia esperienza di atleta con parecchi rimpianti; ora cerco di fare il possibile per aiutare gli atleti che seguo a migliorarsi sempre di più. Per il resto, ho una splendida famiglia (moglie e figlio di cinque mesi) e l'unica cosa che mi manca veramente è una minima soddisfazione a livello lavorativo.”

Quali sono o sono state le tue sensazioni pregara, in gara, post gara? “Prima delle gare ero spesso teso e cercavo di rilassarmi stando in compagnia degli amici; la gara era sofferenza pura; dopo la gara, comunque fosse andata, la tensione si scioglieva.”

Alla partenza di una gara lo vedevo teso, ma poi concentrato sul suo obiettivo di prestazione cronometrica, partiva con determinazione e non c’erano più distrazioni per lui.

 

Matteo SIMONE

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Roberto sembra essere un amante delle gare no stop, gare lunghissime chiamate di endurance dove viene messa alla prova il fisico della persona ma anche la mente, dove c’è deprivazione del sonno, alimentazione in autosufficienza, dove si sta da soli con se stessi notte e giorno.

Si apprezza il momento presente che può essere particolarmente straordinario o meno, si apprezza l’alba, il tramonto, la notte, il giorno, la diversa temperatura ed escursione termica durante l’intero giorno di 24 ore ed anche a nei giorni diversi, ogni giorno può presentarsi in modo diverso, con il sole, le nuvole, pioggia.

Tutte sensazioni ed emozioni da assaporare momento per momento nel corso di diversi giorni di fatica per portare a temine una lunga impresa in bicicletta o di corsa a piedi, un lungo viaggi a contatto con se stessi ed a contatto con l’ambiente naturale che ti circonda.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Poco più di 4 anni fa ho smesso di fumare e ho iniziato a correre tutti i giorni.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o performance? “La mia determinazione.”

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “La mia famiglia.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Wow cyclothon nel 2015 ho percorso in bicicletta 1350km no stop, dormendo meno di 4 ore in 4 giorni.”

Quale è stata la tua gara più difficile? “La Grande corsa bianca 160km di corsa no stop nelle Alpi in inverno con temperature che sono arrivate a -20.”

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Le due citate precedentemente me ne danno la conferma.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Spesso non mi va di allenarmi e faccio fatica ad alzarmi dal divano per andare... Ma alla fine vado tutti giorni.”

Quali sono o sono state le sensazioni che sperimenti facendo sport: pregara, in gara, post gara? “Pregara: determinazione. In gara: un viaggio come dentro una bolla. Post gara: pienezza e soddisfazione. Poi ci sarebbe molto altro da dire, ma forse dovrei scriverci un libro.”

 

Lo sport riempie la vita, fa sentire l’importanza di essere vivo, di poter fare qualcosa di importante per se stessi, qualcosa che fa star bene, fa sperimentare viaggi verso mete fatte di arrivi e conclusioni, fa chiudere periodi fatti di pianificazione, programmazione, allenamenti che ti portano alla destinazione finale.

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Se metti un piede nel posto sbagliato puoi romperti qualcosa o peggio finire sotto a un dirupo.”

 

Se pensi a tutto quello che ti potrebbe succedere non faresti mai niente, rimarresti sempre protetto, corrazzato, nascosto ma se davvero vuoi vivere, bisogna sfidare l’incertezza, uscire allo scoperto, affrontare la vita reale e lo sport ti permette di fare questo, ti allontana dal rifugio sicuro, dal tuo recinto protetto e ti fa sperimentare libertà ed intensità.

 

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Mancanza di concentrazione.”

 

Quando si mangia si mangia, quando si corre si corre, per ogni cosa è importante dedicare la giusta attenzione, è importante focalizzarsi per quella cosa e cercare di farla al meglio possibile essendo attenti osservatori.

 

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Continuo a fare sport perché mi dà la possibilità di vivere esperienze incredibili.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Con la testa, piano piano passo dopo passo.”

 

Sport di endurance, sport protratto per lunghi chilometri aiuta ad avere un approccio di attesa, di fiducia, di speranza, si risolve tutto senza fretta, un po’ per volta a piccoli passi, andando avanti gradualmente e con attenzione.

 

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Se vuoi cambiare il tuo corpo allenati, ma se vuoi cambiare la tua vita inizia a correre.”

 

Roberto ha cambiato la sua vita semplicemente cambiando il suo stile di vita, è bastato buttare le sigarette ed iniziare a correre e da lì è iniziata la sua nuova vita, con l’aiuto della corsa che è diventata la sua autoterapia.

Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “Non serve, il corpo è già una macchina perfetta così com'è.”

I tuoi famigliari ed amici cosa dicono circa il tuo sport? “Che sono tutto matto. Però mi danno pieno supporto.”

 

Fare cose straordinarie per alcuni può essere considerato pazzia, ma poi ci si rende conto che è importante il supporto a persone che vogliono compiere imprese considerate da tanti non ordinarie.

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Che possiamo fare molto più di quello che crediamo... basta volerlo.”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Spero di continuare a fare sport fino alla vecchiaia.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Si certo per dare supporto nei momenti di difficoltà.”

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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Un posto in Nazionale dà molto prestigio e diventa il sogno di tanti poter rappresentare la propria Nazione in gare di livello Internazionale e mondiale, di seguito l’esperienza sportiva di Matteo Nocera che corre per la Napoli Nord Marathon.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Si per i risultati ottenuti e per gli avversari battuti!”

 

Quando vinci una competizione sportiva ti rendi conto di essere un campione ma l’esperienza di Campione è ancora più vera se gli avversari che hai battuto sono di qualità elevata.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica? “Come tutti i bambini un semplice avviamento allo sport da parte dei genitori accompagnato sicuramente da una mia passione innata...che poi man mano visto i risultati è divenuta sempre più una cosa seria ... un lavoro...”

 

Funziona così, qualcuno ti fa scoprire uno sport, di solito i genitori, o l’insegnante di educazione fisica, se c’è passione, si continua, si è disposti ad allenarsi ed a continuare a fare sport, Poi se ti accorgi di essere un talento, aumenta la motivazione e scatta la voglia di fare l’atleta professionista, facendo della passione sportiva un lavoro.

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere? “Al mio benessere ha contribuito solo lo sport, l’amore per lo sport... poi chiaramente le soddisfazioni nel vedere le persone care, la famiglia, i genitori su tutti soddisfatti e felici per i risultati ottenuti.”

 

Lo sport ti permette di sperimentare benessere se c’è passione per quello che fai, se sperimenti la performance, se le persone che ti circondano ti sostengono nella tua passione e fanno il tifo per te.

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere? “Il mio primo allenatore e i miei genitori su tutti...”

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Il fatto di aver battuto atleti che ancora oggi sono stati tra i migliori al mondo e la consapevolezza che ogni qual volta mi sono allenato con decisione alla fine in gare importanti sono arrivato sempre tra i primi.”

 

Riuscire in qualcosa incrementa l’autoefficacia, emergere nello sport aumenta l’autoefficacia e ti dà la convinzione che se veramente la vuoi una cosa la ottieni, sai che ti devi impegnare veramente e lo fai sapendo che riuscirai, otterrai le tue soddisfazioni avendolo sperimentato altre volte.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? “Sanno che posso stupirli ancora... in fondo... anche se molte volte è difficile starmi dietro.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “La mia prima gara; Rivisondoli 1988 avevo 11 anni e non ero allenato né mai avevo partecipato ad una gara di ciclismo (facevo atletica leggera). Beh partecipai ad una cronoscalata con una bmx molto più grande della mia altezza e molto molto pesante... soprattutto in salita... gli altri bimbi ovviamente correvano e avevano bici da corsa... a me mancavano anche i freni... ma era tutta in salita non ne avevo bisogno...! Vinsi per distacco. Da lì iniziò una piccola storia sportiva che va ancora avanti.”

 

Se scopri di aver talento puoi proseguire allenandoti duramente e credendoci per diventare campione.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Che mi piace andare in fondo alle cose. Oppure non le faccio proprio.”

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Credo decisone. Essere caparbio quando vuoi raggiungere a tutti i costi un obiettivo.”

Che significa per te praticare attività fisica? “Finalizzare alla vittoria.”

Quali sono o sono state le sensazioni che sperimenti facendo attività fisica? “Fatica. Tanta fatica...”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella pratica della tua attività fisica? “Stare bene fisicamente. L’alimentazione. Il riposo.”

 

Per diventare campione e per consolidare la posizione di leader nello sport è importante considerare non solo il duro e costante allenamento fisico ma diventano importanti anche l’alimentazione sana e calibrata per l’individuo, per l’allenamento, per la gara e diventa ugualmente importante il sapersi gestire, i riposi, recuperi.

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti ostacolano nella pratica dell’attività fisica? “Quasi nulla, mi adatto. Cerco di superarle considerando tutto come un avversario da battere prima mentalmente e poi con l’applicazione fisica.”

 

Il primo avversario da battere è se stessi, a volte ci si sente insicuri, non si crede sufficientemente in se stessi, si pensa che l’obiettivo sia irraggiungibile, ed allora il primo lavoro da fare è mentale, vedersi vincitore, sconfiggere le credenze negative, e poi la strada diventa più percorribile.

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare attività fisica? “Mollare, si alcune vicissitudini della vita... continuare? Mia moglie i miei figli e il mio papà.”

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi all’attività fisica? “E’ molto personale. Non so. Deve partire fa te. Poi possiamo parlarne.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport nella pratica dell’attività fisica? Per quali aspetti ed in quali fasi? “No. Lo psicologo di te stesso sei tu.”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Da ragazzo ho vinto alcune gare a cui tenevo molto. Ma è passato tanto tempo. Da realizzare? Quest’anno sto lavorando sulla distanza...il sogno è conquistarmi un posto nella nazionale assoluti di ultramaratona e arrivare il più avanti possibile alla 100 km del Passatore per tanti ottimi motivi. Prima o poi qualcuno dovrà vincere e non si chiamerà più Calcaterra.”

 

Non si finisce mai di sognare, importante ricordare le esperienza di riuscita, ma è altrettanto importante puntare sempre più in alto. Pianificare e programmare obiettivi sempre sfidanti e difficili ma raggiungibili come sta facendo Matteo Nocera che oltre ad avere uno studio di fisioterapia suo e di sua moglie, sta pianificando e programmando le sue prossime gare a partire dal 18 Marzo con la 6 ore di Caserta e poi la 6 ore di Corato e quella di Dugenta. A maggio il Passatore e poi forse la Pistoia Abetone.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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Iniziato a Manfredonia da Frizzi e Lazzi, continua il tour di presentazione del libro Ultramaratoneti e gare estreme. Prossima tappa sabato 11 ore 18.30 a Villanova di Guidonia, via tiburtina km26.  Organizzato da: +Vista presso Biodomus, continuo a presentare il mio nuovo libro "Ultramaratoneti e gare estreme" http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Un grazie a tanti che hanno permesso la stesura del libro grazie alla loro esperienza vissuta e narrata, e ai relatori e intervenuti alle serate di presentazione del libro.

Quarta di copertina: “Chi sono gli ultramaratoneti? Cosa motiva questi atleti? Quali meccanismi psicologici consentono loro di affrontare gare estreme? Cosa li spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?

Questi i quesiti che si è posto l’autore Matteo Simone per stendere questo libro, si parla di ultramaratone e di gare estreme per lunghezza kilometrica, per condizioni fisiche-naturalistiche e metereologiche nelle quali si affrontano i percorsi, per le richieste mentali poste a questi atleti.  Il testo consente di calarsi nella realtà degli ultramaratoneti, grazie all’esperienza diretta dell’autore ed al contributo di centinaia di atleti intervistati che hanno condiviso le loro esperienze di gara. Vi sono i racconti di amanti della corsa e di atleti professionisti. In primo piano è il vissuto esperienziale degli atleti, le loro problematiche, le loro convinzioni, le loro paure, le loro esperienze di vita e i loro successi. Come ci ricorda la psicoterapia della Gestalt è nell’esperienza che risiede la conoscenza. Un libro affascinante che riporta le motivazioni di queste persone, che tratteggia le loro strutture caratteriali. Un testo che permette di avvicinarsi a questo tipo di discipline considerate estreme e impossibili.”

Stralcio PresentazioneProf. Alberto Cei: “Il libro scorre in modo interessante poichè Matteo Simone narra delle storie personali senza avere la pretesa d’insegnare cosa sia l’ultramaratona ma lasciandola scoprire al lettore attraverso le parole di chi la pratica. Ognuno di noi se ne farà quindi un’idea personale, basata su cosa riteniamo sia la corsa, la corsa di lunga distanza e il nostro rapporto con il movimento. E, quindi, un libro aperto a diverse soluzioni interpretative dettate dalle esperienze di chi legge e credo che questo sia il suo pregio principale.”

StralcioPrefazione Sergio Mazzei: “Ringrazio Matteo per avermi chiesto ancora una volta di presentare un suo libro. Ribadisco che il potenziale umano va ben al di là di ciò a cui siamo normalmente abituati. Grandi atleti che realizzano prestazioni eccezionali, fachiri capaci di sottoporsi a prove fisiche al di là dei limiti che ordinariamente conosciamo, hanno ottenuto risultati inimmaginabili con il proprio corpo. Grandi santi e mistici di tutte le epoche, per la loro carica di infinito amore hanno realizzato stati di coscienza trascendenti e per tale ragione sono riusciti a cambiare il destino di molti uomini, come altrettanto grandi scienziati e uomini di pensiero a loro volta hanno rivoluzionato i nostri punti di vista sulla vita. L’energia e evidentemente come una sorta di banca di potenzialità ed ognuno di noi ha la possibilità di usare queste risorse nella direzione che più gli e congeniale.

Come affermò Ken Wilber: ‘l’Io e dove metti il confine’.”

StralcioPrefazioneProf. Riccardo Zerbetto, Dr.ssa Sonia De Leonardis: “Ringrazio Matteo per la stima nell’avermi proposto di scrivere l’introduzione a questo suo interessante libro che mi consente nuovamente di ripensare ad alcuni temi. Ho insegnato psicologia dello sport all’Universita di Siena ormai molti anni fa, ma colgo ora l’occasione di riprendere questo argomento davvero intrigante che mi si ripropone e che sollecita numerose riflessioni in relazione al livello sociale, culturale ed educativo della società attuale.

Dunque sia i meccanismi psicologici ‘della gratificazione’sia quelli ‘della sfida’ entrano in campo per muovere questi atleti, a livello amatoriale e a livello agonistico. Per quegli atleti che si dedicano alle ultramaratone e alle gare estreme, questa spinta procede ‘oltre’. Oltre il dolore e la sofferenza, oltre le deprivazioni - dovute alla mancanza di sonno, alle infiammazioni o agli infortuni - oltre vesciche indescrivibili ai piedi, oltre a tutto ciò, questi atleti ricavano da esperienze cosi probanti una forma di piacere. Una forma di piacere che, lungi dall’essere masochistico, riguarda quel ‘piacere di farcela’, di ‘raggiungere un obiettivo difficile e sfidante’, il piacere di sentirsi in tutto e per tutto padroni del proprio corpo, olisticamente. Una spinta dunque che si configura come un moto alla ricerca di un senso di competenza, di autoefficacia e di autodeterminazione, fino alla sensazione di sentirsi “immortali”, come moderni eroi e miti.

Sembrano dunque ricorrere negli atleti che ricercano l’esperienza dell’ultra maratona, cosi come di altre gare e prove estreme, caratteristiche di azione e di pensiero, tratti ascetici, di superamento dell’attaccamento alle cose, di ricerca di esperienze di privazione, di durezza, di senso di liberta, di passione e di gloria.”

 

Nel testo parlo di passione nello sport, di motivazione, di superamento del limite gradualmente un passo alla volta, riportando le esperienze di tanti ultrarunner sia di livello amatoriale che di livello nazionale ed internazionale che fanno sport per ore ed anche giorni sperimentando deprivazione del sonno, partecipando a tante gare in autosufficienza, cioè provvedendo personalmente alla loro alimentazione.

Nel libro enfatizzo gli aspetti della psicologia dello sport quali la consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti, l’autoefficacia individuale, la resilienza che si sviluppa con la pratica dell’endurance e che diventa utile anche nella vita quotidiana, tutto diventa più gestibile ed affrontabile, si può fare tutto con studio, attenzione e senza fretta.

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

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La storia e l’esperienza di molti atleti, si inizia per provare o per dimagrire o per sperimentare benessere, poi si cerca di far meglio, di definire degli obiettivi da raggiungere e fare allenamenti mirati, poi si sperimentano momenti di gloria, di personal best, di riuscita, di competizioni positive, di performance, e poi bisogna trovare una propria dimensione da atleta che ti permette di continuare ad allenarti, di avere sufficienti motivazioni, di continuare a sperimentare benessere da solo o in compagnia. Di seguito l’esperienza di una ragazza determinata, circondata da amici e familiari sportivi, che ha iniziato da bambina sperimentando un modo di sensazioni ed emozioni.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica? “Ho iniziato da bambina con l’atletica leggera, ho fatto anche bicicletta, sci di fondo, paracadutismo e arrampicata sportiva.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere? “Essere sempre in sfida con me stessa, prefissare obiettivi superare limiti.”

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere? “Mio padre che mi ha sempre spronato, mio marito che mi ha affiancato in quasi tutte le discipline, le mie figlie che hanno seguito e seguono il nostro esempio e il mio ex allenatore Roldano Marzorati che mi ha portato ad ottenere un brillantissimo risultato in maratona.”

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “La maratona fatta alcuni anni fa, pensata per scherzo preparata come una professionista in alcuni mesi, il risultato più che soddisfacente (3.22.26).”

Cosa pensano i tuoi familiari ed amici della tua attività sportiva? “I miei familiari fanno attività sportiva come la maggior parte delle mie amicizie. Ad un compleanno una amica con la quale condividevo le uscite sportive, mi regalò un disegno che rappresentava un personaggio e la sua evoluzione nella corsa ….all’inizio lo vedevi che correva per dimagrire, poi per stare bene, poi per la compagnia e via con mille altre motivazioni…alla fine il personaggio diceva…e ora corro per la gloria….. quel personaggio ero io, ma è vero, non me ne vergogno, anche molto ambiziosa nello sport e portata a fare sempre meglio e a migliorarmi ….. o almeno ero così….ora sono maturata e mi sono ridimensionata dato che migliorarmi sarà difficile!”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Accadono spesso cose divertenti specialmente quando si esce con amici per provare un percorso di gara e sistematicamente loro sbagliano strada, traccia….ci ridiamo nonostante i km in più!”

 

La fatica condivisa non pesa e non stanca, si fatica divertendosi e condividendo esperienze, sensazioni ed emozioni che ti legano nello sport e nella vita quotidiana.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Che sono una dura che non molla mai! E questo l’ho riscontrato anche al di fuori del mondo dello sport. E’ il mio carattere, in tutte le situazioni combatto e non mi arrendo finché non raggiungo l’obiettivo che mi ero prefissata.”

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Caparbietà e ostinazione ma anche altruismo, socialità, amore per la vita e per tutto quello che ci circonda, condivisione e partecipazione, lo stare con gli altri in tante occasioni, fare del volontariato nell’ambito sportivo sempre organizzando e lavorando per gli altri (da anni sono in associazioni che organizzano eventi sportivi quest’anno gli europei di corsa in montagna ad Arco).”

 

Il vero atleta fa dello sport uno stile di vita, non lo abbandona mai, cerca sempre di farne parte, di essere tra atleti, in organizzazioni, in eventi, è come bilanciare quello che si è avuto attraverso lo sport, lo si vuol restituire in qualche modo a beneficio di altri, è una ruota che per funzionare e girare deve essere oleata e spinta da persone di sport, persone che hanno fatto dello sport un fattore determinante della propria esistenza, sport che contribuisce a dare senso alla vita. Sono stato ad Arco ospite di Roldano Marzorati e Sonia Lutterotti in occasione di una conferenza sugli Ultramaratoneti ed ho potuto apprezzare la bellezza del territorio molto indicato per sport outdoor a contatto della natura e consiglio a tutti di fare una vacanza da quelle parti.

Che significa per te praticare attività fisica? “Per me praticare attività sportiva è avere sempre una sfida in mano, una sfida con me stessa, col tempo, con i km e anche con gli altri…. Naturalmente per un agonismo sano. Forse partire da giovane con l’atletica leggera, le gare, i tempi mi ha fatto crescere con l’idea che tutto deve essere finalizzato anche ad un risultato oltre che al piacere personale di quel momento.”

 

Per Emanuela c’è stato l’incastro ed il sano equilibrio tra la motivazione intrinseca cioè il pure piacere di fare sport e la motivazione estrinseca, cioè l’aspetto che gratifica attraverso il riconoscimento da parte di altri. Questo le ha permesso di sperimentare sia benessere che performance positiva.

Quali sono o sono state le sensazioni che sperimenti facendo attività fisica? “Una continua ricerca in me stessa di me stessa, gioia di faticare, gioia di arrivare, gioia di concludere.”

 

Un Inno alla fatica per Emanuela, e sì se ci sono le condizioni che ti permettono di fare sport nella modalità e nelle località idonee, puoi solo che sperimentare un estremo benessere.

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella pratica della tua attività fisica? “Ora che da qualche anno ho mollato con gli allenamenti seri per ragioni di tempo e di lavoro, devo imparare che, anche se la mente ricorda e non dimentica com’ero, fisicamente sono cambiata.”

 

E’ vero la mente ricorda ma non dimentica, ma è importante anche considerare il “qui e ora”, tutto cambia, tutto passa, diventa importante la consapevolezza del momento presente, la consapevolezza delle proprie capacità e caratteristiche ma anche dei propri limiti.

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti ostacolano nella pratica dell’attività fisica? “Direi nessuna, se ho volontà nulla e nessuno mi ferma.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare attività fisica? “Ho mollato la continuità negli allenamenti, però continuo ad uscire a piedi di corsa, in bici, con gli sci … però senza una adeguata preparazione si soffre e si fatica di più.”

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi all’attività fisica? “Io credo che se i ragazzi d’oggi non hanno un buon esempio in casa (genitori o nonni) si avvicineranno in età adolescenziale allo sport per poi allontanarsi e non riavvicinarsi più. Lo sport fatto a qualunque livello è comunque sacrificio, è mettersi in gioco, è mettersi a confronto.”

 

La palestra dello sport ti aiuta a fare esperienza diretta, ti mette a confronto con te stesso e gli altri, diventa uno stage importantissimo della pratica della vita, propedeutico a qualsiasi lavoro ed a qualsiasi situazione da affrontare o di apprendimento all’essere o al fare.

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport nella pratica dell’attività fisica? Per quali aspetti ed in quali fasi? “Io nello sport non ho mai avuto uno psicologo anche se devo dire che durante la preparazione della mia maratona la figura dell’allenatore ha avuto moltissima importanza anche sotto l’aspetto psicologico, forse io sono stata fortunata a trovare in quella occasione la persona giusta.”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Nell’ambito sportivo credo di essermi presa tante soddisfazioni, anche se non sono una campionessa, per esempio solo due anni fa concludere la combinata della marcialonga (sci di fondo, bici da corsa, running) per me è stata un’impresa fantastica a prescindere dalla posizione in classifica o dal tempo finale. Quello che mi resterà sempre da realizzare, e me ne rammarico, è la disciplina del triathlon dato che ho problemi col nuoto che mi ostacolerebbe non poco nel corso di una gara di quel tipo.”

 

Mai dire mai, bella soddisfazione affrontare, gestire e portare a termine una competizione che comprenda tre diverse discipline, ci si arriva con tanta esperienza e maturità sportiva, l’ho sperimentato personalmente con l’iron Elbamana, bella soddisfazione.

 

C’è qualcos’altro che vuoi aggiungere?Ero presente alla tua serata di Arco con Roldano e Sonia ... ricordo bene ...seguirti nel discorso faceva apparire tutto così semplice della serie ‘basta volerlo’! Avevi parlato molto di resilienza che credo sia insita in me visto che nella mia vita ho sempre affrontato tutto vedendone sempre il lato positivo, sono ottimista di carattere e anche quando certi eventi potrebbero distruggermi trovo sempre la via migliore per affrontarli e andare avanti.”

 

Resilienza ed autoefficacia, concetti importanti nella psicologia dello sport, ma anche nella vita in generale, per non arrendersi mai e per raggiungere i propri obiettivi in qualsiasi campo. Importante un elevata autoconsapevolezza delle proprie risorse personali e dei propri limiti nella pratica degli sport di resistenza che diventano un ottimo insegnamento di vita per affrontare le fatiche di tutti i giorni. Le persone mettono in atto un’ampia variabilità delle risposte individuali di fronte a crisi, infortuni, sconfitte: alcuni soccombono, alcuni appaiono resilienti, altri (pochi) appaiono addirittura rafforzati dall’aver affrontato con successo stress e avversità. Così come avviene negli sport di endurance, resistere ed andare avanti, lottare con il tempo cronologico ed atmosferico, con se stessi, con i conflitti interni, a volte sei combattuto e indeciso, tentato a fermarti, a recuperare a riposare, a rinunciare. Importante è amare sempre se stessi, la vita, ed avere una elevata passione e forte motivazione in quello che si fa.

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Impegnatevi per ottenere ciò di cui avete bisogno, e quando non riuscite a ottenerlo, ebbene, sorridete e tentate ancora, in un modo diverso. William Hart

 

Si impara sempre dall'esperienza, importante è mettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort, si può scegliere di restare seduti dietro le quinte, comodi, ma solo mettendosi in gioco e facendo esperienza ci possono essere i presupposti per far meglio e conoscersi meglio, la prossima volta si potrà fare diversamente e meglio.

E’ importante lavorare su obiettivi, sul superare errori e sconfitte, si impara da quello da tutto ciò che succede per fare meglio in futuro e funzionare meglio come individui e come squadra conoscendosi meglio.

Il vero Team, si incontra dopo un'esperienza e vede cosa è andato male e come si può migliorare, ci si mette a tavolino, e si esamina al dettaglio quello che è successo, come possiamo far meglio la prossima volta, sono tante le modalità per far meglio.

Nel gruppo è importante conoscersi, confrontarsi, sostenersi, piano piano si cerca di fare progetti, è importante parlarsi, guardandosi negli occhi.

Riporto di seguito una testimonianza descritta nel testo Disciplinaliquida di Franco Del Campo, campione di nuoto, due finali alle Olimpiadi di Città del Messico (1968): “Partecipare ai Giochi Olimpici e magari raggiungere – anche se da ultimo – due finali, è il sogno supremo di chiunque faccia sport. Ma, per arrivare alla fine di questa lunga marcia, bisogna iniziare con un numero infinito di passi intermedi, di allenamenti, di gare piccole piccole, qualche volta vinte e più spesso perse (diffidare di quelli che vincono subito, troppo spesso e troppo facilmente: non riusciranno ad imparare dall’esperienza e a superare il prezioso stress formativo della sconfitta). Poi arrivano, lentamente, le gare più importanti, prima regionali e poi nazionali. E non ci sono scorciatoie. Ma a questo punto devi aver superato una certa selezione, basata – certo – sui tempi e sui risultati, ma soprattutto trascinata dalla determinazione, dalla testardaggine, dalla caparbia volontà di tener duro, anche se avresti voglia di fare altro.”

L’atleta può considerare il non raggiungimento di un obiettivo prefissato come una sconfitta personale. Ma nello sport si mettono in conto le sconfitte, servono a farti fermare, riflettere, fare il punto della situazione, osservare, valutare, capire cosa c’è stato di utile, di importante nella prestazione eseguita e su cosa, invece, bisogna lavorare, cosa si può migliorare. Quindi, tutto sommato, la sconfitta potrebbe servire per fare una valutazione delle proprie risorse, punti di forza e, al contempo, delle criticità.

Se un atleta è fortemente motivato nel voler praticare il suo sport che comporta lavori, sacrifici, rinunce, affronterà le sconfitte a testa alta, complimentandosi con se stesso per quello di buono che è riuscito a fare finora, complimentandosi con l’avversario per la bravura dimostrata in quell’occasione, anche perché prima o poi lo trovi uno più forte o che comunque riesce a batterti; in questo caso un aspetto importante del vero campione è la resilienza, il cui significato è: “mi piego ma non mi spezzo”, che sta a significare che il vero campione esce fuori dalle sconfitte con più voglia riscattarsi, di far meglio, di migliorare gli aspetti, le aree in cui ha mostrato carenza; il concetto di resilienza è presente anche nelle persone che subiscono traumi, quelli che possiedono questa caratteristica non vanno incontro a stress acuti o disturbi post traumatici di stress.

Il dottor Siebert, psicologo clinico fondatore del Resiliency Center of Portland, nel suo testo Il vantaggio della resilienza, come uscire più forti dalle difficoltà della vita, spiega come si possono trarre lezioni preziose dalla scuola della vita in cinque passi:

“Passo 1: dopo aver avuto un’esperienza importante, rivivetela mentalmente, in modo da chiarirvi bene cosa è accaduto. Poi ripercorrete la scena come un osservatore esterno.

Passo 2: descrivete l’esperienza. Raccontatela a un amico o riportatela sul diario. Siate osservatori obiettivi. Non si impara né quando si giustificano le proprie azioni né quando si è ipercritici nei confronti di se stessi. Quando riuscite a osservarvi con distacco vi ponete in condizione di elaborare delle opzioni di comportamenti diversi.

Passo 3: domandatevi: Che cosa posso imparare da questa esperienza? Se ricapitasse la stessa cosa, che cosa potrei fare in modo diverso e che cosa alla stessa maniera?

Passo 4: Immaginate di parlare o agire con maggiore efficace la prossima volta.

Passo 5. Provate a raffigurarvi mentalmente la vostra risposta migliore e più efficace. Nella vostra immaginazione, guardatevi compiaciuti mentre, la prossima volta, padroneggiate al meglio la situazione.”

Lavorare attraverso l’immaginazione, la visualizzazione, permette di esercitarsi, di allenarsi in vista di una situazione da affrontare.

Perls, nel suo testo L’APPROCCIO DELLA GESTALT, descrive come l’attività mentale sembra agire come risparmiatrice di tempo, energia e lavoro per l’individuo: “Quando medito su un problema, cercando di determinare quale corso d’azione seguirò in una data situazione, è come se facessi due cose molto reali. In primo luogo, ho una conversazione circa il mio problema: in realtà potrei avere questa conversazione con un amico. In secondo luogo, riproduco con l’occhio della mente la situazione in cui mi porrà la mia decisione. Anticipo nella fantasia ciò che accadrà nella realtà, e sebbene la corrispondenza tra la mia previsione fantasticata e la situazione reale possa essere non assoluta, così come non è assoluta la corrispondenza tra l’albero della mia mente e l’albero del mio giardino, così come è solo approssimativa la corrispondenza tra la parola ‘albero’ e l’oggetto albero, è tuttavia sufficiente perché io possa basare le mie azioni su di essa. Pertanto l’attività mentale sembra agire come risparmiatrice di tempo, energia e lavoro per l’individuo.”

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

Belle e significative le parole della mia amica runner e collega psicologa del benessere e dello sport Patrizia Ziti, atleta di corsa, maratone, trail. Ci racconta le sue emozioni attraverso lo sport.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo? “La mia sensazione di sentirmi campionessa non è associata ad una gara in cui sono effettivamente arrivata prima tra le donne ma ad una gara in cui ho raggiunto i miei obiettivi.”

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Lo sport mi ha permesso di riprendere contatto con il mio corpo aumentando la sensazione di benessere che ne deriva. I fattori che hanno contribuito in tal senso sono la capacità di sopportar la fatica, di tollerare le frustrazione, l’incremento della determinazione, una maggiore capacità di condividere le esperienze.”

 

Soprattutto per i bambini è importante praticare lo sport per approfondire la conoscenza del loro corpo e delle loro capacità ma anche da tutti un ripasso ed un approfondimento fa sempre bene, capire quanto si può faticare, quanto ci si può divertire attraverso lo sport è importante, come è importante condividere la pratica sportiva con altri, per stare assieme, per confrontarsi, per essere competitivi, per sperimentare benessere psicofisico emotivo e relazionale.

Come hai scelto il tuo sport? “Cercavo uno sport che potesse essere praticato senza vincoli di orario e che avesse contatto con la natura.”

Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano? “Le principali difficoltà sono: la gestione della fatica e della noia.”

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? “Per l’alimentazione mi affido ad un nutrizionista sportivo. Prima della gara una colazione ricca di carboidrati, durante la gara integrazione con gel energetici e dopo la gara, miele e idratazione.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale? “Le condizioni ambientali, anche quelle più estreme, non hanno mai influito sul ritiro in gara, invece problemi di dolori muscolari mi hanno impedito la conclusione di una o più gare.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Una sorta di dipendenza a star bene con me stessa mi fa continuare a praticare il mio sport.”

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Le amicizie, l’allenatore e l’ambiente.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Una maratona, dedicata ad un mio amico deceduto pochi giorni prima.”

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “Il raggiungimento degli obiettivi dell’allenamento.”

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Tenacia, determinazione e impegno.”

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport al tuo benessere o alla tua performance? “Pensiero positivo, immaginazione, rilassamento.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva tesa al benessere o alla performance? “Le opinioni di dividono nettamente: tra chi è favorevole e chi mi dice: ‘ma chi te lo fare’.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Mentre correvo in una zona di campagna, mi richiamò l’attenzione le gesta di un contadino chino su una catasta di legnetti usati per accendere il fuoco. Mi avvicinai e l’uomo mi disse se potevo aiutarlo a tirar fuori dai legni un nido di uccellini caduti dall’albero. Interruppi la mia corsa, scavalcai la recinzione ed aiutai il contadino a tirar fuori il nido recuperando tutti gli uccellini e le uova. Quel giorno tornai a casa con ore di ritardo ma con una soddisfazione grande, mi sentivo salvatrice e con le mani piene di graffi.”

Una salvatrice patrizia ziti, molto sensibile verso gli altri, animali o persone, oltre ad essere psicologa del benessere e dello sport è anche psicologa dell’emergenza pronta ad intervenire in caso di calamità o eventi catastrofici per supportare vittime, famigliari e soccorritori. Quindi sempre pronta sia a correre che a fermarsi quando c’è bisogno.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Di essere molto tenace e la capacità di non arrendevolezza.”

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa nell’aver intrapreso un’attività sportiva costante ed impegnativa? “Sicuramente è diminuito il tempo, ma di contro sono migliorati i rapporti lavorativi ed in famiglia mi vedono più serena ed attiva.”

Quali sono o sono state le tue sensazioni pregara, in gara, post gara? “Pre-gara avverto ansia che mi porta a dover usare il bagno molte volte. In gara mi tranquillizzo, forse anche troppo perchè a volte mi rendo conto di non essere molto competitiva. Dopo la gara vorrei subito farne un’altra.”

Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “Per il momento no. Riesco a gestire.”

A seguito delle tue esperienze che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport? “Di impegnarsi a fondo ed ascoltare i segnali ce derivano dal corpo.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “No.”

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping e per fare uno sport teso al benessere o alla performance? “Ogni essere umano è dotato di risorse e capacità per riuscire ad ottenere risultati e raggiungere i propri obiettivi, non serve e non vale la pena affidarsi a sostanze artificiali, abbiamo dentro di noi tutto ciò di cui abbiamo bisogno.”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Decisamente no.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Considerando tali eventi come momenti per apprendere ed imparare che probabilmente nella mia pratica è necessario un cambiamento, che sto facendo degli errori, e ciò mi da una maggiore carica per ricominciare.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Sarò un po’ di parte ma questa figura secondo me è fondamentale perché nello sport non ci si allena solo con il corpo ma anche con la mente ed il cuore, lo psi aiuta ad una integrazione di questi aspetti ed in tutte le fasi dell’attività sportiva.”

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? “Nulla si ottiene facilmente, lo sport come la vita richiede costanza e sacrifici che verranno cmq ripagati e le soddisfazioni arriveranno.”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Il mio sogno lo realizzo ogni volta che mi alleno, il mio sogno da realizzare sarebbe quello di partecipare al Tor des Geants.”

Libri sulla psicologia dello sport e del benessere sono anche reperibili presso Frizzi e Lazzi, negozio di “Scarpe Running e non solo” sito in Manfredonia Corso Manfredi 303.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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Palas Policroniades e Vito Rubino, coppia anche nella vita, hanno partecipato al Tour Divide, gara di mountain bike più lunga al mondo, 4500 km non-stop e in autosufficienza sulle Montagne Rocciose. La gara inizia a Banff in Canada e finisce ad Antelope Wells in New Mexico al confine con il Messico per un totale di 60,000 metri di dislivello. I concorrenti devono portare tutto l’occorrente tra cui cibo, acqua, e attrezzatura da campeggio.

Palas Policroniades e Vito Rubino hanno portato a termine la loro impresa in 30 giorni e 16 ore, usando una mountain bike in versione tandem. Palas e Vito raccontano la loro esperienza rispondendo ad alcune mie domande.

Come siete arrivati alla decisione di partecipare a tale gara? “Il desiderio irresistibile di avventura. Poi la voglia di esplorare posti nuovi e paesaggi spettacolari e infine la voglia di esplorare noi stessi e le nostre capacità.”

Entrambi sembrano essere alla ricerca di avventure sportive sempre più ardue e con la voglia di affrontarle con la complicità di entrambi, ben motivati a far bene.

Uno dei due era più o meno sicuro o convinto nella partecipazione a tale gara? “Entrambi eravamo completamente determinati a portare a termine la gara. Bisogna esserci al 100% per farcela.”

In questo caso oltre alle capacità individuali di sapersi gestire in gare durissime è importante anche l’intesa della coppia per riuscire a rispettare il passo dell’altro, non strafare ma nemmeno andare troppo lenti, un compromesso che si può trovare se ci si conosce bene e da tempo.

C’è stata un’alternanza nelle fasi organizzative giornaliere: alimentazione, sveglia, manutenzione? “I nostri giorni erano da 18-20 ore. In genere ci svegliavamo tra le 6 e le 8 del mattino, pedalavamo fino alle 2-4 di notte, poi accampavamo, mangiavamo qualcosa, e dormivamo da un minimo di 2 ore a un massimo di 5 ore (con l’eccezione di un paio di notti che abbiamo dormito di più e le ultime due notti che non abbiamo dormito). Il giorno dopo, facevamo colazione, disfacevamo la tenda e poi in marcia. Mangiavamo in parte in sella e in parte durante delle piccole soste. Ci rifornivamo in paesini di passaggio. Altre volte invece, per far fronte a delle condizioni metereologiche, ci siamo dovuti fermare al tramonto e siamo ripartiti prima dell’alba. La manutenzione basica della bicicletta la facevamo circa ogni due giorni, oppure quando si rompeva qualcosa.”

C’era possibilità di rifornirsi facilmente durante il percorso? “Bisognava programmarlo studiando bene la mappa. Generalmente ci affidavamo a ruscelli per l’acqua (avendo l’accortezza di filtrarla) mentre invece portavamo acqua in più (fino a 14 litri) nelle parti più aride. Per il cibo ci rifornivamo nei paesini di passaggio; non si attraversano grandi città. Quando andava bene trovavamo dei supermercati normali, ma il più delle volte nel Tour Divide si fa ricorso al cosiddetto ‘gas-station food’, cioè il cibo che si vende nei negozini/mini-market dei benzinai. Il mio piatto preferito? ‘Beef Ravioli’ in scatola by ‘Chef Boyardee’, una specialità americana di ispirazione italiana preparata da uno chef immaginario francese. Lascio immaginare… Ma la cosa buona è che si trovava in tutti i mini-market dei benzinai.”

Quale era la parte della giornata più difficile per ognuno di voi? “La sveglia dopo 2-3 ore di sonno. E anche quando pedalavamo durante la notte e iniziavamo ad avere allucinazioni e colpi di sonno.”

Leggendo questa risposta, il primo pensiero è considerare quello che raccontano Vito e Palas una follia, ma poi subito mi rendo conto che abbiamo bisogno tutti di sperimentare, ognuno a modo suo, ogni cosa ha un senso per la persona che la sperimenta.

Durante il percorso c’erano controlli sanitari o cancelli orari? “Nel Tour Divide non ci sono controlli sanitari e/o cancelli orari. Gli atleti sono completamente indipendenti e responsabili di controllare le proprie condizioni e idoneità a continuare. Non esiste un tempo limite ufficiale ma si considera come cutoff un tempo pari al tempo record (nella categoria di riferimento) x 2. In generale, un tempo inferiore ai 34 giorni è considerato un tempo di tutto rispetto. (Per confronto ciclisti che percorrono questo tracciato senza gareggiare ci mettono 2-3 mesi.)”

Avevate modo di confrontarvi con gli altri concorrenti o gente lungo il percorso? “Nel Tour Divide si può decidere di partire con altri partecipanti (il cosiddetto ‘Grand Depart’), oppure si può partire in un qualsiasi altro momento e cronometrare il proprio tentativo (possibilmente, ma non obbligatoriamente, facendo uso di un tracker GPS). La seconda modalità è detta ITT (Individual Time Trial) ed è quella che abbiamo seguito noi. Quindi eravamo pressoché in solitaria. Abbiamo incontrato altri ciclisti sul percorso che però non partecipavano alla gara. Per il resto potevamo passare giorni senza vedere un’anima.”

Usavate social o telefono per restare in contatto con famiglia, amici e ricevere sostegno? “Avevamo un dispositivo GPS per essere seguiti durante il percorso da amici e famiglia (durante gli ultimi 10 giorni di gara). Durante la maggior parte del percorso non c’è copertura telefonica, quindi è stato difficile mantenerci in contatto con la famiglia, soprattutto nelle parti più remote del percorso. Per lo più pero eravamo scollegati. Quando c’era segnale mandavamo messaggi di aggiornamenti utilizzando viber, whatsapp o il sito ufficiale della gara.”

Quasi scollegati dal mondo esterno social, ma in contatto con i propri bisogni ed emozioni, la coppia avanza, tanto famigliari ed amici sanno che Palas e Vito hanno sempre qualcosa di straordinario da inventarsi e non temono per la loro salute e incolumità, conoscono le loro capacità.

Quale è l’immagine che più è rimasta impressa? “Le immagini dei paesaggi che abbiamo attraversato sono tutte collegate come nella pellicola di un film, lunga dalle Montagne Rocciose del Canada fino al deserto del Chihuahua del Messico.”

Cosa avete scoperto durante questa lunga impresa insieme? “Abbiamo scoperto che con la determinazione, la passione e la grinta si possono raggiungere obiettivi altrimenti inaccessibili. Queste caratteristiche ce le porteremo dietro ben oltre il Tour Divide per affrontare le difficoltà quotidiane.”

Si può considerare l’impresa come una palestra per apprendere a vivere meglio nella quotidianità.

Come state ora dopo la lunga impresa sportiva? “Tristi che sia finita ma contenti di avercela fatta.”

Certo tornando a casa si può avere la nostalgia delle bellezze, sensazioni, emozioni sperimentate a contatto con la natura con tutti gli odori, i suoni, i silenzi, i colori.

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

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Lo sport è da promuovere nelle scuole, negli ambienti di lavoro, negli ospedali, nelle istituzioni.

L’Art. 1, comma 7, g) della Legge 107 del 15 luglio 2015 (Riforma scolastica), prevede una particolare attenzione nei confronti dell’educazione motoria: “Potenziamento delle discipline motorie e sviluppo di comportamenti ispirati a uno stile di vita sano, con particolare riferimento all’alimentazione, all’educazione fisica e allo sport, e attenzione alla tutela del diritto allo studio degli studenti praticanti attività sportiva agonistica”. Il CONI si occupa di promuovere la pratica motoria, fisica e sportiva, e diffondere consapevolezza e cultura del movimento tra tutta la popolazione, a partire dai più giovani e soprattutto nell’ambiente scolastico, attraverso offerte sportive e interventi formativi specifici e mirati.

Il CONI si impegna attivamente nel portare avanti progetti in ambito sociale in sinergia con le istituzioni, gli enti e le aziende partner, al fine di favorire lo sviluppo di politiche di integrazione sociale attraverso lo sport, promuovere la pratica sportiva in contesti territoriali difficili, contrastare forme di discriminazione razziale e intolleranza.

Le iniziative del CONI relative allo sport, salute e comunità sono volte a promuovere lo sport come strumento per migliorare il benessere psico-fisico Sport, salute e comunità a tutte le età; al contempo, l’Ente valorizza spazi, strutture e impianti a favore della comunità, in una logica di aggregazione e socializzazione delle aree periferiche.

Da lunedì 16 gennaio 2017, il Presidente del CONI, Giovanni Malagò ed il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti hanno iniziato il giro di consegna dei kit di attrezzature e divise sportive (palloni, racchette da ping pong, tappetini, elastici e divise) nell’ambito del progetto “Scuola di Squadra”, iniziativa volta a promuovere la pratica dello sport negli Istituti pubblici Secondari di Secondo Grado della Regione.

La Regione Lazio ha inviato ad ogni istituto un questionario da compilare con a scelta 153 tipologie di attrezzature per 20 discipline sportive. In base alle richieste si sta provvedendo alla consegna del materiale necessario entro la fine di febbraio 2017. Alla fine dello scorso anno scolastico hanno fatto richiesta di attrezzature 230 scuole del Lazio su un totale di 253.

Tra gli articoli più richiesti: i palloni per pallavolo, le racchette da ping pong, i tappetini pieghevoli, le funicelle bilanciate, le racchette per badminton, le palline da ping pong regolamentari, gli elastici larghi, i palloni da gara per calcetto, i coni alti con fori e i completi da pallavolo.

Il budget messo a disposizione dall’amministrazione regionale è stato di 1 milione di euro con l'obiettivo finale di dotare tutti gli Istituti dell’attrezzatura necessaria a svolgere attività sportive favorendo la diffusione di un ampio ventaglio di discipline, soprattutto quelle considerate minori.

Le prime tre tappe sono state il Liceo Ginnasio Statale “Orazio”, il Liceo Sportivo “Pacinotti – Arichimede” e l’Istituto Magistrale Statale “Giordano Bruno”.

Obiettivo, dotare tutti gli istituti degli articoli necessari a svolgere attività sportive favorendo la diffusione di numerose discipline, soprattutto quelle considerate minori. Si stima di raggiungere entro fine febbraio tutte le 230 scuole del Lazio per trasformare il diritto allo sport in una cosa concreta.

Inoltre Zingaretti ha annunciato che dal prossimo mese partirà un bando sulle infrastrutture sportive per permettere l’accesso alle palestre scolastiche l’intera giornata per tutto l'anno e che per tale motivo sono stati accantonati 20 milioni di euro.

Anche lo psicologo dello sport può dare il suo contributo nel promuovere una cultura dello sport nelle scuole. Una delle aree di intervento della psicologia dello sport è proprio il benessere, da intendere prima di tutto come prevenzione a livello psicoeducativo negli ambienti di lavoro e scuole, per invogliare le persone a fare sport.

Il benessere comprende quello fisico ed organismico, cioè l’attività fisica che permette di mettere in moto i diversi apparati circolatori, cardiaco, respiratorio; benessere a livello ormonale, di smaltimento di tossine.

Il benessere comprende quello fisico e mentale, lo sport permette di scaricare tensione e stress, ti permette di trovare un tempo tutto tuo dedicato a te stesso da solo o in compagnia per fare qualcosa che diventa piacevole, lo sport ti fa sperimentare sensazioni ed emozioni, e comporta anche fatica ed impegno per raggiungere obiettivi e trasformare sogni in realtà.

Attraverso lo sport si sperimenta anche benessere relazionale condividendo esperienze di allenamento e di gara, facendo parte di una squadra di sportivi che si iscrivono a competizioni da portare a termine confrontandosi tra di loro e dandosi consigli sui miglior allenamenti e su come aumentare al performance.

A volte lo sport ti fa sperimentare di riuscire in qualcosa, ti fa incrementare l’autoefficacia, senti di riuscire in qualcosa, di avere delle capacità, risorse, caratteristiche che ti permettono di fare sport in modo continuativo con passione.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

380-4337230 - 21163@tiscali.it

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Roland Gröger corre i 400 metri Indoor in 51"92 stabilendo il nuovo record del mondo Indoor categoria M50 e diventando il primo M50 nella storia a correre sotto i 52"00, migliora di 0,47" il suo Record del 2015 di 52"39. E’ di Roland Gröger anche il record dei 400 metri all´aperto di 51"02 stabilito ad agosto nel 2016.

Per il suo allenatore, Daniele Biffi, è una gioia immensa aver contribuito a questa grande impresa, di seguito riporto le sue impressioni di recordman in qualità di allenatore.

Ciao Daniele, com'è andata per te e per il tuo atleta? “E´ andata oltre le più immense aspettative! Il Record del mondo Indoor era un nostro obiettivo quest´anno. Sapevo che avrebbe potuto migliorare il suo 52"39, nelle ultime settimane in allenamento ha dimostrato di stare bene. La scorsa stagione è stata lunga, se pensiamo che Roland ha corso sino a Novembre ai Mondiali di Perth. La priorità negli ultimi mesi era rigenerarsi, riposarsi e ricaricarsi le batterie. Così abbiamo fatto: Roland è sempre molto attento e preciso negli allenamenti. Vedevo dagli allenamenti che stava bene, sapevo che il WR sarebbe stato possibile. Io e Roland sapevamo che quest´anno avrebbe corso i 400 Indor in un 51". Correrlo direttamente alla prima uscita è stato veramente strepitoso.”

 

L’atleta e l’allenatore lavorano in sinergia, stabiliscono degli obiettivi condivisi, testano lo stato di forma prima di una competizione importante, pianificano, programmano, e quando arrivano i risultati la gioia diventa immensa per entrambi, gioire per un risultato che appartiene ad entrambi, l’esecutore ed il preparatore, una bella alleanza, frutto di fiducia, sostegno, complicità.

Sensazioni, emozioni, pensieri prima, durante, dopo la gara? “Quando corrono i miei Atleti sono più teso di quando debbo correre io. Prima della gara sono andato sugli spalti, al piano superiore, assieme a 2 allenatori che conosco. Prima hanno corso i loro Atleti, poi ultima batteria i miei 2 appunto nella stessa batteria. Speravo li mettessero nella stessa batteria, quando corrono assieme è sempre un gran ‘duello’. Roland in 3a, Marco in 4a: perfetto! Durante la gara avevo il cuore a mille. Vedevo Roland al primo giro stare attaccato a Marco che sulla carta era il favorito, quando ho visto ai 160 Roland passargli davanti ho pensato al WR. Ai 250 Marco cerca di passarlo, Roland reagisce.

Stessa cosa ai 300, sapevo che Marco valesse 51"80, mi rendevo conto anche che Roland stava correndo il WR. Poi ho visto il crono "51"92", da lì sono esploso. Ho cominciato ad urlare, scendere le scale a 4 gradoni alla volta, andare in pista e correre verso Roland urlando ‘Roland, Wetrekord, Weltrekord!’ (Ormai a Berlino mi conoscono così). Ci siamo stretti ed abbracciati: Roland mi regala emozioni immense!”

 

Non si è mai preparati ad un record del mondo, non è possibile immaginare le sensazioni che si possono sperimentare, la gara diventa lunghissima perché entrano in gioco tante variabili, tanti dettagli, l’atleta è focalizzato a fare bene, a fare in modo che vada tutto liscio, forza, resistenza, fiducia in sé, voglia di vincere, voglia di condividere la vittoria, l’allenatore segue dietro le quinte con i suoi neuroni specchio che gli procurano tensione ai muscoli, lo fanno sudare, gli fanno alzare i battiti cardiaci,  come se l’allenatore dal di fuori spingesse l’atleta con gli occhi, lo sguardo, l’attenzione mirata, è come se contribuisca con la forza del pensiero alla sua miglior performance.

Tifo, sostegno, amici, com'era? “Quando corre Roland attira sempre parecchia attenzione. Tifo ce ne era, me ne rendo conto dal video perché durante la gara non sentivo nulla. Dopo la gara sono arrivati complimenti da tantissime persone, lo speaker ha annunciato il Record, Roland lo hanno chiamato sul podio nonostante fosse arrivato 7o, gli han consegnato un certificato stampato apposta per lui con il risultato come ricordo: quel foglio vale tanto per noi!”

 

Dopo tanta fatica, tanti allenamenti, tanto impegno, arriva il momento di godere, di esultare, di gioia immensa, è questo il momento che bisogna dilatare, bisogna far durare il più a lungo possibile, bisogna memorizzarlo attraverso le sensazioni sperimentate.

Prossime gare, obiettivi? “Prossima gara i campionati master di Berlino il 12 febbraio, poi un 400 ad un Meeting e poi i Campionati tedeschi. Ad Aprile i mondiali in sud corea dove Roland si presenterà sui 60,200 e 400m. Come obiettivi avevamo il WR sui 400 ed il 51" sui 400, ora li abbiamo raggiunti. Restano i Rekord tedesco indoor sui 200m (suo con 23"49), vincere più ori possibili ai campionati tedeschi, mondiali ed europei, migliorare il Record tedesco elettrico dei 100 sempre suoi con 11"47 e far meglio del record manuale di 30 anni fa (11,2 =11"44), migliorare il Record tedesco sui 200 all´aperto (suo con 23"15, a Pert ha corso 22"97 + 3"8 ed un 23"0 a Berlino semielettrico), essere il primo M50 a correre in 50", ed ora certamente vedere di migliorare il 51"92 indoor. Insomma, obiettivi ne abbiamo parecchi!”

Cosa significa per te essere allenatore di un recordman? “Un misto tra orgoglio, piacere e responsabilità. Recordman lo è ora, quando abbiamo iniziato 4 anni fa era solo secondo a Berlino sui 100. Proprio a causa di questa sconfitta (‘non tutto il male vien per nuocere’ dico sempre!) ha cercato un allenatore per poter vincere i berlinesi e si è presentato da me. Pensa che quando si è presentato mi ha detto di essere uno sprinter, che 60m e 100 sono le sue gare e che a volte magari corre qualche 200. ‘E i 400’? Chiedo io ‘no no, 400 assolutamente non fanno per me’ mi disse con aria quasi spaventata. Siamo cresciuti assieme, più lo allenavo più mi rendevo conto che la sua gara fossero i 400, dovevo solo convincerlo. Ce la feci 2 anni fa quando corse 52"47 preparando i 200. 4 mesi dopo ha corso il suo primo WR sui 400 Indoor. Da 2 anni prepariamo i 400, è veramente fantastico vedere i risultati che sta´ ottenendo. Sai, una cosa è quando ti arriva un Atleta già forte, che già ha magari corso Record, un´altra è portarcelo partendo dal basso insomma. Essere l´allenatore di Roland è per me un immenso piacere. Vedere i risultati che ottiene mi rende felicissimo per lui, mi sento la responsabilità di allenarlo nel miglior modo possibile. Questa per me è una motivazione pazzesca a cercare dove si possa ancora migliorare, dettagli e particolari, a studiare ancora per migliorarmi io stesso ancora come allenatore per avere più conoscenza da trasferire nei suoi allenamenti. L´obiettivo è creare l´allenamento perfetto per lui (come è comunque l´obiettivo per tutti i miei atleti). I risultati ottenuti mi rendono certo orgoglioso di me stesso, ancor di più lo sono di Roland che è veramente un Atleta deciso, intelligente, con tanta voglia di fare: è un piacere immenso allenarlo. Lui fa veramente tutto ciò che gli dico, dagli allenamenti all’alimentazione, al Mental Coaching. Questa è la sua forza ed è certamente perfetto per me. Tutto questo mi rende responsabile e so´ anche quanto debba stare attento a consigliargli e fargli fare cose che gli facciano seriamente bene. Roland è sì un mio Atleta come anche un mio carissimo amico e gli voglio un bene immenso. Quando siamo in pista i ruoli sono chiari, ci divertiamo parecchio quando ci alleniamo assieme, sempre comunque lavorando concentrati. Poi finito l´allenamento ci togliamo le chiodate, metto via il crono e ci godiamo le endorfine da buoni amici: anche questa è la nostra forza.”

 

Le sconfitte ci possono essere, importante è quello che ci fai con la sconfitta, se torni a casa depresso ti passa anche la voglia di gareggiare e di allearti, ma se ne fai tesoro dei tuoi errori, della tua sconfitta studiando bene quello che è accaduto, spezzettando ed esaminando la gara, ogni fase, si può apprendere come poter far meglio. Per l’allenatore diventa molto sfidante continuare ad allenare un recordman, continuare a far fare bene e far fare meglio, si può arrivare al record ma è difficilissimo continuare a motivare l’atleta ad osare, ad alzare sempre un pochetto l’asticella per nuovi record.

Quali meccanismi psicologici ritieni ti aiutano ad allenare un recordman? “Esser deciso, o forse meglio dire ‘testa dura’. Sono un perfezionista, come allenatore do il 100% e chiedo che i miei Atleti diano lo stesso, se non di più. Questo Roland lo sa´ benissimo. Roland ha accettato il mio modo di essere sin dall´inizio, ha sempre avuto fiducia in me (di questo gli sono grato) ed ha fatto sempre e solo ciò che gli dico di fare, questo è per me assolutamente fondamentale per avere un buon rapporto con i miei atleti. Penso che Roland ora abbia una fiducia assoluta in me. Questo per me è fantastico e sento una grossa responsabilità che mi dà una grossa motivazione per fare sempre meglio: io adoro le sfide. Sono parecchio preciso. Tempi, pesi, recuperi, intensità, esercizi: l´allenamento deve essere eseguito alla perfezione. Sono molto attento ai particolari, sono questi che fanno la differenza. Sono abbastanza intransigente e può succedere che mi suonino i campanellini in testa: se vedo qualcosa che non mi va´, se sento aria di confort zone, se vedo che si potrebbe fare meglio o di più mi faccio sentire. Roland è sempre attento, capisce e reagisce in modo ottimale. Se le cose non vanno come dico e voglio io lo manifesto, a volte so´ di non essere proprio facile. Se è vero che lui impara ed ha imparato molto da me è anche vero che io da lui, e con lui, ho imparato moltissimo e di questo gli sono estremamente grato. Cerco in qualsiasi situazione di trovare la soluzione migliore per Roland, per il suo allenamento e per il nostro rapporto. L´empatia è sicuramente importante, capire come stanno i miei Atleti e di cosa abbiano bisogno, capire le priorità, è fondamentale. La cosa forse più importante è proprio il divertimento. Con Roland ci divertiamo parecchio. All´inizio della nostra storia nelle ripetute ero sempre avanti io. Gli dicevo sempre che un giorno sarebbe stato sempre lui davanti a me e non mi credeva. Ora per stargli dietro lo inseguo in bicicletta!”

 

Tutto cambia, tutto ha un inizio ed una fine, è importante essere consapevoli delle proprie capacità e dei propri limiti, importante accettare che il tempo ti porta ad avere prestazioni più scadenti e che gli allievi un giorno ti potranno superare, c’è sempre un passaggio di informazioni e di competenze tra i maestre ed allievi e bisogna essere fieri che l’allievo ti supera, vuol dire che sei un buon maestro. Il divertimento e l’umorismo diventa una buona cornice ad attività che comportano fatica ed a volte anche sacrifici per impegni costanti e continuativi di allenamento che prevedono anche rinunce.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

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Essere determinante nel portare la propria squadra al successo è una bella soddisfazione, bel risultato, bella responsabilità. Di seguito paolo racconta la sua esperienza di atleta.

Qual è stato il tuo percorso nella pratica sportiva? “Da calciatore a nuotatore fino a podista.”

Quali sono i fattori che contribuiscono al benessere e performance nello sport? “Serenità e leggerezza nella competizione.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? “Sono orgogliosi.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Ricordo la Triathlon di San Salvo marina dove avevo il ruolo di podista. La mia squadra era 8a. Infatti il nuotatore era arrivato tra gli ultimi. Poi il ciclista recuperò alcune posizioni. Io in quei 2km di corsa diedi l'anima per rimontare tutti gli altri concorrenti. Alla fine riuscii a completare la rimonta agli ultimi 100m e feci arrivare la squadra al 1°posto. Fu un'emozione fortissima! Sembra incredibile, ma è vero!”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport? “Determinazione, almeno nello sport.”

 

Per ora almeno nello sport, ma credo sii solo un punto di partenza, perché quello che si sperimenta nello sport, in genere poi si riesce a trasferire nella vita quotidiana, la determinazione sperimentata diventa un aspetto che può essere utile in altri aspetti della vita.

Quali sono le capacità, caratteristiche, qualità che ti aiutano nel praticare il tuo sport? “Passione, voglia di divertirmi e competizione.”

 

Tre ingredienti che permettono di sperimentare benessere nello sport ed anche performance, se c’è passione si è disposti ad impegnarsi duramente e costantemente ritagliandosi anche il tempo e le occasioni di divertimento, ma quando c’è da gareggiare ci si concentra per centrare l’obiettivo,

Che significato ha per te praticare il tuo sport? “Dimostrare le mie capacità senza troppo orgoglio.”

Quali sono le sensazioni che sperimenti nello sport? “Euforia.”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella pratica del tuo sport? “Sforzo fisico e temo in certi momenti cardiaco (ma solo nei casi estremi come cercare di sorpassare un obiettivo).”

 

Importante sempre l’attenzione ed il monitorarsi per conoscersi sempre di più ed imparare a comprendere le sensazioni sperimentate.

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti ostacolano nella pratica del tuo sport? “Stanchezza e temperature estreme.”

Cosa ti fa continuare a fare attività fisica, hai rischiato di mollare di fare sport? “Far parte di una squadra non ti fa mai mollare.”

 

La squadra è fondamentale, il gruppo di persone che si uniscono per condividere obiettivi individuali e di squadra ti permette di sperimentare accoglienza, sostegno, complicità e tanto altro.

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi al tuo sport? “Lo sport è divertimento, emozioni, nuove amicizie e soprattutto salute.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi? “Sì, per chi è in difficoltà nel suo sport.”

Quali sono i prossimi obiettivi, sogni che hai realizzato e da realizzare? “Se mi devo limitare allo sport certamente costante miglioramento verso i primi posti nazionali, visto che almeno nelle regionali me la cavo bene. Però per me viene per adesso soprattutto il completamento della laurea.”

 

Nella vita è importante stabilire priorità e focalizzarsi su obiettivi gradualmente sempre più difficili e sfidanti, senza fretta, alzando sempre l’asticella un po’ per volta.

Sei consapevole delle tue possibilità, capacità, limiti? “Ho la possibilità e capacità di poter raggiungere un giorno i primi posti assoluti visto che nella categoria arrivo quasi sempre tra i primi 3. I limiti potrebbero venire purtroppo da un allenamento non sempre costante.”

 

La motivazione e la passione devono essere sempre accese ed alimentate, per il resto l’autoefficacia aiuta ad essere positivi a credere in se stessi ed a impegnarsi sempre di più e considerando il più piccolo dettaglio per far sempre meglio e scalare ola vetta del successo.

Quanto ti senti sicuro, quanto credi in te stesso? “Mi sento abbastanza sicuro, e credo in me stesso quel tanto che mi fa andare avanti.”

Qual è una tua esperienza che ti dà la convinzione che ce la puoi fare? “Sicuramente i risultati raggiunti nel 2016, migliori persino di quel fantastico 2012.”

Come hai superato eventuali crisi, infortuni, sconfitte, difficoltà? “Semplicemente riprendendo da dove ero caduto.”

 

Matteo SIMONE

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Pietro Moro si è organizzato la sua gara tutta per sé per comunicare il valore della donazione del sangue ed invogliare e sensibilizzare le persone a donare. Pietro racconta la sua esperienza.

Ti sei sentito campione nello sport? “Si, il 12 giugno del 2016, quando ho portato a termine la mia impresa personale “percorrere 500 km in 15 giorni, toccando 22 paesi della Regione Basilicata”. Mi sono sentito un campione per lo scopo dell’iniziativa prima di tutto.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Ho iniziato con il Karate dopo qualche anno ho mollato perché quando si è ragazzini molte cose non si apprezzano. Mi sono avvicinato completamente al mondo della corsa all’età di 19 anni da quando entrato nel battaglione San Marco di Brindisi ho dovuto sostenere allenamenti fisici duri e intensi, ogni giorno correvo dai 12 ai 18 km. Questo tipo di addestramento durato circa 4 anni mi ha fatto capire quanto io sia portato per la corsa e con quanto entusiasmo svolgevo (e svolgo tuttora) allenamenti di questo genere. Dopo questa esperienza, ho continuato a coltivare la suddetta passione fino a che ho deciso di iscrivermi all’Associazione Runner Ginosa iniziando a sostenere gare agonistiche del circuito Fidal Puglia, partecipando a gare da 10 km tutte le domeniche e a mezze Maratone di 21 km.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o performance? “Uno stile di vita sano, costituito da una alimentazione corretta, un allenamento specifico e anche un adeguato riposo.”

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? “Per una gara di 10 km una ricca colazione composta da zuccheri naturali e carboidrati. Durante la prestazione assolutamente nulla. Dopo la gara fondamentale è reintegrare i liquidi persi con dei sali minerali e dopo qualche minuto bisogna recuperare le energie perse con degli alimenti solidi tipo taralli, grana o meglio cioccolato fondente. Beh usare farmaci non è mai consigliato, ma in caso di infiammazioni acute o dolori di vario genere purtroppo si ricorre anche ad esse. Integratori solo Sali minerali.”

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “In primis chi mi ha seguito dall’inizio del mio percorso sportivo che è il mio Maestro di Karate. Con l’avvicinarmi al mondo del Running ho incontrato gente disposta a spronarmi nella disciplina, facendomi anche migliorare nella performance. Nell’ultimo periodo ho avuto come Coach il preparatore atletico FITRI e FIDAL Daniele Zerini. Stando al mio fianco, seguendomi e facendomi crescere nella preparazione della 500 km in 15 giorni che ha preso il nome di Avis Marathon, mi ha fatto conoscere un Pietro che non conoscevo. Così come la mia Nutrizionista Mariateresa Nivuori mi ha reso impeccabile nell’alimentazione ovviamente migliorando la performance.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “La gara della mia vita e dove ho dato davvero molto è stata l’Avis Marathon. In questa impresa sono stato attraversato da un’infinità di emozioni durante la corsa, le più belle le ho percepite all’arrivo dei paesi dove mi hanno accolto con un’organizzazione impeccabile. Hanno creato dei momenti di aggregazione dandomi la possibilità di spiegare l’importanza delle Donazioni di Sangue.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività? “Della mia attività sportiva sono contenti, soprattutto della costanza che impiego in essa, sento in loro molta stima e ringrazio specialmente mia Moglie, per essermi stata accanto e aver creduto in me sin dal primo momento.”

Ti va di descrivere un episodio curioso della tua attività sportiva? “Era il lontano 2009 a Trani provincia di Bari, posto incantevole. Percorso a circuito di 5 km per 2 giri, io pronto alla partenza … ecco lo Start e si parte. Ero in una buona posizione viaggiavo a 3 minuti e 50 al km, ad un certo punto vedo l’arrivo, stacco uno sprint da paura arrivando quasi in solitudine e penso, ho finito che bella gara e che bel tempo, alzo le mani all’arrivo e rallento man mano, ad un tratto mi sento bussare alla spalla: ‘ehi tu vai vai devi fare il secondo giro non fermarti, che fai’! A quel punto capii la situazione e con una certa tristezza e vergogna per la figura, riparto. Mentre ripercorrevo il secondo giro pensai di tutto, ma la cosa migliore che capii fu quanto mi facesse bene la corsa, quello spazio tutto mio quella libertà di pensiero e la magia di isolarmi.”

Cosa hai scoperto del tuo carattere praticando sport? “Lo Sport della corsa mi isola e mi trasmette positività, mi fa vivere la natura e i panorami che ci circondano e poi mi fa vivere in maniera corretta dal punto di vista salutare cioè alimentare e fisica. Mi scarica in momenti di tensione e nervosismo, è un po’ come una magia, c’è molto di spirituale, soprattutto nei lunghi di 20 -30 e 40 km. Mi completa e mi fa fare cose impensabili.”

Che significa per te partecipare ad una gara sportiva? “Partecipare ad una gara è un modo di confrontarsi con altre persone, cercando la competizione. Si conoscono posti nuovi e gente nuova.”

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Certo con la Avis Marathon sono arrivato al limite, così come la Red bull K3 a Susa (TO) una Corsa in verticale o meglio Sky Run ho partecipato alla categoria K1 (4,5 km con un’altitudine di 1.330 metri) per me è stata la prima di questo genere, l’ho chiusa in 1 ora e 20 minuti.”

Quali sensazioni sperimenti facendo sport: allenamento, raduni, pre gara, gara, post gara? “Le mie sensazioni in allenamento sono buone. Nel pre gara nervosismo e ansia.  Durante la gara dopo i primi minuti, passa tutto, sono naturalmente dopato grazie alle sostanze che il nostro corpo rilascia, sono concentrato a dare tutto. La sensazione post gara è fantastica, io penso sia la più bella. Si termina e lasci tutto alle spalle con il pensiero di poterne fare altri tanti di km, questa sensazione è dovuta all’ormai poco ossigeno nel nostro cervello che ci esalta il pensiero e la condizione fisica… ma in realtà siamo stanchi e abbiamo bisogno di riposo.”

Quali sono i tuoi pensieri in allenamento, in gara? “L’allenamento è un momento mio di libertà di pensiero e di azione. Questo cambia se l’allenamento è intenso, lì sono abbastanza concentrato sul da farsi, nella respirazione e tempi di recupero. In gara escono fuori pensieri di valutazione, di tattica da adoperare in quei minuti, la concentrazione è alta e comunque piacevole.”

Qual è stata la tua gara più estrema o difficile? “La mia gara più estrema è stata la 500 km in 15 giorni, la mia prima ultra running ideata da me per sensibilizzare alla donazione di Sangue, patrocinata da Avis Basilicata. La media di 33 km al giorno per 15 giorni, percorso fatto di salite e discese toccando i 1.200 metri di altitudine, in queste condizioni di corsa continua diventa tutto difficile, ma lo scopo è smuovere gli animi per incrementare le donazioni di sangue e comunicare con i fatti tramite i km percorsi, Sport e Salute sono due formule importanti per una vita salutare.”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella tua disciplina sportiva? “I rischi maggiori li incontro quando l’allenamento diventa intenso e quindi significa muscoli tirati e stress fisico al limite, quindi sempre più ampia la possibilità di farmi male, basta una semplice storta per complicare e condizionare il tutto. L’attenzione maggiore è non distrarsi, rimanere connessi sempre con la forma fisica, saper percepire il momento dove aspettare o fermarsi, conoscersi alla perfezione perché basta davvero poco per rimanere fermi mesi e mesi e se ti stai preparando per una gara o impresa a cui tieni molto è la fine.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “La più difficoltosa è stata ad una gara, sul mare, c’era un tasso di umidità al 90 %. Mentre correvo avevo la sensazione di svenire andavo spegnendomi man mano, momento davvero difficile, dopo la prestazione ho dovuto bere non so quanta acqua per riprendermi. Un altro episodio imbarazzante l’ho passato in una mezza maratona di Ostuni (BR). Era il 13° km quando vengo preso da un dolore di pancia tremendo, dovuto a qualcosa nell’alimentazione e allo sforzo fisico condizionando di non poco la mia gara.”

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Mettersi alla prova, provare a fare sport. Provarci prima di dire ‘quello sport o lo sport non è per me’. Conosco gente che aveva problemi di peso e grazie alla corsa è dimagrita o grazie allo sport, il movimento e l’alimentazione ha avuto dei miglioramenti. Ragazzi la vita non è fatta solo di Play Station o Social network, lo sport vi migliora in molti aspetti.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Solo il nome mi rabbrividisce, se avessi voluto sì, ma invece no perché sono sicuro di dove posso arrivare senza, altrimenti nulla avrebbe senso per lo scopo delle mie corse, gare o imprese. Bisogna faticare per arrivare a dei risultati e bisogna essere lucidi e coerenti con quello che si fa. Quindi il mio no a questa sostanza è un no di stile di vita di coerenza di sportività e di volersi bene.

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “Il mio consiglio di rinunciare perché non ha senso, non si è se stessi, è pura illusione, come da articoli letti su effetti della sostanza essa agisce sul nostro fisico in maniera invasiva addirittura modificando i geni. Non porta nulla di buono si viene allontanati dallo sport e anche dalla vita sociale. Quindi lasciate stare siate liberi di fare sport come più ne ritenete opportuno e soprattutto siate liberi di non appartenere ad una categoria di sportivi fasulli che non esistono più. Il futuro dello sport è lontano da questa sostanza.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Le cose che farei sono tante: una di queste potrebbe essere studiare scienze motorie, o fisioterapia perché da ragazzo non sapevo che lo sport mi avrebbe coinvolto in questo modo. Dedicarmi allo sport in maniera più intensa, insomma quasi intraprendere una vera e propria carriera sportiva.”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? Prossimi obiettivi? “Il sogno che ho realizzato è stata la mia Avis Marathon. Obiettivi ce ne sono ma per scaramanzia non ne parlo quindi mi resta che dire di seguirmi sul mio sito www.pietromoro.it social Facebook www.facebook.com/profile.php?id=100000503016033 Twitter e Instagram il mio nome è Pietro Moro e nelle ricerche pietromororun.”

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

380-4337230 - 21163@tiscali.it

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Matteo SIMONE

www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

 

Nello sport, soprattutto nella corsa non arriva mai l’età della pensione sono tanti gli ultraottantenni che continuano a correre, ad allenarsi ed a gareggiare con attenzione. E come tanti altri runner anche Ubaldo è stato preso dalla corsa, ha scoperto i benefici ed ora la corsa è diventata la sua cura e prevenzione fisica e mentale.

Tra atleti ci si conosce ma mai abbastanza, ed ora è la volta buona per approfondire la conoscenza di Ubaldo, che si diverte facendo sport ma quando si tratta di allenarsi duramente lo fa seriamente così come in gara è il momento di focalizzare l’attenzione sulla gara e su eventuali avversari di categoria.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Si ogni volta che metto le scarpe da corsa mi sento campione poi quando supero i miei record personali o vado sul podio della mia categoria.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Giocavo al calcio, poi il matrimonio ed è banale ma la pancetta cominciava ad aumentare, non stavo bene così, quindi decisi di cominciare a correre e da quel giorno non ho più smesso, ormai sono 36 anni.”

Hai dovuto scegliere nella tua vita di lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “No ho sempre abbinato lavoro a sport e tempo libero.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Penso che il motivo sia stato sicuramente il mio carattere competitivo.”

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Non ho mai usato reintegratori di alcun genere, ovviamente seguo un'alimentazione controllata.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Era la maratona di Roma, dove feci il personale di 2 ore 45 minuti 34 secondi, piansi.”

Le emozioni dello sport sono ineguagliabili, è come l’amore, ti fa faticare, ti fa sudare, ti fa andare in crisi, ma quando ottieni quello che vuoi, ti puoi rilassare, puoi piangere, sorridere, gioire e ricordarlo a vita e raccontare ad amici e nipoti.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività? “Ne sono orgogliosi.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “24x1ora feci 40 giri trovai una lepre adatta al mio passo mi misi dietro, solo che questo runner ogni volta che faceva la curva usciva un po’ di pista per tagliare qualche metro, ahahahah mancavano pochi minuti alla fine misi un'altra marcia e lo lasciai là.”

Cosa hai scoperto del tuo carattere praticando sport? “La mia grinta.”

Quali sono le capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Penso che la corsa sia stata una cosa naturale per me ce l'avevo da bambino, fatico più a camminare che a correre, e ha temprato il mio carattere.”

Che significa per te partecipare ad una gara sportiva? “Partecipare ad una gara è competere con altre persone ma nello stesso tempo starci insieme.”

E’ vero, la competizione è sana quando dopo la gara gli avversari restano amici e si condividono pensieri ed impressioni, l’avversario diventa un riferimento ed a ogni gara ci si rivede, ci si parla, ci si scruta, e poi ognuno fa la sua gara.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Ogni età ha avuto un limite per me a 30 anni il mio limite era 3'30'' ora è intorno ai 4' ho sempre saputo i miei limiti.”

Importante avere la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti, sapere come e fino a quando puoi spingere, è importante per far meglio e per tutelare la propria salute fisica e mentale.

Quali sensazioni sperimenti facendo sport: allenamento, raduni, pre gara, gara, post gara? “Le sensazioni la maggior parte delle volte sono buone quando riesco a fare dei lavori che so mi porteranno ad una prestazione migliore.”

Quali sono i tuoi pensieri in allenamento, in gara? “In allenamento penso che ciò che sto facendo mi farà essere più veloce ed in gara delle volte penso di non farcela ma poi supero e finisco.”

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile e quale ritieni non poter riuscire a portarla a termine? “La mia gara più difficile anche se l'ho terminata con un buon tempo e classificandomi di categoria è stata l'ecomaratona dei marsi, infatti non l'ho più fatta.”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella tua disciplina sportiva? “Le difficoltà ed i rischi alla mia età ci sono con questo sport, dovrei prenderla più alla leggera, ma non ci riesco è più forte di me.”

Quando lo vedi allenare Ubaldo sembra sempre un ragazzino, sempre in forma, scattante, pronto, davanti ad uno sciame di altri amici atleti della sua squadra Podistica 2007 Tor Tre Teste.

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Condizioni fisiche ed ambientali non ci sono state, è successo quando avevo problemi ed altro da pensare, insomma non avevo la testa per gareggiare.”

Per fare sport ad alto livello bisogna essere sereni, concentrati, attenti, pensare a quel preciso momento, a quella particolare gara, dare il massimo in quel momento, quella giornata.

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Continuerò a fare sport finchè potrò perchè mi fa stare bene, se non corro sclero.”

Lo sport diventa terapia, aiuta ad elaborare pensieri e situazioni, importante avere la giusta dose che per ognuno è diversa, può essere anche giornaliera.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Le ho superate con pazienza in 4 anni 2 operazioni, però ne sto venendo fuori.”

Ti hanno consigliato di ridurre la tua attività sportiva, hai mai pensato di smettere di essere atleta? “Si molti mi dicono di rallentare, ma non lo faccio. Non ho mai pensato di smettere.”

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Consiglio l'atletica a tutti i ragazzi, ma sono di parte, comunque aiuta a crescere in tutto, e si vive bene ed in salute anche con molte soddisfazioni.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Non ho mai usato sostanze neanche reintegratori.”

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “Il mio messaggio è semplice, chi si dopa non è un atleta.”

Ritieni utile la figura dello psicologo nello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi? “Lo psicologo nello sport è essenziale, ti forma il carattere il pensiero e molte altre cose, specialmente nei ragazzi, e negli atleti di un certo livello.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Delle volte ho rimpianto di non aver cominciato prima, ma se lo avessi fatto forse ora non correrei più, quindi a mente fredda rifarei tutto ciò che ho fatto.”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? Prossimi obiettivi? “I sogni che ho realizzato sono tutte le soddisfazioni che mi ha dato questo sport, quelle da realizzare alla mia età a gennaio 65 anni sono quelle di continuare a correre ancora per molto e se fosse possibile a questi livelli, chiedo troppo?”

Forse la domanda di Ubaldo è rivolta a se stesso, al suo corpo, ai suoi muscoli, gambe, articolazioni, alla sua mente, ma lui sa cosa è bene per lui, e allora si corre fino a che si sperimenta benessere.

Ubaldo Galli, una vita dedicata allo sport, prima come calciatore e poi diventando un forte runner e maratoneta e tutt’ora all’età di 65 anni continua ad allenarsi ed a competere trascinando tanti altri amici della sua squadra e frequentatori del parco degli acquedotti dove di solito si allena.

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Sabato 28 Gennaio, ore 10.00 si sono svolte le premiazioni della 45esima edizione Corri per il Verde 2016, presso l'impianto sportivo Fulvio Bernardini (Via dell'Acqua Marcia,51 - Metro B Pietralata).

I ragazzi delle categorie giovanili, durante lo svolgimento delle premiazioni, sono scesi "in campo" sul pistino di atletica del Fulvio Bernardini, che corre al fianco del nuovo campo di calcio, per sfidarsi tra loro in staffette e prove di velocità.

Di seguito l’elenco delle persone e delle squadre che sono stati premiati a seguito delle 4 tappe della corri per il verde.

Vincitori Assoluti, tra le donne Elisa Palamara della Acsi Campidoglio Palatino, tra gli uomini Luca Parisi della Romatletica Footworks.

Sul graditno più alto del podio in entrambe le classifiche delle categorie Giovanili, si classifica Esercito Sport & Giovani seguito nelle Giovanili A da Sportrace e da Romatletica Footworks, mentre nelle Giovanili B si aggiudica il secondo posto le Fiamme Gialle, e il terzo posto Sportrace.

Tra gli Allievi vincono le rispetttive classifiche femminile e maschile, Flavia Ferrari dell'Atletica Studentesca Rieti e Alberto Lucchetti della SS Lazio Atletica Leggera.

 Tra i Cadetti Giovanili B, il podio maschile è formato da Flaviano Cecilia delle Fiamme Gialle, davanti a Raul D'Alessio della SS Lazio e a Filippo De Martino di Rifondazione Podistica; la classifica Cadette vede al primo posto Lavinia Macci di Torrino Triathlon, davanti a Eleonora Borzi della SS Lazio e Benedetta Antonelli di Rifondazione Podistica.

Tra le caategorie Ragazzi, le Fiamme Gialle conquistano il primo posto sia tra i maschi che tra le femmine. Vince Giovanni Finocchiaro, al secondo e terzo posto due atleti di Roma 6 Villa Gordiani, rispettivamente Valerio Spalletta e Damiano Calabrese; tra le Ragazze vince la fortissima Sofia Terrinoni con tre vittorie di tappa, seconda Flavia Bianchi di Scavo 2000 e terza Martina Mancini di Aria Sport.

Tra gli Esordienti Maschili al primo posto Davide de Rosa dell' Esercito Sport & Giovani con tre vittorie di tappa, a secondo posto, a soli due punti di distaccoo,  Niccolò Caccamo dei GS Bancari Romani, terzo Luca Picano di Torrino Triathlon.

 Tra gli Esordienti Femminili, sul gradino più alto del posto prende Isabella Ferri, dominatrice in tutte e quattro le tappa, seconda Sofia Valoppi, Scavo 2000, seconda in tutte le quattro tappe, e il terzo posto è condiviso per parimerito da Ludovica Ferro di Romatletica e Lucia Moro della Scavo 2000.

La categoria Pulcine ha come vincitrice Francesca Ferro di Romatletica Footworks, il secondo gradino del podio è occupato per parimerito da Alessia Massari di Aria Sport e Elisabetta Straniero dell'Esercito Sport & Giovani, terzo posto Susanna Falconi della Uisp Monterotondo.

Della Categoria Pulcini il vincitore è Valerio Moretti, atletica dei Gelsi, secondo posto Esercito Sport & Giovani , terzo Gabriele Germani, Scavo 2000.

 Gli atleti più piccoli partecipanti alla manifestazione sono state le categorie Cucciole e Cuccioli, vincitori sono Susanna Galli dell'Esercito Sport&Giovani e Giacomo Minchella delle Fiamme Gialle. Delle piccole atlete il secondo posto è di Diana Rotondo dell'Aprocis Runenrs Team, terza Aurora De Sclavis dell'Atletica Genazzano. Dei piccoli atleti, secondo è Alessandro Zucchi di Rifondazione Podistica, terzo Matteo Montanari dell'Esercito.

La squadra maschile della Atletica la Sbarra e i Grilli Runners trionfa davanti a Romatletica Footworks, mentre la Scavo 2000 è terza. Le stesse tre squadre occupano gradini diversi del podio femminile, vincitrice è la Romatletica Footworks, in seconda posizione la Scavo 2000; terzo posto Atletica la Sbarra e i Grilli Runners.

L’Atletica La Sbarra & I Grilli Runners è un’Associazione Sportiva Dilettantistica di Tor Tre Teste, attiva nel panorama podistico regionale e nazionale dal 1999. Siamo affiliati alla Federazione Italiana Di Atletica Leggera e all’Associazione Sportive e Sociali Italiane (ASI).

Nel sito internet ufficiale www.lasbarraconigrilli.it è possibile leggere le seguenti iinformazioni:

 “L’ASD promuove delle attività sociali parallele a quelle agonistiche: tra queste la principale è quella legata alla promozione del nostro territorio e delle aree verdi che lo caratterizzano. Il rilancio di aree verdi urbane inserite in contesti marginali e spesso degradati delle periferie romane è uno dei nostri obiettivi associativi. In questo lo sport può essere un veicolo molto importante per ridare linfa a territori in cui domina incontrastato il disagio urbanistico e sociale.

Per quanto riguarda l’aspetto agonistico nel 2016 hanno corso con i nostri colori 125 atleti, di cui 34 donne. Tra i nostri tesserati sono presenti atleti di assoluto valore nazionale e regionale:

 La pagina Facebook ufficiale della squadra https://www.facebook.com/AtleticaLaSbarra/è aggiornata con cadenza settimanale e comprende le immagini e i risultati dei nostri atleti alle competizioni ufficiali. Nel sito internet ufficiale www.lasbarraconigrilli.itè situato un blog di psicologia e sport a cura dello psicologo atleta e ultramaratoneta Matteo Simone che concentra la sua attività scientifica di ricerca sulla resilienza nello sport, sugli aspetti psicologici che caratterizzano le attività agonistiche in ambito di ultra maratone e sulla presentazione di libri inerenti il mondo del running.

 La principale collaborazione è con Achilles International Roma la cui missione è permettere di fare sport alle persone con ogni tipo di disabilità, così da raggiungere gli obiettivi personali, aumentare l’autostima e abbattere tutte le barriere. In particolare forniamo un servizio di guide per atleti non vedenti. Questa attività ci ha permesso di scoprire un lato dello sport e dell’agonismo molto diverso da quello abituale e che ci responsabilizza ulteriormente. Diversi atleti non vedenti sono attualmente tesserati con noi e partecipano ad alcune delle manifestazioni sportive a cui prendiamo parte.”

 

Matteo SIMONE

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J'ai réussi des objectifs bien au-delà de mes rêves comme être double championne du monde

Matteo SIMONE

 

Nathalie Mauclair ha vinto due volte i campionati del mondo di trail nel 2013 à Conwy, e nel 2015 ad Annecy. Ha anche vinto due volte il Grand Raid di circa 170km nel 2013 e 2014. Ha vinto anche l'Ultra-Trail du Mont-Blanc di circa 170km nel 2015. Si è classificata al terzo posto dell'Ultra-Trail World Tour 2014. Medaglia d'argento alla Marathon des Sables in Marocco 257 km 10 Apr 2016. Di seguito ci racconta la sua esperienza di atleta.

Quali sono i fattori che hanno contribuito nel tuo sport al benessere o performance? «L'organizzazione è di primaria importanza tra la vita familiare, la vita professionale e gli allenamenti, tutto deve essere ottimale. Sono fortunata perché mio marito ei miei figli mi aiutano e mi sostengono. Prima della gara elenco tutto quello che avrò bisogno per la gara. Il piacere di vedere la mia famiglia mi motiva ad andare oltre. Quello che anche mi entusiasma è che so che li raggiungerò a poche decine di chilometri di distanza.»

Chi ha contribuito al tuo benessere e performance nello sport? “La mia famiglia con mio marito, i miei figli sono i miei primi e più fedeli fan, contribuiscono al mio benessere nel mio sport. Ci sono anche tutti i messaggi di Facebook, e-mail le tante persone che condividono la stessa passione come me e mi ha seguito per tutto l'anno, mi stimolano attraverso il loro messaggio, quando sono in difficoltà penso a loro che mi danno coraggio.”

Qual è stata la corsa della tua vita o dove hai vissuto le emozioni più belle? “La gara dove ho vissuto le più belle emozioni è certamente l’UTMB nel 2015. E’ stata per me la gara perfetta, la montagna era davvero molto carina. E poi ci sono anche gli ultimi due chilometri da percorrere nella città di Chamonix con migliaia di persone che ci incoraggiava, ci acclamava. Quando ho un momento di depressione ripenso alle emozioni che ho provato in quel momento.”

Puoi descrivere un episodio strano o divertente nel tuo sport? “Quando racconto quello che faccio a persone che non conoscono il mio sport sono molto sorpresi di scoprire che corro dalle 25 alle 30 ore senza fermarmi. Durante una gara mi fermo solamente qualche minuto per mangiare, cambiare scarpe o t-shirt. Le persone mi guardano con uno sguardo divertente e leggo un grande stupore nei loro occhi.”

Quali sono le tue sensazioni nello sport: allenamento, pre-gara, gara, post-gara? “In allenamento è la preparazione per l'avventura. Durante la gara è vivere l'avventura. Dopo la gara è rifare l'avventura con la mia famiglia e con gli altri concorrenti. Mio marito assiste alla gara, condividiamo questi momenti insieme durante tutto l'anno con i bambini.”

Cosa pensi durante l'allenamento e durante la competizione? “Durante l'allenamento un unico obiettivo è quello di preparare al meglio senza farmi male. Non va dimenticato, oltre al fisico che c’è il mentale e la dietetica. Durante la competizione arrivare alla fine dell'avventura passare la linea del traguardo. Bisogna sempre andare avanti, non fermarsi mai. Spesso imposto una tabella di marcia.”

Hai avuto la crisi nelle tue gare? «In tutte le gare ci sono alti e bassi, ma alla diagonale dei folli nel 2015, dopo una buona partenza ho sentito la fatica arrivare molto velocemente e intensamente. Sapevo che sarebbe stato molto difficile portarla a termine perché avevo ancora più di 20 ore di gara. Tuttavia, sono molto contenta di essere arrivata fino alla fine.»

Cosa puoi fare per fare meglio in gara? «Prima di un’ultramaratona bisogna riposarsi, ascoltare il proprio corpo e non sempre seguire il programma di allenamento previsto. Bisogna sapere adattarlo a seconda dello stato di forma fisica e di fatica.»

Come hai affrontato un infortunio, difficoltà, una crisi? “Dopo il primo anno di corsa a piedi mi sono dovuta fermare sei mesi, ora mi prendo cura di me stessa dalla prima tensione o dai primi dolori.”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Quando partiamo per distanze molto lunghe, ci vuole molto allenamento per abituare i nostri organismi. Bisogna fare attenzione al sovrallenamento che può essere dovuto a grande fatica e può causare lesioni. I traumi articolari sono rischi significativi. C'è anche il mentale con il burnout e la mancanza di desiderio.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno causato una cattiva performance? “La fatica è il mio principale nemico, per avere successo mi alleno molto di più del lavoro previsto e questo crea un costante stato di affaticamento. Il fatto è che dove vivo c’è mancanza d’abitudine di gare in montagna e di preparazione per correre su qualsiasi tipo di terreno, questo aumenta la mia difficoltà di avere successo quando i percorsi sono tecnici.”

Come incoraggiare adulti e bambini di fare sport? “Praticare sport è soprattutto divertirsi, scoprire il gusto per lo sforzo, giocando con se stesso e con il proprio corpo. Qualunque sia l'attività, l'obiettivo potrebbe essere quello di ritrovarsi con gli amici. Bisogna anche variare il più possibile le discipline per evitare la routine.”

Cosa puoi dire ai genitori per far fare sport ai loro bambini? "Non ho mai praticato sport quando ero giovane ma penso che questo è un buon modo per i bambini di scoprire se stessi. Bisogna lasciarli la scelta della disciplina, non imporgliela. Questo è quello che faccio con i miei figli, io ho iniziato a 40 anni. Occorre fare attenzione che nessun allenatore insista troppo. Dobbiamo fare in modo che lo sport rimane un piacere per loro. E’ anche un bene praticare sport in un contesto diverso da quello della scuola per fare nuove amicizie, incontrare nuove persone.”

Quali sono i tuoi obiettivi futuri e quali sogni sei riuscita a realizzare? “Per diverse gare sono riuscita nei miei obiettivi ben oltre i miei sogni come essere due volte campione del mondo, vincere la Diagonale dei Folli e l’UTMB, finire seconda alla Marathon des Sables, terza alla Western States.  Ora quello che mi fa sognare è partecipare ad alcune gare mitiche e poter continuare a viaggiare per visitare altri paesi.”

 

Matteo SIMONE

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J'ai réussi des objectifs bien au-delà de mes rêves comme être double championne du monde

 

Que pouvez-vous faire pour aller mieux? “Avant un ultra il faut bien se reposer, être à l'écoute de son corps et ne pas toujours suivre le planning d'entraînement prévu. Il faut savoir l'adapter en fonction de l'état de forme et de fatigue.”

Quels sont les facteurs qui ont contribué à votre bien-être ou à votre rendement? “Pendant la saison où les entraînements et la préparation est importante, l'organisation est primordiale entre la vie de famille, la vie professionnelle et les entraînements tout doit être optimal. J'ai la chance pour cela que mon mari et mes enfants m’aident et me soutiennent. Pendant les courses, les ravitos sont les points clés. Avant la course je détaille tout ce dont je vais avoir besoin et pendant la course toute la petite s’active pour mon bienêtre. Le plaisir de voir ma famille permet de me surpasser et de me motiver pour aller encore plus loin. Ce qui me stimule aussi c’est que je sais que je vais rejoindre à quelques dizaines de kilomètres plus loin.”

Qui a contribué à votre bien-être dans le sport ou à votre performance? “Ma famille avec mon mari, mes enfants sont les mes premiers et les plus fidèles supporters,  ils contribuent à mon bien-être dans mon sport. Il y a aussi tous les messages Facebook , les mail des nombreuses personnes qui partagent la même passion que moi et qui me suivent tout au long de l'année, ils  me stimulent par leur message, quand je suis en difficultés je pense à eux ça me donne  du courage.”

Quelle a été la course de votre vie où vous avez vécu les plus belles émotions? “La course où j'ai vécu les plus belles émotions est très certainement l'UTMB en 2015.  Ça été pour moi la course parfaite avec une météo superbe, la montagne été vraiment très jolie. Et puis, il y a aussi les deux derniers kilomètres à parcourir dans la ville de Chamonix avec des milliers de personnes qui nous encourage nous acclame. Ça  m'a vraiment transcender et transporté. Quand j’ai un petit moment de déprime je repense aux émotions que j'ai pu ressentir à ce moment-là.”

Peut-être pour décrire un épisode curieux ou drôle dans votre sport? “Quand je raconte ce que je fais a des gens qui ne connaissent pas mon sport ils sont très étonné de découvrir que je cours pendant 25 à 30 heures sans m'arrêter.  Pendant une course je m'arrête seulement quelques minutes au ravitaillement pour manger, changer de chaussures ou de t-shirt. Les gens me regardent avec un drôle d'air et je lis une grande stupéfaction dans le regard.”

Quels sont vos sentiments durant le sport: entraînement, pré-course, course, post-course? “A l'entraînement c'est la préparation à l'aventure. Pendant la course c'est vivre l'aventure, Après la course s'est refaire l'aventure avec ma famille et avec d'autres concurrents. Mon mari revit la course avec les autres ravitailleurs. Nous partageons ces moments ensemble tout au long de l'année avec les enfants.”

Que pensez-vous lors de la formation et pendant la compétition? “Pendant l'entraînement un seul objectif être préparer au mieux sans me blesser. Il ne faut pas oublier en plus du physique qu’il y a le mental et la diététique. Pendant la compétition c'est aller au bout de l’aventure passer la ligne d’arrivée. Il faut toujours progresser ne jamais s'arrêter. Souvent j'établi un tableau de marche mais dès le coup de pistolet est donné rien ne se déroule comme je l'ai prévu.”

Quels sont vos prochains objectifs et quels rêves vous avez réussi à atteindre? “Pour plusieurs compétitions j'ai réussi des objectifs bien au-delà de mes rêves comme être double championne du monde, gagner la Diagonale des Fous et l’UTMB, finir deuxième au marathon des sables, troisième à la Western States, … Maintenant ce qui me fait rêver c'est de participer à des courses Mythiques dans un décor somptueux et de pouvoir continuer à voyager à visiter d'autres pays.”

Comment avez-vous abordé une blessure ou une difficulté, une crise? “Depuis la première année de course à pied ou j'ai dû m'arrêter six mois maintenant je me prends en main avec des soins dès la première tension où les premières douleurs.  J'ai mis en place des étirements à froid pendant une minute par groupe musculaire au minimum trois fois par semaine.”

Quelles sont les difficultés, les risques, ce que vous devez faire attention dans votre sport? “Comme nous partons pour des distances très longues, il faut beaucoup s’entraîner pour habituer nos organismes. Il faut faire attention au surentrainement qui peut être dû à une grande fatigue et qui peut engendrer des blessures. Les traumatismes particulière articulaire sont des risques  importants qui sont liés à des chocs répétitifs. Il y a aussi le mental avec une notion d’épuisement psychologique et manque d'envie réel d'aller jusqu'au bout.”

Quelles sont les conditions physiques ou environnementales qui vous ont causé une mauvaise performance? “Pour moi, c'est la fatigue qui est mon principal ennemi, car pour réussir je m'entraîne beaucoup en plus de mon travail et cela engendre un état de fatigue constant.  Le fait que j'habite en paine engendre un manque d'habitude sur les courses de montagne et de préparation à courir sur tous les terrains ce qui accroît ma difficulté pour réussir quand les parcours sont techniques.”

Comment encourager les adultes et les enfants à faire du sport? “Pratiquer le sport c'est avant tout de se faire plaisir, découvrir  le goût de l'effort, en jouant avec soi-même et avec son corps. Quelle que soit l’activité, le but peut aussi être de se retrouver entre copain.  Il faut aussi variés les disciplines le plus possible pour éviter la routine.”

Que diriez-vous aux parents de laisser leurs enfants pratiquer des sports? “Je n'ai pas pratiqué le sport quand j'étais jeune mais je pense que c'est un bon moyen pour les enfants de se découvrir eux même.  Il faut les laisser leur laisser le choix de la discipline ne pas les pousser. C’est ce que je fais avec mes enfants  car pour moi j’ai commencé qu'à 40 ans.  il faut être attentif qu’aucun entraîneur ne des pousses de trop.  Il faut veiller à ce que le sport reste un plaisir pour eux.  Il est bien aussi de pratiquer le sport dans un autre cadre que celui scolaire pour se faire de nouveaux amis, de nouvelles rencontres.

Vous avez eu la crise? « Dans toutes les courses il y a des hauts et des bas mais à La Diagonale des Fous en 2015 après un bon départ j'ai senti La fatigue arriver très vite et de façon intense. J'ai su dès lors que ce serait très difficile de finir alors qu'il me restait encore plus de 20 heures de course. Néanmoins, je suis très contente d’être allée au bout et de finir.”

 

Matteo SIMONE

380-4337230 - 21163@tiscali.it

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Matteo SIMONE

 

Il punto di vista dei comuni sportivi aiuta a comprendere quali sono gli aspetti che incidono sul benessere e quali sulla performance. Non c’è un’età per iniziare a fare sport e non c’è un’età per terminare di fare sport. A volte lo sport lo incontri per caso, per un bisogno di cambiare stile di vita, per dimagrire, perché ti viene consigliato da medici o amici. Di seguito l’espereinza deell’amico di lunga data Luca Fantauzzo che da portiere di calcio ha scoperta la corsa ed ora cerca sempre di allungare le distanze.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Ogni volta che raggiungo un traguardo, quindi ‘SI’.”

E’ vero sentirsi campione vuol dire anmche solamente riuscire in qualcosa che può essere semplice o difficile ma l’esperienza è soggettiva e personale.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Ho iniziato a correre su consiglio medico per perder peso quasi per gioco, poi grazie ad un grande Mister del passato, Teodoro PUCCI mi ha coinvolto nell’attività agonistica anche se già ero 40^ enne.”

A volte è imortante incontrare perwone che ti danno sani conosigli e che ti invoglaino a fare quaqlcosa che poi diventa una passione molto forte.

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “L’assoluta necessità di perder peso e ritrovare la giusta forma fisica.”

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Il mister ma anche tutto il gruppo con cui ho iniziato con l’Atletica di Nettuno.”

Condividere una passione come la corsa con altri compagni di squadra rende la fatica più leggera e l’esercizio sportivo anche più divertente ed il mister può far da collante ma anche darti dei buoni consigli per migliorare, per prevenire infortuni, per affrontare serenamente le gare.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “La 30 km di Latina, partecipato qualche mese fa per la prima volta ad una distanza simile.”

Quale è stata la tua gara più difficile? “Sempre la 30 km, al 26 km ho avuto un crollo fisico sulle gambe rallentando notevolmente il passo ma comunque portandola a termine. Nel passato ricordo anche la Tre Comuni i 23 km collinari abbastanza impegnativi.”

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Volere e potere. (forza di volontà).”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Un episodio che mi colpi profondamente alla Tre Comuni, un avversario che mi incitava a non mollare.”

Il tifo è sempre ben gradito, soprattutto nei momenti più impegnativi della gara.

Quali sono o sono state le sensazioni che sperimenti facendo sport: pregara, in gara, post gara? “Sto bene fisicamente, dopo un allenamento mi sento molto, molto bene.”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nel tuo sport? “Visto l’età direi alla frequenza cardiaca e soprattutto alla prevenzione di eventuali strappi o infiammazioni muscolari.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “Cattivo tempo, pioggia o vento forte contrario.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? “Gli alti e bassi sono venuti purtroppo dal fatto che spesso per un padre di famiglia non sempre sport e famiglia si sposano bene.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Semplicemente con la pazienza, la calma.”

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport? “Superate la pigrizia iniziale e soprattutto credete in qualcosa che vi darà enormi soddisfazioni allontanandovi dalla strada.”

Mentalmente all’inizio può essere faticoso iniziare a correre ma poi man mano che vai avanti le sensazioni diventano più piacevoli, ti accorgi di star bene correndo ed il post gara ti dà buone sensazioni, ti senti soddisfatto, stanco ma rilassato.

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Assolutamente no, ma più che altro semplicemente per la concezione e il livello in cui lo pratico. Se servono “si” a gli integratori ma solo quelli di origine naturale.”

Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping? “Prima o poi porterà sul fisico conseguenze spiacevoli.”

I tuoi famigliari ed amici cosa dicono circa il tuo sport? “Onestamente sono abbastanza indifferenti, i figli ogni tanto chiedono, la moglie pensa solo alle spese che ti comporta! Poveri noi Ah, Ah, Ah.”

Cosa hai scoperto di te stesso nel praticare attività fisica? “Mi fortifica non solo nel corpo ma soprattutto nella mente, dopo aver corso sono più reattivo anche nell’affrontare le problematiche lavorative. (Stupendo effetto Psicologico).”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Si, nel senso è chiaro che uno non può correre o giocare a calcio per una vita intera, però in età avanzata consiglio comunque una vita dinamica fatta da lunghe passeggiate. ‘No alla sedentarietà’.”

Vero anche la FIDAL quest’anno prevede il Fit Walking accanto alla corsa.

Hai mai pensato per infortuni o altro di smettere di essere atleta? “Fortunatamente non ho mai subito infortuni così gravi da poter pensare di smettere.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Si è assolutamente utile. Ma per tutti gli aspetti e fasi connesse all’attività stessa. (Es. anche laddove una competizione vada male soprattutto a livello professionale, vedi Agostino Di Bartolomei il quale si è suicidato in seguito a una forte depressione che iniziò con la sconfitta storica ai calci di rigore nella finale ROMA – Liverpool. Ricordi?”

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare? “Guarda avrei voluto finalmente partecipare alla prima 42 km, quella di Roma ma non so se c’è la faccio poiché sono indietro con gli allenamenti causa lavoro. Penso che comunque almeno la Roma Ostia è il prossimo obbiettivo importante.”

 

Matteo SIMONE

380-4337230 - 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net

Matteo SIMONE

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Non bisogna mai smettere di sognare, è importante pianificare, programmare e vedersi mentalmente avanti nel tempo nel trasformare i sogni in realtà e poi impegnarsi duramente per la meta. Di seguito Giuseppe Di Gioia ci racconta la sua esperienza.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Nella mia vita non mi sono sentito mai campione in quanto, per me ogni arrivo è il punto di partenza per il prossimo obiettivo, questo se da un lato può essere un male, in quanto non porta a goderti il momento, dall'altro ti da lo stimolo per ripartire.”

Qual è stato il tuo percorso nella pratica dell’attività fisica? “Io nasco,sportivamente parlando, come calciatore, anni e anni da mediano come dice la canzone di Ligabue, successivamente mi dedico per un breve periodo alla marcia, della quale mi affascinava la fatica, l'andare oltre i limiti dello sforzo per raggiungere un traguardo, purtroppo nel mio paese non esiste una cultura di questo sport che ti possa portare a praticarlo in maniera corretta e magari stimolarti, questo però non mi interessava e continuavo a marciare. Ricordo di una gara podistica dove marciai da solo, era una 10 km, dove comunque grazie alla mia caparbietà riuscii a non arrivare ultimo,  da dire anche cheall'epoca mi allenavo grazie ad un amico, ma è stata una palestra molto importante per il passo successivo. Dedicarmi al Running.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere? “Sicuramente nello sport ciò che più mi far  star bene è la possibilità di mettermi a confronto con me stesso, spesso negli allenamenti più lunghi, siamo solo io e la mia mente, e questa è la cosa che più mi da benessere alla fine. riuscire a fare un km in più della mia mente.”

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere? “In tutto questo devo ringraziare prima di tutto mia moglie che mi ha sempre appoggiato, in ogni cosa, e il mio allenatore Antonio Di Gioia con il quale ho un rapporto che va oltre, splendido, nel quale in egual misura ci sono bastone e carota, e grazie a lui i risultati ottenuti mi hanno permesso di arrivare fino a qui.”

 

La moglie e l’allenatore, due figure importanti per l’atleta, la  moglie che ti permette di allenarti e di gareggiare, che ti lascia libero, che comprende la tua passione, che comprenda quanto lo sport possa portare benefici iindividuali, famigliari e lavorativi. E l’allenatore che diventa una guita, un maestro, un coach, una persona esperta che ti possa indicare la strada per far bene, per speriimentare non solo performance ma anche benessere attraverso lo sport, che ti possa consigliare sugli obiettivi da raggiungere da dicidere insieme in base sia alle caratteristiche, qualità, capacità individuali sia in base ai propri limiti.

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare? “Senza ombra di dubbio aver chiuso una maratona dopo 3 mesi, allenandomi come mai fatto prima anche e spesso alle 4 o 5 di mattina, in maniera costante, e poi dopo la maratona di Verona chiudere la mia prima 6 ore. Questi episodi mi hanno confermato che tutto è possibile dipende solo dalla mia mente.”

 

Se la mente non mette limiti il corpo va oltre, gradualmente a piccoli passi si può arrivare ovunque con sostegno, con studio, con tanta attenzione, con impegno e determinazione, c’è sempre uno spazio nella giornata per potersi allenare.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? “Principalmente mia moglie, la persona più vicina a me, mi accompagna in ogni gara compatibilmente con l'accudire i bimbi, è felice del mio impegno, e piano piano sta venendo contagiata....i miei amici di corsa invece sanno che purtroppo sono MALATO per la corsa, e per le avventure ultra, in senso buono però.”

 

E’ una malattia contagiosa, vedere ed ascoltare amici che si allenano e gareggiano raccontando aneddoti ed episodi divertenti, curiosi ma anche allucinazioni a volte, ti viene voglia di sperimentare queste situazioni per metterti alla prova, per far parte di loro, per condividere.

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Non c'è un episodio in particolare divertente, perché comunque ogni gara fatta con gli amici alla fine è una festa, anche se poi sei da solo a combattere con l'asfalto.”

 

E’ quello che riportano tanti ultrarunner, la gara divetna un giorno di festa anche se sai che devi faticare, devi andare avanti con tutto il corpo facendo leva con i tuoi muscoli e la tua motivazione che viene dal tuo cervello che in qualche modo comunica con i muscoli e tutto il corpoo convincendoli a faticare, ad andare avanti a non arrendersi per fare una bella prestazione.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica? “Praticando il running sicuramente ho rafforzato uno degli aspetti che anche per lavoro alleno ogni giorno: LA RESILIENZA. Poi La tenacia di arrivare all'obiettivo è uno degli attributi che più mi piace di me, dal finire gli allenamenti fino all'ultimo giro al finire una gara comunque sia (Roma 2016 purtroppo gara "squacciata", crampi al 28°km ma arrivato fino alla fine, anche camminando).”

 

La resilienza, un concetto che ho incontrato in psicologia dell’emergenza, che aiuta tante persone sottoposte a traumi e stress acuti a non incorrere nel disturbo post traumatico da stress ma a riuscire ad andare avanti, a riuscire a riappropriarsi della propria vita, a riuscire a ritornare alla quotidianità, così come per tanti atleti resilienti che riescono a superare crisi, infortuni, sconfitte senza mollare, senza deprimersi, senza incorrere nel doping. Ne parlo più approfonditamente nel mio libro Sviluppare la Resilienza, edizione MJM, 2014.

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “RESILIENZA, TENACIA, PERSEVERANZA, FORZA DI VOLONTA’ sono gli aspetti che secondo me deve avere chi vuole veramente essere un ultra maratoneta.”

 

E’ quello che emerge dalle tante interviste ad ultramaratoneti ed atleti di sport endurance raccolte nel mio libro Ultramaratoneti e gare estreme, Prospettiva editrice, 2016,

Che significa per te praticare attività fisica? “Per me l'attività sportiva è un modo per socializzare, per conoscere posti nuovi, per sviluppare se stessi e stare alla fine bene con se stessi.”

 

Lo sport diventa un veicolo di socializzazione ed aggregazione.

Quali sono o sono state le sensazioni che sperimenti facendo attività fisica? “Da quando corro la sensazione più appagante, la più bella, è quella che provo quando raggiungo l'obiettivo prefissato, semplicemente perché una volta che arrivi a ciò a cui aspiri è solo un ripartire, un avere un nuovo stimolo. Mi piace il.non sentirmi mai alla fine.”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nella pratica della tua attività fisica? “Purtroppo chi come me pratica attività sportiva sa che ci sono gli infortuni da combattere, l'anno scorso sono stato fermo vari mesi a causa di problemi al tendine del ginocchio e le difficoltà sono nel far combaciare gli impegni lavorativi con gli allenamenti, spesso lunghi e difficili. Non raramente le mie uscite coincidono con orari mattutini impossibili.”

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti ostacolano nella pratica dell’attività fisica? “Gli impedimenti sono dovuti solo agli infortuni e agli impegni di lavoro e familiari. PER ME È PRIORITARIO NON TRASCURARE NESSUN ASPETTO DELLA MIA VITA, soprattutto FAMIGLIA E LAVORO.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare attività fisica? “Io ad oggi continuo perché ho una sfida da vincere QUELLA CON ME STESSO, CON I MIEI LIMITI, il giorno in cui non avrò più stimoli in tal senso è il giorno in cui non sarò più vivo.”

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi all’attività fisica? “lo sport aggrega, ti relaziona  con gli altri, aiuta a vincere le tue paure, e stimola il tuo carattere, la tua tenacia. Questo mi piacerebbe far capire un giorno ai miei figli. E naturalmente ai giovani a cui riesca ad arrivare il mio messaggio.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport nella pratica dell’attività fisica? Per quali aspetti ed in quali fasi? “La figura dello psicologo nello sport è secondo me una figura imprescindibile in alcuni ambiti. Per alcune persone che vogliono raggiungere determinati risultati, l'allenamento mentale è importante quanto se non di più di quello fisico. Ci sono gare, vedi maratona e ultra, che si fanno anche e soprattutto con la testa, allenamenti lunghissimi verrebbero mollati o non finiti se non hai "la testa allenata". Secondo me nel preparare una gara importante hai bisogno di avere un alleato mentale, spesso in gara si arriva al "muro" e lì serve allenare la mente, solo così riesci a sfondarlo e arrivare all'obiettivo.”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Sicuramente un sogno importante è stato finire la prima maratona alla fine della quale in tutta sincerità ho pensato che piano piano un giorno mi sarei preparato per affrontare il grande sogno, la MIA GRANDE AVVENTURA: LA 100 km de IL PASSATORE. Questo è il mio obiettivo adesso, e chi mi conosce sa quanto ci tengo e che farò di tutto per arrivare a quel traguardo a Faenza.”

 

Matteo SIMONE         
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Matteo SIMONE

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Lo sport è da promuovere nelle scuole, negli ambienti di lavoro, negli ospedali, nelle istituzioni, è importante fare rete con le diverse figure professionali soprattutto professionisti dell’educazione come insegnanti ed educatori, ma è anche importante allearsi con i medici di famiglia, che invoglino i propri assistiti a fare prevenzione attraverso la pratica dell’attività fisica per sperimentare benessere.

Il benessere comprende quello fisico ed organismico, cioè l’attività fisica che permette di mettere in moto i diversi apparati circolatori, cardiaco, respiratorio; benessere a livello ormonale, di smaltimento di tossine.

Il benessere riguarda anche quello mentale, il permettere di scaricare tensione e stress che possono derivare da una giornata lavorativa o da altri impegni quotidiani di disbrigo faccende domestiche o burocratiche, lo sport ti permette di trovare un tempo tutto tuo dedicato a te stesso da solo o in compagnia per fare qualcosa che diventa piacevole, ti fa sperimentare sensazioni ed emozioni, anche fatica ed impegno con determinazione per raggiungere obiettivi e trasformare sogni in realtà.

Benessere relazionale oltre quello fisico e mentale facendo sport insieme ad altri, condividere esperienze di allenamento, di gara, fare qualcosa in gruppo, far parte di una squadra, di un esercito di sportivi che si iscrivono a competizioni da portare a termine confrontandosi tra di loro e dandosi consigli sui miglior allenamenti, su come aumentare al performance.

Benessere emotivo, a volte lo sport ti fa sperimentare di riuscire in qualcosa, ti eleva l’autoefficacia, e tutto ciò si trasferisce nella quotidianità, nell’ambiente famigliare e lavorativo, senti di riuscire in qualcosa, di avere delle capacità, risorse, caratteristiche che ti permettono di fare sport in modo continuativo con passione.

Alcuni obiettivi dello psicologo dello sport:

- attuare progetti per motivare le persone ad intraprendere qualche forma di attività fisica, favorendo l’autoconsapevolezza dell’individuo;

-  lavorare sul goal setting, cioè contribuire a stabilire obiettivi condivisi, raggiungibili anche se difficili;

- promuovere l’attività fisica nelle scuole, negli ambienti di lavoro, negli ospedali, nelle istituzioni;

- fare rete con le diverse figure professionali soprattutto professionisti dell’educazione come insegnanti ed educatori;

- allearsi con i medici di famiglia, che possono incentivare i propri assistiti a fare prevenzione attraverso la pratica dell’attività fisica;

- stimolare le persone a prendere in mano le redini della propria vita ed avere un corretto stile di vita che contempla anche un periodo di attività fisica settimanale;

- lavorare non solo sulle criticità ma anche sulle risorse, sull’autoefficacia, sulla resilienza.

Lo psicologo dello sport a volte diventa una figura di riferimento per il singolo atleta, per l’intera squadra, per lo staff, tecnici, dirigenti. Lo sport non è tutto rose e fiori, si fatica tanto, possono capitare infortuni, sconfitte, risultati che non vengono, incomprensioni con altri atleti della stessa squadra, con l’allenatore, con i dirigenti.

Lo stato di forma va e viene; con l’impegno, la passione e la determinazione si riesce a stare in forma il più a lungo possibile cercando di durare fino all’obiettivo ambito, così come anche le crisi vanno e vengono e si può cercare di essere pazienti, fiduciosi, rimodulare lievemente gli obiettivi per rifarsi in momenti migliori.

Ecco cosa ne pensa un maratoneta che ha indossato anche la maglia azzurra, rispetto alla figura dello psicologo dello sport: “Lo psicologo può avere un effetto importante sull'atleta. Subiamo carichi di lavoro enormi e spesso viviamo momenti difficili. Può farci vedere sempre la luce in fondo al tunnel e darci messaggi positivi.”

Alessandra Penna, oltre ad essere valida ingegnere, è anche ed è sempre stata un’atleta competitiva, prima forte nuotatrice ed ora notevoli sono i suoi risultati nell’atletica leggera, anche lei intravede la figura dello psicologo dello sport utile per diversi motivi: “Si credo che ogni squadra debba avere uno psicologo dello sport soprattutto nei periodi prossimi alle gare o nei mesi più intensivi di allenamento. Inoltre credo che lo psicologo serva di più agli allenatori che spesso non sono in grado di capire certi meccanismi psicologici dell’atleta o dell’atleta inserito nel gruppo. Spesso inconsapevoli delle loro azioni hanno rovinato moltissimi atleti nella fase della loro crescita per non essere riusciti a capirli nel modo giusto.”

Importante la psicologia della riabilitazione dell’atleta per poter riprendere dopo l’infortunio in modo più consapevole ed attento a piccoli passi attraverso metodi e tecniche di rimodulazione degli obiettivi, di meditazione camminata, di affidamento a fisioterapisti; sia per la riabilitazione di altre patologie di non sportivi quali posso essere traumi o interventi, a volte è previsto il ritorno alla quotidianità attraverso semplici esercizi, attraverso una lieve ginnastica riabilitativa.

 

Matteo SIMONE         
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Lo sport avvicina persone, culture e mondi e rende felici. Lo sport per approfondire la conoscenza di se stessi, sport per sperimentarsi, mettersi in gioco, uscire fuori dalla zona di comfort, per apprendere. Sara Valdo ha tanto da raccontare della sua vita di gare ardue ed impegnative, di lunga durata, 24 ore ed anche di più come la nove colli running di 202,400 km che prevede un tempo massimo di 30 ore.

Qual è stato il tuo percorso per diventare Atleta? C’è un altro sport che vorresti praticare? “Da giovane ho praticato sci, nuoto e pallavolo, non a livelli competitivi, ma per il benessere di fare sport. Poi un giorno alcuni amici mi hanno proposto le non-competitive della domenica e da lì ho iniziato a correre. Mi piacerebbe fare un po’ di Triathlon, insieme alla corsa.”

Dovrebbero aumentare le gare non competitive per far avvicinare gente alla corsa e scoprire nuovi talenti. Il Triathlon è un passaggio che fanno diversi atleti, io stesso ho fatto questo passaggio provenendo dalla corsa, essendo innamorato fin da piccolo della bici ed avendo sempre nuotato nel mare di Manfredonia dove scendevo dalla mia residenza al 6° piano e mi tuffavo in mare.

Hai dovuto scegliere di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “No perché lo sport è sempre stato per me un momento personale e di benessere inserito nella vita quotidiana.”

Che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport? “Di seguire i propri sogni e il proprio cuore.”

Lo sport come suggerisce Sara, va fatto non solo con i muscoli, con il corpo, ma con tanta passione e tanta testa.

Ti sei sentita campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo? “Sono sincera sì, ogni volta che raggiungo gli obiettivi prefissati.”

Bhè! In effetti gli obiettivi di Sara non sono semplici e quindi quando li raggiunge è davvero una campionessa.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport? “Con l’impegno, il sacrificio e il divertimento nulla è così difficile, per non dire impossibile.”

E’ sempre importante una buona dose di divertimento e di umorismo anche quando si fatica, anche quando le cose vanno per il meglio, aiuta a continuare a perseguire i propri obiettivi.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Prima di una gara mangio normalmente magari con più attenzione verso una maggiore fonte di carboidrati, durante uso gel e altri prodotti (glucosio ecc), dopo una gara prediligo elementi proteici per un recupero muscolare. Non uso farmaci, qualche integratore perché nelle lunghe distanze si consumano molte sostanze e non si riesce a recuperarle con l’alimentazione (Sali minerali ecc).”

Quali sono i rischi nella tua disciplina? Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale? “I rischi nella mia disciplina forse sono legati ad un non adeguato recupero dopo un alto carico o una gara lunga; il recupero mi ha preservato dagli infortuni (in quasi 16 anni di corsa mi sono fermata solo 1 volta per infortunio). Soffro il caldo e questo a volte mi condiziona un pochino.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere e performance? “Una frase mi porto sempre con me di Sri Chinmoy ‘La perfetta felicità è l’entusiasmo meno l’aspettativa’ e devo dire che ha ragione; è importante una corretta alimentazione e il recupero.”

Importante oltre all’allenamento fisico e mentale anche quello che io chiamo “autoprotezione e coccole” che consistono nei recuperi, riposi, massaggi, fisioterapia, accertamenti medici, inoltre bisogna anche considerare l’importanza dell’aspetto nutrizionale per il benessere e la performance nello sport per avere le scorte di glicogeno fino alla fine della gara o reintegrarle prontamente in base alle proprie caratteristiche personali.

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “Diciamo senza movimento fisico (inteso come sport) no.”

Chi ha contribuito al tuo benessere e performance? “Sicuramente il mio allenatore e tutte le persone con cui ho avuto modo di collaborare e confrontarmi in questi anni.”

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Sono state moltissime, dai primi risultati nelle 24ore, ai 3 mondiali in maglia azzurra e per ultima (ma solo cronologicamente) la meravigliosa Nove Colli.”

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “Ogni qualvolta affronto una sfida contro me stessa, sia che vinca sia che perda.”

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva? “Che sono un po’ ‘matta, folle’.”

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Non è cambiata, sicuramente migliorata.”

Quali sono le capacità, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Credo di essere una persona tenace e ‘resiliente’.”

Molti ultrarunner sono resilienti o lo diventano a furia di incappare in crisi e difficoltà imparando da esse da soli o con l’aiuto di persone più esperte.

Che significa per te partecipare ad una gara sportiva? “E’ l’occasione per mettermi alla prova con me stessa, raggiungere i limiti e provare ogni volta a superarli.”

Quali sono o sono state le tue sensazioni che sperimenti facendo sport pregara, in gara, post gara? “Di forte benessere e felicità. Durante la gara c’è anche la fatica.”

Quali sono i tuoi pensieri in gara? “Penso alla gestione di gara e a divertirmi, sempre rimanendo concentrata su ciò che sto facendo e impegnata.”

Quale è stata la tua gara più estrema e quale ritieni non poter riuscire a portare a termine? “La più estrema sin’ora è stata la 24ore e la Nove Colli. Non voglio peccare di presunzione ma preferisco non pensare mai di non poter riuscire a fare qualcosa, bisogna comunque provarci.”

E’ vero, anch’io ho provato una 24 ore ed è stata un’esperienza ricca, metro per metro, chilometro per chilometro, osservando tanto dal tramonto al buio della notte, dall’alba ai colori del mezzogiorno; la nove colli sono al terzo tentativo ma ogni volta torno a casa sereno e divertito e arricchito per l’esperienza che faccio ogni volta e per la moltitudine di atleti che incontro.

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport? Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Non ho mai pensato di mollare, possono esserci dei momenti in cui si deve diminuire il carico di lavoro o di intensità per motivi di recupero fisico, familiari o lavorativi, ma mollare no. Sconfitte, crisi e infortuni fanno parte del bagaglio dell’atleta per cui vanno accettate e superate. Amo quello che faccio perché mi fa stare bene, ascolto sicuramente i consigli ma soprattutto me stessa.”

Ti è capitato di avere la sensazione che ti cascasse il modo addosso? “No, lo sport è sempre stato un divertimento.”

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi ad uno sport che può essere fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? “Per farcela (nello sport come nella vita) ci vuole ‘resilienza’ tratto da Persevare è umano di Pietro Trabucchi.”

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “Di fare i conti con la propria coscienza.”

Ritieni utile la figura dello psicologo nello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Come Nazionale di Ultramaratona, abbiamo la grande fortuna di essere seguiti da Pietro Trabucchi, con i suoi consigli e insegnamenti ci aiuta negli allenamenti e nella gara, soprattutto per quanto riguarda la gestione della fatica e delle crisi.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Se tornassi indietro chiederi ai miei genitori di portarmi a fare atletica leggera. Rifarei tutto.”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quelli da realizzare? “Correre la 100km del Passatore, indossare la maglia azzurra e correre la Nove Colli. Da realizzare il Giro del lago di Balaton.”

 

Matteo SIMONE

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Provar pra mim mesmo que sou capaz de fazer o quero!

Matteo SIMONE

 

Chi fa sport aumenta la propria forza di volontà e la propria autostima, si diventa più forti mentalmente non solo fisicamente. Di seguito l’esperienza del runner Bruno Pilar.

Nel tuo sport quali sono le difficoltà ed i rischi, a cosa devi fare attenzione?  “La difficoltà deriva dalla mancanza di incentivi e di infrastrutture per allenarsi, provengo da una famiglia povera, cerco di prestare attenzione ai più esperti, le mie qualità sono la forza di volontà ed il desiderio di performance!”

Cosa e quali persone hanno contribuito al tuo benessere e performance? “Pochissimo riconoscimento, alcune persone mi sostengono ma la stragrande maggioranza mi dà solo una pacca sulla spalla! Voglio mandare un abbraccio alla famiglia  IV CLIMA ADVENTURE TORRES Trail Run che mi hanno accolto, per non parlare del mio primo allenatore Adair José Gonçalves Ian Pinho. Caju, Malta, Flavia, Nilton Santos mi hanno aiutato molto, hanno fatto una grande differenza.”

 

Nello sport è importante ricevere sostegno, riconoscimento, avere delle figure di rifermento, è molto importante la motivazione intrinseca, la passione, il piacere di fare lo sport, ma se c’è anche riconoscimento da parte degli altri è ancora meglio, si è più motivati a far bene, a impegnarsi.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai sperimentato le emozioni più belle?Circuito delle stazioni a primavera nel 2014, ho fatto il mio miglior piazzamento nei 10 km, 3° posto assoluto!”

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport?Dimostrare a me stesso che posso fare quello che voglio!”

Quali sensazioni sperimenti nello sport: allenamento, pregara, gara, post gara? “Gioia, l'adrenalina, mi sento come se nulla al mondo conta quanto superare me stesso!”

Hai mai rischiato per infortuni o altro di smettere di essere atleta, hai mai pensato di smettere? “Sono tornato da un recente infortunio nella zona lombare, confesso che avevo paura di non tornare a correre più, già mi sono ripreso e mi sento molto forte!”

 

Quando sperimenti belle sensazioni attraverso lo sport, non lo vuoi più abbandonare e quando ci sono infortuni un po’ sei preoccupato per il futuro ma piano piano si risolve quasi tutto, importante rimodulare gli obiettivi, comprendere come risolvere l’infortunio con una corretta diagnosi ed una adeguata riabilitazione riprendendo gradualmente un passo alla volta.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine? Quali sono i sogni realizzati e da realizzare?I miei obiettivi sono arrivare a una buon distanza a ritmo sostenuto (a lungo termine), inoltre vorrei abbassare di 30 secondi nei 5 km e abbassare di 1 minuto e 20’ nei 10 km (a medio termine).”

 

Non bisogna mai smettere di sognare, è importante pianificare, programmare e vedersi mentalmente avanti nel tempo nel trasformare i sogni in realtà e poi impegnarsi duramente per la meta.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

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Provar pra mim mesmo que sou capaz de fazer o quero!

 

Na sua disciplina, onde as dificuldades são os riscos, o que você tem que prestar atenção? O que conta, quais são as qualidades que você tem que treinar? “As dificuldades vem da falta de incentivo, os riscos vem da falta de estrutura pra treinar venho de família pobre, tento prestar atenção nos mais experientes, minhas qualidades vem da minha força de vontade e da minha Gana pela performance!”

O que é e o que as pessoas têm contribuído para o seu bem-estar no esporte ou para o seu desempenho? “Muito pouco reconhecimento algumas pessoas me apoia mais a grande maioria só fica de tapinha nas costas! Quero deixar um abraço pro pessoal da família IV CLIMA AVENTURA TORRES TRAIL RUN que me acolheram sem contar o meu primeiro treinador Adair José Gonçalves Ian Pinho. Caju, Malta, Flavia, Nilton Santos me ajudaram bastante, fizeram uma grande diferença.”

Qual foi a corrida de sua vida em que você experimentou as mais belas emoções? “Circuito das estações etapa primavera 2014, fiz a minha melhor colocação nos 10 km 3 lugar geral!”

Quais são os mecanismos psicológicos que você sente você tem a ajuda de esportes? “Provar pra mim mesmo que sou capaz de fazer o quero!”

O que são ou foram os sentimentos que você experiência em fazer esportes: Pregara, raça, após a corrida? “Alegria, adrenalina, me sinto como se nada no mundo importa quando to me superando!”

Alguma vez você já arriscou a lesão ou outra para deixar de ser um atleta, você já pensou em desistir? “Voltei de uma lesão recente na lombar confesso que fiquei com medo não voltar a correr mais já me recuperei e estou bem forte, já tive medo de não poder correr agora desistir não foi uma opção válida!”

Próximos metas de longo, médio, curto prazo? Quais são os sonhos realizados e para perceber? “Minhas metas e abaixar meu pace conseguir fazer uma boa disntacia em um ritmo forte (longo prazo) ainda quero abaixar 30 segundos nos 5 km e abaixar 1 min e 20 nos 10 km (médio prazo) curto prazo bater os tempos que batia antes de me lesionar (curto prazo).”

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

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Matteo SIMONE

 

Sto continuando ad approfondire e sperimentare il mondo degli ultrarunner fatto di fatica e soddisfazioni, di programmi, di obiettivi, di percorsi, di viaggi interiori. L’esperienza continua sia in modo diretto partecipando ad alcune gare sia attraverso interviste, racconti e testimonianze da parte di atleti di queste discipline di sport di endurance e di ricerca personale.

Ciò mi ha permesso di scrivere già un libro con il recordman Daniele Baranzini dal titolo  “Ultramaratoneta: analisi interminabile” ed un mio libro dal titolo "Ultramaratoneti e gare estreme".

Tanti sono i messaggi di apprezzamento e gratitudine da parte dei tanti atleti che fanno parte del mondo degli ultrarunner, un grazie a Nico Leonelli  per la sua gentilezza e le cue cortesi parole che riporto di seguito: “Matteo è veramente uno dei pochi che ha dato voce al mondo dell'Ultramaratona.”

Di seguito un breve stralcio della prefazione della Prof.  ISA MAGLI, del libro Ultramaratoneta: analisi interminabile http://www.arasedizioni.com/files/catalogo/popup.php?cID=1&pID=854

Visioni peculiari dell’ultramaratoneta sono strade, percorsi, sudore, fatica, amici ed avversari di gare che lo aiutano ad andare avanti e ad affrontare situazioni sempre più difficili.Sebbene abbia sopportato momenti di panico, paura, incertezze con rischi, pericoli e problemi di salute, tuttavia, apprezzando ancor di più la vita e rafforzandosi nella resilienza è pronto a rialzarsi e a ricominciare consapevole del suo passato, l’avventura con la corsa, perché in tal modo si sente vivo, attivo e con approccio meditativo.

Per quanto riguarda il testo "Ultramaratoneti e gare estreme", pubblicato di recente http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=productdi seguito riporto uno stralcio della Quarta di copertina: “Vi sono i racconti di amanti della corsa e di atleti professionisti. In primo piano è il vissuto esperienziale degli atleti, le loro problematiche, le loro convinzioni, le loro paure, le loro esperienze di vita e i loro successi. Come ci ricorda la psicoterapia della Gestalt è nell’esperienza che risiede la conoscenza.”

Stralcio della Presentazione del Prof. Alberto Cei: “Il libro scorre in modo interessante poichè Matteo Simone narra delle storie personali senza avere la pretesa d’insegnare cosa sia l’ultramaratona ma lasciandola scoprire al lettore attraverso le parole di chi la pratica. Ognuno di noi se ne farà quindi un’idea personale, basata su cosa riteniamo sia la corsa, la corsa di lunga distanza e il nostro rapporto con il movimento. E, quindi, un libro aperto a diverse soluzioni interpretative dettate dalle esperienze di chi legge e credo che questo sia il suo pregio principale.”

Stralcio della Prefazione di Sergio Mazzei: “Ribadisco che il potenziale umano va ben al di là di ciò a cui siamo normalmente abituati. Grandi atleti che realizzano prestazioni eccezionali, fachiri capaci di sottoporsi a prove fisiche al di là dei limiti che ordinariamente conosciamo, hanno ottenuto risultati inimmaginabili con il proprio corpo. Come affermò Ken Wilber: l’Io e dove metti il confine.”

Stralcio del Prof. Riccardo Zerbetto e Dr.ssa Sonia De Leonardis: “Una forma di piacere che, lungi dall’essere masochistico, riguarda quel ‘piacere di farcela’, di ‘raggiungere un obiettivo difficile e sfidante’, il piacere di sentirsi in tutto e per tutto padroni del proprio corpo, olisticamente. Una spinta dunque che si configura come un moto alla ricerca di un senso di competenza, di autoefficacia e di autodeterminazione, fino alla sensazione di sentirsi “immortali”, come moderni eroi e miti.”

Gradito anche il commento di Stefano Severoni, ultrarunner e componente del direttivo IUTA: “Ho letto con vivo interesse il testo di Matteo Simone. Le sue 298 pagine si scorrono veloci, poiché si viene a contatto con atleti che trasmettono le esperienze che accomunano maratoneti e ultra. Certo l’Autore utilizza un metodo induttivo: non fa teoria pura, ma parte dalla pratica podistica che contrassegna un popolo di umili faticatori. La metafora che contraddistingue il mondo ultra è quella del viaggio o meglio di scoprire se stessi attraverso la percorrenza di tanti chilometri. Ma, come avvertono gli stessi corridori, la fatica quasi scompare quando si svolge un’attività che gratifica, poiché consente di stare meglio con se stessi e con gli altri, conoscere luoghi suggestivi e portare a casa sicuramente una simbolica, ma gratificante medaglia di partecipazione. Per esseri atleti ultra ‒ come segnala giustamente l’Autore, anch’egli “grande faticatore” ‒ bisogna essere resilienti ed efficaci. E dopo aver letto il libro non si potrà non cercare altri testi dello stesso Matteo. In definitiva, nella prestazione sportiva come nella vita quotidiana, la componente mentale riveste enorme importanza. Nella nostra società post-moderna e liquida, l’ultrarunner si presenta allora come colui che è in grado di gestire il proprio corpo e la propria mente, e così allungare la propria vita in uno stato di benessere. Ovviamente ‒ come in ogni campo ‒ sarà necessario equilibrio e giusta motivazione.”

 

Chi pratica sport di endurance incontra, gestisce e supera diversi tipi di crisi e difficoltà , si scopre che si può fare tutto con passione, dedizione, impegno, concentrazione, testa, cuore, gambe.

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

I famigliari inizialmente non approvano la passione di un ultramaratoneta che percorre tanti chilometri su strade o sentieri in condizioni atmosferiche difficili, a volte ai limiti della sopravvivenza, ma con il tempo comprendono che l’atleta si dedica ad una passione che lo coinvogle e che gli permette di sperimentare benessere.

Ecco la testimonianza di un anonimo ultrarunner: “Ho appena letto il tuo post e guardato le foto della tormenta di neve..dopo la mia ultra di ieri ho conosciuto una parte di me che probabilmete ancora non conoscevo..il mio post di ieri è la prova..freddo ghiaccio e neve..una persona normale non farebbe mai una cosa del genere ma chissà perché noi ‘matti’ ultramaratoneti siamo spinti chissà da cosa..ieri personalmente avevo in mente di finire la mia gara in maniera diversa ed in meno tempo ma date le avverse condizioni meteo solo oggi dico a me stesso di essere più forte di ieri.. dopo ieri la motivazione e la resilienza hanno aumentato in me la voglia di continuare a mettermi in gioco.”

Gli amici inizialmente considerano l’atleta fuori di se, ai limiti della pazzia, ma con il tempo apprezzano gli aspetti del carattere che gli permettono di sostenere allenamenti e competizioni di lunghissima durata e di difficoltà elevatissima, diventando quasi fieri di essere amici e raccontando in giro le gesta, così a volte sono considerate, dei propri amici atleti, quasi a vantarsi di conoscere gente che fa l’impossibile, extraterrestri.

Di seguito l’esperienza di Marco Stravato: “Molti amici pensano che io sia matto, forse che voglio dimostrare loro che sono più bravo, più forte, altri mi ammirano, in pochi vogliono vivere queste esperienze con me, mia moglie mi sopporta, dice sempre che non può impedirmi di correre, ma lo farebbe volentieri, a lei piacerebbe che corressi di meno, magari 2, 3 volte a settimana per massimo un ora, i miei figli sentono che spesso manco a casa, già lavoro tanto, poi quando potrei stare con loro vado a correre, hanno ragione, forse dovrei lasciare le ultra? Le maratone? Correre solo per star bene fisicamente? Forse dovrebbe essere così, ma non lo è.”

Ecco la testimonianza della vincitrice del Tor Des Geants del 2016 Lisa Borzani: “Paolo, il mio compagno, condivide tutto con me: allenamento, gare, preparazione e questo oltre ad essere stupendo per me è anche una bellissima fonte di forza. Mia mamma dice il rosario tutte le sere affinchè il Signore mi convinca a smettere perché teme che io, abbastanza minuta, possa consumarmi del tutto!! Mio papà però è mio segreto complice! I miei amici che praticano anche loro le ultra mi capiscono benissimo…gli altri un po’ meno ma mi supportano ed incoraggiano lo stesso.”

A volte si è compresi e fortunati per chè il partner condivide la stessa passione, ne è un esempio Vito Rubino: “Sono molto fortunato perché anche mia moglie è una ultramaratoneta e partecipa con me alle gare ultra. Quando non partecipa fa parte della mia squadra di supporto. Questo ci dà la possibilità di condividere momenti importanti, di superare momenti difficili insieme e attraverso questo percorso di rafforzare la nostra unione di coppia. Mia madre invece è un tipo pauroso, quindi le dico piuttosto cha vado a fare delle ‘passeggiate’ all’aperto. I miei amici si sono abituati e quasi non si sorprendono più quando racconto quello che faccio.

Anche Iolanda Cremisi pare essere fortunata grazie alla passione condivisa delle ultramaratone da parte del suo partner Gian Paolo Sobrino, ecco cosa dice a tale proposito: “Anche il mio compagno è un ultramaratoneta, quindi massima complicità e condivisione.   E' una parte importante della nostra vita che ha contribuito a ravvivare  il nostro rapporto.  I nostri figli si rendono conto di avere dei genitori "diversi" dagli altri e spesso fanno finta di ignorare le nostre stranezze, talvolta addirittura si dimostrano avversi, ma poi sono orgogliosi di noi e spesso scopro che non perdono occasione per raccontare agli altri le nostre avventure e i nostri km.

E’ quello che raccontano tanti ultrarunner le cui testimonianze riporto nel libro "Ultramaratoneti e gare estreme" http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Un grazie all’ultrarunner Roldano Marzorati per il commento seguente al mio libro: “Un libro per capire e conoscere gli ultramaratoneti. Un racconto fatto di storie e donne non professionisti che han scelto di vivere la dimensione dell’ultramaratona. Matteo Simone ci introduce in questo mondo raccogliendo pensieri di questi inconsueti atleti che non avranno mai le cronache da prima pagina ma che hanno molto da trasmettere perché per molti di loro è una filosofia di vita.”

 

Matteo SIMONE

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Matteo SIMONE

 

Sempre più donne vogliono osare nello sport, piace tanto sperimentare attraverso lo sport le condizioni più avverse, altitudine, montagne, deserto, ultracamminate con o senza bastoncini e si copre tanto di se stessi attraverso il superamento di momenti difficili, attraverso il raggiungere obiettivi difficili e sfidanti, di seguito l’esperienza di Carolina Monaci.

Ti sei sentita campione nello sport almeno un giorno della tua vita?Si, quando sono stata premiata dal Sindaco del paese con un diploma per i miei meriti sportivi anche a livello internazionale (anno 2015).”

Per fare sport bisogna avere tanta motivazione intrinseca, tanta passione, tanto piacere nel farlo, ma se poi c’è qualcuno che te lo riconosce è ancora meglio, è importante anche la gratificazione che viene dagli altri, ed è bello ewssere accolti dalla propria cittadina, dal proprio sindaco con un riconoscimento per meriti sportivi.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta?Fin da piccola mi piacevano gli sports all'aria aperta. Mio padre ed i miei fratelli sono maestri di sci i quali mi hanno trasmesso la passione per la montagna, viverla nella sua pienezza....sia con il sole, nebbia, forte vento e neve. Amo viaggiare. Ho percorso anni a scalare montagne non solo in Italia ma anche in Himalaya, Argentina e Nuova Zelanda. La passione del cammino nasce proprio dal fatto di percorrere giorni e giorni a piedi, zaino in spalle, per arrivare al campo base. Ho conosciuto poi il Nordic Walking il quale mi ha permesso di migliorare a livello di benessere, il cammino. L'ho portato a livello sportivo, dimostrando con la prima maratona (Firenze 2012) e l'ultra maratona 111km no stop del Deserto del Sahara che si può fare movimento sano-a lunga durata utilizzando appropriatamente i bastoncini.”

A volte diventa facile ilpercorso per diventare atleta, se hai in famiglia qualcuno che coltiva già una passione sportiva è più facile essere coinvolti.

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance?Migliore conoscenza del mio corpo, passione, coraggio, determinazione.”

Nello sport chi ha contribuito al tuo benessere o alla tua performance?Nella ultra del Sahara un allenatore, un fisioterapista e mental coach. Alla ultra Thar Desert 250km che mi stò preparando ora ho inserito anche un Personal Trainer. Quando facevo l'alpinista nessuno.”

Tante le persone che gravitano attorno ad un atleta performante, bisogna fare attenzione al minimo dettaglio, non trascurare nulla, tutto può contribuire al miglior benessere ed alla miglior performance, soprattutto se si tratta di competizioni molto impegnative e difficili, quasi estreme.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle?Sicuramente la più bella è stata la mia prima scalata in Himalaya (6.500m). Da semplice Trekker ho semplicemente infilato per la prima volta i ramponi e sono salita fino in vetta lasciando la spedizione alle mie spalle. Questa esperienza mi ha aiutato ad iniziare un percorso di conoscenza più approfondito dentro me.“

Più vai su nelle difficoltà, più ti elevi, più vai nel tuo profondo, più conosci te stesso, è un percorso di crescita personale, è un approfondimento della prorpia conoscenza terrena e spirituale.

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la convinzione che ce la puoi fare?Esperienze sono tante. Non solo sportive ma anche quelle quotidiane. Quando per esempio la vita ti mette alla dura prova e con la forza e saggezza riesci pian piano a superare i problemi. “

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva?Mio padre è molto orgoglioso di me. Mio fratello gemello (è l'opposto mio) fà fatica a capire questo mio estremo nello sport (lui è un Maestro di sci), mio fratello maggiore invece (nonostante sia anche lui Maestro di sci) capisce e mi appoggia. I miei figli 12 e 14 anni sono contenti....in particolare quando porto a casa una medaglia e con orgoglio la portano a scuola per mostrarla ai loro compagni.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?Curiosità è il fatto di scoprire l'infinita energia dentro me con mente e corpo che collaborano. Se non ci fosse il divertimento mai sarei una ultra maratoneta.”

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare sport?Lo sport mi aiuta in primis a stare bene con me stessa. Avendo poi obiettivi mi ha aiutato ad essere forte e determinata anche nella quotidianità superando i problemi con piu' facilità e serenità.”

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere?Determinazione, resistenza e resilienza.”

Che significa per te partecipare ad una gara sportiva?Di natura non sono competitiva con i miei simili. Amo sfidare i giganti della Terra come il deserto, la montagna perché loro sono grandi forze e non c’è piu’ grande soddisfazione che sfidarli.”

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?L’ho sperimentato piu’ volte.”

Quali sono o sono state le sensazioni che sperimenti facendo sport: pregara, in gara, post gara?Pregara: è il momento in cui ci si scopre, dove si impara ad allenare corpo e mente. E’ il più magico e ogni volta scopro sempre diverse forze che non pensavo di avere. Gara: ricca di emozioni e sensazioni. Mi diverto anche perché il luogo è quasi sempre nuovo ed io sono molto curiosa. Postgara: es. post deserto Sahara non è stata affatto una bella esperienza. La gara di 111km no stop

non mi ha permesso di godermi il post fatica e la vittoria (solo 4gg. Compreso il volo). Sarebbe stato bello poterlo fare da sola nel Deserto. Arrivata a casa ho fatto fatica a realizzare il tutto. Subito carica di impegni fra lavoro e figli. Non sono riuscita poi a gestirmi bene la pausa post-gara, con la voglia di continuare a rimettermi subito in gioco. Spero dopo il Thar Desert sia diverso. Anzi lo sarà. Sbagliando s’impara.”

Dietro la gara c’è tanto, la preparazione, ilpregara con le attese, tensioni, la gara in sé che ti impegna per uno sforzo in un tempo, ti fa scoprire qualcosa, ti mette davanti a delle scelte di condotta di gara, ti fa sentire sensazioni e ti fa sperimentare emozioni, il post gara dove ti pui rilassare, godi, esamini, c’è da rispettare e godersi tuttte le fasi con attenzione ed apprendere da tutto ciò che avviene,per far meglio in seguito.

Quale è stata la gara più estrema o più difficile?Ho fatto un’anno correndo. E’ stata una mia sensazione, volevo sentire la fatica correndo. Lo scorso estate ho fatto la mia prima gara Trail 45km e ho fatto davvero fatica nelle ultime salite irte! Quanto mi sono mancati i bastoncini.”

Quali sono le difficoltà, i rischi, a cosa devi fare attenzione nel tuoo sport?Gradualizzare il riscaldamento è fondamentale per non trovarsi poi con scarsa energia. Nelle ultra non bisogna permettersi di camminare veloci. Sempre passo tranquillo che ti ripaga poi per arrivare alla fine della gara con la “riserva” ancora sulle gambe. La tecnica e acquisire una buona se non ottima sensibilità del piede sono di primaria importanza. Si deve fare attenzione a seguire in gara una buona alimentazione e idratarsi spesso anche se camminando non sembra che si perdono liquidi.

Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a fare una prestazione non ottimale?Ricordo quando facevo l’alpinista mi poteva solo fermare una forte bufera.”

Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport?Mollare al momento non se ne parla. Lo sport è parte della mia vita. Mi fa star bene e dò un senso alla giornata ricca di impegni ‘materiali’.”

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?Trovo crisi, sconfitte, infortuni parte positiva del mio percorso. Con la crescita e l’esperienza ho maturato il significato. Li accolgo con serenità, ci entro dentro e poi se ne vanno….anche prima del previsto.”

L’esperienza di tanti le crisi come vengono così se ne vanno, con pazienza si impara a gestirle, a riconoscerle, ad affrontarle, ad accettarle.

Quale può essere un messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi allo sport?Ai ragazzi dico di fare sport per aiutare la mente in particolare a svuotarsi dallo stress e dalla negatività.”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva?Non ci penso nemmeno. Non fa parte della mio essere sportiva.”

Quale può essere un messaggio per sconsigliare l’uso del doping?La medaglia piu’ grande è la consapevolezza di avere fatto un percorso pulito, sano e ricco di emozioni che ci hanno permesso di crescere e di raggiungere piccoli o grandi obiettivi.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? Per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva?Sicuramente dal momento che si pongono obiettivi importanti. Ma sarebbe anche utile che i psicologi dello sport frequentassero le scuole….dove trovo la gioventù molto affaticata e ricca di sedentarietà.”

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare?I piu’ bei traguardi non li ho mai cercati: sono mamma di due ragazzi, ho una bella posizione lavorativa, mi sono costruita casa da sola, sono serena nella vita e ho tagliato traguardi sportivi impensabili. Mi manca l’amore. Al momento la vita mi dà amore. Ma sono sicura che da qualche parte di mondo c’è.”

 

Matteo SIMONE

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

https://www.retedeldono.it/it/iniziative/a.p.s-spiragli-di-luce/matteo.simone/di-corsa-per-spiragli-di-luce

Matteo Simone

Psicologo dello sport e Psicoterapeuta

 

Impegnatevi per ottenere ciò di cui avete bisogno, e quando non riuscite a ottenerlo, ebbene, sorridete e tentate ancora, in un modo diverso (William Hart). 

 

In fisica il termine resilienza indica la proprietà di un materiale di resistere a stress, ossia a sollecitazioni ed urti, riprendendo la sua forma o posizione iniziale.

Se un atleta è fortemente motivato nel voler praticare il suo sport che comporta lavori, sacrifici, rinunce, affronterà le sconfitte a testa alta, complimentandosi con se stesso per quello di buono che è riuscito a fare finora, complimentandosi con l’avversario per la bravura dimostrata in quell’occasione, anche perché prima o poi lo trovi uno più forte o che comunque riesce a batterti; in questo caso un aspetto importante del vero campione è la resilienza, il cui significato è: “mi piego ma non mi spezzo”, che sta a significare che il vero campione esce fuori dalle sconfitte con più voglia riscattarsi, di far meglio, di migliorare gli aspetti, le aree in cui ha mostrato carenza; il concetto di resilienza è presente anche nelle persone che subiscono traumi, quelli che possiedono questa caratteristica non vanno incontro a stress acuti, o disturbi post traumatici da stress, ma ne escono più forti, con un valore aggiunto.

Mimmo è un ragazzo serio, diligente, determinato, severo con gli altri ma soprattutto con se stesso, ma quello che gli fa fare il salto di qualità è l’essere resiliente, ad ogni impedimento si è sempre rialzato, ha sempre ricominciato con più entusiasmo di prima, con più coraggio, con più determinazione, con più esperienza, con più sicurezza e questo gli ha permesso di raggiungere tanti traguarda ad iniziare dalle gare di mezzofondo fino alla maratona intervallando le sue prestazioni a momenti che lui definisce “bui”.

Si definisce resilienza la capacità di resistere alle frustrazioni, agli stress, in generale alle difficoltà della vita.

La resilienza permette la ripresa dopo un evento traumatico, dopo un infortunio, dopo una sconfitta.

La persona resiliente possiede propensione a ricercare strategie creative di fronte alle difficoltà. E’ questo che fa Mimmo, di fronte alle difficoltà lui studia, si documenta, si informa su cosa fare, come fare, a chi rivolgersi e si impegna per questo, per recuperare, per ripartire, per aggiustare il tiro, per essere protagonista, per riuscire nell’impossibile.

La persona resiliente possiede risorse personali, autostima, attitudine ad apprendere dall’esperienza, importanti relazioni familiari, amicali e una buona rete di relazioni formali e informali. L’avere accesso a relazioni supportive, più o meno prossime, è un fattore protettivo, Mimmo sa su chi contare, sa a chi rivolgersi per ottenere sostegno, per ottenere supporto, sa come entusiasmare i suoi fan.

La persona resiliente affronta i problemi in modo costruttivo, sa uscire dalle situazioni difficili.

Essere resilienti significa essere duttili e flessibili, accettando di sbagliare, sapendo di poter rivedere e correggere le proprie azioni.

Tra i fattori individuali che promuovono la resilienza vi sono: autoefficacia, locus of control interno, capacità di porsi degli obiettivi e di trovare strategie adeguate per conseguirli, progettualità futura, ottimismo, senso dell’umorismo. Tutte queste caratteristiche possono essere incrementate con un lavoro di mental training che permette al campione di eccellere partendo da un lavoro di autoconsapevolezza per individuare e cercare le proprie risorse personali e proseguendo con un lavoro sul goal setting e sviluppo di autoefficacia personale.

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia? Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo?

Ora Mimmo Ricatti ha bisogno di un favore? Basta aprire il link e mettere un "Mi piace" sulla foto. Aiutiamolo!!! Grazie!

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LO SPORTIVO DELL'ANNO 2016 - FINALE

Mimmo Ricatti

Paola Piazzolla

Si vota fino alle 20:00 di stasera. Esprimi la tua preferenza cliccando sulla reazione corrispondente. Chi otterrà il punteggio più alto conquisterà il titolo del 2016.

 

Bibliografia

Simone M., Psicologia dello sport e non solo, Aracne editrice, Roma, 2011.

Simone M., Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale, Sogno Edizioni, Genova, 2013.

Simone M., O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013.

 

Matteo SIMONE

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

Matteo Simone

www.psicologiadellosport.net

 

Ho conosciuto Mimmo Ricatti alcuni anni fa e mi ha sorpreso la sua determinazione ed impegno nel fare sport, nel pretendere tanto da se stesso ma anche dai suoi amici di squadra e di allenamenti.

Mimmo cerca di comprendere come far meglio, come curare con attenzione tutti gli aspetti inerenti la prestazione atletica, l’allenamento fisico, la nutrizione, non trascurando l’aspetto mentale.

Mimmo è determinato, severo con gli altri ma soprattutto con se stesso, ma quello che gli fa fare il salto di qualità è l’essere resiliente, ad ogni impedimento si è sempre rialzato, ha sempre ricominciato con più entusiasmo di prima, con più coraggio, con più determinazione, con più esperienza, con più sicurezza e questo gli ha permesso di raggiungere tanti traguarda ad iniziare dalle gare di mezzofondo fino alla maratona.

Interessandomi di psicologia dello sport e benessere ho chiesto a Mimmo di rispondere ad alcune domande che riporto di seguito.

Mimmo appare essere sereno, oramai è diventato espertissimo di allenamenti e gare, si conosce bene e sa che nello sport, soprattutto praticato ad alto livello, sono importanti diverse componenti, non solo la grinta, l’aggressività.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? “L'alimentazione è per me un vero e proprio allenamento. Il carburante che dà energia alla macchina corpo. Curo molto l'aspetto ma senza privarmi totalmente delle concessioni di gola.”

Mimmo sa che per fare le cose bene, per eccellere non bisogna trascurare nessun aspetto, e quindi allenamento fisico, nutrizione, aspetto mentale, sono le chiavi del successo e del benessere.

Le difficoltà si mettono in conto, ma Mimmo sa che ad ogni problema c’è almeno una soluzione e quindi va avanti alla ricerca delle migliori soluzioni possibili per continuare nella sua passione sportiva e lavorativa ad eccellere come meglio può e serenamente.

Ha le idee chiare Mimmo, se vuoi ce la metti tutta con il corpo, il cuore e la testa altrimenti ogni minimo problema diventa un’occasione per fermarti.

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Tante persone ogni giorno contribuiscono alla buona riuscita delle mie avventure. Le persone che mi circondano spesso mi regalano la positività e la forza per cimentarmi in ogni passo della mia via.”

Mimmo è circondato da tante persone che gli vogliono bene, tanti fan, amici e parenti e colleghi che fanno il tifo per lui in ogni momento ed in ogni situazione.

E’ lunghissima la carriera di Mimmo così come sono tantissime le su gare, ma Mimmo è capace di essere determinato con grinta ed affrontare le situazioni più difficili.

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Il mio lavoro è CORRERE. Ma spesso ripeto a me stesso di non farlo di fretta. Il paradosso della affermazione mi fa tanta simpatia.”

Quali sono o sono state le tue sensazioni pregara, in gara, post gara? “Puoi provare timore, fibrillazione, panico, tensione o chissà quanti altri stati. Io amo competere e la competizione è diventata per me come un luogo bellissimo in cui realizzarmi.”

Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “Ho avuto molte fortune. Una di quelle è stata fare del mio sport un lavoro. Fantastico connubio!”

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Abbiamo tutto quello di cui necessitiamo, per fa sì che i nostri sogni si avverino, a portata di mano. Nelle nostre menti, nelle nostre membra e nel nostro petto!”

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport? “La vita senza sport non è immaginabile perché lo sport è vita! “

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni? “Crisi, sconfitte e infortuni sono tessere dello stesso puzzle di cui fanno parte anche i successi, le vittorie e i risultati. Se si accolgono questi nella propria vita bisogna accettare anche quegli altri come esperienze che possano farci maturare e capire.”

A volte se qualcosa non va è importante approfondire, conoscere, sapere, informarsi, documentarsi, si scopre che è possibile fare qualcosa in modo diverso, in modo migliore, si impara a conoscersi meglio.  

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva? “Lo psicologo serve quando serve ma anche quando sembra che non serva. Non si tratta di un rimedio estremo. Bensì di una pratica che può darci un ritmo, una tranquillità, una condizione di consapevolezza di alto livello.”

E’ vero non bisogna aspettare di avere dei sintomi, delle crisi, dei disturbi per ricorrere allo psicologo, l’aspetto mentale andrebbe allenato così come si allena l’aspetto fisico.

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? “Il mio sport è come una poesia. Può mettere in rima la tua vita. Può far sì che le tue giornate diventino sonetti.”

Ora Mimmo Ricatti ha bisogno di un favore? Basta aprire il link e mettere un "Mi piace" sulla foto. Aiutiamolo!!! Grazie!

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LO SPORTIVO DELL'ANNO 2016 - FINALE

Mimmo Ricatti

Paola Piazzolla

Si vota fino alle 20:00 di stasera. Esprimi la tua preferenza cliccando sulla reazione corrispondente. Chi otterrà il punteggio più alto conquisterà il titolo del 2016.

 

Matteo SIMONE

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Matteo Simone

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

 

 

Aumentano le iniziative volte allo sviluppo dell’attività fisica in tutti i contesti e rivolta a tutte le persone di qualsiasi età, ceto sociale, cultura e altro.

Se hai un figlio, un nipote conosci un bambino di fascia d'età 5-13 anni, fagli fare sport, la Barletta Sportiva organizza un corso gratuito di attività motoria e sportiva: “Cerchiamo di trasmettere alle nuove generazioni la bellezza e l'utilità della pratica sportiva; 2 ore settimanali di gioco e sano divertimento cosa aspetti? Info:333 4714852 enzocascella@gmail.com

C’è sempre più consapevolezza che l’esercizio fisico è una sorta di medicinale senza effetti collaterali per prevenire malessere e per il raggiungimento di uno stato di benessere psicofisico, emotivo e relazionale.

L’istituzione della camminata serale del giovedì è un altro servizio ed opportunità offerto dal Team dei camminatori frizzi e lazzi per far sì che Manfredonia diventi sempre di più la citta del cammino.

Ora il Team è una realtà nel territorio del Gargano e dell’intera Puglia ed un riferimento per tante persone che vogliono cercare di trovare tempi e modi di fare una modalità di attività fisica.

Per andare incontro ai bisogni di tanti, il Team ha istituito anche l’uscita serale del martedì e del giovedì, 12-15km da diluire in quasi 2 ore di cammino a passo veloce.......ritrovo e partenza ore 20.30 davanti Frizzi e Lazzi, negozio di “Scarpe running e non solo” sito in Corso Manfredi 303.

Michele fa un’attività che considero socialmente utile; coinvolgendo persone a fare attività fisica, fornisce un servizio di prevenzione e benessere per la collettività e promuove un sano esercizio fisico per tutte le età e con qualsiasi modalità sviluppando sempre nuovi percorsi naturali ed è possibile consultare libri sulla psicologia dello sport e del benessere che sono anche reperibili presso il suo negozio.

L’OMS raccomanda un minimo di 30 minuti di attività fisica moderata (che include ma non si limita allo sport) al giorno per gli adulti e di 60 minuti per i bambini.

Nell’infanzia e nell’adolescenza (5-17 anni) è indicato praticare non meno di un’ora di esercizio fisico moderato al giorno e come minimo 3 sedute la settimana di attività aerobica che sollecitino l’apparato muscolo-scheletrico, in modo da stimolare l’accrescimento e migliorare forza muscolare ed elasticità. (WH, Global recommendations on physical activity for health. 2010)

C’è consenso sul fatto che per ottenere benefici sulla salute degli adulti l’attività fisica di intensità moderata venga praticata per almeno 30-45 minuti, 4-5 giorni della settimana, per tutta la vita (at least five a week). Questi livelli sono sufficienti per ridurre il rischio cardiovascolare, di diabete e di cancro e a garantire la funzionalità neuromuscolare con l’avanzare dell’età

Agli anziani vanno prescritti programmi di attività fisica quotidiana a livelli moderati.

La diffusione crescente del sovrappeso e dell’obesità nel mondo rende ragione del termine globesity, coniato per indicare una “globale e crescente epidemia di sovrappeso e obesità” che minaccia la salute della popolazione mondiale e le economie sanitarie internazionali, rappresentando pertanto un rilevante problema di salute e di sanità pubblica.

Il Team dei camminatori frizzi e lazzi è diventato un precursore di benessere attraverso l’organizzare uscite di camminate all’alba, notturne, feriali, festivi, prefestivi e coinvolgendo sempre più persone delle diverse età alla scoperta del territorio ed alla scoperta delle proprie capacità di camminare e fare escursione.

Altro esempio di promozione del benessere attraverso l’attività fisica è un gruppo su Facebook dal nome 365 giorni di sport. Ecco cosa viene spiegato ai partecipanti del gruppo: “Questo gruppo nasce dalla consapevolezza che fare attività sportiva, fa bene al corpo e alla mente. Muoviamoci assieme e motiviamoci a vicenda. Un minimo impegno per un grande obbiettivo; UN ANNO DI SPORT. Al raggiungimento di un anno di sport "365/365" verrà consegnato l'attestato di partecipazione”.

Trattasi di una sorta di aiuto reciproco nel motivarsi a svolgere qualsiasi movimento che apporta benessere sentendosi parte di una popolazione che necessita di essere costante nel movimento per raggiungere obiettivi o, comunque, di essere stimolati per svolgere una quotidiana attività fisica considerata essenziale per uno stile di vita tesa al benessere.

Altro progetto teso ad invogliare le persone a svolgere attività fisica è la settimana del movimento denominata in inglese “MOVE WEEK”. Trattasi della settimana della campagna Europea che promuove lo sport e l’attività fisica per incoraggiare una più ampia partecipazione allo sport e all’attività fisica. Partecipando alla MOVE Week, darai il tuo contributo alla vision Europea: 100 MILIONI DI CITTADINI ATTIVI IN PIÙ ENTRO IL 2020.

Gli organizzatori Europei sono:

  • ISCA – International Sport and Culture Association, associazione mondiale che comprende 137 organizzazioni in tutto il mondo, ha lanciato nel 2012 in Europa la campagna Now We Move.

  • ECF – European Cyclists’ Federation, composta da 70 associazioni in 40 paesi che si occupano di promozione dell’uso della bicicletta.

  • UISP – Unione Italiana Sport Per tutti, ente di promozione sportiva fondata nel 1948 che, con le sue attività e la sua esperienza, diffonde da sempre il valore sociale dello sport. Della Uisp fanno parte ad oggi, dopo 50 anni di storia, oltre un milione di iscritti e più di 14.000 società sportive e circoli, divisi in 164 Comitati Regionali e territoriali e in 26 Leghe di attività.

Chi fa sport aumenta la propria forza di volontà e aumenta la propria autostima, si diventa più forti mentalmente non solo fisicamente.

L’attività fisica tesa al benessere fisico e sociale, non solo quale sport per raggiungere prestazioni eccellenti, non solo sport come performance ma anche come promozione della salute, prevenzione ed aggregazione sociale.

MOVE Week è un momento dedicato alla celebrazione dello sport e dell’attività fisica. Unisce eventi di sport ed attività fisica in tutta Europa offrendo opportunità di partecipazione e allo stesso tempo dando dimostrazione dei benefici che sport e attività fisica possono portare ai singoli cittadini e alla società intera.

Per tutti il pilastro della longevità e della salute è la presenza costante di una buona attività fisica, che sia varia e possibilmente divertente per non essere abbandonata.

 

Matteo SIMONE

380-4337230 - 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

Matteo Simone

 

Sabato 7 e 14 gennaio, continuo a presentare il mio nuovo libro "Ultramaratoneti e gare estreme" http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Sabato 7 Gennaio 2017 alle 17.00 presso Planet Sport Running, Viale Spartaco 62. Interverranno: Francesca Arpino, laurea magistrale in psicologia delle organizzazioni;Gian Paolo Sobrino, Ultrarunner; Prof. Maria Francesca Piacentini, Dipartimento di Scienze di Movimento Umano e dello Sport, Università di Roma, Foro Italico; Dott.ssa Patrizia Ziti, psicologa dello sport; Prof. Alberto Cei, professore a contratto di Coaching all’Università di Tor Vergata di Roma e docente della Scuola dello Sport del Coni.

Sabato 14 Gennaio 2017 alle ore 18.00 presso L’Associazione Culturale Auximon, Via Giuseppe Tuccimei 1 (Piazza Euclide). Interverranno: Dr.ssa Silvia Bartocci – psicologa - psicoterapeuta – runner; Mauro Vicini – Ultrarunner.

Il libro parla di tanti atleti, maratoneti ed ultramaratoneti, atleti di trail e di ultratrail, sabato culturale all’insegna della fatica, dello sport, con la presenza di ospiti d’eccezione, si parlerà dell’esperienza di allenamento, di gara, dell'equilibro che si viene a creare tra attività sportiva, famiglia e lavoro.

Nel testo parlo di passione nello sport, di motivazione, di superamento del limite gradualmente un passo alla volta, riportando le esperienze di tanti ultrarunner sia di livello amatoriale che di livello nazionale ed internazionale che fanno sport per ore ed anche giorni sperimentando deprivazione del sonno, partecipando a tante gare in autosufficienza, cioè provvedendo personalmente alla loro alimentazione.

Nel libro enfatizzo gli aspetti della psicologia dello sport quali la consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti, l’autoefficacia individuale, la resilienza che si sviluppa con la pratica dell’endurance e che diventa utile anche nella vita quotidiana, tutto diventa più gestibile ed affrontabile, si può fare tutto con studio, attenzione e senza fretta.

Di seguito riporto uno stralcio della Quarta di copertina: “Il testo consente di calarsi nella realtà degli ultramaratoneti, grazie al contributo di centinaia di atleti intervistati che hanno condiviso le loro esperienze di gara. Vi sono i racconti di amanti della corsa e di atleti professionisti. In primo piano è il vissuto esperienziale degli atleti, le loro problematiche, le loro convinzioni, le loro paure, le loro esperienze di vita e i loro successi. Come ci ricorda la psicoterapia della Gestalt è nell’esperienza che risiede la conoscenza.”

Di seguito riporto uno stralcio della Presentazione del Prof. Alberto Cei che ci onorerà della sua presenza sabato 7 alle ore 17.00: “Il libro scorre in modo interessante poichè Matteo Simone narra delle storie personali senza avere la pretesa d’insegnare cosa sia l’ultramaratona ma lasciandola scoprire al lettore attraverso le parole di chi la pratica. Ognuno di noi se ne farà quindi un’idea personale, basata su cosa riteniamo sia la corsa, la corsa di lunga distanza e il nostro rapporto con il movimento. E, quindi, un libro aperto a diverse soluzioni interpretative dettate dalle esperienze di chi legge e credo che questo sia il suo pregio principale.”

Di seguito riporto uno stralcio della Prefazione di Sergio Mazzei: “Ringrazio Matteo per avermi chiesto ancora una volta di presentare un suo libro. Ribadisco che il potenziale umano va ben al di là di ciò a cui siamo normalmente abituati. Grandi atleti che realizzano prestazioni eccezionali, fachiri capaci di sottoporsi a prove fisiche al di là dei limiti che ordinariamente conosciamo, hanno ottenuto risultati inimmaginabili con il proprio corpo. Come affermò Ken Wilber: l’Io e dove metti il confine.”

Di seguito riporto uno stralcio del Prof. Riccardo Zerbetto e Dr.ssa Sonia De Leonardis: “Oltre il dolore e la sofferenza, oltre le deprivazioni - dovute alla mancanza di sonno, alle infiammazioni o agli infortuni - oltre vesciche indescrivibili ai piedi, oltre a tutto ciò, questi atleti ricavano da esperienze cosi probanti una forma di piacere. Una forma di piacere che, lungi dall’essere masochistico, riguarda quel ‘piacere di farcela’, di ‘raggiungere un obiettivo difficile e sfidante’, il piacere di sentirsi in tutto e per tutto padroni del proprio corpo, olisticamente. Una spinta dunque che si configura come un moto alla ricerca di un senso di competenza, di autoefficacia e di autodeterminazione, fino alla sensazione di sentirsi “immortali”, come moderni eroi e miti.”

 

Venite gente ad ascoltare le nostre parole, a curiosare per conoscere gente straordinaria che si allena e fatica con passione e con il sorriso, superando crisi, e infortuni e tornando sempre ad allenarsi ed a gareggiare con autoefficacia e resilienza.

 

Matteo SIMONE

380.4337230 - 21163@tiscali.it

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html

http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

https://www.retedeldono.it/it/iniziative/a.p.s-spiragli-di-luce/matteo.simone/di-corsa-per-spiragli-di-luce

Matteo Simone

 

Continuo ad approfondire la conoscenza di atleti, mi interessa conoscere la passione per lo sport, la consapevolezza, l'autoefficacia, la resilienza, impegno, risultati, nutrizione, gestione stress, ecc.. Contattando diversi atleti mi è capitato di conoscere alcuni super sportivi che definisco quasi cannibali di sport, di alcuni di essi ne parlo nel mio libro uscito di recente Ultramaratoneti e gare estreme, http://www.prospettivaeditrice.it/index.php?id_product=357&controller=product

Di seguito Juan Pablo Savonitti si racconta rispondendo ad un questionario di psicologia e sport.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Adesso a quasi 35 anni no. Ma quando ne avevo 17/18/19 e facevo atletica leggera (400 metri) un po' si.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Da piccolo giocavo a pallavolo e pallacanestro per 2 club diversi. Ero in Argentina e un giorno a 16 anni ho conosciuto un allenatore d'atletica Cubano, Miguel Angel Justiz. In quel momento lasciai pallavolo e pallacanestro e mi sono dedicato soltanto all'atletica leggera 400metri. L'ho fatto per 2 anni e da quel momento ho sempre fatto qualcosa: Palestra, Alpinismo, Tennis, Body Building, Crossfit. Soltanto lo scorso giugno (2016) e senza allenamento ho corso la mia prima 100 km. Vitosha 100. In Sofia, Bulgaria. Da quel momento è diventata una droga. Ad un certo punto sono riuscito a correre un ultra di 141 km ed il weekend successivo un'altra di 86 km, per certi atleti questo sarebbe una follia.”